Ed McBain.
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I casi sono tre
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Titolo originale: Doors. 1975.
Traduzione di: Fenisia Giannini.
1977. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
Collana: Il Giallo Mondadori n. 1493, 11 settembre 1977.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Questo romanzo fu scritto da Ef McBain sotto lo pseudonimo di Ezra Hannon.
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Un romanzo un po' folle scritto da uno dei nostri maggiori giallisti che, per una strana civetteria, vuole mantenere l'incognito.
Ma se l'avesse firmato col suo vero nome, forse, i suoi lettori, abituati a storie di tutt'altro genere, si sarebbero ribellati. Comunque, noi stessi, nel presentarvi I casi sono tre, ci sentiamo un po' sul banco degli imputati.
Questa, pi che una storia di delitti,  la storia di Alex Hardy, il pi formidabile scassinatore di tutti i tempi.
Le sue imprese temerarie mozzano il fiato... ma solo a noi, che siamo alle sue spalle. A lui no.
 infallibile! Ma  come gli scalatori, non  mai soddisfatto. E c' un'impresa che lo tenta pi d'ogni altra. Una vetta che sembra irraggiungibile.
Potrebbe essere il colpo finale che gli permetterebbe di cambiar vita, come vuole la sua nuova ragazza, Jessica. Ma andr a buon fine? E riuscir, Jessica, a mettergli le manette per il resto della sua vita?
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Parte Prima.
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Sedevano al tavolo nel retro della gioielleria di Henry, nel Bronx. Addossata a una parete c'era una grossa Mosler nera a doppia porta, e tutte le finestre erano munite di sbarre. Durante la notte le due vetrine di cristallo su strada rimanevano protette da griglie metalliche: Alex le aveva notate entrando.
Guard Henry che si alzava e trascinava la sua mole fino a un armadio a muro di fronte alla cassaforte, dal quale prese una bottiglia di bourbon e due bicchieri che port con s al tavolo. Era enormemente grasso, e indossava un abito nero con la camicia bianca aperta sul collo, senza cravatta. Correva voce che fosse stato in un campo di concentramento tedesco, ma Alex stentava a credere che un tipo con tutto quel lardo addosso fosse sopravvissuto a una esperienza del genere. Per parlava con forte accento tedesco, quindi poteva darsi che le dicerie avessero un fondo di verit. Henry pos i bicchieri e vers un'abbondante dose di bourbon per tutt'e due.
- Siete mai stato arrestato? - domand.
- Due volte - rispose Alex. - La prima a diciott'anni: me la cavai con la condizionale. Poi tre anni fa: mi son fatto diciotto mesi di Sing Sing.
- Ah, peccato - mormor Henry. Scroll la testa e alz il bicchiere. Portava lenti spesse e non cerchiate che gli ingrandivano gli occhi d'un castano slavato.
- Dentro ho avuto modo d'istruirmi - aggiunse Alex.
- Prego, bevete - lo invit Henry, sollevando di pi il bicchiere, come per incoraggiarlo. - Lavorate con qualcuno, adesso?- riprese, sorseggiando il bourbon.
- Di solito lavoro da solo.
- Non mi riferivo all'esecuzione del colpo: parlavo di ricettatori.
- Ne ho due.
- Vi fanno anche da basisti?
- Uno s; l'altro ritira soltanto la merce.
- Ho sentito parlare molto bene di voi: siete uno scassinatore in gamba.
- Grazie. Com' il lavoro che intendete propormi?
- B, chiacchieriamo ancora un po'. O avete fretta?
- Nessuna fretta - rispose Alex.
- Vi tiene d'occhio, la polizia?
- Ogni tanto mi vengono a trovare. Tutte le volte che qualcuno fa un colpo, e loro non sanno da che parte voltarsi, pensano che ci sia io di mezzo. Intendiamoci: a me non fa n caldo n freddo. Possono venire tutte le volte che vogliono. Ho un avvocato e un garante che in caso di necessit arriva a sborsare anche una cauzione di venti bigliettoni. Ma finora ho messo piede in un commissariato solo tre volte, da quando sono uscito da Sing Sing.
- Quindi avete un avvocato di fiducia e anche un garante, eh?
- Esatto. Per questo genere di aiuto non faccio assegnamento sui ricettatori. Da chi ritira la merce non voglio che i contanti, e in fretta.
- B, naturalmente nessuno vuole tenersi una pila di televisori in cantina, no?
- Non mi sono mai sognato di rubare elettrodomestici - ribatt Alex. - Lo lascio fare a quelli che devono pagarsi il vizietto.
- Quindi non ve la fate con gli stupefacenti, eh?
- No.
- Benissimo. Posso chiedervi quanti anni avete?
- Venticinque.
- Quanto vi ha fruttato il vostro colpo pi grosso? - chiese Henry. - Bevete ancora?
- Un goccio, grazie. B, dal colpo pi grosso mi sono venute quarantaduemila cocuzze.  stato dopo che sono uscito da Sing Sing.
- Che cos'era? Un albergo? Una villa?
- Un'abitazione privata. Sono un ladro d'appartamenti: alberghi, uffici e negozi non m'interessano. Lavoro solo negli appartamenti e soltanto di giorno.
- Siete contrario a lavorare di notte?
- S.
- Perch? Conosco degli ottimi scassinatori che agiscono nelle ore notturne.
- Io no. Mi baso sul calcolo delle probabilit. Se si lavora in negozi o uffici, lo si fa di notte perch si suppone che la gente sia a letto. Se si ruba nelle abitazioni ci si muove di giorno, quando si presume che la gente sia al lavoro. Non voglio vedere nessuno quando sono in una casa. Se appena sento il miagolio di un gatto, me la squaglio come un fulmine. Che cosa avete in mente, per l'esattezza? Tommy mi ha detto che vi serve un esperto:  per questo che sono qui. Si tratta di un lavoro fisso o  un numero unico?
- Se funziona, dovrebbe essere un lavoro fisso.
- Non funzioner solo se vengo arrestato - afferm Alex. Ma non ho la minima intenzione di farmi beccare di nuovo.
- Capisco - disse Henry con un sorriso.
- Allora, di che si tratta? O non vi interessa pi?- Certo che mi interessa. Tommy vi ha detto su che percentuale tratto?
- No, sentiamo.
- Pago il venticinque per cento del valore - rispose Henry, scrutandolo da dietro le lenti.
- Non basta. - Alex si era gi alzato dal tavolo.
- Prego, sedete. Che cosa prendete di solito dagli altri ricettatori?
- Il trenta per cento.
-  parecchio.
- Non  parecchio,  la norma.
- S, ma loro non vi passano informazioni.
- Vi ho gi detto che uno lo fa. Mi d il trenta per cento pulito, e a questi patti ci sto. Se il colpo richiede l'aiuto di qualcuno, gli do il dieci per cento della mia parte. Ma questo  tutto.
- Per, il trenta...
- Sentite, stiamo perdendo del tempo - sbuff Alex e and verso la porta.
- Sedete - ripet Henry. - Credo che possiamo combinare.
Cominciarono a prendere i primi accordi.
Aveva saputo farsi valere, pens Alex.
Il venticinque per cento era roba per ladruncoli, per tipi che sanno solo sfasciare le finestre, ammesso che se la becchino, quella percentuale. Le finestre sono per i morti di fame che si accontentano di pochi spiccioli. Qualsiasi disgraziato  capace di avvolgere un mattone in uno straccio, spaccare un vetro e arrivare al chiavistello. Di solito  un drogato che ha bisogno di soldi. Sale sulla scala di sicurezza e tenta con la finestra di lato, perch normalmente la gente chiude quella sulla scala ma non si prende la briga di fare altrettanto con quella accanto. Se non  chiusa, l'amico entra in fretta e senza complicazioni. Se invece lo , infila il coltello tra le intelaiature della finestra sulla scala, lo fa scivolare fino al chiavistello e apre cos. Quelle serrature non valgono una cicca: anche uno scimpanz le pu fare saltare in trenta secondi.
Qualche volta per la finestra  incollata dalla vernice: allora lo scassinatore si arrangia con il mattone. Dipende da quanto ci sa fare; se prima ha appiccato o no il nastro adesivo al vetro. Se s, non causa troppo baccano perch il vetro rimane attaccato al nastro e lui pu togliere pezzi fin quando il buco  abbastanza grande per permettergli il passaggio. Ma a volte, se  un drogato e sente avvicinarsi la crisi, se ne frega del nastro adesivo: non pensa che a fare alla svelta. Ecco allora che prende il mattone, sfascia il vetro e s'infila dentro, incurante del fracasso e del pericolo di tagliarsi; tanto gli bastano tre, quattro minuti. Arraffa tutto quello che trova, qualsiasi cosa, purch gli basti a pagarsi una dose. Non mira mai al colpo grosso perch ruba alla gente dei quartieri poveri. Che cosa pu prendere? Una radio portatile? Un tostapane? Una chitarra in una casa abitata da portoricani? Tre o quattro dollari lasciati in un cassetto? Robetta.
Se invece sei un vero professionista, devi basarti sul calcolo delle probabilit, come aveva detto a Henry. Devi conoscere i rischi che corri e non arrabattarti per un lavoretto da quattro soldi che pu farti stare in galera quanto un colpo grosso. Ma questo i ladri da strapazzo non lo capiscono. Uno pu rubare una giacca di visone da tremilacinquecento dollari, o una radiolina da venticinque dollari, e beccarsi la stessa condanna. Ci che determina la gravit del reato non  tanto il valore della refurtiva quanto il fatto di avere commesso un'effrazione.
S, era proprio soddisfatto di come si era comportato con il trippone, che probabilmente era anche ebreo. Non che Alex giudicasse un uomo dal colore della pelle o dalla religione; per lui aveva valore solo la capacit di far bene il proprio lavoro. Archie Fuller, per esempio, era uno dei migliori scassinatori che conoscesse, ed era negro. Alcuni dei pi in gamba erano ebrei o italiani, ma certi suoi conoscenti sostenevano che i canadesi erano insuperabili. C'era pure qualche vecchio del mestiere che ricordava i tempi prima di Castro e diceva che i cubani erano i migliori sulla piazza. Per Alex non faceva nessuna differenza, ma quel fetente di Henry non avrebbe dovuto tentare di fregargli il cinque per cento.
Il colpo aveva l'aria di essere buono, ma gli restava qualche perplessit perch spariva l'elemento sorpresa. Prima di stabilire l'accordo di quel giorno, con Henry, aveva avuto solo un altro ricettatore che gli faceva anche da basista: Vito. Ovvio che doveva avere un compratore: che cavolo poteva farsene di un orologio che scottava? Fermare per la strada uno sconosciuto e sussurrargli all'orecchio che aveva da offrirgli un affare favoloso? Cretinate. Conosceva un tale che l'aveva fatto, e il tizio fermato per la strada si era rivelato per un agente in borghese. A ogni modo, sarebbe stato come lavorare sotto padrone; ma se era questo ci a cui mirava, tanto valeva che si trovasse il suo bravo posto con tanto di cartellino da timbrare. E forse avrebbe perso l'occasione del colpo maiuscolo che non si stancava mai di cercare.
Ci che gli seccava di pi era proprio il fatto di sapere gi qual era la sorpresa nell'uovo. Ogni volta che si metteva in caccia da solo non aveva idea di cosa poteva aspettarsi: nel quaranta per cento dei casi rimediava roba per un valore oscillante tra i cento e i cinquecento dollari. Una volta su venti lo baciava la fortuna e si portava a casa tra i mille e i cinquemila dollari di merce; se un colpo non preparato in anticipo gli fruttava oltre i cinquemila dollari pensava di avere avuto un sedere fenomenale. E poi c'era sempre la possibilit di entrare in un appartamento e inciampare nel tesoro, nel malloppo da mezzo milione di dollari e pi. Aveva sentito di certi tipi cui era capitato. Era questo ci che mancava al lavoro con Henry.
E tuttavia si sentiva soddisfatto.
Henry gli aveva detto che era uno scassinatore in gamba.
Il luned mattina Alex si mise al lavoro.
Il palazzo era all'angolo tra la 69ma Strada e Madison Avenue, di fronte al Westbury Hotel. La zona era piuttosto elegante e lui si era vestito in modo da non stonare: aveva messo un abito grigio, camicia bianca con cravatta blu scuro, calzini blu e scarpe nere. Siccome si era nel mese di aprile e faceva ancora un po' freschino, aveva infilato anche un leggero soprabito. Stringeva sotto il braccio sinistro una copia del New York Times e reggeva con la destra una diplomatica acquistata da Mark Cross, nella Quinta Avenue. Non portava cappello. Alex era biondo ma, bench lo considerasse spesso un inconveniente, non aveva mai pensato seriamente di tingersi i capelli d'un colore pi anonimo. Henry gli aveva dato tutte le informazioni necessarie, ma Alex non entrava mai in una casa senza prima aver fatto personalmente un sopralluogo: se si fosse fatto prendere si sarebbe bruciato lui, non Henry. Le informazioni provenivano da due fonti: Henry stesso e la domestica dei Rothman. Era Henry che sapeva con esattezza quale genere di bottino ci fosse in quella casa; e doveva saperlo, perch era stato proprio lui a vendere l'anello ai Rothman quattro mesi addietro, poco prima di Natale.
Erano andati da lui, fino al suo negozio nel Bronx, perch avevano sentito che trattava pezzi eccezionali, per lo pi gioielli antichi acquistati in Europa; il che era abbastanza vero. Henry commerciava anche in preziosi rubati, ma questo i Rothman non lo sapevano, come non sapevano che quattro mesi pi tardi sarebbero stati derubati dell'anello di brillanti che avevano comprato da lui. Glielo aveva venduto per trentamila dollari, spiegando che la pietra di sei carati, tagliata a marquise, era perfetta e la montatura superba: prego, osservate come i due brillanti a baguette sono incastonati nel platino; quest'anello  appartenuto a una contessa tedesca; al giorno d'oggi non si trovano pi gioielli di questa fattura.
Aveva detto la verit, il vecchio Henry: non si trovavano pi gioielli di tale fattura, e il gioved successivo non avrebbero pi trovato il loro gioiello nemmeno i Rothman, dato che sarebbe tornato nelle manine grassocce di Henry. Lui avrebbe tolto le pietre dalla splendida montatura, dando magari anche una levigatina alla tavola superiore del grosso brillante per ridurne i carati; poi avrebbe rispedito le tre pietre in Europa, dove si sarebbero disperse in uno dei tanti mercati in cui si smerciavano diamanti. Aveva detto che l'anello valeva trentamila dollari, ma probabilmente aveva dato una levigatina anche a quello. A ogni modo Alex poteva sempre contare su nove bigliettoni per quel lavoro, pi il trenta per cento di quant'altro avrebbe trovato nella cassaforte a muro.
La cameriera era stata curata da un conoscente di Henry: un negro che faceva il giocatore d'azzardo. Era una ragazza sulla ventina, appena arrivata dal sud e tonta da morire. Al giocatore ne era stato comunicato solo il nome di battesimo, citato casualmente dai Rothman il giorno in cui avevano comprato l'anello, ma non gli ci era voluto molto a scoprire quale Gloria, nello stabile, prestasse servizio presso i Rothman. L'aveva agganciata una sera in un bar della Lewington Avenue, dopo averla seguita mentre rincasava. In febbraio avevano cominciato a uscire insieme, e in quel periodo l'amico aveva appurato tutto ci che c'era da sapere sulle abitudini dei Rothman, senza peraltro farle mai capire che la stava spremendo. Lei lo aveva visto appena la settimana prima e non sapeva ancora che non l'avrebbe mai pi rivisto. Per dirla tutta, Gloria non conosceva nemmeno il nome vero del suo spasimante. Gioved, alla consegna dell'anello, Henry avrebbe versato al giocatore tremila dollari; la percentuale di sua spettanza.
In base a quanto detto dalla cameriera, il signor Rothman faceva l'agente di cambio in Wall Street. Usciva sempre di casa alle nove, in tempo per l'apertura del mercato, alle dieci, e di solito rientrava prima dei comuni mortali. Il mercato chiudeva alle tre e trenta del pomeriggio e lui era a casa quasi tutti i giorni tra le quattro e mezzo e le cinque. La signora Rothman non lavorava - aveva sessantun anni - ma generalmente stava fuori tra le dieci e le dodici del mattino per farsi una passeggiata in Central Park. Questo quando c'era bel tempo; se pioveva non si muoveva dall'appartamento, cosa per la quale la domestica aveva espresso le sue vibrate lagnanze al giocatore. A parte la camminata di due ore in Central Park, la signora Rothman si avventurava raramente fuori di casa anche nelle belle giornate: il che significava che Alex doveva agire tra le dieci e le dodici del mattino. Era un margine di tempo piuttosto ristretto, anche sapendo con esattezza dov'era la cassaforte.
Henry gli aveva detto che c'era un portiere e un addetto all'ascensore. Alex voleva controllare di persona, e voleva anche sapere se corrispondevano i tempi indicati dalla cameriera: se cio Rothman usciva effettivamente di casa alle nove e sua moglie alle dieci. Gli era stata data una descrizione accurata dei Rothman, ma non voleva correre il rischio di scambiarli con altri inquilini. C'erano modi pi facili per accertare se l'appartamento era davvero vuoto tra le dieci e le dodici del gioved; Alex aveva scelto il gioved perch era il giorno di libert della cameriera.
Alle sette e trenta del luned mattina pass davanti al palazzo camminando sul marciapiede opposto, tanto per dare un'occhiata. Il portiere era fermo davanti all'ingresso a vetri, sotto il tendone verde che arrivava fino al bordo del marciapiede. A quell'ora il traffico era scarso. Alex prosegu verso Park Avenue, attravers la strada, and fino alla Settantesima, poi fece il giro dell'isolato e questa volta pass sullo stesso marciapiede del palazzo, a poco pi di un metro dal portiere che adesso se ne stava dietro la porta a vetri. Era un tipo sulla sessantina, nerboruto, con la faccia rossa e un sedere enorme. Indossava un'uniforme grigia, con una sottile banda azzurra lungo la cucitura esterna dei pantaloni. Non fece caso ad Alex, ma lui sapeva che non poteva gironzolare troppo in quei paraggi senza attirare prima o poi la sua attenzione.
Rifece un giro, questa volta prendendo la Sessantottesima e risalendo per la Madison; poi, invece di tornare nella Sessantanovesima, attravers la strada e si piazz sull'angolo diametralmente opposto all'edificio, dove poteva stare in osservazione senza farsi notare dal portiere. Erano le sette e quarantacinque.
Stando fermo all'angolo, alzava di tanto in tanto il giornale verso un tass di passaggio, per soltanto quando si accorgeva che era gi occupato. Se vedeva arrivare un tass libero, il giornale gli restava sotto il braccio. Ogni tanto gettava un'occhiata all'orologio, come se temesse di arrivare in ritardo al lavoro. Faceva tutto questo con discrezione, pur sapendo che a New York tutti se ne fregano del prossimo. Per quanto riguardava i passanti, si sarebbe anche potuto mettere a fare capriole per fermare un tass senza che nessuno di loro gli badasse. Tuttavia, cercava di stare attento alla gente che gli passava accanto, perch non voleva che qualche vecchietta si ricordasse in seguito che era rimasto fermo per mezz'ora allo stesso angolo, in attesa di uno stramaledetto tass. Comunque non c'era molta gente per strada, bench, avvicinandosi le otto, il traffico cominciasse a farsi pi intenso.
C'era un parcheggio sotterraneo di fronte al palazzo e molte delle persone che ne uscivano attraversavano la strada e vi scendevano. Tra le otto e le otto e trenta Alex cont sedici donne che avevano varcato il portone a vetri. Erano tutte ben vestite: ne dedusse automaticamente che andavano al lavoro, perch una donna che vada a fare compere non se ne esce di casa a quell'ora del mattino. Quelle che escono per le spese si fanno vedere verso le dieci e mezzo, le undici; quelle che se la vanno a spassare non compaiono prima di mezzogiorno. Alex capiva sempre quando una donna si dirigeva verso un letto: si muove in modo tutto particolare. Si propose di tener presente quello stabile per altri colpi, in futuro: sedici donne che lavorano significano la possibilit di sedici appartamenti vuoti tra le nove e le cinque.
Adesso per non si trattava di studiare la casa per il mese di luglio, ma di prendere le misure per un colpo in programma il gioved successivo. Era gi rimasto fermo per troppo tempo a quell'angolo e aveva gi visto passare due volte lo stesso tizio con due barboncini al guinzaglio. Per di pi erano quasi le otto e quaranta e il portiere del palazzo faceva sempre pi spesso una corsetta sulla Madison Avenue per chiamare i tass col fischietto, sbracciandosi poi verso la persona che gli aveva dato l'incarico e che aspettava sulla porta, Alex se ne and.
Entr in un bar a un isolato dal Westbury e ordin una tazza di caff e una fetta di pane tostato, poi entr nella cabina telefonica, cerc sulla guida il numero di Jerome Rothman, 69ma Strada Est, e lo trov in un inserto a caratteri pi grandi. Infil la moneta nella fessura, compose il numero e attese mentre all'altro capo il telefono squillava. Rispose una voce di donna.
- Pronto?
- Il signor Rothman, per favore.
- Mi spiace,  gi uscito. Devo riferire qualcosa?
- Sapete se posso trovarlo in ufficio?
- S, ma chi parla?
- Ho il numero, prover a chiamarlo in ufficio - disse Alex; riappese e torn al tavolo dove lo aspettavano il caff e la fetta di pane tostato.
Il telefono, naturalmente,  uno strumento indispensabile allo scassinatore, come il ricco assortimento di grimaldelli che avrebbe portato in seguito nella costosa diplomatica di cuoio. Nella tasca destra del soprabito avrebbe infilato le carte di una scala reale del poker: il dieci, il jack, la regina, il re e l'asso di cuori; le carte erano rivestite di una pellicola di plastica e aprivano qualsiasi porta con la serratura a scatto. Se un poliziotto l'avesse fermato per un controllo casuale e non si fosse preso la briga di guardare nella borsa, Alex avrebbe sempre potuto dire che teneva la scala reale come ricordo dell'unica volta in vita sua in cui gli era entrata. D'accordo che era una speranza tirata per i capelli: qualsiasi agente che l'avesse fermato avrebbe guardato anche nella valigetta, scoprendo un bel mazzo di arnesi da scasso; ma una carta da gioco rivestita di plastica poteva valere quanto un grimaldello; e poi, Alex amava considerarsi in un certo qual modo un giocatore. Effettivamente era un ottimo giocatore di poker, cosa che non sorprendeva, visto che aveva impiegato un sacco di tempo a mandare a memoria le possibili combinazioni e non stava mai a quei giochi sballati dove tutte le previsioni vanno a farsi friggere. Il calcolo delle probabilit... sempre e soprattutto il calcolo delle probabilit.
Le probabilit che la signora Rothman si insospettisse per quella telefonata mattutina erano pressoch nulle. Nessuno avrebbe pensato a un colpo in preparazione, considerando che chi chiamava voleva qualcuno che abitava davvero in quell'appartamento. Si era creato uno schermo discreto fingendo di conoscere il numero dell'ufficio di Rothman e aveva riappeso prima che la donna potesse fare altre domande. Alex era sicuro che la signora non ne avrebbe accennato al marito, al suo rientro dall'ufficio. Sarebbe stato pi attento, alla prossima telefonata, ma per quella poteva aspettare l'indomani. Per quel giorno voleva controllare il portiere e l'uomo dell'ascensore, e accertarsi dell'ora in cui passava il postino. Doveva essere assolutamente sicuro che gioved, al momento del colpo, l'abitazione fosse vuota. L'unica cosa che gli premeva era di non incappare mai in un appartamento con della gente in casa. Fin allora non gli era mai capitato, neppure le due volte che era stato beccato, e sperava che andasse sempre cos.
Diede un'occhiata all'orologio.
Le nove e dieci: era ora di rimettersi al lavoro.
All'angolo della 69ma con Madison c'era un ristorante, ma un cartello in vetrina avvertiva che si servivano i pasti a partire dalle undici e trenta. Peccato: gli avrebbe fatto molto comodo sedersi a un tavolo vicino alla vetrina per sorvegliare lo stabile. Non gli andava di tornare all'angolo a far finta di chiamare un tass e neppure di passare troppo spesso davanti al palazzo; and allora avanti per circa un terzo dell'isolato, sedette sul gradino di una casa con la facciata di arenaria, si tolse una scarpa e cominci a massaggiarsi il piede. Se fosse saltato fuori qualcuno a mandarlo via, si sarebbe scusato dicendo che gli era venuto un crampo al piede. Era ben vestito, con tanto di diplomatica: certamente avrebbero preso per buona la sua giustificazione. Nel frattempo poteva tranquillamente sorvegliare il palazzo che gli stava di fronte.
Nella mezz'ora successiva cominciarono ad arrivare le donne di servizio, come desunse dal fatto che erano negre. Avevano quasi tutte la borsa della spesa: chiss perch tutte le domestiche negre devono portare la borsa della spesa. In quel lasso di tempo il portiere corse in Madison Avenue quattro volte e in una di queste ci mise dieci minuti per bloccare un tass. Molto bene: Alex poteva far affidamento sulle sue prolungate assenze dall'ingresso dello stabile. Quanto all'addetto all'ascensore, non era il caso di preoccuparsi: quelli hanno i loro alti e bassi, come si dice, e Alex sapeva che almeno qualche volta nel corso della giornata doveva essere fermo ai piani, magari nello stesso momento in cui il grassone dava la caccia a un tass.
Il postino arriv alle nove e quarantacinque.
Questo particolare era molto importante per Alex.
Il postino si trattenne nel palazzo sette minuti, poi usc e riprese il suo giro. Alex attese altri dieci minuti quindi rimise la scarpa e se l'allacci. Poco dopo le dieci fece un ultimo passaggio davanti al portone prima di andarsene definitivamente. Per quel giorno aveva saputo abbastanza; l'indomani mattina avrebbe richiamato casa Rothman, alle dieci e cinque esatte.
Il marted mattina pioveva e questo lo secc moltissimo perch voleva dire che la signora Rothman non sarebbe scesa per la sua passeggiata nel parco. Se non lasciava l'appartamento, Alex non poteva telefonare per accertarsi che effettivamente usciva tutte le mattine alle dieci, come pareva sua abitudine nelle belle giornate. Sper che il gioved non piovesse: la giornata di libert della cameriera non gli serviva a nulla se il maltempo impediva alla vecchia di fare il consueto giretto. B, se pioveva quel gioved, il colpo sarebbe stato differito a quello successivo. Per la verit stava gi pensando di rimandare tutto. Aveva ancora qual cosetta da fare, principalmente nell'atrio, e non sapeva se poteva sbrigarsela entro gioved. La pioggia di quel giorno offriva per il vantaggio che il portiere sarebbe stato pi indaffarato che mai a chiamare tass: quindi gli conveniva andare subito sul posto, prima che smettesse di piovere.
Sapendo che non gli toccava alzarsi all'alba, aveva puntato la sveglia per le otto. Calcolava di trovarsi in centro alle dieci; subito dopo avrebbe fatto la telefonata ai Rothman, poi avrebbe dato un'occhiata alle cassette delle lettere e all'atrio. Per sarebbe stato inutile controllare le cassette delle lettere se la signora Rothman non era andata a fare la sua passeggiata. Dannazione, quell'acqua era una vera rottura di scatole. Contava sulle cassette come misura di sicurezza supplementare e intendeva tenerle d'occhio per due giorni di seguito prima di quello fissato per il colpo, ma l'indomani sarebbe gi stato mercoled e questo limitava a un solo giorno la sorveglianza.
Mentre faceva la doccia si chiese se gli conveniva agire quel gioved. Il guaio era che aveva bisogno di quei maledetti quattrini: l'ultimo colpo, organizzato da Vito, l'aveva fatto in marzo e gli aveva fruttato tremila dollari. Purtroppo, quando Alex aveva grana la spendeva e adesso era ridotto quasi a zero; non gli piaceva farsi prestare soldi da uno strozzino perch quei bastardi pretendono il venti per cento d'interesse la settimana. Hai appena chiesto mille dollari a un usuraio che ti accorgi di dovergliene due, e non passa molto che ti trovi a lavorare solo per pagare gli interessi. Prova a lasciare troppi arretrati e sulla porta di casa ti compare un gorilla che ti chiede cortesemente se vuoi che il giorno dopo, al tramonto, qualcuno ti spezzi le gambe. Non faceva per lui. Da questo colpo gli sarebbero venuti novemila dollari, belli sicuri, e prima li beccava, meglio era. Conosceva di fama Henry e sapeva che pagava sull'unghia: niente attesa che avesse smerciato i brillanti o roba del genere. Ma perch doveva piovere, dannazione!
Alex viveva in un appartamento della 98ma, in uno stabile abitato principalmente da gente per bene. Per la verit qualche volta era tentato di ripulire le abitazioni del suo palazzo, ma sarebbe stato come giocare col fuoco. E comunque era un'idea idiota, gli spiaceva persino che gli fosse venuta. Era roba da drogati. Il palazzo dove abitava Alex non era niente male, e aveva delle stanze enormi: Alex ne aveva cinque, comodissime quando viveva con qualcuno, come al tempo in cui Kitty stava con lui. Con un appartamento cos grande non ci si pestano i piedi a vicenda.
Kitty era una ragazza negra alla quale era stato presentato da Archie. Era stato bello, con quella ragazza. Sapeva che la dava via, ma non gliene importava niente: chi se ne fregava se qualche fesso pagava per ci che lui aveva gratis. Gli aveva persino offerto di versargli i suoi incassi, ma questo avrebbe fatto di Alex un magnaccia e lui non aveva nessuna stima per certa gente. Con Kitty era finita quando aveva scoperto che si drogava fin da prima che Archie li presentasse. Quando Alex aveva fatto la scoperta, era andato a cercarlo e gli aveva detto: Perch mi hai fatto conoscere una drogata?. Archie aveva giurato che non lo sapeva. Col cavolo che non lo sapeva.
Comunque Alex avrebbe dovuto accorgersene da solo. Quando vivi con una donna, devi accorgerti se si buca... a meno che non ti sia bevuto il cervello. Lei aveva pianto quando le aveva detto che doveva andarsene. Si sarebbe disintossicata, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. E come no! Fuori dai piedi, e subito! le aveva detto. Non voglio una drogata in casa mia. Mi arrivano qui gli sbirri e trovano la tua porcheria, cos torno in galera per qualcosa che non ho mai fatto. Kitty aveva continuato a piangere e alla fine lui l'aveva trascinata fino alla porta e l'aveva sbattuta nel corridoio. Poi si era ripreso la chiave che le aveva dato e aveva gettato fuori anche la borsetta. Kitty era seduta per terra con la gonna sollevata. Dai, squagliati le aveva detto. In fondo al corridoio, una tizia aveva aperto la porta e sbirciato fuori: aveva i bigodini in testa, la cretina. Aveva detto: Oh, 'scusate! e aveva subito richiuso la porta. Era stata l'ultima volta che aveva visto Kitty. Aveva pensato di cambiar casa dopo averla gettata fuori, non perch temesse una vendetta o cose simili, ma soltanto perch l'appartamento gli sembrava enorme senza di lei.
Alla fine aveva deciso di restare perch era difficilissimo trovare qualcosa di altrettanto buono per quel prezzo; a parte questo, i gonzi che abitavano l erano un'ottima copertura. Ogni volta che gli sbirri gli facevano visita, Alex protestava: Guardate dove abito: qui c' tutta gente che lavora sodo: perch non volete credere che ho voltato pagina?.
Ma certo, Alex dicevano regolarmente gli sbirri. Alex si vest e usc.
Diluviava ancora quando Alex scese e scorse la ragazza dietro il portone d'ingresso, che guardava sconsolata la pioggia. Era una tizia che abitava nel palazzo: l'aveva notata perch era una biondina tutt'altro che male, forse tre o quattro anni pi vecchia di lui; certo non poteva averne pi di trentuno o trentadue. La prima volta che l'aveva vista, camminava verso Broadway col marito che spingeva un passeggino di tela con un bimbetto biondo. Doveva essere settembre; faceva ancora abbastanza caldo e lei era vestita con gonna e camicetta, senza reggiseno. Aveva un bel seno, con i capezzoli che premevano contro il tessuto. Ricord di aver pensato che se avesse avuto lui una moglie che girava mettendosi in mostra a quel modo, le avrebbe spaccato la testa. Lei e il marito l'avevano riconosciuto come un coinquilino, e l'avevano salutato con un cenno del capo.
Quel giorno, per combinazione, Alex aveva con s seimilasettecento dollari in contanti perch aveva fatto un colpo in un appartamento del Village e aveva consegnato la merce a Vito, che l'aveva pagato subito. Era stato un buon colpo; era inciampato in una collezione di monete antiche e non c'era ricettatore in citt che deprezzasse quel tipo di merce. Anche le collezioni di francobolli venivano pagate al loro valore; erano apprezzate quasi quanto le carte di credito, e pi di queste vale solo il contante. Il guaio con le carte di credito  che difficilmente le trovi durante le incursioni fatte di giorno: di solito il titolare se la tiene nel portafogli; invece lo scassinatore che lavora di notte, lo stupido bastardo che fruga nelle camere da letto mentre marito e moglie dormono a un metro di distanza, pu contare su un bel mazzetto di carte di credito. Ma poi, anche se riesce a filare senza svegliare nessuno, quello a cui le ha fregate la mattina corre come un fulmine a denunciare il furto e cos quasi mai si riesce a utilizzarle. La cosa migliore da fare se ti capita in mano un portafogli con delle carte di credito  quella di prenderne una sola, al massimo due: se il derubato ne ha cinque o sei, forse non si accorger che gli manca quella dell'American Express e potrai acquistare merce per migliaia di dollari prima che faccia la denuncia.
Alex si era vestito in modo da affrontare tranquillamente la pioggia, con l'impermeabile e un cappello dello stesso tessuto; aveva preso anche l'ombrello, calcolando che forse avrebbe dovuto restare un bel po' fermo sulla 69ma. La ragazza indossava un impermeabile nero e uno di quei cosi di plastica trasparente sulla testa, ma era senza ombrello. Se avesse messo piede fuori si sarebbe infradiciata in un minuto. Mentre Alex stava per aprire l'ombrello, la ragazza gli domand: - Andate verso Broadway? - Rest stupito. A New York raramente ci si rivolge la parola tra gente dello stesso palazzo.
- S, certo - rispose.
- Mi ospitereste sotto il vostro ombrello? Non riuscir mai a trovare un tass qui:  gi un quarto d'ora che aspetto.
- Senz'altro, venite con me.
Apr l'ombrello, lei gli si affianc e si avviarono insieme verso Broadway.
- Dovrei essere in centro alle dieci, ma non ce la far di sicuro - riprese la ragazza.
- Anche a Broadway sar difficile che troviate un tass.
- Avrei dovuto muovermi prima a fare venire la baby-sitter alle otto e mezzo invece che alle nove, ma non sapevo che si sarebbe messo a piovere cos.
- Dove dovete andare?
- Fino a Pine Street.
- C' una mezz'ora buona di strada, anche se trovate subito un tass.
- Gi, avrei dovuto organizzarmi meglio.
Rimasero fermi dieci minuti all'angolo tra Broadway e la 98ma, poi imboccarono la 96ma, sperando di fermare un tass che attraversasse la citt sulla grossa arteria. La ragazza continuava a sbirciare l'orologio, mentre Alex era incuriosito della sua fretta. Per una seduta le dieci sono un po' prestino, ma chi pu dirlo? Ci sono signore, rispettabilissime all'apparenza, che se la spassano tutto il giorno in qualche motel del New Jersey mentre il marito si consuma le chiappe in ufficio. Avvist un tass in lontananza e fischi, poi, vedendo che non rallentava, si diede a gesticolare freneticamente. Il conducente lo scorse all'ultimo momento, tagli la corrente di traffico e accost al marciapiede sollevando spruzzi da una pozzanghera.
- Dio sia ringraziato! - esclam la ragazza gi nell'atto di aprire la portiera, poi soggiunse, un po' in ritardo: - Posso darvi un passaggio?
- Non voglio portarvi fuori strada.
- Dove dovete andare?
- Al Lincoln Center - ment Alex.
- Vi ci posso portare. Venite. - Sal in macchina e si spost in fondo al sedile. Alex l'imit, chiuse la portiera e disse all'autista dove andare. Mentre il tass ripartiva, lei apr la borsetta, prese un pacchetto di sigarette e gliel'offr.
- No, grazie, non fumo.
La ragazza se ne accese una ed esal una nuvoletta di fumo che aveva lo stesso significato di un sospiro di sollievo. I tergicristallo di gomma troncavano con moto regolare le righe di pioggia sul parabrezza. Si avvertiva il sibilo dei pneumatici sull'asfalto bagnato e, nel ristretto spazio dell'abitacolo, l'odore di indumenti umidi; una sensazione che gli richiamava confusamente alla memoria ricordi di altri tempi. La ragazza si tolse il cappuccio di plastica dalla testa e si scompigli leggermente i capelli: li portava corti, come un caschetto di piume bionde. I suoi occhi azzurri convergevano impercettibilmente quando tirava una boccata dalla sigaretta. Aveva il naso sottile, appena spolverato di lentiggini e la bocca larga, con il labbro inferiore carnoso. Con la punta della lingua stacc un frammento di cartina della sigaretta che le era rimasto appiccicato al labbro e poi lo prese tra il pollice e l'indice, dicendo: - Spero solo che non abbia un altro appuntamento dopo il mio.
- Chi? - domand Alex.
Lei accavall le gambe: erano belle ma con le calze schizzate di fango. - Il mio avvocato - rispose, buttando fuori un'altra nuvoletta di fumo. - Vi d fastidio? - chiese, indicando la sigaretta.
- No, no. Siete nei guai?
- Guai?
- Ma s, l'avvocato...
- Ah! - esclam, e fece una risatina disinvolta - B, s, suppongo che si possano chiamare guai. Io e mio marito stiamo divorziando.
- Peccato.
- L'ho chiesto io.
- Peccato ugualmente - borbott Alex, a corto di idee. Tanto per cominciare, solo i fessi si sposano. Che senso ha, se puoi ottenere tutto ci che vuoi senza incastrarti con nessuno?
- Ci siamo separati poco prima di Natale - spieg la ragazza e all'improvviso spost la sigaretta nella sinistra e gli tese la destra. - Mi chiamo Jessica Knowles, e tra non molto sar la ex moglie di Michael Knowles. - Sorrise. - Almeno spero.
- Io sono Alex Hardy. - Gli pareva abbastanza idiota stringer la mano a una donna, infatti fu una stretta rapida e impacciata.
- Alex sta per Alexander?
- S, mia madre  greca. Alessandro  un grande eroe per i greci.
- Anche lui, Alessandro, era biondo.
- Gi. - Tacquero entrambi finch il tass si ferm davanti al Lincoln Center. Alex fu svelto ad allungare un biglietto da cinque al conducente, dicendo: - Da questi trattenete anche la corsa fino a Pine Street.
- No, sentite, per piacere... - protest Jessica.
- Va bene cos - insistette Alex, aprendo la portiera dalla parte del marciapiede. - Lieto di avervi conosciuto - soggiunse, e scese sotto la pioggia. Stava aprendo l'ombrello quando il tass ripart. Pochi minuti dopo ne prese un altro e si fece portare all'angolo tra la 65ma e Madison.
Pioveva ancora parecchio quando smont. Percorsa la Madison fino alla 69ma, vide il portiere del palazzo che fischiava ai tass, fermo all'angolo sotto il grande ombrello a strisce rosse e gialle. Con quel tempo sarebbe rimasto l tutto il giorno: dopo tutto, quell'acqua poteva essere una fortuna. Alex s'incammin verso lo stabile. Un negro in tuta e impermeabile di plastica trasparente, che portava su dal sotterraneo un bidone della spazzatura, usc dalla porta metallica che si apriva su una stretta rampa di scale sul lato sinistro del palazzo. Il poveretto aveva bisogno di tutt'e due le mani per far rotolare il recipiente fino al marciapiede e non avrebbe potuto reggere l'ombrello neanche se avesse voluto. Era bagnato fradicio dopo avere fatto un metro. Alex guard con la coda dell'occhio in direzione di Madison Avenue: il portiere era ancora l. Si avvi decisamente verso il palazzo e guard dentro. Un tipo baffuto, evidentemente quello che aveva spedito il portiere a cercare il tass, aspettava oltre la porta a vetri; davanti a un'altra porta rivestita d'ottone, verso il fondo dell'atrio, c'era una donna con i capelli lilla e un impermeabile beige.
Fermo sotto il tendone, Alex tir fuori un pezzo di carta, lo guard poi alz gli occhi al numero civico sopra l'ingresso. All'interno, la signora con i capelli lilla stava entrando nell'ascensore. Alex s'infil nell'atrio con piglio deciso, passando davanti al tipo con i baffi. Per quel giorno non voleva farsi vedere n dal portiere n dal lift, ovviamente pagati anche per notare gli individui sospetti che si aggiravano nei pressi dell'edificio. Gli inquilini, per, erano un altro paio di maniche. Di solito la gente che abita in un palazzo non sa mai chi sta alla porta accanto. L'uomo con i baffi non lo degn di uno sguardo: a lui premeva soltanto trovare un tass.
Mentre chiudeva l'ombrello, Alex gett un rapido sguardo a destra. In molti stabili le cassette delle lettere sono nell'ingresso, ma l no; l'altro posto abituale era vicino all'ascensore: si diresse da quella parte, sapendo che il tipo baffuto dava per scontato che lui andasse in quella direzione. Guard l'indicatore, sopra le portine di ottone: la freccia luminosa segnava il sesto piano e la cabina continuava a salire. Alex non voleva controllare subito il contenuto delle cassette delle lettere: sarebbe stato inutile; voleva solo localizzarle. Le trov in una rientranza accanto all'ascensore. L'uomo coi baffi stava guardando fuori, la schiena rivolta ad Alex. Questi cerc con gli occhi una porta metallica e la trov: era situata in posizione diagonalmente opposta all'ingresso. Vi si avvicin in fretta.
In qualsiasi edificio d'abitazione, l'uscita di sicurezza  normalmente chiusa a chiave dalla parte dell'atrio per tener lontano scassinatori e consimili. Alex tent la maniglia: era proprio chiusa. Su quel lato della porta c'era il foro per la chiave, ma Alex sapeva che dalla parte della scala non esisteva. L'utilit della scala antincendio consiste nel fornire agli inquilini una via di scampo nel caso che il palazzo vada a fuoco.
Poich non si pu immaginare che la gente viaggi con le chiavi delle porte, queste si aprono spingendo una leva d'emergenza o un pulsante a scatto: operazioni che fanno scattare il chiavistello. La serratura dalla parte dell'atrio era a cilindro, con cinque pioli, incassata nella porta e protetta da un bordo d'acciaio. Con il pezzo di plastica non c'era niente da fare: avrebbe dovuto forzarla il giorno del colpo.
Sent il fruscio dell'ascensore che scendeva e torn in fretta verso l'ingresso, ripassando davanti al tipo baffuto che di nuovo lo degn di uno sguardo distratto. Uscendo Alex apr l'ombrello e si avvi in direzione di Madison Avenue, soprattutto perch voleva controllare dall'esterno la porta che conduceva al sotterraneo. Vi si ferm e si chin come per allacciarsi una scarpa, nascondendo il viso dietro l'ombrello. Era una serratura di sicurezza, la riconobbe immediatamente; con quella non si poteva usare n plastica n grimaldelli e neppure farla scattare. Avendo tempo a disposizione la si poteva aprire col trapano. Ma gioved avrebbe avuto soltanto le due ore tra le dieci e le dodici. E a parte questo, uno in pieno possesso delle proprie facolt mentali se ne sta su un marciapiede, in pieno giorno, ad armeggiare intorno a una serratura? Se aveva pensato di entrare nel palazzo dal sotterraneo, era stato scalognato. L'unica via era la porta di sicurezza nell'atrio. Si rizz proprio mentre un tass gli passava davanti, sollevando una sventagliata di spruzzi, per poi andarsi a fermare davanti all'ingresso: ne scese il portiere e vi mont l'uomo coi baffi.
Per ora Alex non poteva fare altro.
Decise di andare in centro a trovare Archie Fuller.
Un buon scassinatore non lo si riconosce mai da come  vestito: un protettore lo si distingue a un chilometro di distanza in una giornata di nebbia, ma uno scassinatore mai... a meno di non essere uno sbirro o un altro operatore del ramo. Mentre il tass procedeva nel traffico di Lenox Avenue, Alex osservava dai finestrini striati di pioggia gli uomini e le donne che camminavano in fretta sui marciapiedi bagnati, giocando a indovinare chi era del giro e chi no. Poi complic il gioco cercando di indovinare il loro genere di traffici.
Per i ruffiani era facilissimo: avrebbero dovuto portare dei cartelli al collo invece di quei cappelli a tesa larga. Prostitute ce n'erano poche in giro: troppo presto per cominciare il lavoro, anche se mancava poco a mezzogiorno. Gli venne in mente Kitty: chiss come stava. Qualche volta provava dispiacere per quella ragazza. Oh, al diavolo anche lei: avrebbe dovuto pensarci prima di cominciare a impasticcarsi. Per era simpatica... ma si drogava. Al diavolo anche lei.
C'erano un sacco di drogati in giro, nonostante la pioggia e nonostante l'ora. Non distinguono il sole dalla pioggia, non conoscono la misura del tempo: la loro  una misura interiore scandita dalla necessit della bustina. Hanno l'istinto del gregge: amiamo stare insieme per discutere la disponibilit o la scarsit di roba. Masticano in continuazione dolciumi: se uno avesse la concessione per la vendita dei dolciumi a un raduno di tossicomani, poi potrebbe tranquillamente ritirarsi dagli affari. Anche Kitty ne mangiava sempre. - Dolci per la tua dolcezza - diceva. Questo accadeva prima che lui capisse che era dedita agli stupefacenti. Fino a che punto si pu essere idioti?
Anche gli spacciatori sono facili da individuare. Alex sapeva benissimo che gli sbirri li conoscevano uno per uno e che avrebbero potuto arrestarli in massa in un batter d'occhio, se non fosse stato per le bustarelle che intascavano. Prima di tutto, se  cos semplice riconoscere un drogato, basta seguirlo e prima o poi quello si mette in contatto con il suo fornitore. Il fornitore deve avere con s la droga, altrimenti non avrebbe nulla da vendere, giusto? La gravit del reato, che potrebbe anche costargli dai quindici anni all'ergastolo, dipende dalla quantit di droga che trasporta con s. Ora, uno spacciatore che gira con il corrispettivo minimo di quindici anni di galera in tasca  un uomo che si guarda continuamente intorno, ma non lo fa come uno scassinatore che studia il posto dove vuole fare un colpo. Uno scassinatore che prepara un colpo non viaggia con la sua attrezzatura e non ha nulla di cui preoccuparsi: non  un delitto guardarsi intorno, anche se si cerca l'obiettivo per un lavoretto da farsi quello stesso pomeriggio. Lo spacciatore invece ha l'aria furtiva, molto pi di uno che ha l pistola alla cintura. Alex ne adocchi due sull'Avenue: uno era un negro che conosceva; l'altro era un bianco che non aveva mai visto prima, ma sapeva che era uno spacciatore. A volte Alex pensava che avrebbe dovuto fare il poliziotto.
Individu anche uno scassinatore, ma s, proprio uno scassinatore da strapazzo che ostentava un'aria molto disinvolta mentre studiava tutti i negozi dell'edificio. E pochi passi dietro di lui c'era uno che lo seguiva. Alex lo riconobbe: uno sbirro del 26mo Distretto. Anche lui aveva fiutato il cliente e lo tallonava sotto la pioggia. I poliziotti sono abilissimi nell'identificarli, anche se per Alex era assurdo che quel poliziotto perdesse tempo a pedinare un dilettante, per di pi sotto la pioggia. Probabilmente c'era in ballo la promozione. Ehi, capo, ho preso un ladro da quattro soldi, passo agente investigativo di seconda classe? Bravo, Sherlock, fai un salto a prendermi del caff e un paio di brioches.
Ogni tanto Alex aveva l'impressione che gli unici ladri che i poliziotti si prendevano la briga di acciuffare erano quelli onesti, quelli che non allungavano la bustarella.
Nessuno rispose quando Alex buss alla porta di Archie: probabilmente dormiva ancora. Lavorava di notte e questo sminuiva in un certo senso il rispetto di Alex per lui. Aveva accennato molte volte ai maggiori rischi dell'attivit notturna, ma Archie rideva e rispondeva che per lui era meglio la notte perch si confondeva col buio e Alex ribatteva che non c' nulla di pi bianco di un negro nel fascio di luce della torcia di un poliziotto. Buss ancora.
- Va bene, va bene - grid Archie da dentro. Alex lo sent venire verso la porta: sembrava che una mandria di bufali attraversasse l'appartamento. - Chi ?
- Io, Alex.
Archie apr la porta. Indossava solo un paio di mutande a righe. Era il tipo di negro per evitare il quale la gente cambia marciapiede: centodieci chili di muscoli e una cicatrice frastagliata lungo la guancia destra. Anche se fosse stato un ragioniere, un avvocato o un medico, vedendovelo avvicinarsi, avreste sentito che aveva intenzione di violentarvi, di accoltellarvi o di prendervi per le caviglie e sbattervi la testa per terra, solo per farsi quattro risate; la qual cosa non era assolutamente vera. Archie era uno degli uomini pi miti che Alex avesse mai conosciuto. Nonch un ottimo scassinatore.
-  l'alba, accidenti - brontol Archie, poi gli volt subito le spalle e torn dentro. Alex lo segu e chiuse la porta dietro di s. Attravers le stanze come uno di casa e, quando arriv in camera, Archie era di nuovo in letto.
- Di, svegliati.
- Va' a farti friggere - lo invit cordialmente Archie, prima di girarsi e di tirarsi le coperte sulla testa.
-  mezzogiorno passato - insistette Alex.
- Torna pi tardi - Io rispose la voce soffocata dell'altro.
- Vado a fare un po' di caff. - Alex usc dalla camera e and in cucina passando dal soggiorno. Nell'acquaio c'era una pila di piatti sporchi. I topi e gli scarafaggi dovevano aver fatto festa durante la notte. Cerc la caffettiera e la trov in un armadietto vicino alla stufa a gas. Quando alz il coperchio per riempirla d'acqua, vide quattro biglietti da cento dollari nel filtro.
- Ho trovato il tuo malloppo - grid attraverso l'appartamento.
Infil le banconote sotto un portacenere, su un ripiano accanto all'acquaio, poi mise l'acqua nella caffettiera, il caff macinato nel filtro e mise il tutto sul fuoco. Il portacenere era pieno di mozziconi sporchi di rossetto: uno sembrava di una sigaretta alla marijuana. Alex non aveva nulla contro la marijuana, anche se non la fumava. Si chiese chi fosse la ragazza e ripens a Kitty. Guardando fuori, vide almeno una decina di appartamenti con le finestre sulla scala di sicurezza aperte. Robetta da poco,  vero, ma senza problemi.
- Fai bollire i miei quattrini l dentro? - Io domand Archie dalla porta della cucina. Era ancora in mutande.
- Li ho messi sotto il portacenere.
Archie vi gett un'occhiata poi chiese: - Che ore sono?
- Te l'ho detto.
- Che ci fai qui cos presto?
- Perch? Stanotte hai lavorato?
- E sodo. Avevo per le mani un bocconcino coi fiocchi. L'ho fatta arrampicare su per i muri, ti giuro. Ho lavorato duro, s. Quando hai bussato, ho pensato che fosse tornata per averne ancora.
- Qualcuna che conosco? - chiese Alex, sperando quasi di sentire dire che era Kitty.
- Una ragazza ebrea del Bronx. Un'assistente sociale. Ha messo la sveglia alle sette e mezzo: doveva correre ad aiutare tutte le povere vittime della societ - rispose Archie con una risata. C' del pane in frigorifero: non faresti qualche toast?
- Da quando in qua sei paralitico?
- Guarda che sei stato tu a svegliarmi! - Archie sedette al tavolo e si stiracchi con le braccia sopra la testa, dicendo: - Cose turche, ho fatto stanotte. La fine del mondo... - S'irrigid con le braccia a mezz'aria, poi si alz di scatto e corse a sollevare il portacenere per contare le banconote. Rote gli occhi, sollevato, lasciandosi sfuggire un rumoroso sospiro. - Ho avuto paura che mi avesse fregato qualche centone.
- Ti sarebbe stato bene, cos impari a corrompere le assistenti sociali - lo rimbecc Alex.
- Corrompere quella? Ma se ne sapeva pi delle cortigiane dell'antica Babilonia. Che fa il caff?
- Viene su. - Alex prese due fette di pane dal frigorifero e le mise a tostare. - Una volta ho ripulito un appartamento i cui padroni erano via per l'estate e ho trovato in frigorifero una pagnotta rafferma: dentro c'erano mille dollari in biglietti da venti.
- Come mai avevi ficcato il naso nel frigorifero? - domand Archie.
- Mi era venuta fame. Di solito non me la prendo cos comoda, ma quella volta sapevo che i padroni erano fuori citt e quindi avevo un sacco di tempo e ho trovato mille cocuzze nel pane concluse Alex, ridendo al ricordo.
- La grana nel grano, eh? - Anche Archie rise. - Guarda dove vanno a nascondere la roba.
- Anche nelle caffettiere.
-  un ottimo nascondiglio! - protest Archie. - Ti verrebbe in mente di darci un'occhiata?
- La cucina  sempre l'ultimo posto dove guardo.
- Visto? Oggi hai imparato qualcosa.
- Si impara sempre.
- Hai lavorato? - chiese Archie.
- Ho un colpo per le mani.
- Organizzato da Vito?
- No, da un certo Henry Green, un gioielliere del Bronx. Lo conosci?
- Mai sentito nominare.
-  stato Tommy a mettermi in contatto con lui.
- L'affare promette bene?
- Pare proprio di s, Archie. Dovrei guadagnarci nove bigliettoni.
- Capperi - comment Archie con un fischio. E a Tommy cosa dai?
- Oh, qualcosa, non molto. In fondo ha fatto solo da tramite. Due o trecento dollari bastano, non ti sembra?
- Certo che bastano. Che fa Tommy?
- A dire la verit, non so se fa qualcosa. Dove sono le tazze?
- Se ce n' di pulite, nell'armadietto.
- Ho sentito che cerca una pistola - disse Alex, stringendosi nelle spalle. - Magari ha in mente una rapina. Chiss.
-  un'idiozia.
-  uscito appena il mese scorso. Porta ancora gli stracci della prigione; sembra un mendicante - prosegu Alex, versando il caff nei due tazzoni che aveva trovato. - Forse dovrei dargli qualcosa di pi, cosa dici? Cinquecento dollari? Per aiutarlo a ricominciare, insomma.
- Vedi tu - rispose Archie con una scrollata di spalle. - Il pane si brucia se non lo guardi.
- Accidenti. - Alex fece scattare la levetta del tostapane, tir fuori le due fette e, passandosele da una mano all'altra, le pos delicatamente sul tavolo. - Troppo bruciate per te?
- No, va bene. - Archie si alz e and a guardare nel frigorifero. - Si  bevuta tutto il succo d'arancia. - Prese una bottiglia di latte, un panetto di burro e li port sul tavolo, poi pigli la zuccheriera da un ripiano e due cucchiaini dal cassetto sottostante. I due uomini si sedettero.
- Dovr rimettermi presto al lavoro: quei quattrocento dollari sono gli ultimi.
- Eh gi.
- Sono come te: quando ho un malloppo da parte, mi impigrisco e non mi do da fare finch non sono rimasto a secco.
- S, ma io i miei quattrini li metto in banca, non nella caffettiera.
- Non mi fido delle banche. Porca miseria, ma questo toast  un pezzo di carbone.
- Hai detto che andava bene.
- Prima che tentassi di masticarlo. Piove da molto?
- Da stamattina.
- Uno cosa dovrebbe fare, in una giornata come questa? brontol Archie, guardando con aria cupa la pioggia che continuava a cadere dietro i vetri.
Andarono a vedere un film porno poi si incamminarono per Amsterdam Avenue, senza una meta precisa. Pioveva ancora ma non fitto come prima. Stretti sotto l'ombrello nero sguazzarono sul marciapiede finch trovarono un bar dove si poteva ancora mangiare: erano quasi le tre. Il roast beef era esaurito, ma c'era ancora un po' di spalla affumicata e i due se la fecero portare, con pane di segale, un bicchierone di birra ciascuno e in pi un piatto di patatine fritte. Il locale era tranquillo, a parte il brusio della telecronaca di una partita di baseball e gli sporadici commenti di alcuni tizi di colore davanti al bancone.
Daisy entr verso le tre e dieci. Era una ragazza negra dalla pelle molto chiara; aveva una sola gamba, ma un bel corpo e un viso sottile di tipo egiziano, con un neo a sinistra della bocca piuttosto larga. Il suo viso conservava una freschezza quasi intatta: il tempo era stato generoso con lei, considerato che batteva da quando aveva sedici anni.
Li avvist nel separ in finta pelle rossa e mosse verso di loro reggendosi sulle grucce. Portava gli occhiali da sole picchiettati di gocce d'acqua e un impermeabile giallo, trasparente, che sfil e appese a un gancio nel separ. Sotto l'impermeabile aveva l'abito da lavoro: una specie di guaina aderentissima di raso color lavanda con una scollatura che le scopriva generosamente il seno. All'unica gamba slanciata calzava una scarpa di camoscio a tacco alto con il cinturino alla caviglia.
Sedette, lamentandosi del tempo, si tolse gli occhiali e li asciug con un tovagliolo di carta; i suoi occhi a mandorla avevano il colore dell'ambra. Tuff le dita nel piatto di patatine, poi aggiunse sale, senza chiedere ad Alex o ad Archie se per loro andava bene. Mangiucchiando, disse di prevedere una giornata piena per via della pioggia, che faceva uscire gli ometti a branchi. E dove c'erano ometti, c'era una gran richiesta di Daisy. Lei stessa non riusciva a spiegarsi la propria popolarit.
- Non sono pi una giovincella vado per i trentasei, li faccio la settimana prima di Natale. Per la strada si vedono delle ragazzine di diciotto, diciannove anni, alle prime armi e carine forte. Quindi non  perch sono bella o giovane, questo  certo.
- Allora perch? - fece Archie.
- Sai cosa credo che sia? - domand a sua volta Daisy. Cosa? - chiese Alex. Gli interessava davvero. Sapeva che guadagnava pi di moltissime prostitute di Harlem e si era spesso chiesto come mai.
- Ho idea che sia per la gamba; dev'essere cos. Uno mi vede saltellare con le grucce e pensa subito che sono un tipo vulnerabile. Mi d un'occhiata, immagina che quando mi avr portata a letto mi avr completamente in mano. Se non faccio quello che vuole lui, mi frega le stampelle e io sono sistemata: badate che io non parlo di gente minorata, ma di uomini normalissimi. Comunque, quasi tutti hanno paura delle puttane... no, anzi, hanno paura delle donne e basta, ed  soprattutto per questo che vanno a puttane. Ho soltanto una gamba, cos pensano che sono io la pi debole, mentre loro sono gli stalloni forzuti. Ecco come stanno le cose:  la mia vulnerabilit.
- B, pu darsi - convenne Archie.
- Non credo che sia questo l'unico motivo per cui vanno a puttane, cio per il fatto di avere paura delle donne - intervenne Alex.
- Certo che  per questo: con le ragazze per bene non riuscirebbero a combinare un accidente.
- No, per me certuni vanno con una prostituta perch, essendo una professionista, gli pu cavare tutte le voglie. Io la vedo cos.
- Ho un cliente che appena sollevo la gonna e gli mostro il moncone, va subito su di giri.
- B, allora  proprio suonato - comment Archie.
- Non  vero: ne ho parecchi altri come lui, anche se non pigliano fuoco cos in fretta. Questo moncherino li fa impazzire, non so perch.
- Si vede che  fatato - rise Archie.
- Un altro mio cliente - riprese Daisy -  milionario, potrebbe permettersi le ragazze pi costose, quelle del giro di lusso; invece ogni gioved, regolare come un orologio, mi telefona da Westchester.  il giorno di spesa di sua moglie. Appena mi chiama, salto in un tass e vado a Post Mills.
- E intanto sua moglie magari sta rotolandosi con un tizio che ha una gamba sola - comment Alex.
- Tutti i gioved, puntualissimo - riprese Daisy. - Mi d cento dollari pi l'andata e il ritorno in tass. Dovreste vedere che razza di casa ha, e in riva a un lago.
- Dove hai detto che si trova? - domand Archie.
- A Post Mills.
- E dove diavolo  Post Mills? - le l'ho detto: a Westchester, vicino a Stamford.
- Stamford  nel Connecticut - le fece notare Archie.
- S, ma questo posto  attaccato al confine, il confine dello Stato di New York.  a Westchester, Archie. Cavolo, lo sapr bene se  a Westchester.
- D'accordo, d'accordo.
- Due campi da tennis, la piscina, una Cadillac nera e un'altra macchina, una di quelle straniere, non so come si chiama.
- Volkswagen? - sugger Archie, strizzando l'occhio ad Alex.
- Macch Volkswagen: una macchinetta europea, di quelle che costano un occhio della testa. Per dovranno averne anche un'altra, altrimenti come ci va la moglie in citt? Una volta gli ho chiesto se voleva una cameriera fissa con una gamba sola; l'avrei accontentato tre o quattro volte la settimana, solo per il piacere di vivere in un posto del genere. Mi ha risposto di no: ha detto che sua moglie non avrebbe capito.  un milionario, ha cinque domestici, e hanno tutti libert il gioved. - Poi prosegu con voce profonda e strascicata, rifacendo l'accento dei negri del sud: - Ecco perch scopa di gioved - e scoppi in una risata rumorosa.
- Com' la casa, dentro? - domand Archie, e Alex lo guard perch il suo tono si era fatto improvvisamente serio e professionale.
- Non ci sono mai stata - rispose Daisy.
- Allora dov' che battete il materasso?
- Ha un padiglione nel bosco, dietro la villa:  l che andiamo. Dovresti vedere quel posto, Archie. Non scherzo: quel tizio  un vero milionario.
- Come si chiama? - chiese Archie.
- B, senti, non posso dirti il nome di un cliente.
- Che cavolo sei, il suo confessore?
- Non sarebbe serio - protest gravemente Daisy.
- Dunque sarebbe un milionario, eh? - la punzecchi Archie.
- Sicuro.
- Ti paga la corsa in tass e ti molla un centone tutti i gioved.
Archie aveva preso un tono di incredula canzonatura e Alex si rese improvvisamente conto che provocava deliberatamente Daisy per farsi dire il nome del suo cliente.
- Ha i campi da tennis, la piscina, il padiglione nel bosco, lo yacht... hai detto lo yacht, vero?
- No, non ho parlato di yacht, per ha un bel motoscafo, sissignore, nel suo molo privato.
- Ha anche il molo privato - rincar Alex. - Quanto hai detto che  lungo il suo molo? - Spalanc le braccia. - Cos? Com' il molo del milionario, Daisy?
- Di certo pi lungo del tuo.
- Daisy riprese le grucce appoggiate alla parete del separ.
- Non ci dici come si chiama il tuo cliente? - insistette Archie.
- Non sono affari tuoi - la donna si alz e infil le stampelle sotto le ascelle, per spostarle poi abilmente mentre infilava l'impermeabile, in un silenzio gelido.
Si avvicin al banco e disse al barista: - Dovreste buttare fuori quei due vagabondi: hanno modi da cafoni.
Mentre Daisy usciva, Archie brontol: - Mi sono fregato da solo.
- Hai calcato troppo la mano e sei riuscito soltanto a farla incavolare.
- Gi... Una puttana con l'etica professionale: chi lo avrebbe mai detto?
- Credi che dicesse la verit?
- Chiss? Il resto  tutto vero, lo so di sicuro. Le corrono dietro come se fosse in calore. Ma un milionario a Post Mills... Archie si strinse nelle spalle. - Potrebbe anche darsi.
- Perch non controlli?
- Oh, puoi contarci. Sarebbe un colpo da pazzi, eh?
- Cosa vorresti dire?
- T'immagini svaligiare una villa mentre il padrone  nel bosco con una puttana senza una gamba?
Scoppiarono a ridere tutt'e due.
La sera, Alex torn a casa, in West End Avenue, alle otto. Lui e Archie erano andati ancora al cinema, poi a mangiare in una tavola calda di Broadway. Ora non desiderava altro che infilarsi nel letto, guardare un po' la televisione e magari prendere sonno verso le dieci. L'indomani mattina, se era una bella giornata, intendeva fare un altro giro di ispezione nell'atrio dei Rothman, e doveva essere sveglio e attento. Fin allora era stato visto soltanto da un inquilino del palazzo e voleva che le cose restassero cos. Se fosse stato inevitabile farsi vedere entrare il giorno del colpo, preferiva che avvenisse quell'unica volta.
L'agente investigativo Anthony Hawkins lo aspettava davanti al portone. Era molto lontano dalla sua zona di competenza, che andava dalla 14ma alla 39ma Strada, tra la Quinta Avenue e l'East River. Bruno, corpulento, alto pi di un metro e ottanta, Hawkins trovava di suo gusto il soprannome di Falco, anche se i ladri lo usavano con significato spregiativo, perch credeva di assomigliare a Burt Reynolds, cosa che non rispondeva affatto alla realt. Ma Reynolds era stato il protagonista di una serie di telefilm intitolati Il Falco, dove faceva la parte di un investigatore della polizia di New York. L'agente dei telefilm doveva essere un indiano e Hawkins era mezzo inglese e mezzo irlandese (con una punta di sangue scozzese, come lui amava ripetere) ma questo non gli impediva di compiacersi del fatto che dei telefilm avessero preso il titolo da un poliziotto di New York di nome Hawk. Quando Burt Reynolds si era fatto crescere i baffi, lui lo aveva imitato, e quando l'attore se li era tagliati, Anthony Hawkins aveva fatto altrettanto. Se a Burt Reynolds fosse venuta l'ulcera, Hawkins probabilmente avrebbe tentato di imitarlo anche in questo. Hawkins era un idiota e, per combinazione, era anche quello che aveva arrestato Alex la volta che l'avevano spedito a Sing Sing. Indossava un impermeabile stretto in vita dalla cintura, cosa che probabilmente lo faceva sentire un vero segugio in azione. Se ne stava impalato sotto la pioggia perch non c' nessuno come i poliziotti per non sapere scegliere quando mettersi al coperto.
- Ehil, Alex - salut tutto brioso.
- Salve, signor Hawkins.
- Come va? - domand l'investigatore senza tendere la mano. Un poliziotto non la stringe mai a un ladro, anche se a volte lo conosce meglio di suo cognato. E un poliziotto chiama sempre per nome il ladro, pensando che questo gli dia un certo vantaggio psicologico su di lui. Se uno sbirro acchiappa un ladro che  appena riuscito a svaligiare Fort Knox, e se il ladro si chiama Israel Goldberg, il rappresentante della legge dir automaticamente: Bene, Izzie, sentiamo cos'hai da raccontarci. Se Izzie ci sa fare, tra un signore e l'altro non gli racconter un bel niente.
Fa parte del gioco.
- Non state l sotto l'acqua - gli sugger Alex premurosamente. - Aspettavate me?
- Gi.
- Siete qui da molto?
- Una mezz'oretta.
- B, venite dentro.  un sacco di tempo che non ci si vede.
Entrarono nell'atrio. Alex chiuse l'ombrello e lo scosse mentre Hawkins non gli toglieva gli occhi di dosso. Gli sbirri amano credere di capire quello che uno pensa, osservandone ogni mossa, anche se sta soltanto chiudendo l'ombrello o grattandosi il naso. Alex si attard a scuoterlo per bene e Hawkins scrut ogni suo gesto. Infine Alex alz gli occhi e chiese: - Come mai da queste parti?
- Sai che tu e i tuoi amici m'interessate sempre - rispose il poliziotto con un sorriso. Credeva di somigliare di pi a Burt Reynolds, quando sorrideva, e invece aveva un che di funereo. Anche il sorriso gelido di Hawkins faceva parte del gioco. Ogni tanto Alex pensava che, se non fosse stato per i poliziotti, avrebbe piantato il lavoro. In fondo che gusto c' nella partita se mancano gli avversari?
- Adesso che cosa vi interessa in particolare?
- Soprattutto un furto con scasso avvenuto il ventun marzo.
- Ah.
- Immagino che non ne saprai nulla.
- Assolutamente.
- Non m'interesserebbe tanto se non fosse che il furto  avvenuto nel mio distretto: io, ero in vacanza, avevo accompagnato mia moglie a Portorico.
-  bello laggi.
- Ci sono rimasto tre settimane. Ieri, al ritorno, ho fatto una bella chiacchierata con l'agente che ha ricevuto la denuncia.  nuovo, appena trasferito dal Venticinquesimo, il distretto che copre la parte spagnola di Harlem. Ho parlato anche con la Sezione Furti.
- Ah.
- Il motivo per cui chiedo a te, Alex,  che il lavoro ha molto del tuo modus operandi.
- Non credo di averne uno particolare.
- Parlo del vetro rotto.
- Non passo da una finestra da quando ero un bambino.
-  questo il punto: il vetro  stato rotto dall'interno, Alex. Qualcuno ha cercato di fare passare quel furto per l'opera di un dilettante.
- B, io non c'entro. Avete sbagliato... - Alex si interruppe di colpo all'aprirsi dell'ascensore dal quale usc una coppia. Era nel suo palazzo e non voleva che gli altri inquilini sapessero che stava parlando con un poliziotto.
- Sentite, perch non venite su? - chiese a Hawkins.- A far che?
Alex scroll le spalle con una smorfia, sperando che il poliziotto afferrasse il concetto, ma Hawkins domand a voce abbastanza alta, mentre i due si fermavano sul portone per aprire un ombrello: - Ah, non vuoi che i tuoi vicini sappiano che sei un ladro?
Gli occhi di Alex s'incupirono. Guard verso l'ingresso: l'uomo e la donna non parevano aver udito le parole di Hawkins. Appena si furono avventurati sotto la pioggia, Alex scatt: - Che vi salta in mente? Cerco di condurre una vita rispettabile, qui.
- Come no! Stavi conducendo una vita rispettabile anche il ventun marzo, quando  stato svaligiato un appartamento della Trentaseiesima Est?
- Non ne so niente di quel furto.
- Trentaseiesima Est, al numero centotrentadue - insistette Hawkins.
- Mai stato a quell'indirizzo.
-  una casa di arenaria grigia.
- Non ne so nulla.
- La porta d'ingresso e una serratura sono state forzate e la finestra della camera da letto  stata rotta dall'interno, perch sembrasse un lavoro da principianti. Esattamente come avevi fatto la volta che ti beccai, Alex. Avevi spaccato il vetro da dentro.
- S, ma ho imparato la lezione e da quando sono uscito ho cambiato strada. Non mi avvicino neppure a quelli che sono del giro.
- No? Neanche a Tommy Palumbo?
- Che c'entra Tommy?  pulito anche lui.
- L'hai visto da quando  stato messo in libert vigilata?
- B, naturale che l'ho visto:  mio amico.
- So che vorrebbe comprare una pistola.
- Non ho sentito niente del genere.
- Quando lo incontri, digli che ne siamo al corrente.
- Riferir.
- Digli anche che gi questo  violazione della libert vigilata.
- Lo sa da s: non  mica stupido.- Siete tutti stupidi - afferm Hawkins.
- Sentite, il colpo della Trentaseiesima non l'ho fatto io. Che cosa volete ancora?
- Che tu sappia che sono tornato dalle vacanze. Tutto qui. Buona notte. - Hawkins gli scocc un sorriso alla Burt Reynolds e usc sotto la pioggia, Figlio di puttana, rumin Alex schiacciando rabbiosamente il pulsante per chiamare l'ascensore. Vuoi vedere che sono l'unico scassinatore di New York che rompe le finestre dall'interno? Va bene, il colpo l'ho fatto io: me l'ha organizzato Vito e ci ho fatto tremila dollari, ma se non fossi stato io? Il punto  che tu arrivi qui ogni volta che qualcuno fa un colpo, razza di porco. Ecco perch non ti si  visto in giro ultimamente: eri in vacanza. Peccato che qualcuno non ti abbia ficcato una pallottola in testa, gi a Portorico. Stammi alla larga, Hawkins, o te ne pentirai.
Per aveva paura.
Entrato in casa, Alex prese una bottiglia di birra dal frigorifero, l'apr e se la port in camera. Il telefono si trovava su un tavolino accanto al letto. Fece il numero di Tommy, poi bevve direttamente dalla bottiglia aspettando che qualcuno rispondesse. Lo lasci squillare dieci volte e stava per riattaccare quando sent la voce di Tommy: - Pronto?
- Tommy, sono io, Alex.
- Salute, Alex, come va?
- Bene, ho appena ricevuto una visita del Falco.- Che voleva?
- Tommy, adesso ascoltami bene.
- S, cosa c'?
- Mi  giunto all'orecchio che stai cercando una pistola e non sono l'unico ad averlo sentito: lo sa anche il Falco.
- Eh!
- Tommy, spero che saprai che cosa significa. Uno non compra una pistola se non...
- Non ho comprato nessuna pistola, Alex.
- Ma la vai cercando.
- B...
- La cerchi o no?
- Era solo un'idea.
- Di cui il Falco  gi informato.
- S, ma non ho comprato la pistola, Alex. Era un'idea. - Se uno ha in mente di comprare una pistola, ha in mente anche di usarla. E se l'usa per quello che penso io, significa che deve mostrare la faccia e questo significa ritrovarsi il Falco sulla porta nel giro di dieci minuti esatti. Oh, Cristo, ma perch non metti addirittura un annuncio sul giornale? C' qualcuno in citt che non sa che cerchi una pistola?
- S - fu la tranquilla risposta.
- Apri le orecchie e ascolta, Tommy: mi hai passato un buon lavoretto; trovo che cinque centoni li valga tutti, ma non posso darteli finch non consegno, capisci? Al momento sono un po' a corto e la grana l'avr soltanto verso la fine della settimana. Quello che sto tentando di dirti  di non fare stupidaggini, nel frattempo. I cinquecento dollari dovrebbero bastarti per un po', mentre ti guardi attorno per trovare qualcosa... che non richieda una pistola.
- S - borbott Tommy.
- Mi ascolti?
- S, Alex, ti ascolto.
- Allora bene, volevo solo che sapessi che sono in arrivo cinque bigliettoni, se puoi resistere fino a sabato o domenica.
- Certo che posso resistere. Non sono a zero, Alex.
- Ottimo, mi fa piacere. Allora d'accordo, Tommy?
- D'accordo.
- Va bene cos?
- Benissimo.
- Allora ti chiamo venerd, sabato al massimo.
- Intesi, Alex, e... grazie.
- B, ciao.
Alex pos il ricevitore, prese la bottiglia di birra e bevve una lunga sorsata. Chiss perch si preoccupava di quello stupido. Uno comincia a maneggiare la pistola e poi va sempre avanti cos. Tommy aveva soltanto ventidue anni ma era gi stato beccato una volta, per rapina a mano armata, quando ne aveva appena diciotto. Era capitato con un giudice che l'aveva mandato a Sing Sing; il mese scorso, dopo avere scontato un terzo della pena, era uscito in libert vigilata. Alex l'aveva incontrato in prigione: il ragazzo vi si trovava da tre o quattro mesi, quando era arrivato lui. Alex era spaventato. Non era mai stato al fresco, l'ultima volta che l'avevano preso se l'era cavata con la sospensione della pena, ma aveva sentito parlare della galera e sapeva che cosa poteva succedere a uno, l dentro. Allora era pi giovane - roba di tre anni prima - e sapeva di essere un bel pezzo di figliolo con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Era al corrente di tutte le storie di. violenze carnali e aveva una paura dannata che potesse capitargli qualcosa del genere. In seguito aveva compreso che se non gli era toccato di subirla era stato soltanto per merito di Tommy.
Tommy era gi dentro da un po': era un fusto bruno e snello, ma nessuno era riuscito ad abusare di lui.
Una delle prime persone che Alex aveva conosciuto in prigione era stato Tommy e Tommy lo aveva avvertito subito che gli avrebbero fatto un sacco di proposte perch era biondo, bellino e giovane, ma che non doveva fare nulla che andava contro la sua volont; se si fosse mostrato debole una sola volta, per lui sarebbe stata finita.
L'unica cosa era respingere qualsiasi offerta si ricevesse, aveva proseguito Tommy. Se uno vuole darti un pacchetto di sigarette fin quando non avrai i quattrini per procurartele, gli devi dire solo: grazie, sto bene cos. Altri vogliono prestarti della grana o ti offrono protezione contro i pi duri? Tu rispondi: grazie, so badare a me stesso. E guarda che devi badarci sul serio. Se uno vuole farti la festa, gliele suoni. Finirai in isolamento per una settimana, ma almeno quello ti rispetter, da allora in poi, e nessuno ti ronzer pi intorno. Se poi ti acchiappano in molti, devi picchiare come un pazzo finch capiscono che non permetterai a nessuno di metterti sotto. Cacciagli le dita negli occhi o dagli un pugno sul pomo d'Adamo; non ci tengono molto a prenderle, specialmente quando ci sono altri che non fanno tante storie.
La prima volta che uno aveva tentato degli approcci, Alex aveva seguito il consiglio di Tommy. Il tizio era un recidivo alla terza condanna, una specie di bestione secondo il quale se uno non pu avere il whisky pu anche accontentarsi di un goccetto di vino. Alex per non aveva nessunissima intenzione di diventare la sua bottiglia di Chianti e quando se l'era visto venire vicino e chiedere, con sottile eleganza: Ehi, ragazzo, ti andrebbe di farmi un servizietto?, Alex aveva ribattuto: Ti andrebbe di farlo a me?. L'ergastolano allora era diventato cattivo: aveva impastato Alex contro il muro, stringendogli il collo con le mani, e gli aveva sibilato: Adesso fai quello che ti dico io, se no ti trovi cinquanta di noi addosso. Alex gli aveva appioppato una ginocchiata nel basso ventre e quando quello si era piegato in due gli aveva mollato una mazzata sulla nuca con le mani intrecciate. Poi, mentre l'amico si rotolava a terra, ci aveva aggiunto qualche calcio alle tempie. Si era beccato un mese di isolamento per rissa, cosa che gli aveva impedito di uscire in libert vigilata dopo avere scontato un terzo dei tre anni di condanna; in cambio per nessuno pi l'aveva scocciato e quando, in seguito, era stata riesaminata la sua domanda di libert vigilata, gli era stata concessa. Gli era costato sei mesi in pi, quel farabutto, ma almeno era uscito uguale a com'era entrato.
Durante i suoi diciotto mesi di prigione, lui e Tommy erano diventati buoni amici, tanto buoni che correvano un sacco di voci e tutti cercavano di capire se c'era o no qualcosa tra loro. Ma lui e Tommy erano soltanto buoni amici. Non erano neppure compagni di cella, anche se avrebbero potuto combinare, versando un paio di dollari nelle mani giuste. Avevano deciso cos perch non avrebbero fatto che alimentare le dicerie e nessuno dei due voleva ritrovarsi nel braccio dei pederasti. Parlavano e parlavano sempre, in cortile e in refettorio; parlavano soprattutto di ci che avrebbero fatto una volta tornati fuori: un taglio al passato, un bel lavoro regolare nel mondo degli sgobboni, e al diavolo la prigione.
Gi.
Ora sapeva che, appena riavuta la libert, uno ricomincia a fare esattamente quello che faceva prima. Lui era tornato a fare lo scassinatore e adesso Tommy stava cercando di procurarsi una pistola e probabilmente ci sarebbe riuscito, e poi sarebbe andato a rapinare una rivendita di alcoolici o qualcosa di simile. Tommy aveva qualcosa che non andava; non era pi lo stesso, quello che Alex aveva conosciuto in galera. Forse un gallo era riuscito a fargli la festa, chiss. Uno si stufa a furia di stare in galera. Magari si stanca soltanto di sforzarsi continuamente di essere un altro. Il fatto  che  difficile essere se stessi in prigione. E forse dopo che Alex se n'era andato e Tommy era rimasto solo, senza pi nessuno con cui parlare a cuore aperto, nell'impossibilit di essere se stesso, qualcuno era riuscito ad abusare di lui... magari le cose stavano cos. Se non puoi essere te stesso, tanto vale che tu sia di qualcuno. Alex non ci si raccapezzava. Ora Tommy sembrava come morto... no, un momento, dava pi l'idea di essere in lutto per la morte di una persona cara, proprio cos. Accidenti a lui.
Il telefono squill.
Alex era seduto sul letto, vicino all'apparecchio, e al primo squillo fece un salto che per poco non lo mandava a sbattere contro il soffitto. Imprecando tra s, alz il ricevitore: - Pronto?
- Alex?
Riconobbe immediatamente la voce. Avesse campato cento anni, non avrebbe mai dimenticato la voce di Kitty. Era contento di sentirla, ma al tempo stesso non ne voleva pi sapere.
- Che c', Kitty?
- Mi serve aiuto. Posso venire?
- No.
- Alex, ho davvero bisogno di aiuto. Lasciami venire d te, ti prego.
- No, non ti ci voglio.
- Vengo lo stesso - afferm la ragazza e riappese.
Alle nove Kitty suon dal portone. Alex non rispose, pur sapendo che questo non l'avrebbe fermata. Cinque minuti dopo, infatti, stava picchiando alla porta. And ad aprirle. - Ti avevo detto di non venire.
- Invece sono qui. - Gli pass davanti per entrare. Si tolse l'impermeabile fradicio di pioggia e lo appese con gesto familiare nell'armadio a muro dell'anticamera. Indossava una gonna corta e aderente e una camicetta bianca. Si sfil le scarpe, le lasci l e pass in soggiorno, dirigendosi verso il bar, dove si vers due dita di scotch.
- Fa' pure come se fossi a casa tua - disse ironicamente Alex.
Kitty non raccolse. La guard mentre beveva il whisky liscio e se ne versava dell'altro. Pareva tutt'altro che disperata e Alex si chiese che cosa poteva volere da lui, se non si trattava della grana per una dose. Aveva l'aria di essersi tenuta ben da conto e anzi aveva un aspetto molto migliore di quando vivevano insieme. Si era lasciata crescere i capelli al naturale e tutti quei ricciolini mettevano in risalto l'elegante ossatura del viso, il naso sottile e un po' schiacciato, gli zigomi larghi e pronunciati, la bocca generosa. Non era truccata, a parte l'ombretto verde-azzurro sulle palpebre. Aveva la pelle liscia, di un caldo color noce, splendente alla luce della lampada a piede accanto al bar. Si port il bicchiere fino, al divano e sedette, accavallando le gambe.
- Allora, come stai? - domand con un sorriso.- Bene.
- Tipo di poche parole.
- Cosa vuoi, Kitty?
- Quattrini.
- Scordatelo.
- Non per quello che pensi tu. Non per la droga.- Per qualsiasi cosa tu li voglia, io non ne ho.
- Non mi credi, vero?
- Perch dovrei? Sei mesi fa ti bucavi per cento dollari al giorno.
- Ho smesso - disse Kitty recisamente.
- Bene, ma io non ho lo stesso la grana.
- Mi occorre solo un prestito.
- Vai dagli strozzini.
- Sarebbero guai peggiori. Lo sai, Alex.
- Kitty, non me ne frega niente dei guai in cui sei, n di quanto peggiorerebbero. Sono tutti cavoli tuoi.
- Vuoi che mi facciano del male?
- Per me, possono farti quello che vogliono.
- Non  vero.
-  verissimo.
- Con chi ce l'hai? Guarda che sei stato tu a buttarmi fuori, ricordi?
- Solo perch mi avevi mentito.
- Non ti avevo mentito. Tu non mi hai mai chiesto se mi drogavo e io non te l'ho mai detto. A ogni modo, cosa c'entra, adesso? Ti ho appena detto che ho smesso.
- Come no.
- Ho bisogno di duemila dollari, Alex. Ne ho bisogno subito, altrimenti qualcuno mi dar una ripassata. Questa  la situazione, Alex. Se quello che c' stato tra noi ha un significato...
- Kitty, sei fantastica. - Alex tentenn la testa. - Mai vista una faccia tosta come la tua.
- Sono nei pasticci fino al collo. Ho fregato duemila dollari dal portafoglio di un cliente mentre pare che non avrei dovuto farlo. Non  il tipo a cui fare una cosa del genere, e ora li rivuole.
- Daglieli.
- Non posso. Non li ho pi.
- Chi se li  beccati, il tuo protettore?
- Non lavoro col protettore.
- Allora dov' il malloppo?
- L'ho speso.
- Chi  quel tizio?
- Si chiama Jerry De Santis. Tiene una lotteria clandestina ad Harlem.
- Un vero genio, la nostra Kitty.
- Non sapevo chi era: sembrava uno dei soliti gonzi. Mi ero piazzata nel bar dell'Algonquin e lui mi ha abbordata..  successo sabato sera: ho aspettato che dormisse, e poi...
- Sabato sera? Vuoi dire che hai speso duemila cocuzze da sabato in poi?
- Certo - conferm candidamente Kitty. - Ti prego, Alex, eh? Quello non scherza: mi cerca da quando me la sono filata coi suoi quattrini. Oggi aveva con s due gorilla della mole di Sonny Liston, solo che erano bianchi.
- Non ho duemila dollari da darti - dichiar Alex, secco.
- Il mese scorso hai fatto un colpo. Vito mi ha detto che hai rimediato tre bigliettoni.
- Vito dovrebbe imparare a tenere il becco chiuso.
- Non  colpa sua: pensava che stessimo ancora insieme. Ne ha parlato di sfuggita, chiedendomi se ero contenta dei tre chili che avevi messo insieme.
- Gi andati. Ho in tasca centocinquanta dollari e basta.
- Non raccontare storie, Alex. Quel tizio me la far vedere brutta se non gli riporto la grana.
- Te l'ho gi detto: vai dagli strozzini.
- Se mi indebito con loro, mi ritrovo in quattro e quattr'otto in un bordello di Hoboken.
- Magnifico.
- Quando farai un altro colpo? - domand improvvisamente la ragazza.
- Cavoli miei.
- Sar presto, senz'altro. Se hai soltanto centocinquanta dollari, dovrai rimetterti presto al lavoro. Ti conosco, Alex, ho vissuto abbastanza con te. Quando ti rimetti in moto?
Non le rispose.
- C' almeno una possibilit che tu possa darmi una mano prima di sabato?
Ancora silenzio.
- Ho capito - Kitty si alz dal divano. - Hai detto ci che mi occorreva sapere. Torno domani, Alex.
- Non ci sar.
- Verr lo stesso. E se non ti trover, mi rifar viva gioved, e poi ancora venerd.
- Sar fuori citt.
- Alex, un tempo ci amavamo...
- E ora non pi.
- No? Quel tizio ha detto che mi far gettare il vetriolo in faccia, Alex. Non mi vuoi salvare?
- Kitty...
- Torno domani.
- Domani no.
- Quando allora?
Avrebbe voluto dirle: mai. Avrebbe voluto dirle: lasciami in pace, Kitty,  tutto finito, non ti devo un bel niente e men che meno duemila dollari.
- Quando, Alex? - insistette lei.
- Il cervello mi deve essere andato in acqua - osserv.- Quando avrai i quattrini, Alex? Venerd?
- Pu darsi.
- Senti, dimmi s o no. Se non posso contare su di te, sar meglio che mi metta a correre. Dovr arrivare fino in Cina... ammesso che basti.
- Potr darteli venerd.
- Grazie - sussurr Kitty. Si avvicin, gli pass le braccia intorno al collo e gli si strinse addosso.
- Adesso fila.
- Non vuoi?
- No.
- Qualcosa mi dice il contrario.
-  il portafogli.
- Hai paura di me?
- S.
- Perch? Prima non avevi paura di me.
- Adesso s. Vattene, Kitty. Venerd avr i quattrini. Li rivoglio tra una settimana, anche se dovrai fregarli a qualche marinaio ubriaco.
Kitty tir gi le braccia, sorrise, poi and in anticamera, dove infil scarpe e soprabito. - Sicuro che non vuoi?
- Sgombra.
Il mattino dopo si pent di avere detto a Kitty che le avrebbe mollato la grana. Non fece che pensarci, mentre si radeva, e giunse soltanto alla conclusione che se la ragazza non aveva i quattrini da restituire al mafioso, non li avrebbe avuti nemmeno per ridarli a lui. Probabilmente aveva speso in droga i due bigliettoni, poi aveva chiamato a raccolta un branco di gente del suo stampo con la quale si era data alla pazza gioia con droga per tutti. Ora lui stava per darle altri due bigliettoni che lei avrebbe probabilmente speso allo stesso modo; il mafioso non avrebbe rivisto i suoi quattrini e Kitty sarebbe rimasta nelle peste, con la differenza che anche lui sarebbe rimasto sotto di duemila dollari. Era rimbecillito: avrebbe dovuto buttarla fuori a pedate, come aveva fatto sei mesi prima.
La giornata era bella, piena di sole; almeno questo gli andava bene. Alle nove e trenta si trovava all'angolo della 69ma con Madison Avenue. Il postino arriv alle nove e trentacinque e non appena ebbe ripreso il giro, Alex entr in un bar della 70ma. Ordin una spremuta di pompelmo e una tazza di caff, li bevve, poi s'infil nella cabina telefonica e chiam casa Rothman. Erano le 10 e 5. Rispose la cameriera.
- Pronto, potrei parlare con la signora Rothman?-  appena uscita.
- Sapete quando torna?
- Poco dopo mezzogiorno.
- Allora richiamer. Grazie. - Riappese.
Pag il pompelmo e il caff e torn sulla 69ma. Sotto il tendone, il portiere, con le mani sui fianchi, guardava una donna che tentava di parcheggiare una Mercedes sul lato opposto della strada. Erano le dieci e dodici e Alex voleva controllare le cassette delle lettere, senza per farsi scorgere dal portiere o dall'uomo dell'ascensore. Avanz fino all'edificio, poi si chin ad allacciarsi una scarpa proprio davanti all'ingresso. Vide delle signore uscire dall'ascensore e andare direttamente alle cassette delle lettere. Sapevano a che ora arrivava il postino, ci fosse pioggia o bel tempo, e volevano andar gi il pi presto possibile per vedere che cosa aveva portato.
A lui interessava scoprire le abitudini della signora Rothman. Ritirava la posta quando usciva di casa alle dieci, o quando tornava a mezzogiorno? Non era indispensabile appurarlo, ma poteva essergli utile l'indomani mattina, particolarmente se la signora era solita prendere la posta alle dieci. Un controllo non fa mai male. E se il giorno dopo avesse telefonato ai Rothman senza ricevere risposta solo perch la donna era sotto la doccia e non aveva sentito gli squilli? Sarebbe salito per trovarsi davanti una tizia di sessantun anni avvolta in un accappatoio. Se invce nessuno avesse risposto al telefono e poi, controllando le caselle, avesse accertato che la signora Rothman aveva gi ritirato la posta, poteva essere relativamente sicuro che fosse fuori, come era suo solito. Sempre il calcolo delle probabilit. Bisogna, cercare di volgerlo a proprio favore.
Si allontan dal palazzo, fece un tratto di strada, poi guard indietro. Il vecchio ciccione era ancora sul marciapiede. Alex sospir, continu fino a Park Avenue, poi torn indietro, chiedendosi come poteva stanare il portiere da quel dannato ingresso.
Era inquieto.
Il luned mattina, il portiere aveva sgambettato parecchio per fermare i tass, ed era una bella giornata come quella. L'andirivieni del marted non contava per via della pioggia. Alex ricord per che buona parte della caccia ai tass si era svolta tra le 9 e le 9,30. Avrebbe dovuto trattenersi un po' di pi, invece di andarsene subito dopo il passaggio del postino, perch se era normale che tra le dieci e le dodici il portiere non avesse da fare altro che starsene a guardare i passanti, si sarebbe trovato in difficolt, la mattina dopo.
Ripass davanti all'edificio, alle spalle dell'uomo, fermo sul marciapiede. Proprio in quel momento il telefono della portineria squill e il ciccione corse dentro a rispondere. Alex si piazz in Madison Avenue a sorvegliare l'ingresso. Un momento dopo il portiere usc, si diresse verso la rimessa di fronte e scese in fretta la rampa. Alex era in dubbio se muoversi o no, poi decise: ora o mai pi. Non sapeva quanto il portiere sarebbe rimasto assente, ma doveva cogliere quell'occasione per entrare nell'atrio. Diede un'occhiata all'orologio: erano le 10 e 20.
Part a passo svelto, varc la soglia e si ferm davanti all'ascensore per guardare l'indicatore dei piani. La cabina si trovava al dodicesimo: proprio in quel momento s'illumin il dischetto coi numero 11 e poi quello col numero 10. L'ascensore stava scendendo e in pochi secondi sarebbe arrivato al pianterreno. Alex si spost rapidamente verso la rientranza dov'erano le caselle. Sapeva che l'appartamento dei Rothman era il 16A: non c'era posta.
Mentre si dirigeva all'uscita, le portine dell'ascensore si aprirono; Alex continu a camminare come se niente fosse, ma si sentiva addosso gli occhi del lift che lo avrebbe sicuramente fermato.
- Serve qualcosa, signore? - disse infatti l'addetto all'ascensore, dietro di lui.
Alex si volt mostrandosi sorpreso. L'uomo era un rosso con qualche taglietto della rasatura sul mento e sulle guance. Era basso, tozzo, con un'espressione antipatica e diffidente. Andando verso Alex, le dita della destra gli si contraevano meccanicamente lungo il fianco, quasi desiderasse estrarre da un inesistente fodero una inesistente sei colpi.
- Dov' il portiere? - domand a Alex.
- Non ne ho idea.
L'altro allung lo sguardo alla strada, come se sospettasse che Alex avesse fatto qualcosa al portiere, poi chiese ancora: - Cercavate qualcuno, signore? - Quel signore era la sua assicurazione. Se Alex avesse avuto il diritto di trovarsi l dentro, lui avrebbe potuto profondersi in scuse, spiegando che al giorno d'oggi non si  mai abbastanza prudenti.
- Veramente s. Ho guardato le caselle, ma forse potete aiutarmi voi. - Prese di tasca un pezzo di carta sul quale aveva scarabocchiato un nome e un indirizzo prima di uscire di casa, scegliendolo a caso sulla guida telefonica. L'indirizzo corrispondeva, soltanto che era nella 68ma Est, a un isolato pi in gi. Mostr il foglietto all'uomo.
- Qui non c' nessun Ralph Peabody - disse l'altro, poi vide l'indirizzo. - Ad ogni modo dovete andare nella 68ma; siete fuori strada.
- Ma non  questa la 68ma?
- No,  la 69ma.
- Grazie. - Mise in tasca il pezzo di carta e usc scuotendo la testa. Sull'altro lato della strada, il portiere stava salendo dal garage al volante di una Cadillac del 73. Alex controll l'ora: erano le 10 e 24. Mentre si avviava verso Madison Avenue, il portiere posteggi l'auto davanti al palazzo. Meno di due minuti dopo un uomo anziano, in soprabito scuro e lobbia grigia, usc dall'edificio, seguito dal ciccione il quale and ad aprirgli la portiera. Erano le 10 e 26; tra quell'ora e le 11 e 50, l'amico non si schiod dall'ingresso una sola volta. A mezzogiorno in punto, Alex richiam l'appartamento dei Rothman dalla cabina telefonica del bar. Rispose ancora la cameriera.
- Qui casa Rothman.
- La signora Rothman, per favore.
- Non  in casa. Chi la desidera?
- Ho chiamato poco fa e mi avete detto che sarebbe rientrata alle dodici.
- Ho detto poco dopo le dodici - precis la cameriera.
- Va bene; richiamer tra qualche minuto. - Riappese. Alle 12 e 3 fece di nuovo il numero e di nuovo rispose la ragazza.
- Casa Rothman.
-  tornata la signora?
- Siete ancora voi? - chiese la cameriera, con un risolino.
- Ho bisogno urgente di parlarle. Mi spiace continuare a disturbare.
- Dovrebbe esser qui tra poco. Se volete lasciarmi il numero, vi faccio richiamare.
- No, riprover io. Grazie.
Alle 12 e 7, altra telefonata e questa volta la domestica riconobbe la voce. - Un momento, vado a chiamarla.
Alex attese.
- Pronto? - disse una voce femminile.
- La signora Rothman?
- S.
- Sono Arthur Platt, del Centro di Assistenza ai Lavoratori Invalidi. Sollecitiamo ordinazioni telefoniche per lampadine fabbricate dai nostri...
- Mi spiace, ma abbiamo tutte le lampadine che ci occorrono.
- Pu ordinarne anche una piccola quantit...
- No, grazie. - La donna interruppe la comunicazione.
Adesso sapeva tutto ci che gli serviva sui Rothman, ma lo preoccupava ancora quel dannato atrio. Non sembrava pi un giochetto, anzi, cominciava ad apparirgli un rischio molto pi grosso di quanto fosse disposto a correre. Per la verit, Alex consider l'ipotesi di mandare tutto a monte.
Doveva riflettere a fondo.
Inquieto, si avvi per la strada.
Prese un panino e una bibita ad un chiosco di Broadway, poi continu a piedi fino al parco di Riverside Drive. Seduto su una panchina, al sole, tent un calcolo delle possibilit di successo.
Era ragionevolmente sicuro che il signor Rothman usciva di casa alle nove, ogni mattina, e che la moglie faceva lo stesso alle dieci. Secondo le informazioni, il giorno di libert della domestica era il gioved e Alex non aveva motivi di dubitarne: la giornata libera della servit  il gioved dappertutto. Bastava una telefonata, l'indomani mattina, per controllare che i coniugi Rothman fossero usciti entrambi. La controprova gliel'avrebbe data un'occhiata alle caselle, una volta entrato. Se non c'era posta, sarebbe salito a ripulire l'appartamento, certo di non trovarci nessuno.
Il difficile era entrare in quel dannato atrio. La porta di sicurezza non presentava problemi e anche sopra non si aspettava particolari difficolt, ma il guaio stava nell'entrare ed arrivare alla porta. Se il grassone se ne stava piantato all'ingresso dalle 10 a mezzogiorno...
Un momento, per, pens Alex.
Alle dieci e venti il portiere, dopo aver ricevuto una telefonata, era corso al garage di fronte, uscendone cinque minuti dopo al volante di una Cadillac, poi era sceso quel tale con la lobbia che se n'era andato con l'automobile. Se la faccenda era una cosa di tutti i giorni, se l'inquilino chiamava il portiere tutte le mattine alle dieci e venti per farsi portare la macchina, voleva dire che l'indomani mattina il portiere si sarebbe assentato almeno cinque minuti, pi che sufficienti perch Alex entrasse e forzasse la famosa porticina. Sempre che fosse un fatto abituale. Anche in questo caso, tuttavia, Alex non poteva entrare nel palazzo fino alle 10 e 20, il che riduceva il suo tempo utile da due ore a un'ora e quaranta minuti, vale a dire di un bel po'.
Non sapeva cosa fare.
Se la cassaforte si rivelava una trappoletta da poco, poteva sbrigarsi in cinque minuti, compresa l'andata e il ritorno. Ma se era una specie di fortezza? Porco Giuda, se soltanto non avesse avuto un bisogno cos urgente di quattrini avrebbe... avrebbe che cosa? Cos'altro poteva fare? La cameriera non sapeva che genere di cassaforte fosse. L'informatore di Henry era riuscito a sapere solo che era un marchingegno a muro. Visto che superare l'atrio era la difficolt maggiore, non c'era la possibilit di fare un'azione di prova. Dai un'occhiata alla cassaforte e se la trovi inespugnabile, pianti tutto. Valeva la pena? Alex continuava a raffrontare gli eventuali sette anni di galera con i nove bigliettoni da mille che si sarebbe beccato, e non riusciva a decidere se il gioco valeva la candela.
Un'ora e quaranta minuti per entrare nell'atrio, forzare la serratura della porta di sicurezza, salire sedici piani, fino all'appartamento dei Rothman, aprire anche quella porta - e chiss che serratura ci avrebbe trovato - sgusciare dentro, vuotare la cassaforte e squagliarsela prima che la padrona di casa tornasse, a mezzogiorno. B, no, non sarebbe tornata che qualche minuto dopo le dodici, cosa che gli consentiva un po' di tempo in pi. Ma non poteva neppure pensare di aspettare che la signora Rothman arrivasse davanti alla porta del suo appartamento. Per godere di un buon margine di sicurezza doveva essere fuori di l alle dodici meno dieci, meno cinque al massimo, nel caso che la vecchia avesse deciso di abbreviare la passeggiatala. A conti fatti, doveva mettere piede nell'atrio alle dieci e venti e sgombrare alle dodici meno dieci. Novanta minuti per fare il colpo... di bene in meglio. Oh, al diavolo, avrebbe telefonato a Henry Green per disdire tutto. Ci andasse lui a fare il colpo in novanta minuti. Per gli servivano i quattrini. Se non ne avesse avuto tanto bisogno...
- Salve - lo salut una voce femminile.
Alex alz gli occhi, strizzandoli, perch la donna aveva il sole alle spalle. Era Jessica Knowles, la bionda che abitava nella sua stessa casa.
- Salve.
- State prendendo il sole?
- S,  troppo bello per non approfittarne.
Indossava pantaloni bianchi e una maglietta verde, senza reggiseno; e se una va in giro combinata a quella maniera,  lampante che cerca qualcosa. Il bambino era nello stesso passeggino di tela in cui l'aveva visto a settembre, e biascicava un pezzo di cioccolato. Chiss se era un maschietto o una femminuccia. Jessica si sedette accanto a Alex.
- Com' andata ieri? - le domand.
- Boh! - rispose, stringendosi nelle spalle. - Divorziare  come farsi strappare un dente... senza anestesia.
- Vedo.
- A voi com' andata?
- Bene.
- Volevo chiedervi... Fate l'attore?
- Cosa vi fa pensare che sono un attore?
- B, siete andato al Lincoln Center...
- Ah.
- Naturalmente potevate esserci andato a comprare dei biglietti, ma vi vedo in giro durante il giorno, cos ho pensato... b, se lavoraste in un ufficio non... Siete attore?
- No. - Sapeva gi quale sarebbe stata la domanda successiva. Con la gente per bene arriva sempre il momento in cui bisogna raccontar balle a proposito della propria attivit. Una volta, a Miami, si era tolto lo sfizio di dire a una ragazza che faceva lo scassinatore e quella si era messa a ridere: Ma certo!.
- Che cosa fate? - torn alla carica Jessica.
- Ci avete quasi azzeccato - rispose Alex. - Non sono attore, ma lavoro in teatro. - Questa non l'aveva mai raccontata, ma in un certo senso gliel'aveva suggerita lei. E poi non era del tutto una balla: a Sing-Sing aveva dato una mano a sistemare le luci per uno spettacolo.
- Eh, lo sapevo che eravate nel teatro - sottoline lei, compiaciuta del proprio acume, fornendogli inconsciamente anche la terminologia appropriata.
- Gi, sono nel teatro - rispose Alex, impadronendosi immediatamente di quell'espressione. - Sono elettricista.
- Al Lincoln Center?
- No, stavo andando a vedere per un lavoro.
- A quali spettacoli avete collaborato?
- A tantissimi.
- Chiss se ne ho visto qualcuno?
- Non so, dipende...
- Quando eravamo insieme, io e mio marito, andavamo a teatro almeno una volta la settimana.
- Allora ne avrete visti senz'altro di quelli che ho allestito anch'io - dichiar Alex, augurandosi fervidamente che l'argomento venisse lasciato cadere.
- Dev'essere un lavoro interessante.
- Pi o meno come gli altri.
- Avrete a che fare con un mucchio di artisti, immagino.- Oh, s.
- Dicendo che siete un elettricista...
- Sistemo le luci, tutto qui. E naturalmente, quando lo spettacolo va in scena, devo essere presente per controllare che sia tutto in ordine, capite.
- Fate il tecnico delle luci?
- No, per quello c' un altro, di solito - le rispose, mentre pensava: quand' che la pianti? - E voi che cosa fate? - domand poi.
- Per adesso, niente. Ripensandoci, per, non  vero: badare a Peter e alla casa  un lavoro a tempo pieno.
- Quanti anni ha? - chiese Alex, guardando il bambino che aveva le mani e la faccia impiastricciate di cioccolato.
- Due.
- Vi assomiglia molto.
- Veramente assomiglia di pi a suo padre: ha la stessa bocca.
- Per ha i vostri occhi.
- B, anche suo padre li ha azzurri.
- Cos vi occupate di vostro figlio e della casa - cambi discorso Alex.
- S, e intanto mi do da fare per raggiungere un accordo decente con quel fetente che ho sposato. Di professione sono redattrice, cio, lo ero, prima del matrimonio. Probabilmente ricomincer quando avr chiuso con tutte queste faccende legali.
- In che settore fate la redattrice? Nella pubblicit?
- No, nell'editoria. Spulcio i manoscritti in cerca di errori, contraddizioni, impropriet o... b, sto semplificando parecchio. Contribuisco anche a impaginare il libro, non tipograficamente per, perch a questo ci pensa il grafico, ma indico per esempio come una poesia inserita nel testo va allineata, dove ci vuole il corsivo invece che il tondo, o dove bisogna usare un carattere di corpo diverso, che viene poi scelto dal grafico.
Alex, che non sapeva di che diavolo stesse parlando, si limit a un Mmh di commento.
- Non immaginate quante volte uno scrittore dice a pagina quattro che un tale ha gli occhi azzurri, e tre pagine dopo glieli fa diventare verdi. Io devo segnalarglielo, farglielo presente.
- Dev'essere un lavoro interessante - comment Alex, sapendo perfettamente di dire una banalit.
- Oh s. Ho lavorato con notissimi scrittori. Con i loro manoscritti, dovrei dire. Li ho conosciuti raramente di persona.
- Mmh - bofonchi di nuovo Alex.
- Cos siamo tutt'e due ai margini... di attivit creative.
- Gi.
- Tra le quinte, in un certo senso - concluse Jessica con un sorriso.
- S, tra le quinte - conferm Alex, sorridendo a sua volta.
- No, Peter, quella non si mangia! - esclam la donna, alzandosi di scatto e strappando dal pugno del bambino la stagnola del cioccolato. -  nell'et in cui cercano di ficcarsi tutto in bocca spieg. Mentre tornava verso la panchina, Alex fiss il suo seno. Jessica sembr non notare lo sguardo e riprese posto accanto a lui.- Ora sono io tutta sporca di cioccolato - constat, e cerc un fazzoletto di carta nella borsetta.
- Deve darvi parecchio da fare.
- Eccome. Prima avevo una donna tutto il giorno, ma ho dovuto mandarla via quando io e Michael ci siamo separati.  diventato una piaga con questo divorzio... B, non voglio annoiarvi.
- Non mi annoiate affatto.
- Si comporta in modo meschino. Dovrebbe mandarmi cinquecento dollari al mese fino all'accordo definitivo, ma mai una volta che me li abbia fatti avere alla data stabilita. Devo sempre telefonargli e chiedergli in pratica la carit. Io cerco di comportarmi con correttezza: ho detto ai miei avvocati che non voglio gli alimenti, ma soltanto qualcosa per il mantenimento del bambino. Non posso lavorare e badare a lui contemporaneamente, cos ho pensato di usare quel denaro per pagare una persona che mi stia in casa. Mi pare Una cosa ragionevole, no?
- Certo.
- Invece mio marito mi ha dichiarato guerra. Credo che non riesca a ficcarsi nella zucca che non lo amo pi e basta.  un rospo difficile da mandar gi, specialmente per Michael.
- Che tipo ?
- Per dirla senza peli sulla lingua:  uno stronzo.
Il linguaggio di Jessica lo lasci stupito. Non si aspettava che una signora per bene si esprimesse come una sgualdrina. Il suo sguardo corse di nuovo al seno di lei, questa volta meno furtivamente. Forse non era tanto per bene come pensava che fosse. Occhio, si ammon, una signora  sempre una signora.
- Fatto - disse Jessica, appallottolando il fazzolettino prima di rimetterlo nella borsa. - Ogni volta che Peter mangia qualcosa, sono io che devo fare il bagno, dopo. Incredibile. - Sorrise ancora.- Siete sposato?
- No.
- Mai stato?
- Mai.
- Quanti anni avete?
- Venticinque.
- Io ventinove - disse Jessica.
- Immaginavo che foste suppergi di quest'et.
- Qualche volta mi sembra di averne centodue, di anni.
- Ma per carit.
- No, davvero. Tutta questa storia mi ha messo al tappeto. Ci credete se vi dico che saranno tre mesi che non vado al cinema?
- Non potete procurarvi una baby-sitter?
- Certo che posso.
- Allora perch non ci andate?
- Non mi piace, da sola. - Ecco, a questo punto lui avrebbe dovuto dire: B, che ne direste se ci andassimo insieme?
- Eh gi - scanton invece. -  antipatico per una donna andare da qualche parte da sola.
- Mangiare da sole poi  bruttissimo - conferm Jessica.
Gli faceva davvero un po' di pena per la sua situazione, ma allo stesso tempo Alex cercava di indovinare cosa avrebbe potuto cavarne per s. Il calcolo delle probabilit, tornava sempre in ballo il calcolo delle probabilit. In questo caso erano allettanti e tuttavia Alex esitava a fare la mossa in cui lei sembrava sperare. A favore, c'era il fatto che era una donna attraente, evidentemente sola e comodamente a portata di mano. Non dubitava che potesse venirne fuori qualcosa, se lui avesse voluto, ma non era troppo sicuro che fosse la stessa cosa che cercava anche lei. Il guaio delle cosiddette donne per bene era che parevano sempre cercare cose che Alex non voleva o non chiedeva. Un'altra scocciatura era che se si fossero conosciuti pi a fondo, nell'unico modo che a lui andasse, cio a letto, quella avrebbe cominciato a subissarlo di domande e la storiella dell'elettricista che le aveva propinato non avrebbe retto pi di due minuti. Eppure c'erano giorni in cui sentiva la mancanza di una donna per casa... non che questa gli sarebbe stata intorno come Kitty quando viveva con lui. C'era appunto il vantaggio che Jessica abitava abbastanza vicino da fare un salto da lei quando ne avesse avuto voglia, ma non tanto da trovarsela costantemente tra i piedi.
Jessica prese una sigaretta dalla borsetta e l'accese. Gli stava dando tempo, senza premere, e questo gliela rendeva pi simpatica e degna di rispetto. Se voleva cogliere l'occasione che lei gli aveva offerto, bastava che l'invitasse fuori per quella sera. Il guaio era che il giorno dopo era gioved, giorno fissato per il colpo in casa Rothman. Alex voleva farsi una bella dormita ed essere ben sveglio quando sarebbe entrato in quel palazzo. Era idiota gettare dei quattrini per Jessica e guadagnarci solo una stretta di mano davanti alla sua porta. No, no, niente cretinate. Roba da liceali. Per era una donna molto attraente, era a stecchetto da un pezzo, non era stata neppure a un cinema da tre mesi... la faccenda si prospettava tutt'altro che malvagia.
- Che programmi avete per sabato sera? - domand.
Jessica non esit, non disse: Sabato? Vediamo un momento... e lui la rispett di pi per questo. - Nessuno - rispose con un sorriso. - Come il solito.
- Potremmo combinare qualcosa insieme - propose Alex. Contava di avere i quattrini da Henry il pomeriggio del gioved, venerd mattina al pi tardi. Quella di sabato sarebbe stata la sera giusta per fare baldoria.
- Con piacere.
- D'accordo.
- Mmh. - La donna annu.
- Benissimo. Credete di poter trovare una baby-sitter?- S, cerco.
- Perfetto. Magari potremmo... Vi piace la cucina cinese?- S, certo.
- Perfetto. Allora diciamo alle sette, sette e mezza? Mangeremo, poi potremmo andare al cinema, oppure tornare a casa a sentire qualche disco: ne ho una discreta collezione. Vi piace il jazz?
- S.
- Vedremo al momento cosa fare.
- Bene.
Jessica stava arrossendo. Quell'accidenti di figliola stava arrossendo.
La sveglia suon alle otto, ma Alex era gi in piedi dall'alba e aveva visto sorgere il sole dietro i tetti. Sarebbe stata una bella giornata: la signora Rothman sarebbe andata a fare la solita passeggiata e al ritorno non avrebbe pi trovato il suo prezioso anello e forse neppure qualche altro gioiello. Nell'attesa Alex cominciava ad avvertire i primi tenui sintomi di eccitazione. Per mezzogiorno sarebbe stato pi ricco di almeno novemila dollari. I Rothman avrebbero patito una perdita molto maggiore, naturalmente, ma la cosa lo lasciava freddo. Considerava il furto come un crimine senza vittime, e l'anello o qualsiasi altro gioiello fosse nella cassaforte come oggetti da rubare, ma non oggetti da rubare a qualcuno. Nel suo ragionamento le vittime erano i gioielli, non i Rothman, che non conosceva e dei quali non gliene fregava niente. Comunque i preziosi erano assicurati, almeno cos doveva essere, e soltanto la compagnia assicuratrice avrebbe subito una perdita. Ma le compagnie di assicurazione hanno le spalle grandi e sono.ladre in grande stile; pi di quanto Alex potesse mai sperare di diventare.
Mentre faceva la doccia e si radeva, escluse il colpo dai propri pensieri: era un espediente appreso alle scuole superiori, quando si avvicinava un compito in classe. Studiava tutto il pomeriggio, poi la sera andava al cinema, senza pi pensare alla prova che lo aspettava. Al colpo sostitu Jessica, chiedendosi se aveva fatto bene a invitarla fuori per sabato sera. Kitty si sarebbe presentata l'indomani a chiedere i duemila dollari che le aveva promesso, poi sarebbe corsa a darli a quel tale per tornare quindi da lui, traboccante di gratitudine. La sua gratitudine sapeva essere cos dilagante che forse avrebbe deciso di trascorrere tutto il week-end con lui, per esprimergliela a fondo. E allora perch aveva invitato Jessica, quando Kitty era un dato certo, di fronte al punto interrogativo dell'altra? Non aveva fatto i conti giusti e aveva scommesso contro il pronostico. Un incontro con Kitty era qualcosa da ricordare, specialmente se era riconoscente per qualcosa. Una volta, quando stavano ancora insieme, Alex aveva ripulito un appartamento portando a casa un bottino comprendente anche degli orecchini di rubini che aveva deciso di non passare al ricettatore, per regalarli a Kitty. In seguito, naturalmente, lei li aveva venduti per acquistare la droga, ma quella sera le sue manifestazioni di gratitudine avevano raggiunto vertici superlativi... una sgualdrina riconoscente  una cosa eccezionale.
Eppure, spassarsela con Kitty era come portare a termine un lavoro gi programmato. Non c'erano sorprese. Era una professionista: aveva un ricco repertorio, ma era tutto scontato. Forse, quando aveva scoperto che quella ragazza gli piaceva, aveva anche immaginato... b, di amarla, e allora era stato un altro paio di maniche. Le sorprese, per, non erano scaturite dai rapporti sessuali, ma da qualcosa di pi profondo. Un giorno aveva pianto, s, porca miseria, aveva pianto. E questo era successo dopo che avevano fatto l'amore: erano stesi vicini e lui si era messo a piangere, Kitty gli aveva preso la testa sul seno e l'aveva cullato, carezzandogli i capelli e mormorando parole affettuose mentre lui faceva di s sul seno bagnato delle sue lacrime e si chiedeva perch diamine piangesse, senza capirne il perch. S, credeva di averla amata, una volta. Forse per questo le aveva promesso due bigliettoni. Perch una volta l'aveva amata tanto da piangere.
Indoss un abito di gabardine leggero: la radio aveva detto che in giornata la temperatura avrebbe superato i venti gradi e non voleva sudare mentre lavorava. Non sapeva ancora come si sarebbe comportato se si fosse trovato davanti una cassaforte veramente difficile. Magari un tentativo, tanto per la faccia, prima di mandare tutto al diavolo. Per ora non voleva pensarci. Mise la cravatta a righe gialle e blu che la mamma gli aveva regalato l'ultimo Natale, quando era andato a trovarla a Miami. Poi prese la valigetta di cuoio dal ripiano pi alto dell'armadio e l'apr. La valigetta era larga circa trenta centimetri, lunga mezzo metro e profonda dieci centimetri: abbastanza grande da contenere gli arnesi che gli occorrevano ma non tanto da attirare l'attenzione. Ad ogni modo, la roba pi ingombrante che portava con s era il pi di porco e il trapano elettrico: il primo si smontava in tre pezzi e il secondo ci stava giusto giusto, col coperchio chiuso. Li sistem dentro per primi perch li avrebbe usati per ultimi, al momento di attaccare la cassaforte. Aggiunse un cavo di prolunga, una torcia elettrica, una serie di punteruoli e di spine coniche, un mazzuolo e uno scalpello. Avrebbe perforato o sfogliato, uno strato dopo l'altro, la cassaforte e quelli erano tutti gli attrezzi che gli servivano per entrambe le operazioni. Se poi l'obiettivo si fosse rivelato inattaccabile in tutt'e due i modi, si sarebbe accontentato di quello che c'era in giro e poi se la sarebbe battuta.
I grimaldelli e i tenditori erano in una borsa di tela per attrezzi che aveva acquistato in un negozio di accessori per auto. La svolse, tir fuori i ferri che sapeva gli sarebbero occorsi per la porta dell'atrio e li pos sul cassettone. Poi stese uno strofinaccio sugli attrezzi pi voluminosi, dentro la valigetta, e ci appoggi la borsa. Conosceva qualche scassinatore che preferiva il grimaldello a pistola a quello normale perch bastava tirare il grilletto e il grimaldello andava su e gi velocissimo, sollevando contemporaneamente tutti i pioli della serratura. Alex preferiva invece trovarli e spingerli in su uno per volta, man mano che procedeva l'operazione. Nella serratura a cilindro s'infila nel foro la chiave e le sue tacche spostano i pioli, spingendoli contro le molle che li trattengono. Una volta alzati tutti i pioli, la chiave fa girare il cilindro e il catenaccio scatta. Con gli arnesi che possedeva da tempo, Alex era in grado di riprodurre l'azione della chiave. Sapeva di poter forzare la porta sull'atrio, ma quanto a quella di casa Rothman, non aveva idea di cosa lo aspettava, quindi mise nella valigetta una mascherina e una punta per trapanare i pioli, nonch un paio di pinze a ganascia, nel caso avesse dovuto estrarre il cilindro per mettere a nudo la serratura. Abbass il coperchio, chiuse i fermagli, quindi prese da un cassetto una strisciolina di alluminio che aveva ritagliato da una veneziana. Era larga tre centimetri e lunga trenta e gli sarebbe servita per forzare la porta dell'appartamento dei Rothman, se fosse stato tanto fortunato da trovare una serratura da poco. Fu tentato di prendere le carte della scala reale, come portafortuna, ma decise di lasciarle l.
Fece scivolare nella tasca interna della giacca la striscia di alluminio e nella tasca di destra mise un paio di guanti di sottile pelle nera, oltre ai grimaldelli e ai tenditori. Prese dal piano del cassettone una matita gialla, intorno alla cui estremit aveva fatto passare un elastico che formava un largo cappio, e un cartoncino sul quale, la sera prima, aveva scritto a stampatello FUORI SERVIZIO. Intasc il tutto, insieme con un rotolino di scotch e un foglietto sul quale aveva scarabocchiato un altro nome preso a caso dalla guida telefonica, questa volta con un indirizzo della 69ma, ma di un altro palazzo. Non poteva sperare di rifare il giochetto con l'uomo dell'ascensore, ma avrebbe potuto funzionare con il portiere. Alex un al suo armamentario anche una scatoletta di stuzzicadenti di legno.
Sollev la valigetta e si guard nello specchio sopra il mobile, cercando di immaginare se aveva dimenticato qualcosa. Concluse che aveva preso tutto e usc di casa.
Alle dieci e cinque fece il numero dei Rothman e cont gli squilli: uno, due, tre...
Guai a te se sei in casa, pens.
Quattro, cinque, sei...
Guai a te se rispondi.
Sette, otto, nove, dieci.
Si rilass, ed attese altri dieci squilli, per sicurezza, poi, invece di riappendere, lasci penzolare il ricevitore. Guard verso il banco, con la coda dell'occhio, poi tir fuori lo scotch e il cartoncino con la scritta FUORI SERVIZIO e lo attacc all'apparecchio, sopra la fessura delle monete. La cornetta pendeva ancora dal filo quando Alex usc dalla cabina, lasci il negozio e si avvi a passo spedito per Madison Avenue. All'incrocio con la 69ma, controll l'ora: erano le dieci e dieci, e il portiere se ne stava sul marciapiede. Entro dieci minuti, se i suoi calcoli erano esatti, l'uomo con la lobbia avrebbe telefonato al ciccione di andargli a prendere la Cadillac. Alex attese.
Non sent suonare il telefono dell'atrio ma cap che la chiamata era arrivata perch vide il portiere precipitarsi nel palazzo e poi riuscirne un attimo dopo, diretto verso il garage sul lato opposto della strada. Alex si mosse immediatamente; esit una frazione di secondo davanti al portone a vetri, guardando verso l'ascensore. Le porte erano chiuse e l'uomo non si vedeva. Entr e punt direttamente verso le caselle, alzando gli occhi all'indicatore del piano: la cabina era al diciottesimo... al diciannovesimo... stava ancora salendo quando Alex arriv alla nicchia.
Nella casella dei Rothman non c'era posta. Bene. La signora era gi scesa, l'appartamento era vuoto. Il cuore gli batteva in petto. Attravers l'atrio senza neppure guardare il segnale luminoso sopra l'ascensore. Non aveva tempo da perdere in mosse inutili; doveva forzare quella maledetta porta di sicurezza prima che la cabina scendesse, il portiere tornasse o un inquilino entrasse nel palazzo.
Le mani gli tremavano mentre prendeva dalla tasca i ferri e sceglieva un grimaldello abbastanza sottile da entrare nel foro della chiave. Nei film si vede uno che introduce un oggetto appuntito in una serratura, ci rimesta un paio di volte, e la porta si apre. Idiozie. Col grimaldello si possono sollevare i pioli a molla, ma quelli riscatterebbero in gi, e la porta resterebbe chiusa, se non li si tiene sollevati. Ce n'erano cinque, in quella dannata serratura e Alex doveva sollevarli tutti, uno per volta, e trattenerli con il tenditore mentre passava al successivo, badando sempre a tenere l'attrezzo in posizione tale da non intralciare il grimaldello. Becc il primo piolo e lo blocc, cerc il secondo... Su, bello, muoviti, pezzo di... Sent il fruscio dell'ascensore che scendeva; aveva il labbro superiore madido di sudore... attacc il terzo piolo, sent che cedeva, ecco, era sollevato anche quello; ce l'aveva quasi fatta, il quinto... us il tenditore per fare ruotare il cilindro e il catenaccio scatt. Gir la maniglia e apr la porta, quindi, tenendola aperta, cancell con il fazzoletto tutte le impronte, poi pass dall'altra parte, richiuse e si appoggi al battente, respirando affannosamente.
Uno sguardo all'orologio: erano le dieci e ventitr. Aveva forzato la serratura in meno di due minuti: gli erano parsi un secolo. Cominci a salire a due a due i gradini metallici finch arriv al sedicesimo piano. Si ferm davanti alla porta delle scale per riprendere fiato e tendere l'orecchio ad eventuali rumori. Tir fuori di tasca i guanti di pelle e li infil. Apr e si trov sul pianerottolo di servizio, con la porta 16B a sinistra e la 16A a destra. Una terza porta di fronte a lui, senza indicazioni, doveva essere quella che dava sul corridoio dove c'erano l'ascensore e gli ingressi padronali dei due appartamenti. Alex non stette neppure a chiedersi se doveva forzare la porta di servizio o l'altra, perch la prima ha sempre, chiss perch, una serratura meno robusta. Inoltre l'ingresso principale poteva essere visto dall'uomo dell'ascensore, se portava qualcuno a quel piano, mentre l'unico rischio che correva attaccando la porta di servizio era che l'inquilino del 16B decidesse di metter fuori l'immondizia; ce n'erano tre secchi sul pianerottolo, uno davanti al 16B e due al 16A, e in pi c'era una puzza da uccidere un caprone.
Alex appoggi l'orecchio alla porta di casa Rothman e sent suonare il telefono, all'interno. Aveva fatto il numero alle dieci e cinque; erano le dieci e mezza e gli squilli continuavano. Un'autentica assicurazione contro gli infortuni, per lui. Pos la valigetta, esamin la serratura, e quasi non credette ai suoi occhi: era una trappola da quattro soldi. Quella gente aveva brillanti per trentamila dollari, l dentro, e li proteggeva con una serratura di latta. Quella s che avrebbe potuto aprirla con una carta da gioco. Insinu la striscia di alluminio sopra il catenaccio e la guid tutt'intorno, fino al montante della porta. Avvert una resistenza quando l'alluminio incontr l'acciaio e allora cominci a spingere e torcere la striscia. La celluloide  pi flessibile e maneggevole dell'alluminio, ci si pu aprire una serratura in dieci secondi; ma ecco, s, ci siamo. Spinse ancora un po', verso il basso, e il catenaccio scatt.
Alex gir la maniglia e spinse il battente, che si apr di dieci o dodici centimetri, poi si ferm. La catena di sicurezza. Niente paura. Prese di tasca la matita con il cappio di elastico, la infil nel varco della porta e ci mise meno d'un minuto per imbroccare il fermo della catena. Richiudendo un poco la porta, mantenne in tensione l'elastico; il fermo arretr verso il foro d'ingresso e salt fuori.
Era fatto.
Prese la valigetta, entr e si richiuse la porta alle spalle, senza bloccarla. Se rientrava qualcuno mentre si trovava l, non aveva nessuna voglia di perder tempo con chiusure varie per squagliarsela. Il telefono suonava ancora; se l'avesse lasciato continuare mentre lavorava alla cassaforte, sarebbe rincretinito. Sollev il ricevitore dell'apparecchio a muro vicino al frigorifero e lo lasci penzolare. Usc dalla cucina, attravers la sala da pranzo e il soggiorno, e si diresse verso l'ingresso principale. Quella serratura era gi migliore, ma non molto, dell'altra che c'era alla porta di servizio. Socchiuse la porta e infil nel foro della chiave uno stuzzicadenti prelevato dalla scatolina, io spezz al livello del cilindro, quindi richiuse. Se uno dei Rothman rincasava inaspettatamente, avrebbe sicuramente cercato di entrare da quella porta, uscendo dall'ascensore, e nel tentativo di infilare la chiave nel foro ostruito avrebbe fatto un baccano d'inferno. Tranquillizzato dalla sicurezza di avere un proprio sistema d'allarme, oltre alla via pronta per la fuga, Alex pass in camera da letto. L'orologio sul cassettone segnava le undici meno venti. Aveva a disposizione un'ora e dieci minuti.
La cameriera aveva detto che la cassaforte si trovava nella parete di fondo dell'armadio a due ante che stava di fronte alla finestra. Alex apr un'anta e fece scorrere sulla sbarra una decina di grucce cariche di vestiti. Eccola: lo sportello era quadrato e lucido e gli avrebbe dato parecchio da fare.
Prima di mettersi all'opera controll meccanicamente che non fosse inserita una combinazione diurna. Un sacco di gente, specie se doveva aprire la cassaforte cinque o sei volte al giorno, dava soltanto un mezzo giro al disco della combinazione quando richiudeva. Ci rendeva impossibile a chiunque di girare la manovella ed aprire, mentre rendeva pi facile l'accesso al proprietario: bastava che riportasse lentamente il disco all'ultimo numero della combinazione facendo pressione sulla manovella, risparmiandosi cos la fatica di riformare la combinazione ogni volta che voleva aprire la cassaforte. Il guaio  che se si lascia inserita la combinazione diurna, la cassaforte non  veramente chiusa e chiunque! pu compiere la stessa manovra.
Alex fece qualche tentativo, ma non successe nulla: non c'era la combinazione diurna. Molti trovano difficolt a ricordare la combinazione e quando acquistano una cassaforte chiedono che i tre numeri della combinazione siano multipli di cinque, o di quattro, come ad esempio otto-dodici-sedici, evitando di preferenza i multipli del nove, che a quanto pare non si rammentano facilmente. Se avesse conosciuto la data di nascita della signora Rothman avrebbe potuto provare quella. Tent con le sei cifre del loro numero telefonico ma fece un altro buco nell'acqua. Niente, bisognava proprio mettersi al lavoro.
Apr la valigetta, tir fuori da sotto lo strofinaccio il mazzuolo e un punzone, e con un colpo secco fece saltare il disco della combinazione, scoprendo l'alberino sottostante. Sembrava di piombo: l'avrebbe appurato subito. Vi appoggi sopra il punzone e ricominci a martellare. Sapeva di far baccano, ma contava su due fattori che avevano sempre giocato a suo favore. Anzitutto, gli inquilini di un palazzo sono abituati a sentire ogni sorta di rumori per lavori di riparazione, durante il giorno, e inoltre, se anche qualcuno si fosse incuriosito per quei colpi, avrebbe trovato idiota indagarne l'origine. A New York la gente ha la tendenza ad occuparsi degli affari suoi. Un drogato aveva raccontato un giorno ad Alex di essere restato un quarto d'ora su una scala di sicurezza, a tentare di forzare una finestra sotto gli occhi di un tizio che se ne stava seduto sulla scala di sicurezza della casa di fronte e che era rimasto a guardarlo affascinato, senza muovere un dito. Forse aveva creduto di assistere a un bel film poliziesco.
Quel dannato alberino non mollava; evidentemente era di piombo perch si deformava ad ogni martellata. Doveva proprio sbucciare la cassaforte, e per farlo poteva impiegare cinque minuti come cinque ore, a seconda della robustezza dell'involucro. Consult l'orologio. Erano le undici meno dieci; entro un'ora doveva essere fuori di l. La prima parte del lavoro sarebbe stata indubbiamente la pi dura.
I Rothman possedevano una cassaforte di tipo normale e Alex sapeva cosa aspettarsi: lo sportello e le pareti erano formati da numerose lamine di acciaio disposte attorno a uno strato di materiale isolante; bisognava sollevare le lamine d'acciaio fino ad ottenere uno spiraglio sufficiente per infilare il pi di porco. Una volta messo allo scoperto il meccanismo di chiusura, lo si poteva forzare con facilit e aprire lo sportello. Ci voleva tempo e fatica; e il difficile era cominciare, trovare cio un appiglio per sollevare gli strati di acciaio. Cerc nella valigetta il trapano e la prolunga, e stava srotolandola verso la presa in cui inserire la spina, quando ud qualcosa che lo fece sussultare.
Tutto si ferm.
Si ferm il movimento in avanti del suo corpo, si ferm il suo respiro, per un secondo ebbe la sensazione che anche il suo cuore si fosse fermato. Tese l'orecchio.
Il rumore sembrava venire dal soggiorno. Si spost in silenzio verso la porta della camera e si rimise in ascolto. Il rumore pareva... Qualcuno che faceva rimbalzare una palla? Scivol in soggiorno e si accost all'ingresso. Il suono veniva dall'esterno e... s, era proprio un bambino che giocava con la palla, ne era sicuro. I colpi ritmici si interruppero, uno scalpiccio di piedi si avvicin alla porta.
Il campanello suon.
Alex si ritrasse di scatto, colto dal panico. Il trillo del campanello ruppe il silenzio, poi Alex sent i tonfi morbidi della palla che si allontanavano sul corridoio e una porta che sbatteva. Abitava al 16B il ragazzino? Era andato a dare un saluto alla cara signora Rothman, non ricordando che era fuori per la passeggiata? O qualcuno al 16B l'aveva sentito martellare e aveva spedito il ragazzino a vedere di che si trattava? Aspett. Era tentato di mandare tutto al diavolo, ma rest dietro la porta, in ascolto. Non ud pi nulla. Di solito, in quei palazzi nuovi, si sentono i rumori pi disparati: acqua che scorre, tubature che singhiozzano, persino gli inquilini del piano di sopra o della porta accanto che discutono. Questo silenzio invece era rassicurante; significava che le pareti erano ben isolate e lui poteva rischiare di fare un po' di fracasso lavorando sulla cassaforte.
Torn in camera da letto, infil la spina e attacc col trapano l'angolo superiore sinistro dello sportello. Nessuno scassinatore, che lui sapesse, cominciava dal lato destro, perch l si trovano i cardini che possono bloccare l'operazione. Voleva praticare un foro nello strato superiore d'acciaio per introdurvi lo scalpello e sollevare il metallo; se poi fosse riuscito ad infilarci il pi di porco, avrebbe fatto leva lungo il bordo dello sportello per spezzare i rivetti o le saldature, e quindi avrebbe continuato a sollevare i fogli d'acciaio fino ad arrivare al materiale isolante. Pur lavorando con una punta ad alta velocit, procedeva lentamente e gli ci vollero quasi dieci minuti a fare un buco del diametro sufficiente. Riprese il mazzuolo e lo scalpello e attacc il foro.
La lama scivolava continuamente. Quel maledetto angolo non voleva cedere. Ora Alex aveva il respiro rapido e la faccia coperta di sudore. L'orologio sul cassettone in camera da letto era elettrico, ma ne udiva il ronzio sommesso sullo sfondo dei colpi del mazzuolo sopra il manico dello scalpello. Alex tendeva l'orecchio per cogliere qualsiasi suono estraneo: gli unici che dava per scontati erano quelli del suo respiro, del ronzio dell'orologio elettrico e del tintinnio regolare dell'acciaio contro l'acciaio. Fece una sosta, si asciug il sudore dal labbro col dorso della mano guantata, poi guard l'orologio.
Le undici e un quarto.
Dieci minuti dopo aveva aperto la breccia. Tir un sospiro di sollievo perch da quel punto in poi sarebbe stato uno scherzo.
Estrasse dalla valigetta il pi di porco smontabile, avvit le tre sezioni ed infil l'estremit ricurva sotto l'angolo che aveva sollevato con lo scalpello. Fece forza con entrambe le braccia e l'angolo dello sportello cedette ulteriormente. Lavorando ora di leva ora di scalpello, strapp rivetti e punti di saldatura, stacc un secondo e poi un terzo strato di acciaio... e all'improvviso vide uscire dal buco uno sbuffo di qualcosa che sembrava fumo. Era arrivato allo strato di amianto; ormai era fatta. Gli comparve sulla faccia un sorriso soddisfatto. Ancora cinque minuti per tirar fuori i pezzetti di cemento e di amianto, e forzare il catenaccio all'interno della cassaforte. Lo sportello si apr. Erano esattamente le dodici meno venti.
Vuot la valigetta buttando a terra tutti i suoi ferri. Non l'aveva mai fatto, ma il Falco, senza volerlo, gli aveva dato un buon consiglio, un paio di giorni prima; ed ora Alex si rendeva conto che un altro modo per confondere le idee all'avversario  quello di cambiare ogni volta la propria tecnica. Non gli era venuto in mente prima, come probabilmente non era mai venuto in mente ai ladri che aveva conosciuto in galera o fuori. Uno si abitua a fare le cose in una certa maniera e poi di solito si ripete. Sapeva il rischio che correva portando i ferri con s: se l'avessero beccato, la circostanza gli sarebbe costata automaticamente un anno o cinquemila dollari di multa in pi e, a parte questo, la cosa avrebbe fornito la prova inconfutabile che era entrato nella casa con la ferma intenzione di commettere un reato. Uno non s'introduce in un appartamento con un pi di porco smontabile se non ha l'intenzione di usarlo e Alex non conosceva altri modi di usarlo che non fossero quello di forzare una porta o una cassaforte. Era davvero affezionato a quei ferri: gli si adattavano alla mano e lui li riconosceva semplicemente al tatto; in un certo senso contribuivano alla sua serenit di spirito mentre era intento a un lavoro. Poteva facilmente rimpiazzarli perch erano gli.stessi usati dai fabbri che esercitavano alla luce del sole, ma non era questo il punto: il fatto era che si trattava dei suoi attrezzi e non gli andava di abbandonarli come facevano parecchi scassinatori, timorosi di essere accusati del possesso di strumenti di scasso e anche che graffi o tracce di vernice su di essi potessero collegarli al furto. Alex quindi non li abbandonava mai sul posto e aveva quasi sempre sfasciato una finestra prima di uscire, per dare l'impressione che il colpevole fosse stato un drogato o un ladro senza esperienza. Il Falco gli aveva aperto gli occhi. Avrebbe lasciato i suoi ferri sul posto, e non si sarebbe preso la briga di rompere un vetro. E che il Falco si grattasse il cervello.
Infil le mani nella cassaforte.
Trov un certificato di matrimonio, il contratto d'acquisto di una casa e la fotocopia di una sentenza di divorzio: evidentemente il signor Rothman era al suo secondo matrimonio. Gett i vari documenti sul pavimento e cominci a frugare, alla ricerca del malloppo. L'anello doveva essere in uno scatolino nero con la scritta Henry Green - Gioielliere impressa sul coperchio. Sollev il coperchio per assicurarsi che ci fosse l'anello, richiuse e mise il piccolo astuccio nella valigetta. C'era anche una lunga scatola coperta di velluto che conteneva un braccialetto di brillanti; le fece fare la stessa fine dell'anello. Non apr gli altri astucci che vide dentro la cassaforte. Sapeva ci che aveva gi preso, e inoltre il suo non era il genere di attivit in cui si dispone di molto tempo per separare la merce buona dalla paccottiglia. Partiva dal presupposto che se qualcosa era custodito in cassaforte, doveva essere di valore; cosicch si limit a trasferire nella valigetta tutto ci che gli capitava sottomano. A lavoro finito gett uno sguardo all'orologio: quasi le dodici meno un quarto; aveva ancora cinque minuti.
Non voleva che la sua sembrasse l'opera di un ladruncolo, ma neppure che facesse pensare a un complice interno. Quando uno entra e va diritto alla cassaforte senza toccare nient'altro nella stanza, bisogna ammettere che ha avuto l'imbeccata. Quindi cominci a smontare cassetti e a vuotarne il contenuto sul letto, gettando poi a terra i cassetti vuoti. Trov un orologio da polso Hamilton, che infil nella valigetta, e un paio d'orecchini d'oro con brillantini che stavano mescolati a comune bigiotteria. Lasci la bigiotteria sul letto ma gli orecchini finirono nella sua valigetta. Sparse in giro un po' di biancheria per dare ad intendere che il ladro aveva avuto una certa fretta, poi and all'armadio e strapp dalle grucce qualche vestito; rovesci di proposito una lampada, guard di nuovo l'orologio e decise che era ora di tagliare la corda. Un sacco di scassinatori che conosceva - o meglio di cui aveva sentito parlare, perch non ne aveva ancora incontrato uno che lo ammettesse - cacavano sul pavimento, prima di andarsene, oppure pisciavano sul letto o in un paio di scarpe per segnalare il loro passaggio e anche per fare sapere che cosa pensavano dei padroni di casa. Alex non pensava assolutamente nulla dei Rothman n degli altri cui ripuliva l'appartamento; inoltre si dava il caso che, a suo avviso, il posto in cui soddisfare i propri bisogni non fosse il letto o le scarpe della gente. La trovava una cosa disgustosa.
Se ne and per la stessa strada da cui era venuto: la porta di servizio. Stette in ascolto un momento, prima di uscire sul pianerottolo di servizio, poi and alla porta di sicurezza e imbocc la scala. Si sentiva quasi stordito. Ci sono scassinatori che hanno paura ad uscire da un appartamento, ma per Alex era pi brutto entrare: quando usciva era allegro come un fringuello. Era sempre sotto pressione quando si trovava in un appartamento, ma mai nervoso, a meno che non udisse un rumore inaspettato; ma per sua buona sorte non si era mai imbattuto in anima viva mentre era sul lavoro. Non sapeva come si sarebbe comportato se gli fosse capitato, fermo restando che non si sarebbe mai pi lasciato mettere in galera; e, se per questo avesse dovuto ferire o addirittura uccidere qualcuno, b, probabilmente l'avrebbe fatto, pur sperando di non esserci mai costretto.
Arrivato al pianterreno, scese un'altra rampa di scale fino al seminterrato. Era difficile che incontrasse laggi l'uomo di fatica, quel negro, ma se fosse successo, gli avrebbe detto che abitava nel palazzo e che cercava sua moglie, forse andata in lavanderia. Se non c'era la lavanderia, avrebbe inventato qualcos'altro. Alex era bravissimo a cavarsi d'impaccio improvvisando, specialmente quando la persona cui parlava era un automa. Per lui, tutti quelli che facevano lavori manuali erano automi, e non li teneva certo in grande considerazione.
Il negro non era nel seminterrato. Alex si guard intorno per orientarsi e scorse quasi subito l'uscita. Arriv alla porta, l'apr e sal la rampa di scale fino alla porta che dava sulla strada. Era la stessa che aveva esaminato il marted mattina, quando si era chinato ad allacciarsi la scarpa sotto la pioggia. Per entrare non andava affatto bene, ma per uscire... era l'ideale.
Apr, si trov sul marciapiede e si avvi subito verso Madison Avenue. Se il portiere era al solito posto, dietro di lui, o non l'aveva notato o non si era preso la briga di chiamarlo. Infatti nessuno grid, nessuno gli corse dietro, nessuno fece nulla per impedirgli di andarsene con la valigetta piena di roba.
Alex sorrideva gongolante quando ferm un tass e disse al conducente di portarlo alla Yankee Stadium. L sal su un altro tass e diede all'autista l'indirizzo di Henry Green, in Fordham Road.

Parte Seconda
Mentre si spogliava, Kitty cominci a raccontare ad Alex che cosa era successo quando aveva consegnato i duemila dollari al mafioso.
Lui la guardava, steso sul letto. Non si era mai bucata nelle braccia, preferendo la parte interna delle cosce; c'erano ancora i segni che deturpavano la pelle bruna e compatta, ma non se ne vedevano di nuovi; dopo tutto, forse gli aveva detto la verit. Kitty pieg la sottoveste a vita e l'appoggi sullo schienale della sedia, poi and ad appendere il vestito nell'armadio. Era una personcina molto ordinata, lo era sempre stata, e si teneva pulita, come un gatto. Non si era ancora tolta le scarpe e stava davanti all'armadio, in mutandine e reggiseno, ritta sui tacchi a spillo. Alex, che non le toglieva gli occhi di dosso, cominci a desiderarla, improvvisamente annoiato dalla storia che gli stava propinando.
-... la casa  ad Harlem, ma lui abita in una zona di lusso. Il portiere mi ferma e vuole sapere che ci faccio l. Gli rispondo che ho un pacchetto per il signor De Santis. Mi chiede come mi chiamo e citofona. Mandala su, dice De Santis. Salgo in ascensore al dodicesimo piano e suono il campanello. Hai sigarette, Alex?
- Sai che non fumo. Cerca di sbrigarti, eh?
- Pazienza, cocco. - Gli sorrise e usc dalla camera. Sent che andava a prendere la borsetta in soggiorno, sent lo scatto della chiusura e lo strofinio di un fiammifero. Quando torn, aveva una sigaretta accesa in mano; arriv ai piedi del letto, aspir una lunga boccata e rimase l, in atteggiamento da fotomodella: il bacino in avanti, la mano sinistra che reggeva il gomito destro e la sigaretta nell'altra mano che mandava una voluta di fumo.
- Mi ha aperto uno dei suoi gorilla - un altro tiro dalla sigaretta - e mi ha chiesto se avevo i quattrini. Gli ho risposto di s e lui mi ha portato da De Santis. Saranno state le dieci: mi ci  voluta Una mezz'oretta per andarci da qui. De Santis, in vestaglia, tutto sorridente, mi fa: Sei una donna di parola.
-  la cretinata pi lunga che abbia mai sentito - comment Alex.
- Pazienza, cocco - ripet Kitty.
- Ne fai un romanzo.
- Gli do la busta - riprese imperterrita Kitty - e lui strappa l'elastico e si mette a contare i soldi, tirandola un bel po' per le lunghe; poi li riconta e alla fine mi chiede se sono falsi, perch allora sarebbero guai. Gli dico che sono buonissimi, lui li riconta per la terza volta e mi fa: Non ci sono tutti. Ho il gorilla alle spalle e lui sta seduto alla scrivania, dal ripiano di pelle, con i quattrini sparsi davanti. Come sarebbe? faccio io. Eccoli l, i duemila dollari, li hai contati tre volte. Questo  il capitale, ribatte lui. Io parlo degli interessi. Il gorilla dietro di me si mette a ridere, lui sorride e dice: Sai una cosa? Speravo che non ce la facessi a rimediare i quattrini, cos ti ricamavo la faccia. Ma posso ancora farlo se non scuci gli interessi.
- Stai, per caso, dicendomi che vuole altri quattrini? - domand Alex. - Non posso dartene pi.
- No, no. - Kitty and a cercare un portacenere sul cassettone, poi chiese: - Dove posso spegnere la sigaretta? - quindi, senza aspettare risposta, usc ancora dalla camera. Alex la sent cercare in giro, brontolando: Mai che si trovi un portacenere in questa casa, poi la sent andare a gettare il mozzicone nel cesso e dopo sent scorrere l'acqua. Quando rientr, si tolse il reggiseno, lo pos sulla sottoveste piegata e si sedette sul bordo del letto. Alex allung una mano, ma lei disse: - Non ho ancora finito.
- Dai, allora.
- Ho dovuto andarci a letto insieme. Ha detto che era l'interesse sui due bigliettoni, a meno che non avessi voluto farmi rovinare la faccia. Quando ho finito, De Santis ha detto: Credo che anche il mio ragazzo voglia qualcosa da te. Cos ho dovuto starci anche con lui. Dopo, mi hanno lasciato andare.
- Non avresti dovuto farlo.
- Lo dici tu. Avrei fatto qualsiasi cosa pur di uscire di l. Non scherzava, Alex. Ha aperto il cassetto della scrivania, ha tirato fuori una bottiglietta e ha detto che se mi gettava in faccia quel liquido mi avrebbe accecato.
- Poteva essere acqua.
- Gi, ma l'unico modo per saperlo era quello di farmelo sbattere in faccia.
- Comunque, non avresti dovuto farlo.
- Insomma, cos' tutta questa scena per dei clienti? Non te n'eri mai preoccupato.
- Macch clienti: questi sono due tizi che ti hanno violentato.  un altro paio di maniche.
- Oh, chi se ne frega. Sono contenta di essere uscita sana e salva da quella casa.
- Certo, e se si rifacessero vivi domani in venti, con un'altra bottiglietta d'acqua? Faresti ancora la stessa cosa?
- Non so cosa far domani, ma non  meglio pensare a oggi?
- Prima vatti a fare la doccia.
Lei lo guard con occhi offesi.
- Mi hai sentito?
- S, Alex.
- Allora vai.
Quando Kitty rientr dal bagno, la mente di Alex era lontana mille miglia. Ripensava alle varie fasi dell'operazione, alle serrature, alla cassaforte, alla nuvoletta di fumo che era uscita dallo strato isolante.
B, vediamo che cosa c' qui, aveva detto Henry, incastrandosi nell'orbita la lente da gioielliere ed esaminando prima di tutto l'anello, per assicurarsi che fosse lo stesso da lui venduto ai Rothman prima di Natale. Era passato quindi al braccialetto che, come aveva detto ad Alex, valeva seimila dollari in negozio, trattandosi di un pezzo di fattura antica, con centodue brillanti. Fanno altri milleottocento dollari per te, Alex. Poi c'erano un paio di orecchini di platino con ventotto brillantini, un pendente in oro bianco con brillanti e opale, una collana a due fili di perle con fermaglio in oro giallo, un Piaget da signora in oro a diciotto carati. Anche il signor Rothman teneva un po' della sua roba nella cassaforte, insieme con i gioielli della moglie: un anello in oro giallo, con rubino di sette carati, un paio di gemelli da polso in oro bianco e giada, e un altro paio di gemelli in oro liscio che Alex aveva trattenuto per s. Si era anche tenuto gli orecchini d'oro, con le schegge di brillanti, che aveva trovato nel cassettone.
Per il bottino, aveva ricevuto i 9000 dollari promessigli da Henry, pi altri 8400 dollari: il trenta per cento che gli spettava per gli altri preziosi contenuti nella cassaforte. Un bel mucchio di quattrini. Non eccezionale - altre volte aveva fatto di pi - ma tutt'altro che disprezzabile per poche ore di lavoro.
Pi tardi, Kitty si alz e and in cucina, e Alex la sent aprire il frigorifero. Quando la raggiunse, era davanti alla finestra e beveva birra direttamente dalla bottiglia; guardava fuori e beveva. - Vuoi altro? - gli domand senza girarsi.
- S, voglio indietro i miei due bigliettoni.
- Li avrai, non preoccuparti.
- Li voglio la settimana prossima.
- Sta bene.
- Venerd prossimo - precis Alex.
- D'accordo.
Kitty port la bottiglia alla bocca, bevve un sorso e riprese a guardar fuori. Chiss che cosa: si vedevano solo tetti.
- Mio fratello teneva dei piccioni - disse Kitty quasi sotto voce.
- L non ce ne sono.
- Lo so, sto solo raccontando. Stava tutto il giorno sul tetto, con quei suoi piccioni. Una notte qualcuno entr nella voliera e mise del veleno nel becchime. La mattina dopo lui sal e li trov tutti morti. Non se n'era salvato uno. Venne gi e disse: Kitty, hanno ammazzato i miei piccioni. B, te ne comprerai degli altri. S, disse lui. Poi and a chiudersi in bagno e lo sentii piangere. Bussai alla porta. Non  niente, mi rispose. Non seppe mai chi glieli aveva ammazzati. - Pos la bottiglia sul ripiano accanto al lavello, poi volt le spalle alla finestra e mand un lungo sospiro. - B,  ora che alzi i tacchi. Penso di rimediare i due bigliettoni entro venerd prossimo.
- Guarda che li rivoglio sul serio.
- Lo so benissimo.
- Te lo ripeto, cos capisci meglio.
- Capisco, capisco. - Gli pass davanti e usc dalla cucina.
Alex and in soggiorno, accese il televisore e si mise a guardare una trasmissione a quiz, mentre Kitty si rivestiva in camera. Ne usc pochi minuti dopo e si ferm accanto a lui, per seguire lo spettacolo.
Nessuno dei due apr bocca. Quando cominci la pubblicit, gli annunci: - Ci vediamo la settimana prossima, Alex.
- Sar qui.
Giunta alla porta, Kitty si ferm e si volt. - Erano soltanto due clienti come gli altri - disse, poi usc.
Quando suon il campanello, una mezz'ora dopo, pens che fosse di nuovo Kitty, e quasi ci sperava.
Adesso che se ne era andata, sentiva la sua mancanza, anzi si stava dando dell'idiota per non avere sfruttato al massimo la sua visita. Non significava pi nulla per lui, dunque perch gliene doveva importare di quello che combinava con gli altri? Per quello che aveva fatto non era bello, neanche un po'. Avrebbe dovuto ribellarsi, dire a quei due: Ma che interessi andate cercando?. Interessi un corno. Acido o no, non avrebbe dovuto sottomettersi cos. A parte poi che nella bottiglia poteva esserci dell'acqua. Se ti mostri debole, sei finito. L'aveva imparato da Tommy a Sing Sing. Mai calare le brache; altrimenti, tanti saluti. Oh b, in fondo Kitty era soltanto una prostituta. Eppure sper che ci fosse lei alla porta.
Apr l'occhio magico.
Nel corridoio c'era Anthony Hawkins. Alex era ancora in mutande. - Un momento, signor Hawkins - disse. And in camera a mettersi calzoni e camicia e, quando apr, Hawkins domand: Nascosto il malloppo, Alex?
- Che malloppo? Entrate, signor Hawkins. Stavo per prepararmi una tazza di caff.
- L'accetto anch'io.
- Venite in cucina.
Hawkins diede un'occhiata al soggiorno.
- Bell'appartamento.
-  vero, non c'eravate mai stato.
- Proprio bello. Devo aver sbagliato carriera. Il posto dove abito io starebbe tutto nel tuo soggiorno.
- Si,  grande, ma l'affitto non  affatto caro.
- Quante stanze hai?
- Cinque, compresa la cucina. Sedete, signor Hawkins.
- Spero di non averti svegliato - disse Hawkins, prendendo una sedia dal tavolo della cucina.
- No, ero gi in piedi. Vi va il caff solubile?
- Senz'altro. Alex, che cosa hai fatto ieri mattina tra le dieci e le dodici?
- Ieri? - And al lavello a riempire d'acqua il bricchetto. Pioveva, ieri?
- No, era una bella giornata.
- Oh s, ora ricordo. Ho dormito fino a tardi e mi sono alzato all'una. Perch questa domanda?
- Ho ricevuto una telefonata dal Diciannovesimo; non so perch diavolo chiamino sempre me. Si vede che per loro sono l'esperto dei furti con scasso.
- B, lo siete.
- Certo. Allora dovrebbero promuovermi e passarmi alla Squadra Furti, se sono tanto in gamba. Insomma, a questo tale del Diciannovesimo, Gregoriano o Gregoriani... non capisco mai la finale di questi nomi d'immigrati,  capitato un furto ieri mattina. Una donna  tornata a casa poco dopo mezzogiorno e ha trovato l'appartamento per aria.
- Oh, che peccato - comment Alex, posando il bricchetto sul fornello.
- La donna si chiama Rothman.
- Che peccato - ripet Alex.
- Allora Gregoriano o Gregoriani, come diavolo si chiama, mi ha telefonato per sapere se c'era qualche particolare che mi risultava familiare.
- C'era?
- La descrizione mi ha fatto venire in mente te.
- Che descrizione? - domand subito Alex.
- Che te ne frega? Ieri mattina dormivi nel tuo letto.
- Giusto. - Mentre versava col cucchiaino il caff solubile nelle tazze, alz gli occhi e domand: - Lo prendete zuccherato?
- Amaro. L'amico ha fatto un eccellente lavoro sulla cassaforte a muro.
- Doveva essere un professionista, eh?
- Indubbiamente.
- Com' entrato?
- Crediamo che abbia forzato la porta di servizio con un pezzo di celluloide: c' una serratura da quattro soldi.
- Mentre certa gente dovrebbe metterne di molto robuste, eh? - Alex scosse la testa.
- Sarebbe un guaio per te.
- Oh, ma io non lavoro pi in quel ramo, signor Hawkins.
- Gi, lo so. E che cosa fai di bello, Alex?
- B, sto pensando di mettermi nel teatro. Ho dato una mano ad allestire un paio di spettacoli, quand'ero dentro, e ho una mezza idea di continuare.
- S, ma adesso che cosa fai?
- Ve l'ho detto.
- No, questo  quello che pensi di fare. Nel frattempo, come ti paghi l'affitto?
- Avevo qualcosa da parte.
- E cos hai in mente di diventare attore?
- No, no: elettricista.
- Ah, elettricista. Peccato, Alex, perch sei un ottimo attore, uno dei migliori che conosco... e ne ho visti di eccellenti!
- Signor Hawkins, non penserete che ho qualcosa a che fare con quel furto, vero?
- B, la tecnica non era la tua, eppure, c'era anche qualcosa di tuo.
- Come sarebbe a dire?
- Lo sconosciuto ha aperto la porta senza forzarla: e questo  da te, Alex... Striscia di celluloide, carta da gioco, pezzo di veneziana... tutta roba tua.
- E di un centinaio di altri scassinatori, in questa citt.
-  vero. Per quel tale ha telefonato pi volte all'appartamento e ha rischiato parecchio, parlando con la cameriera e anche con la vittima. E qui c' la tua impronta. Quasi tutti i ladruncoli fanno il numero e riappendono. Tu no. Tu hai del fegato, Alex.
- Grazie, ma...
- Non era un complimento - lo interruppe Hawkins. L'amico ha rotto uno stuzzicadenti nella serratura della porta principale, e questo lo fai tu; ma ha abbandonato i ferri, e questo tu non lo fai.
- Esatto. Senza considerare, signor Hawkins, che io non possiedo ferri da scasso.
- Certo, certo. E poi non ha fatto idiozie come sfasciare una finestra dall'interno. Impari in fretta, Alex.
- Non capisco cosa intendete dire. - Ritir il bricchetto dal fuoco e riemp le tazze. Aggiunse latte nella sua e le pos entrambe sul tavolo.
- Grazie. Crediamo anche che il colpo sia stato organizzato. Il ladro ha puntato dritto alla cassaforte, sebbene abbia poi tentato di confondere le acque, buttando all'aria un po' di roba. Il vero obiettivo, a ogni modo,  stata la cassaforte, e deve averci dedicato la maggior parte del tempo perch la padrona di casa  rimasta assente soltanto due ore, e la cassaforte non era facile da aprire. Quindi si trattava di un lavoro organizzato e noi sappiamo che in passato hai gi operato cos.
- No, non  vero.
- Conosciamo gente che ti ha fatto questi piaceri, Alex.
- Ad esempio?
- Ad esempio Vito Baloney.
- Vito Bolognese. Volete scherzare? Vito ha un'officina per le riparazioni delle auto.
- Ma  anche un ricettatore.
- Non lo sapevo. Perch non lo arrestate?
- Lo faremmo subito, se riuscissimo a trovare il suo deposito. A ogni modo non  questo il punto. Sto cercando di dirti che il furto era organizzato, il che significa che potresti averlo fatto tu -con tutte le buone relazioni che hai - e che potresti anche avere forzato la cassaforte, cosa che richiede una certa abilit.
- Per non sono stato io.
- I connotati dicono il contrario.
- Quali connotati? - domand Alex.
- Gregoriano ha parlato con il portiere e con l'addetto all'ascensore; gli ha chiesto se avevano visto tipi sospetti gironzolare da quelle parti.
- E loro?
- Il portiere non ha visto nessuno. - Hawkins sollev la tazza e bevve un po' di caff. - Invece l'uomo dell'ascensore ha visto qualcuno.
- Ah s?
- S. E la descrizione che ha fornito ti si adatta a pennello. Ecco perch Gregoriano mi ha telefonato: ha trovato negli schedari un tipo che corrisponde ai connotati descritti dall'uomo dell'ascensore;  un certo Alex Hardy. Vede che t'ho arrestato io e mi telefona per sapere se ho tue notizie recenti. Naturalmente in citt c' un sacco di gente bionda con gli occhi azzurri, pi o meno della tua stessa taglia...
- Gi.
- Che non riesce a trovare un indirizzo ed entra a guardare le caselle della posta.
- Ce ne sar a milioni.
- S, ma non tutti sono ladri.
- Vorreste insinuare che ieri ero in quel palazzo? L'uomo dell'ascensore mi avrebbe visto ieri mattina?
- No, mercoled mattina. Ha visto te o qualcuno che era Alex Hardy spiccicato.
- Perch non fate un confronto, e chiedete all'ometto di identificarmi?
- Senti, ammettiamo che fossi tu. Che cosa potremmo provare?
- Niente.
- Esatto. Non  un delitto essere nell'atrio di un edificio.
- Comunque non ero io, signor Hawkins.
- Chi ha organizzato il colpo, Alex?
- Non ne so niente.
- Prima o poi ti incastrer.
- Nessuno m'incastrer, signor Hawkins. Mi ha fatto piacere vedervi, ma se vi siete fatto tutta questa strada per parlarmi di un furto che non ho commesso, avete sprecato soltanto il vostro tempo.
- Ne ho da vendere, di tempo.
- Anch'io.
- Ci avrei giurato. In quella cassaforte c'era un anello del valore di trentamila dollari. La tua parte dovrebbe durarti un pezzo, eh?
- Vorrei che fosse vero, signor Hawkins; invece, devo fare i salti mortali per tirare avanti.
- Non li facciamo tutti? - obiett il sergente con un sorriso alla Burt Reynolds. - Immagino che l'anello non sia pi qui, vero?
- Vi do un consiglio: perch non vi procurate un mandato di perquisizione e non tornate a cercarlo?
- Pu darsi che lo faccia.
- Invece no, perch sapete che qui non trovereste un accidenti. Perch sapete che quel colpo non l'ho fatto io, ma vi divertite a starmi sempre addosso. Perch lo fate, signor Hawkins? Perch non mi lasciate in pace?
- Grazie per il caff. - Il poliziotto si alz e spinse la sedia sotto il tavolo.
- Mi spiace che fosse quello solubile.
- B, sempre meglio di quello della prigione, no? - Hawkins sorrise ancora e se ne and.
Alex cerc il numero dell'appartamento di Jessica Knowles sulle caselle della posta: era il 5C; due piani sotto il suo, comodissimo. Rest incerto se capitarle inaspettatamente in casa. Salve, ho pensato di fare un salto a vedere come state. Magari l'avrebbe trovata in camicia da notte...
A proposito, che ora era? Guard l'orologio: le dodici e venti. Quasi quasi... Kitty l'aveva lasciato con una sensazione di disagio addosso... Chiss perch poi, visto che poteva fare quello che le girava; affari suoi, a lui non gliene fregava niente. Ma perch aveva dovuto raccontargli tutta la storia? Un colpetto alla porta: Salve, Jessica, occorre niente? No, meglio aspettare la sera dopo. Doveva andarci piano. Calma e pazienza. Accidenti a Kitty.
Dei 17000 dollari in contanti che aveva in tasca, and a versarne prima 5000 sul suo libretto di risparmio presso la Chemical Bank, all'angolo tra Broadway e la 91ma. Poi col tass and alla Chase Manhattan Bank, tra Broadway e la 73ma e deposit altri 5000 dollari sul suo conto corrente. Alla terza banca, la Dry Dock all'angolo tra la 59ma e la Lexington, deposit altri 5500 dollari sul suo secondo libretto di risparmio, restando con 1500 dollari in contanti. Ne doveva 500 a Tommy, quindi gliene sarebbero rimasti 1000 per le spese correnti.
Tutto quel traffico lo liber in parte dalla sensazione di disgusto che gli aveva lasciato Kitty. Proprio non riusciva a capirla. Per come si era messa nei guai, tanto per cominciare, e poi per aver soggiaciuto a quei due mafiosi invece di afferrare un tagliacarte dalla scrivania, cacciarlo nell'occhio di uno dei due, e venirne fuori con la forza, come aveva fatto lui a Sing Sing quando l'ergastolano l'aveva affrontato a muso duro. Bisogna fargliela vedere, a certa gente, altrimenti ti mette i piedi in testa. All'inferno anche lei. Da Kitty rivoleva soltanto i suoi duemila dollari e, se non li cacciava, avrebbe avuto a pentirsene.
Tommy Palumbo abitava in Mulberry Street, a Little Italy. Stava col padre e la madre, ma nessuno dei due era in casa durante il giorno perch mandavano avanti un negozio di alimentari in Mott Street. Arrivando in tass, Alex lo vide in cima alla gradinata, davanti a casa, con un paio di amici. Si voltarono tutti a vedere chi era quello che scendeva dal tass.
Tommy lo riconobbe subito e scese i gradini a balzi. Aveva ventidue anni ma, piccolo e smilzo com'era, ne dimostrava diciassette. Portava pantaloni di tela, una maglietta bianca e un giubbotto di popeline azzurro. Ai piedi aveva scarpe da ginnastica alte: pareva un ragazzo pronto per una partita di baseball in mezzo alla strada.
- Salute, amico - disse, tendendo la mano. Alex gliela strinse, poi pag il tassista, aggiungendo la mancia.
- Sono in casa i tuoi?
- No, sono in negozio.
- Allora andiamo su, eh?
- Certo. Volevo anche farti vedere una cosa.
Passarono davanti agli altri, che squadrarono Alex come se fosse uno sbirro. L'ingresso era pulito e odorava di disinfettanti; le case di Little Italy non puzzano d'orina come quelle di Harlem. Salirono al secondo piano e Tommy apr la porta con le sue chiavi. Sedettero in soggiorno. Sulla parete di fronte al divano campeggiava un quadro con la Crocefissione.
- Ho qualcosa per te - disse Alex, poi sorrise e tir fuori il portafogli. Henry l'aveva pagato in biglietti da venti; ne cont venticinque e glieli mise in mano. - Sono cinquecento. Va bene?
- Sono troppi.
- Mi hai messo tu in contatto con Henry.
- Sono tanti lo stesso.
- Non ci pensare. A proposito, com' che lo conosci?
- Henry? Me l'ha presentato quel ragazzo ebreo che lavorava con me, prima che mi facessi beccare: Jerry Stein. Lo conosci?
- No.
- Abbiamo fatto due colpi insieme, poi lui si  messo da solo, ma senza ruggine tra noi: andavamo d'accordo. Abbiamo ripulito due negozi di liquori nel Bronx. Jerry  entrato e ha piantato la pistola nell'orecchio del padrone. Vuota la cassa se non vuoi un buco in testa.  lui che mi ha presentato a Henry, quand'ero appena uscito di galera. Sapeva che cercavo un'occasione e ha pensato che Henry potesse darmi un'imbeccata. Ha le mani in pasta un po' dappertutto. Ma Henry mi ha detto che questa volta gli occorreva un buono scassinatore e io gli ho detto che conoscevo il migliore di New York...
- Dai, dai.
- Davvero, Alex. - Tommy si strinse nelle spalle. - Cos  andata.  stato un buon colpo?
- Oh s.
- Facile?
- Cos, cos.
- Per senza complicazioni, eh?
- Nessunissima.
- Bene, adesso aspetta di vedere che cos'ho io.
- Di che si tratta?
- Stai seduto che vado a prenderla.
- Non sar una pistola, vero?
Tommy non rispose. Sorridendo, usc dal soggiorno. Alex aspett; era sicurissimo che si trattasse di una pistola.
- Chiudi gli occhi - disse Tommy dalla stanza adiacente.
- Dai che non ce n' bisogno.
Tommy rientr, tenendo le mani dietro la schiena.
-  una pistola, vero? - fece Alex.
- S, ma di che tipo? - Tommy aveva gli occhi luccicanti e un sorriso che gli andava da un orecchio all'altro.
- Ti servo subito: del tipo che ti caccer in un mare di guai.
- Guarda. - Il giovanotto tir fuori la destra, ficcando sotto il naso di Alex la pistola pi grossa che avesse mai visto.
- Che roba ? Ti spiace togliermela dalla faccia?  carica?
- No, non  carica. Sai cos'?
- Non ne ho idea. Come sai che non  carica?
- Te lo dico io. Cosa te ne pare?
- Sembra un cannone.
-  un cannone.  una Magnum 357. Sai chi la usa?
- Chi?
- La polizia di stato, qui e nel Connecticut.
- Perch non la metti via? Vederla sventolare in quel modo mi rende nervoso.
- Con un colpo, di questa puoi staccare la gamba a un uomo.- Lo credo.
- Sai quant' lunga la canna?
- Quanto?
- Esattamente ventotto centimetri e mezzo.
- S, per adesso mettila via.
- Ci sono stati dei casi in cui un tizio ha sparato a un altro con una 357 e il proiettile, dopo averlo attraversato da una parte all'altra, ha ucciso una seconda persona. Ha una potenza formidabile. La polizia del Connecticut la carica con pallottole a punta cava che ruotano in aria e si schiacciano contro il bersaglio. Cos, se sparano in mezzo alla folla, il proiettile si ferma nel corpo della vittima, senza proseguire e andare a colpire passanti innocenti:
- Molto interessante, adesso per falla sparire.
- Sai quanto l'ho pagata? Non in negozio, naturalmente.
- Sentiamo.
- Duecentoquaranta dollari. Con quest'arnese puoi fermare un bufalo.
- Peccato che non ci siano bufali a New York - osserv Alex.
- Io ce l'ho in mente, un bufalo bello grosso - ribatt Tommy con un sorrisetto da cospiratore, - Sar meglio che la cacci nel cassetto: se entra la mia vecchia le viene un colpo.
- Hai un cassetto abbastanza grande per mettercela dentro?- finse di stupirsi Alex. Tommy rise e lasci il soggiorno.
- Per me sei tutto suonato - gli grid dietro Alex. - Devi avere una gran voglia di tornare dentro.
- Il primo che prova a rifarmi lo scherzo, gli faccio volare la testa. Questa pu staccare la testa a un uomo.
- Avevi parlato di una gamba.
- Anche la testa - ribatt Tommy, rientrando. - Vuoi sentire cos'ho in mente?
- No, se c'entra il cannone che mi hai appena mostrato.
- Certo che c'entra, se no perch l'avrei comprato?
- Perch sei scemo.
- Insomma, vuoi starmi a sentire o no?
- Tommy, vuoi un consiglio? Getta quella pistola nella spazzatura.
- Mi  costata duecentoquaranta cocuzze.
- Gettala nella spazzatura. Eccoti... - Alex tir fuori il portafogli e l'apr -... duecentoquaranta dollari. Sbarazzati di quell'aggeggio.
- Mi serve.
- Per cosa?
- Da quando sono uscito mi sento un buono a niente. Non so cosa mi capita. Anche mia madre continua a chiedermi se non sto bene. Non sei contento di ritrovarti a casa? Perch giri sempre con quel muso lungo? Bene, stamattina ho comprato la pistola, e adesso hai davanti a te un uomo felice.
- Che torner di corsa a Sing Sing.
- Col cavolo. Ho un progettino favoloso.
- Non voglio sentirlo.
- Mi hai dato tu l'idea.
- Io?
- Sissignore: non fosse stato per te non ci avrei mai pensato.
- Ma allora sei pazzo davvero!
- Dammi retta un momento e vedrai quanto sono pazzo. Vuoi una birra? In frigorifero c' Heineken o Schlitz. Quale preferisci?
- Heineken.
- La beve anche il mio vecchio - disse Tommy andando in cucina. - Sai che faceva il vino in cantina? Adesso ha smesso e beve solo Heineken. Tutti i giorni ne porta a casa tre confezioni da sei lattine e se le scola la sera mentre guarda la TV. Le conta per esser sicuro che nessuno di casa gliele freghi. Per me porta la Schlitz, e se gli tocco la sua Heineken sto fresco.
- Allora dammi una Schlitz - disse Alex.
- No, dir che  venuto un amico. Il vecchio  ancora quasi tutto italiano: l'ospitalit  sacra per lui. - Tommy torn con una bottiglia di Schlitz, una di Heineken e un apribottiglie. Le apr tutt'e due e porse la Heineken ad Alex. Butt gi un lungo sorso della sua, poi si pul le labbra. - Buona. Buona come quella olandese. Vuoi sentire il mio piano?
- Non ho scelta: sto bevendo la birra del tuo vecchio.- Non te ne fare un problema - rispose Tommy con una risata.
- Gli dir che l'ho data a un ottimo amico; se vuoi, te ne offro un'altra. Gli dir anche che ti ho conosciuto a Sing Sing: lui stravede per tutti i miei compagni di Sing Sing.
- Scommetto che stravedr anche per quella Magnum, se gli capiter sotto gli occhi.
- La vedr una sola persona. Dopo la getter in una fogna.
- E chi sarebbe quella persona?
- Henry Green.
Alex pos la bottiglia e si gir sul divano per guardare Tommy.
- S - ridacchi lui - ho intenzione di ripulire la bottega di Henry. Che ne dici?
- Penso che sia l'idea pi idiota che ho sentito in vita mia.
- Credi, eh? B, io no. Per me  un'idea fantastica, e vuoi sapere perch?
- Non voglio saperlo.
- Henry ti ha dato le informazioni per un colpo, no? B, un gioielliere non lo fa se non ci ricava nulla. Quindi il colpo che ha in mente deve valere parecchio, giusto? Tu hai agito ieri, cio il giorno di libert della donna, perch adesso sei qui ad allungarmi la grana. Dov' il malloppo in questo momento? Se Henry ti ha gi pagato, dev'essere nel suo negozio. Non credo che abbia potuto smerciarlo tanto alla svelta. Dunque si trova ancora in mano sua, dico bene? Ma dopo le sei di stasera non ci sar pi.
Alex fissava sbalordito Tommy, che appariva raggiante. Buono,eh?
- Eccellente. Ti mander le sigarette e qualche spicciolo.
- Cos'ha che non va?
- Cos'ha che non va? Ma Henry ti conosce, brutto salame!
- Non importa.
- Ah, non importa. Non ti importa se chiama la polizia appena sei uscito e gli dice che Tommy Palumbo l'ha rapinato?
- Non chiamer la polizia.
- Perch gli ficcherai in testa una pallottola prima di andartene? Avresti anche intenzione di aggiungere un omicidio alla rapina?
- Non sar costretto a sparargli.
- Tommy...
- Non capisci che la merce scotta? Non pu denunciarmi. Se dice agli sbirri che sono stato io e loro mi acciuffano, metteranno le mani sulla mercanzia che hai rubato ieri. Henry non pu correre questo rischio, perch scoprirebbero che lui ha ricettato la merce e magari ti ha anche passato le informazioni. Capisci, Alex? Ce l'ho in pugno.
- A meno che non si sia gi sbarazzato di quella roba obiett Alex.
- Cosa vorresti dire?
- E se non l'avesse pi? Se non fosse pi nel suo negozio?
- No, non pu averlo fatto cos in fretta. Tu credi?
- Sicuro.
- Cos in fretta?
- Sicuro. E se lo rapini della roba pulita che ha in bottega, chiama gli sbirri appena volti le spalle.
- Gi - borbott Tommy.
- A meno che tu non lo faccia fuori, naturalmente.
- Gi.
- Ma tu non vuoi ammazzarlo, vero, Tommy?
- No, non voglio ammazzarlo, ma...
- Un omicidio  una cosa seria.
- S, lo so, ma... Cristo, era un'idea tanto buona.
- Certo, Tommy, l'idea era buona, ma solo se i gioielli fossero ancora in mano sua. Se per li avesse gi smerciati l'idea non funzionerebbe pi, perch darebbe subito una voce alla polizia.
- Oh, questo  poco ma sicuro.
- Quindi sar meglio che scordi il tuo piano.
- Cristo, era un'idea tanto buona!
Il sabato sera, mentre si vestiva per l'appuntamento con Jessica, squill il telefono. Era Archie.
- Che fai stasera? - domand ad Alex.
- Sono impegnato, perch?
- Ho parlato con Daisy e volevo darti le ultime notizie.- Come promettono?
- Niente male. Vieni qui domattina?
- Dipende da come va stasera. Non voglio perdermi niente.- Questo significa mescolare gli affari con il piacere.- Senti, ti chiamo io domani mattina, d'accordo?
- Spero che tu ce la faccia a venire: la faccenda si presenta piuttosto interessante.
- Ti faccio sapere.
Alex riappese; torn davanti al cassettone e cominci ad annodarsi la cravatta. Archie non avrebbe chiamato se non avesse prima stabilito, con dei sondaggi, che c'era la possibilit di fare un buon colpo. Fu l l per telefonare a Jessica, e dirle che doveva rimandare l'appuntamento perch era saltato fuori un impegno importante. No, Archie poteva aspettare fino al giorno dopo. E poi aveva detto che sembrava piuttosto interessante, quindi non c'era motivo di precipitarsi per qualcosa che sembrava soltanto piuttosto interessante. Tuttavia Archie aveva un modo tutto particolare di sminuire l'importanza delle cose; era una sua superstizione. Mai farle apparire grosse perch se risultano di poco conto, ci resti deluso. Aveva voglia di sentire cosa aveva saputo Archie, ma si poteva rimandare. Mentre infilava la giacca, si rese conto di essere eccitato all'idea di vedere Jessica.
L'ultimo appuntamento che aveva avuto con una ragazza seria era stato quella volta a Miami, quando aveva detto alla pollastrella di essere un rapinatore. Gli era andata male perch lei l'aveva giudicato un farfallone impertinente. Anche dopo averle assicurato che non era affatto uno scassinatore ma un semplice assicuratore, la ragazza aveva insistito nel suo giudizio, sostenendo che non sapeva pi fino a che punto credergli. L'aveva portata a cena in un ristorante di lusso, poi, con la macchina presa a nolo, erano andati fino a Lauderdale, ma appena si erano fermati nella piazzola del motel, lei era saltata su, dicendo: B, cosa vuol dire?.
Pensavo che potevamo entrare a guardare un po' la televisione.
Avevi detto che andavamo a fare un giro. S, ma adesso  finito.
Che tipo di ragazza credi che sia?
Non so. Una scassinatrice, forse?
Molto divertente. Adesso volti la macchina e ce ne andiamo di qui, d'accordo?
Non vuoi vedere la televisione? Il cartello dice che l'hanno a colori.
L'ho anche in camera mia e se voglio vederla posso tornare in albergo.
Bene, andiamoci aveva suggerito Alex.
Non voglio vedere la televisione.
Che cosa vuoi fare?
Credevo che sarebbe stata una serata simpatica.
Potrebbe essere una strasignora serata simpaticissima.
Non del genere che pensi tu.
Avevo un bel progettino.
Figuriamoci se non l'avevi.
Levati dai piedi.
Cosa?
Scendi. Passandole davanti col braccio, aveva aperto la portiera dalla sua parte. Fuori.
Si chiedeva ancora com'era tornata a Miami, quella sera. Mentre ripartiva, l'aveva vista nel retrovisore, ferma con le mani sui fianchi sotto l'insegna del motel. Aveva sbagliato tattica. Forse avrebbe dovuto portarla da qualche parte, farla divertire, agire senza impazienza.
Stasera avrebbe agito senza impazienza. Si diede un'ultima occhiata nello specchio, poi usc di casa e scese al 5C. Gli apr una ragazzetta sui sedici anni, con gli occhiali e la faccia foruncolosa. Lo squadr dalla testa ai piedi come fanno i giovincelli d'oggi.
- Ciao - disse.
- Ciao.
- Sei tu, Alex? - chiese la voce di Jessica da una stanza.
- Sono io.
- Un minuto e arrivo. Siediti, intanto. Felicia, fagli vedere dov' il bar. Alex, preparati intanto qualcosa da bere.
- Grazie - disse e segu Felicia in soggiorno.
-  l. - Alex and verso l'angolo della stanza dov'era sistemato il bar ed esamin le bottiglie. Ce n'erano di buone. Forse il marito di Jessica era un fetente, come l'aveva definito lei, ma per i beveraggi non faceva economie.
- Ci metti molto? - domand ad alta voce.
- Un momentino solo, ma tu bevi qualcosa.
Calcol che il momentino sarebbe durato almeno dieci minuti, perci si prepar due dita di scotch con ghiaccio e and a sedersi sul divano. Felicia, appollaiata su una sedia di fronte a lui, lo fissava come un gufo da dietro gli occhiali. Il soggiorno era arredato elegantemente, bench quei mobili tutti intarsi e riccioli - Luigi XV... o XVI - non incontrassero i suoi gusti. In un altro angolo della stanza c'era un piano: chiss se Jessica lo suonava. Si domand anche che lavoro facesse suo marito. Quell'appartamento doveva costare un occhio.
- E cos ti chiami Felicia, eh? - disse alla baby-sitter.
- S.
- Che fai di bello? Vai a scuola?
- S.
- Dove?
- Alla Fieldstone di Riverdale.
-  una scuola privata?
- S. Quello che bevete  scotch?
-  scotch, s - rispose, guardando il bicchiere che teneva in mano.
- Fa schifo; a me piace il bourbon con acqua brillante.
- B,  buono anche quello. Quanti anni hai?
- Quindici.
- Un po' troppo giovane per bere alcolici, no?
- I miei genitori lo sanno - gli annunci decisa.
- Ah, benissimo - e pens: impiccati, cretinetta.
Aveva appena finito il suo whisky e stava per versarsene un altro quando entr Jessica. Indossava un abito verde profondamente scollato, con la gonna pieghettata che le arrivava otto centimetri sopra il ginocchio. Portava orecchini verdi e un pendente che le scendeva tra i seni. Alex si chiese se fossero smeraldi autentici - a quella distanza non poteva capirlo - ma immagin che non lo fossero. Era truccata con ombretto verde e rossetto arancione, e aveva scarpe verdi con i tacchi alti. Alex ammir un paio di gambe spettacolose e cap con uno sguardo che era senza reggiseno. Entr nella stanza con un incedere da attrice o da indossatrice, consapevole di far colpo e spiando la sua reazione favorevole; ma nello stesso tempo era imbarazzata dal proprio desiderio di piacere, e abbass timidamente gli occhi mentre gli si avvicinava.
- Sei bella - disse Alex, e subito dopo si sent uno stupido.
Jessica si era messa tutta in tiro e lui aveva pensato di portarla allo Harbin Inn, tra la Centesima e Broadway, in pantaloni grigi e giacca blu. Non era in tono: avrebbe dovuto indossare almeno un completo. - Bellissima davvero.
- B, anche tu - osserv il bicchiere vuoto in mano ad Alex. - Andiamo, o ne vuoi un altro?
- Quando vuoi, sono pronto.
- Felicia - si gir quasi di scatto e la gonna si allarg intorno alle gambe. - Peter  a letto ma non dorme ancora; vai a dargli un'occhiata tra una decina di minuti.
- Va bene. A che ora tornate?
- B, non so. Hai un'ora fissa per rientrare?
- No, volevo soltanto sapere.
- Non ne ho idea. Non fare entrare nessuno. Quando siamo usciti, chiudi a chiave e non aprire a nessuno. Io ho la mia chiave.
- Bene. Volete lasciarmi il numero di telefono del posto dove andate?
- Non so dove andremo. A ogni modo telefoner io, pi tardi.
- D'accordo.
Jessica si mosse verso l'anticamera. - Alex, devo mettere qualcosa sopra?
- Non so: non sono ancora uscito. Forse avrai un po' di freddo col solo vestito.
Prese un leggero soprabito dall'armadio dell'anticamera e uscirono. Felicia chiuse la porta alle loro spalle. Sai che paura avrebbe fatto quella serratura di latta a un malintenzionato.
Alex aveva dei segreti. Segreti per lei e segreti per il mondo.
Il segreto pi grosso era il suo mestiere. Viveva fuori della legge e ne era orgoglioso; non era come lei o la gente che li circondava nel ristorante. Campava grazie al proprio ingegno, alla propria abilit, alla propria audacia; si sentiva un avventuriero alla ricerca di sempre nuove sfide, dalle quali doveva uscire ogni volta vittorioso. N Jessica, n i clienti del ristorante o i camerieri potevano penetrare il segreto che era soltanto suo, sepolto dietro strati di impenetrabile acciaio. Ben riposto com'era, gli dava tuttavia una sensazione inebriante di potenza e di brivido: come quando guardi una spada inguainata e ne vedi soltanto l'elsa, ma sai che l dentro c' una lama affilata come un rasoio.
Alex aveva anche altri segreti.
Era segretamente compiaciuto dell'aspetto di Jessica, di come le teste si erano voltate al loro ingresso, degli sguardi furtivi che gli uomini le lanciavano. E per estensione, la radiosit della sua bellezza sembrava avvolgere anche lui e lo faceva sentire pi prestante, pi forte, pi in gamba di quei tipi incolori che non avevano Jessica seduta al loro tavolo, Jessica che si chinava per farsi accendere la sigaretta, Jessica che rideva, Jessica che studiava il menu e poi gli suggeriva di ordinare per tutt'e due perch probabilmente conosceva pi di lei la cucina cinese. Alex sapeva che ogni uomo in sala lo invidiava - e questo era il loro segreto, peraltro trasparente - ma sospettava che tutti, uomini e donne, li invidiassero come coppia, coppia bella, bionda, con gli occhi azzurri, che si stava divertendo ed era felice.
Erano speciali, ecco la verit. Da loro due emanava qualcosa di diverso e ci esaltava il segreto della sua occupazione. Lui era Alex Hardy, scassinatore, in compagnia della pi bella ragazza del locale, che pendeva dalle sue labbra, con gli occhi attenti e scintillanti, e allungava spesso la mano per sfiorare la sua. Era segretamente raggiante di soddisfazione per il solo fatto di essere l con una donna eccezionalmente bella, anche se non gli era parsa tanto bella quel giorno in tass.
Era segretamente fiero della sua conoscenza della cucina cinese, che gli permetteva di scegliere nel menu con un pizzico di fantasia e competenza: un'esperienza impareggiabile come la sua abilit professionale. Conosceva la cucina cinese, l'arte di scassinare e conosceva anche il jazz, e aveva condotto la conversazione su questo tema perch voleva farlo ascoltare a Jessica, dopo cena; e qui stava il suo ultimo segreto, di cui voleva tenerla all'oscuro - ma forse lei l'aveva gi capito - cio che quella sera se la sarebbe portata a letto. Non solo era bella, non solo tutti gli uomini del ristorante riconoscevano la bellezza di Jessica e lo invidiavano, ma probabilmente si stavano rodendo perch anche loro sapevano che prima della fine della serata se la sarebbe portata a letto. Non ne aveva mai dubitato e sospettava che lei l'avesse gi dato per scontato e sperava che tutti i maschi presenti se ne rendessero conto; e ci lo faceva sentire pi importante di tutti gli altri segreti messi assieme.
- Raccolgo da tempo dischi di jazz - le confid. - Ho cominciato da ragazzetto.
- Vuoi dire il Dixieland?
- B, un po' di Dixieland, ma soprattutto altra roba. Ho parecchi dischi di Charlie Parker; per me  il migliore, non c' nessuno che lo batte.
- Ah - fece Jessica.
- Conosci Charlie Parker?
- Veramente, no.
- Oh, allora vedrai che ti piacer, se dopo vuoi venire con me a sentire qualche disco.
- Ho una fame che non ci vedo pi. E tu?
- S, tra poco mangiamo. Adesso il cameriere ci porta gli antipasti e da bere, poi il resto. Questo ristorante cinese  ottimo, sai: cucina del Nord, raffinatissima. Si possono ordinare le solite bracioline di maiale e gli involtini di uova con verdura, ma ho pensato che preferiresti provare qualcosa di diverso.
- S, certo.
- Il branzino  eccezionale. Spero che il pesce ti piaccia.
- Ne vado matta.
- Ah, ecco qui i beveraggi, grazie - disse, rivolto al cameriere. - Lo cuociono al cartoccio. - Alz il bicchiere. - Salute.
- Salute - rispose Jessica, sfiorandogli il bicchiere col proprio.
- Me la sto proprio godendo.- Anch'io.
- Sei bella. Sei davvero uno schianto.
- Mi sento uno schianto. - Jessica alz un pochino le spalle e ridacchi. -  un sacco di tempo che non esco.  una cosa nuovissima per me.
- Che cosa?
- Andar fuori con un uomo: che non sia mio marito, voglio dire. Sono stata sposata sei anni e in tutto quel tempo non sono mai uscita con un altro.
- B, c' sempre una prima volta.
- Comincio a capirlo. Parlami della tua collezione di jazz.
- B,  difficile spiegare il jazz. Quando te lo far ascoltare, pi tardi, ti dir quello che so degli artisti, degli esecutori. Sempre che tu voglia venire a casa mia, naturalmente.
- Vedremo. C' qualche bel film in giro?
- Non ho guardato il giornale. Se vuoi andare al cinema, possiamo benissimo. Scegli tu. Ecco gli antipasti.
- Mmh, hanno un profumino delizioso.
- Sono deliziosi. Cameriere, ancora un po' di salsa agrodolce... e della senape. Jessica, un altro bicchierino? Cameriere, lo stesso per tutt'e due.
- Com' che sei diventato un elettricista di teatro? - s'interess la donna.
- B, mio padre lo era. Assaggia queste: sono castagne d'acqua avvolte nella pancetta.
- Anche lui elettricista di teatro?
- S.  cos che ho cominciato. Tra padre e figlio esiste un legame molto stretto.
- Non me n'ero accorta.
- Oh s, invece.
- Allora ti devi essere interessato al teatro sin da quando eri bambino.
- B, mio padre c' entrato che io ero gi ragazzo.
- E prima cosa faceva?
- Sempre l'elettricista, ma in un altro campo.
- A New York?
- S.
- Tu sei di New York?
- S, del Bronx. Non si sente?
- B...
- Lascia stare, so che non ho l'accento di un laureato di Harvard. Ho fatto solo le scuole inferiori, poi ho piantato gli studi. La guard dritto negli occhi e disse: - Mi  sempre spiaciuto non essere arrivato all'universit - mentendo sfacciatamente perch un'idea simile non gli era mai passata per la testa.
- Non me ne importa niente che uno sia andato o no all'universit. Mio marito ha una laurea, ma questo non fa di lui il tipo d'uomo che ammiro e rispetto.
- Che tipo ammiri e rispetti?
- B... apprezzo l'onest, in un uomo.  molto onesto da parte tua, ad esempio, riconoscere che... b, che hai qualche inflessione di New York nel parlare e...
- Del Bronx - precis Alex.
- S, e lo ammetti francamente senza vergogna.
- B, qualche volta, quando mi trovo con gente... s, insomma pi raffinata di me, credo proprio di sentirmi piuttosto imbarazzato. Per esempio, l'anno scorso,a quest'epoca, ero a Portorico, al Conquistador. Mi sono messo a chiacchierare con un medico e sua moglie, vicino alla piscina, e lui mi ha fatto sentire una nullit. Era un chirurgo, di Detroit o di Chicago, non ricordo pi. Quando sono tornato a casa ho cominciato a cercare le parole nel dizionario e a fare un sacco di cruciverba per cercare di arricchire il mio vocabolario. Qualche volta mi vergogno davvero.
- Anche questa  un'ammissione onesta.
- B, grazie. Cos'altro cerchi in un uomo?
- Perche vuoi saperlo?
Alex si strinse nelle spalle. - Sono un uomo, sono seduto qui con te:  naturale che voglia vedere se sono all'altezza.
- Ah - Jessica sorrise e prese un atteggiamento pensieroso.- Mi piacciono gli uomini che sanno apprezzarmi.
- Cio?
- Che mi dicono che sono bella quando io ho fatto di tutto per apparire bella.
- Ma lo sei veramente.
- Grazie. - Abbass gli occhi. - E mi piacciono gli uomini che hanno... l'aria sicura. Che mostrano di sapere ci che vogliono.
- Questo mi taglia fuori, purtroppo. A volte non so che pesci pigliare.
- Non ci credo - afferm lei, piantandogli gli occhi in faccia. - Credo che tu abbia sempre in pugno la situazione, qualunque sia.
- Secondo te, com' la situazione, adesso? - le domand Alex, allungando la mano sopra il tavolo per appoggiarla sulla sua.
- Non so bene.
- Per pensi che l'abbia in pugno, eh?
- S, e saldamente.
- Potrebbe essere pericoloso... per te, voglio dire.
- Non credo.
- B, vedremo.
Dopo cena non si parl pi di andare al cinema; nessuno dei due rilanci la proposta. Tornarono a piedi e salirono in casa di Alex. Le domand se preferiva del Courvoisier o del Grand Marnier; Jessica scelse il Grand Marnier e chiese dov'era il telefono; quando seppe che era in camera da letto and di l. Mentre versava da bere, Alex la sent formare il numero. Quando la raggiunse, era seduta sul bordo del letto col ricevitore all'orecchio.
- S - stava dicendo - in una scatola sul fondo dell'armadio. Guarda di prendere quelli per la notte. Prima, per, dovresti metterlo sul vasino. - Ascolt un momento, poi riprese: - S, sono sicura che si riaddormenter, appena l'avrai cambiato. Ti do il numero di questo telefono, per ogni evenienza - e lesse il numero dal disco dell'apparecchio. Ascolt ancora e rispose: - Non so a che ora. Se ci sono problemi, chiamami. - Riappese e prese il bicchiere dalle mani di Alex. - Grazie. - Bevve un sorso e disse:
- Spero che sapr sbrogliarsela. Mi  sembrato che avesse la testa sul collo.
- Certo - rispose Alex, ricordando che la cara Felicia gli aveva confidato di bere volentieri bourbon con acqua brillante, ma decise di tenere per s la notizia; se avesse detto a Jessica che il suo bimbetto era affidato alle cure di una giovane scolabottiglie, sarebbe schizzata fuori come un razzo. Ma forse la ragazzina aveva voluto soltanto darsi delle arie: probabilmente non aveva mai bevuto niente di pi forte della Coca Cola. - Allora, vuoi ascoltare qualche disco? - le propose.
- Siamo qui per questo. - Gli sorrise, si alz e lo segu in soggiorno.
- Dovresti sedere sul divano - le sugger. -  il posto dove si sente meglio, per via degli altoparlanti.
- Va bene.
- Qualche disco gratta un po'. Li ho da tanto tempo e li faccio andare spesso. La cosa che mi mancava di pi quand'ero in... S'interruppe. Stava per dirle che aveva sentito la mancanza dei suoi dischi mentre era in prigione.
Jessica si era appena seduta sul divano e stava appoggiando il bicchiere sul tavolino quando Alex aveva smesso di parlare. Alz gli occhi: - S?
- I dischi - borbott lui, porgendole il portacenere.
- Grazie. Cosa stavi dicendo?
- Quand'ero gi a Miami, con mia madre, i dischi mi sono mancati parecchio, anche se mi sono trattenuto solo una settimana.
- Ti capisco.
- Sai, a certe cose ci si abitua. Li ascolto spesso, e cos quand' ero l...
- S. Spero che quella stupidella sappia cambiare un pannolino.
- Ma certo, aveva l'aria sveglia. Sai che va ad una scuola privata?
- S, lo so.
- Ecco, questo  Charlie Parker - disse, alzando l'album per farglielo vedere. - Ho scelto questo disco per darti un'idea dei suoi diversi stili. Ho altri dischi, alcuni dei suoi inizi, che ti direbbero soltanto come suonava in una determinata epoca. Questa invece  una riedizione in cui compaiono buona partdelle orchestre che ha avuto, cos ti puoi fare un'idea. Va bene?
- S, sono pronta.
Sorridendo, pos il disco sul piatto girevole. Appena uscirono i primi suoni dall'altoparlante, regol gli alti e i bassi e le chiese:  abbastanza alto?
- S, va benissimo.
- Perfetto. - And a sedersi di fronte a lei, vicino allo scaffale su cui erano allineati gli album.
- Senti bene di l? - gli domand premurosamente Jessica.
- Benissimo. - Forse era un invito a mettersi vicino a lei, ma Alex non avrebbe commesso lo stesso errore fatto con l'altra ragazza a Miami. Stasera, calma e pazienza. - Questo primo brano si chiama Repetition ed  stato inciso con l'orchestra di Neal Hefti. Ci sono degli ottimi esecutori, forse ne conosci qualcuno: Shelly Manne alla batteria, per esempio: conosci Shelly Manne?
- No.
- Flip Phillips? Suona il sax tenore.
- No.
- Ecco Parker. Ascolta. Comincia a salire.
- Mmh. - Jessica annu, chiuse gli occhi, appoggi la testa alla spalliera del divano e accavall le gambe; la gonna sal di qualche centimetro e lei, con un gesto meccanico, se la tir gi con la mano, poi cominci a muovere il piede a tempo. - Bello, davvero comment.
- S. L'arrangiamento lo fa man mano che esegue, sai? Prendono gli accordi del pezzo e ci ricamano su:  questo il bello. Creare suonando. Potrebbero eseguire lo stesso pezzo due sere di fila e renderlo ogni volta in modo diverso.
- Improvvisazione.
- Hai detto la parola giusta: improvvisazione. Ascolta, ascolta adesso.
- Mio marito suona il piano, ma niente jazz.
- Non sapevo che fosse musicista.
- Solo per svago: non  professionista.
Ad Alex non garbava che si parlasse mentre il disco andava: non si dovrebbe parlare durante l'ascolto di un pezzo di jazz, ma ascoltare soltanto. Jessica apr gli occhi, tir gi la gamba e si curv per prendere una sigaretta dalla borsetta. L'accese, esal un pigro nastro di fumo e pieg la testa di lato, come se stesse prestando una grande attenzione alla musica che usciva dagli altoparlanti... ma Alex sapeva che non ci capiva un accidente, e quando Jessica disse:- Dev'essere difficile da ballare - avrebbe voluto risponderle: questo non si balla, si sta a sentire e a bocca chiusa; ma non ne fece nulla.
Lei fin il Grand Marnier e disse: - Non ballo da secoli. Mio marito non ne era capace. Posso prenderne ancora un goccio?
- Ci penso io. - Fece per alzarsi, ma lei stava gi andando verso il bar.
-  buffo quanto poco si sa di un uomo finch non lo si sposa - disse, servendosi da bere. - Abbiamo vissuto un anno insieme, prima di sposarci, e non mi sono mai accorta che non sapeva ballare. - Richiuse la bottiglia, poi, invece di tornare al divano, accenn qualche passo di danza, rischiando di versare il liquore, rise e disse: -  difficilissimo da ballare - e sedette su una sedia vicino all'amplificatore di sinistra.
- Ascolta questo.  il Charlie Parker Quartet, quello che aveva suonato nel 1948, nell'autunno del 1948. Il pezzo si chiama The Bird:  il nomignolo di Parker.
- Da ragazzina non avevo il giradischi e tenevo sempre la radio accesa. Vivevo in una fattoria del Wisconsin: mio padre ci sta ancora. Da piccola avevo una mucca tutta mia. Scommetto che tu non avevi una mucca quand'eri ragazzino.
- Infatti.
- Daisy, l'avevo chiamata Daisy.
Fu l l per dirle che conosceva una prostituta con una gamba sola che aveva lo stesso nome, ma si trattenne in tempo.
- Le davo il fieno, la mungevo, ne avevo ogni cura. Quando andai all'universit mio padre la mise al pascolo. Era troppo vecchia per dare latte, ma lui non volle venderla al macello perch sapeva quanto le ero affezionata.
Decisamente era inutile tentare di farle ascoltare il disco; se voleva parlare, tanto valeva lasciarla fare. Calma e pazienza, bisognava darle corda. - A quale Universit sei stata? - le domand.
- All'Universit di California, a Los Angeles. Ero iscritta a lettere.  l che ho conosciuto mio marito, il mio futuro marito: doveva prendere la laurea in pedagogia. Uscimmo insieme qualche volta ma non scocc la scintilla, e cos ciascuno se ne and per la sua strada. Lo incontrai di nuovo quando venni a New York. Io facevo qualcosa per la Random House. La casa editrice diede un ricevimento per uno scrittore di cui avevo curato il manoscritto, e l c'era anche Michael, mio marito. Aveva scritto un libro che avrebbe dovuto pubblicargli la Random. In seguito, gli chiesero un sacco di modifiche e lui li mand all'inferno, ma a quell'epoca pensava che sarebbe entrato nella loro scuderia. Ci rivedemmo, poi cominciammo a frequentarci assiduamente. Successe sette anni fa: non eravamo pi dei bambini, perch io avevo ventidue anni e lui ventisei, e cos decidemmo di metterci insieme.
Mentre parlava, giocherellava con il vestito. Con la destra teneva il bicchiere e con la sinistra si dava delle tiratine all'orlo della gonna, quasi ritmicamente, ma non a tempo con la musica che usciva ancora dagli altoparlanti. - Vivemmo insieme un anno, poi decidemmo di sposarci. All'inizio credo che fossimo felici, S, lo fummo fino alla nascita di nostro figlio, poi Michael cominci ad andare con altre donne. Di una lo so di sicuro: era un'insegnante di fisica non pi di primo pelo, alla Columbia, dove lui andava la sera per la libera docenza. Di giorno Michael insegnava al City College, e cos, tra le lezioni e il suo studio, per non parlare della professoressa e di tutte le altre donne che bazzicava, fin che non lo vedevo quasi mai. Anche prima che ci separassimo. - Scol il Grand Marnier e comment: -  buono, ne berrei tutta la sera.
- Ce n' finch ne vuoi.
- L'unico lato buono di Michael - prosegu Jessica con una punta di rimpianto - era che a letto ci sapeva fare. - Rise brevemente. - Ovviamente non avevo altri termini di paragone.
- Ti manca? - indag lui.
- Se mi manca? Spero che quella carogna vada sotto un autobus. - Rise ancora.
- Senti, se vuoi ballare, posso mettere su...
- No, va bene cos. Mi piace il disco che c'.
- B, ti ho visto volteggiare per la stanza...
- Oh, era soltanto... Tu, piuttosto, vuoi ballare?
- Non sono un buon ballerino, ma se vuoi posso mettere l'altra facciata: ci sono incisi parecchi pezzi per archi. Sempre se vuoi ballare.
- Sar arrugginita.
- Allora devo voltarlo?
- Ma s, fammelo sentire; per non sei costretto a ballare, se non ne hai voglia. Ti spiace se telefono ancora gi? Voglio assicurarmi che il bambino si sia riaddormentato.
- Fai pure. Intanto, vuoi che ti versi ancora da bere, Jess?
Jessica, che si stava gi dirigendo verso la camera da letto, si volt, lo guard e chiese sottovoce: - Perch mi hai chiamato cos?
- Eh? - Che cosa voleva dire? Chiamata cos come?
- Jess. Mio padre mi chiamava sempre Jess.
- Non so. Mi  venuto spontaneo - rispose Alex, stringendosi nelle spalle.
Lei sorrise, annu ed entr in camera. La sent comporre il numero mentre voltava il disco. Port il pick-up sul secondo brano perch il primo era Passport No.2: sapeva che Jessica non avrebbe capito niente di quell' esecuzione, n avrebbe riconosciuto l'aria basata sugli accordi di I Got Rhythm. And a riempirle il bicchiere e, quando usc dalla camera, le domand: - Tutto bene?
- S. L'ha cambiato e rimesso a nanna. Niente di nuovo sul fronte occidentale.
- Bene. Ecco, questo  Charlie con gli archi. All'oboe c' Mitch Miller. Conoscerai Mitch Miller, no?
- Oh, certo: lo guardavo sempre alla televisione.
- E anche Buddy Rich:  il batterista.
- Non riesco ad individuare quello che stanno suonando.
- Just Friends, ma  quasi finito. Il prossimo, Everything happens to me, era molto popolare.
- Senti come ci sa fare - trill Jessica, muovendosi a tempo e facendo ondeggiare pigramente il capo. - Mmh, questo mi piace.
- Vuoi provare a ballarlo?
- Prima stiamo ad ascoltare un pochino, eh?
- Va bene. Qui c' il tuo bicchiere.
- Grazie - Jessica lo prese e sedette sul divano, accavallando le gambe. La gonna le risal ancora, ma questa volta lei non la tir gi. - La musica d'archi mi piace molto di pi.
- B, gli esperti di jazz non apprezzano molto questo suo complesso, ma certo  musica pi facile da ballare.
- Mmh, la trovo piuttosto eccitante. E sensuale.
Alex emise un suono vago di approvazione.
Ascoltarono in silenzio i due pezzi successivi, quindi arriv Summertime. - Aaah, Summertime... Ne vado pazza. E questa voglio ballarla. Proviamo, Alex?
- Certo.
Si alz dal divano e lui le and incontro, nel mezzo della stanza.
- Devo essere molto arrugginita - ripet Jessica.
- Per me non fa molta differenza, perch come ballerino non valgo gran che.
La prese tra le braccia, ma senza stringerla. Il vestito di Jessica era di maglia di nylon e aderiva alla mano che le teneva appena appoggiata alla reni. Mentre ballavano, Alex bad a serbare una prudente distanza tra loro, dicendosi che era l'unico modo per procedere con calma e pazienza. Le cose andavano avanti bene, ma non voleva che lei si spaventasse. Gli unici punti a contatto erano la mano destra di lei e la sinistra di lui, oltre alla sua destra sulla schiena di Jessica.
- Balli bene - afferm Jessica.
- Come no!
- Davvero!
- Ti ringrazio, ma so che non  vero.
- Che bello - sospir. - Come mi piace questa canzone!- e all'improvviso gli si fece pi vicina, soltanto col busto, premendo il seno, nudo sotto il tessuto aderente, contro il petto di lui. Alex per non la strinse di pi; tenne la destra dov'era, senza rivelare in alcun modo l'eccitazione che lo stava prendendo.
La donna emise un mormorio deliziato.
- Non sei affatto arrugginita - la assicur.
-  un sacco di tempo che non ballo - disse, poi gli si accost di pi e appoggi la guancia a quella di Alex. Anche questa volta lui resistette, e non la strinse a s.
Il pezzo fin e Jessica gli sgusci dalle braccia, dicendo: -  stato bello - e torn al divano. Si tolse le scarpe e sedette, con le gambe raccolte sotto di s e il vestito verde che le scopriva le ginocchia morbide e vellutate. Avrebbe voluto toccarle, far scivolare la mano... invece sedette all'altra estremit del divano, mentre Jessica si voltava leggermente per averlo di fronte.
- Dove hai imparato a ballare? - gli chiese. C'era un accenno di tremore nella sua voce, e aveva le guance arrossate. Alex not anche che sembrava a disagio e continuava a spostare le ginocchia nell'apparente tentativo di mettersi pi comoda.
- Alle feste della parrocchia, quando abitavo nel Bronx.
- Dov' il bagno? - gli chiese ad un tratto, e sorrise.
- Vicino all'anticamera.
- Come a casa mia. - Sempre sorridendo, sfil di sotto prima una gamba, poi l'altra. Si alz e attravers rapidamente la stanza, ancheggiando, sapendo di avere gli occhi di Alex incollati su di s.
Ormai era solo questione di tempo. La ragazza era al punto giusto di cottura... quanto al resto, ci avrebbe pensato lui.
Quando usc dal bagno, la prima cosa che Jessica disse fu: Non mi ero accorta che fosse cos tardi, Alex.
- Pare anche a me - rispose con il sorriso di chi la sa lunga.
Sedette di nuovo sul divano, e Alex aspettava che si accoccolasse come prima; invece infil le scarpe e si rimise in piedi, raccogliendo la borsetta. - Devo andare - annunci sbrigativa.
- Andare?
- Ho passato una bellissima serata, Alex, ma si  fatto troppo tardi.
Alex gett una veloce occhiata all'orologio. Si sent prendere da un'acuta irrequietezza; non voleva che andasse via, non adesso che era quasi arrivato al dunque. - Non  ancora mezzanotte obiett.
- Lo so, ma Peter si sveglia alle sei. Devo proprio andare. E poi Felicia ha solo quindici anni: non posso tenerla alzata oltre quest'ora.
- Ma non  neppure mezzanotte - insistette Alex.
- Sono come Cenerentola. - Sorrise, baci la punta delle dita e gliele premette sulla guancia. - Grazie, Alex, ho passato un paio d'ore incantevoli. - All'accenno di lui ad alzarsi, lo ferm subito. - Lascia stare, abito due piani sotto - e sorrise ancora.
L'accompagn ugualmente fino alla porta e le allung il suo soprabito; lei lo pieg sul braccio, si guard attorno come se avesse dimenticato qualcosa, poi disse: - Buona notte, Alex.
- Buona notte, Jess.
- Jess - ripet lei, con uno sguardo tenero, quindi usc. Alex chiuse a doppia mandata la porta, torn nel soggiorno e si ferm con gli occhi fissi sui mozziconi sporchi di rossetto, nel portacenere. Alle sue spalle, il disco di Charlie Parker, ormai finito, continuava a girare frusciando. D'impulso, afferr il portacenere e lo scagli contro il muro, in anticamera.
- Com' andata, ieri sera? - domand Archie.
- Magnificamente.
Stavano percorrendo la Merritt Parkway, sulla Oldsmobile di Archie, diretti a Stamford. La giornata era splendida e la strada formicolava di automobilisti domenicali. Archie si manteneva sugli ottanta: un'infrazione al codice stradale era l'ultima cosa che voleva.
- Chi era la pollastrella? - domand ancora Archie.
- Una tizia separata che vive nel mio palazzo. Ho idea che fosse digiuna da sei mesi... non ne aveva mai abbastanza.
- Dove usciamo? - cambi discorso Archie. - Hai la carta? Ci ho fatto sopra un segno. Cosa c' scritto?
- Uscita trentacinque. Ho letto bene?
- S, esatto. Daisy non fa mai la Merritt, perch i tass non possono viaggiarci, per dice che  il percorso pi breve.
- Che ne pensi di questa faccenda, Archie?
- Non so. E tu?
- Da quanto mi hai detto, non  che Daisy ne sappia molto. Pu anche darsi che entriamo e troviamo soltanto un pianoforte e una lampada a stelo. Lei non  mai stata nella casa, vero?
- Esatto.
- E non credo neppure che tutt'e cinque le persone di servizio siano di libert il gioved. Non mi suona giusto, Alex.
- Ieri ho parlato un'ora con Daisy. Dice che l'amico non correrebbe il rischio di portarsela l se non fossero tutti fuori.
- Come hai detto che si chiama, quel tale?
- Harold Reed. Harold Reed, Terzo.
- Cribbio! - Alex si mise a ridere.
- Formidabile, eh? - Anche Archie rideva.
-  addirittura Harold Reed Terzo e si porta una prostituta con una gamba sola nel fienile.
- Nel padiglione.
- Che ci fa poi nel padiglione, oltre a darsi da fare con le sgualdrine?
- Dipinge.  un pittore.
- Ed  anche un milionario?
- Ha fatto i quattrini con i supermercati. La pittura  solo un hobby.
- Daisy ti ha detto chi sono le cinque persone di servizio?
- L'autista, il giardiniere, la cuoca e due cameriere.
- E il gioved sono tutti via?
- Cos dice.
- Se avessi cinque persone di servizio ne terrei sempre qualcuna a disposizione, nel caso volessi farmi lavare la schiena. Come ci va in citt sua moglie? Guida lei?
- Perch?
- Stavo pensando che se l'autista non  di libert il gioved, pu darsi che sia lui a scarrozzare la moglie. Ti immagini: James, ripassate a prendermi alle sei, davanti al Bonwit!. Lui rientra subito e trova noi due impegnati con la cassaforte. Se c' una cassaforte.
- Io pensavo di andare in tre - dichiar Archie.
- Tre? Perch tre?
- B, Daisy non vuole andarci di mezzo, capisci?
- No. Cosa intendi dire?
- Non vuole che sembri che ci sia stata una soffiata. Dice che per il venticinque per cento non vale il rischio...
- Venticinque per cento? Scordatelo!
- Ma se lo merita! Gioved prossimo tenter di entrare nella casa per dare un'occhiata intorno.
- S, ma una volta che avremo collocato la roba... E poi perch tre persone? Dobbiamo dare a lei un venticinque per cento e poi dividere il resto in tre? Dopo che il ricettatore si sar beccato il settanta per cento? Nemmeno a pensarci, Archie.
- Potrebbe essere un bel bottino, Alex.
- Potrebbe essere anche un dito in un occhio. Il trenta per cento diviso per quattro fa... Quanto fa?
- Poco pi del sette per cento a testa. Sette e mezzo, per l'esattezza.
- Perch ci occorrerebbe questa terza persona?
- Te l'ho detto: per mettere al riparo Daisy.
- Che s'impicchi. Di' a Daisy...
- Niente Daisy, niente colpo. - E con lei, ci viene soltanto il sette per cento del bottino.
- Sette e mezzo - ribatt Archie.
- Non capisco ancora a che ci serve il terzo.
- Per minacciare Daisy e il vecchio. Entra nello studio e gli punta la pistola addosso, cos fa credere che Daisy non c'entri. Magari le allenta anche un paio di sberle.
- Lascia perdere, non c' bisogno di pistola. Quanto a Daisy, non vale pi del dieci per cento.
- Le ho gi promesso il venticinque.
- Allora torni da lei e le dici il dieci. Se non le va, cavoli suoi. Non capisco cosa ti  venuto in mente di prometterle il venticinque per cento. Stiamo per arrivare all'uscita.
- S, vedo.
- Hai mai dato a qualcuno il venticinque per cento per una semplice dritta?.
- No, ma Daisy  l'unica che pu entrare nella casa e farsi un'idea. Che faccio dopo essere uscito, Alex? L'ho scritto sul margine della carta.
- Appena lasciata l'autostrada, giri a sinistra. C' un cartello per Stamford e uno per North Stamford; tu prendi per North Stamford. Quando entri nello stato di New York...
- Va bene, il resto me lo dirai quando ci arriveremo.
- Siamo noi che entriamo, siamo noi che corriamo tutti i rischi e tu vuoi mollare a Daisy il venticinque per cento. Il dieci basta, Archie. A lei diamo il dieci e ci spartiamo il resto. Ammettiamo pure di fare un colpo grosso, di trovare roba per mezzo milione di dollari. Sono un mucchio di quattrini. Ma il ricettatore si prende... A proposito, a chi ci rivolgiamo?
- Avevo pensato a Vito.
- Non sappiamo neppure che cosa troveremo. Se ci sono molti gioielli, Vito non  la persona adatta. Potremmo andare da Henry Green. Certo  che, da chiunque andiamo, ci sgancia il trenta per cento del valore, che su cinquecentomila dollari fa... Centocinquantamila, giusto?
- Giusto.
- Ne diamo quindicimila a Daisy: ne restano centotrentacinquemila da dividere tra noi due, Archie. Allora s che il gioco vale la candela.
- E per la pistola?
- No, assolutamente. Se minacciamo il vecchio e Daisy con la pistola, diventa rapina a mano armata. Niente da fare, Archie.
- Come pu essere rapina a mano armata se le costruzioni sono separate? Le costruzioni sono due, Alex: il padiglione e la casa. Facciamo entrare uno con la pistola da una parte...
- Niente armi, ho detto.
-... mentre noi arraffiamo dall'altra. Come pu essere rapina a mano armata?
- Lo  anche se gli puntiamo addosso una pistola e mandiamo un socio in banca a ritirare i quattrini che lui ha chiesto per telefono, perch l'abbiamo costretto a telefonare.  rapina a mano armata, Archie; da' retta a me che lo so. Quindi, niente pistola.
- S, d'accordo.
- A parte questo, Archie, tutta la faccenda mi sa di loffio.
- B, intanto andiamo a dare un'occhiata alla casa. Ormai siamo qui, dunque tanto vale andarci.
Percorsero la Pembrook Road per una decina di volte prima di scoprire una targa rotonda di ottone, con su inciso il nome di Reed, nella parte alta di uno dei due pilastri di pietra posti all'inizio del vialetto d'accesso e parzialmente nascosta da un ramo di pino.
- Eccola - bisbigli Archie.
Ferm e fece marcia indietro per guardare lungo la stradina.
- Vedi niente? - domand Alex, a bassa voce.
- No. La casa dev'essere parecchio indietro. Daisy dice che  in riva al lago.
- Allora, che cosa vuoi fare?
- Dobbiamo entrare?
- Se tu non fossi un negro, Archie, ti risponderei di s. Andrei dentro e racconterei che sto cercando mio cugino, Ralph Hennings Quarto. Ma visto il colore della tua pelle e la faccia che ti ritrovi, nel giro di un minuto avremmo sei pastori tedeschi alle calcagna.
- L non ci sono cani - obiett Archie, ridendo. - Daisy dice che non ce ne sono. Perch non ti metti dietro - propose poi e fai finta ch'io sia il tuo autista? Arriviamo alla casa, e poi tu gli spieghi che l'autista ha perso la strada. Facciamo il giro della propriet, adesso che l'abbiamo trovata.
Seguirono la strada per uh centinaio di metri, lungo il muro di pietra che terminava a ridosso di un gruppo di pini. Quindi Archie lasci la carreggiata per percorrere pi di duecento metri sull'altro lato del parco.
- Ha un bel po' di terra, il nostro Reed Terzo - osserv Archie.
- Vieni, torniamo a casa.
Chiacchierarono per tutto il ritorno, fino ad Harlem. Non avevano ancora le idee molto chiare ed erano anche scettici su ci che sapevano, ma ne parlarono ugualmente. Entrambi ritenevano che il passo successivo dovesse consistere nell'ottenere da Daisy una descrizione della casa vera e propria. Se lei non poteva esaminarla dall'interno, il lavoro andava a monte: era impossibile agire alla cieca. Discussero ancora della percentuale per Daisy e Alex ammise di aver dato il quindici per cento a un basista il quale per aveva svolto un grosso lavoro preliminare, ragion per cui il quindici per cento gli era sembrato giusto, in quel caso particolare. Accett di scendere al quindici, a patto per che Daisy preparasse realmente il colpo, riferendo cio informazioni sul sistema d'allarme e l'esatta disposizione della casa, su quanto potevano sperare di trovare e dove i Reed tenevano preziosi e quattrini, nel caso non avessero una cassaforte.
Alex voleva anche un rapporto esauriente sui domestici perch doveva essere sicuro che fossero tutti fuori, il gioved; cosa della quale era ancora tutt'altro che convinto. Sperava di fare una prova generale e non gli andava di inciampare in cento chili d'autista, che magari era stato anche campione di pugilato.. Voleva sapere quando Daisy andava a Post Mills e quando lei e Reed Terzo erano impegnati a fare l'amore nel padiglione isolato, perch era allora che calcolava di fare il controllo. Lo considerava necessario perch lui e Archie potessero studiare di persona il sistema d'allarme, vedere se potevano metterlo fuori uso o magari trovare un accesso non collegato all'impianto. Conosceva un tizio, per esempio, che si era calato dal camino in una casa munita di congegni di protezione come Fort Knox. La prova generale la si poteva fare di l a due gioved. Nel frattempo Daisy sarebbe stata nella casa e avrebbe fornito loro tutti i particolari. Il giorno del colpo poteva poi essere fissato per il gioved susseguente, il 2 maggio.
- Ti va bene, Archie?
- Speravo che si potesse fare prima - confess l'altro. Sono quasi agli sgoccioli, con i quattrini.
- Capisco, per ci serve la prova generale, non credi?
- Oh, certo. E non vedo come potremmo farla se non quando il personale  via, vale dire solo il gioved.
- Esatto.
- Quindi suppongo che dovremo aspettare fino al due maggio per fare il colpo, anche se prima mi farebbe pi comodo.
- Credi che quel tale sia davvero milionario? - domand Alex.
- Cos dice Daisy.
- Dovremmo portarci dietro un camion - dichiar Alex, ridendo. - Fare piazza pulita sul serio. Caricare pellicce, gioielli, contanti e tutto quello che non  inchiodato.
- Non voglio aver nulla a che fare con i quadri - obiett Archie. - Troppo difficili da piazzare. L'unico modo per ricavarci qualcosa  di tenerli per il riscatto; restituirli soltanto quando il proprietario caccia la grana. Ma mi sa tanto di sequestro.
- Anch'io non ci tengo molto ai quadri. Ma se andiamo con un autocarro possiamo veramente portarci via tutto, tranne il motoscafo.
- Se l'autocarro fosse abbastanza grande potremmo prenderci anche quello. - Archie rise e Alex gli fece eco. Poi tacquero entrambi e Archie mantenne a lungo un'aria pensierosa. - Continuo a credere che una pistola ci sarebbe preziosa in questo colpo - disse infine. - Non soltanto per proteggere Daisy, ma per essere sicuri che Reed Terzo se ne stia buono buono nello studio, mentre noi carichiamo la roba. Daisy non pu farcela a trattenerlo: ha una gamba sola, e se quello sente rumore sul viale, le d uno spintone e salta fuori al galoppo.
- Non se ne parla nemmeno. Niente pistola.
- D'accordo. - Archie scroll le spalle.
- Per  un bene che tu abbia parlato di rumore, perch  importante sapere a che distanza si trova il padiglione dalla villa:  importante, nel caso dovessimo scassinare la cassaforte.
- Dir a Daisy di controllare.
C'era ben poco che potessero fare o dire finch la ragazza non gli avesse passato un rapporto esauriente, cos i due andarono a cena in un ristorante spagnolo, poi al cinema. Si salutarono verso le dieci con l'accordo di rivedersi venerd, dopo la visita di Daisy nella casa di Reed Terzo.
Alex torn a casa, guard Johnny Carson fino alla fine del programma, poi and a letto.
Quando li aveva, li spendeva.
Il luned mattina, come prima cosa, usc per comprarsi qualche vestito nuovo. Si avvicinava l'estate e il suo guardaroba dell'anno scorso, bench praticamente nuovo, cominciava a stargli sullo stomaco. Aveva suppergi una trentina di abiti su misura e di giacche sportive nell'armadio, di cui una dozzina di tipo estivo, ma Alex si stancava presto di un vestito: lo portava sei o sette volte e poi lo lasciava appeso a raccogliere polvere. Faceva lo stesso con le cravatte: era capace di spendere venticinque dollari per comprarne una, la metteva una volta, poi non la degnava pi di uno sguardo.
Le scarpe erano un'altra cosa. Nutriva una vera passione per le scarpe, per le buone scarpe. Si pu capire se uno ha la grana dalle scarpe che porta. Alex comprava abitualmente le sue da un calzolaio inglese di Madison Avenue, e ne aveva molta cura: le lucidava con costose creme, provvedeva alla riparazione di suole e tacchi ogni volta che ve ne fosse bisogno e vi infilava le apposite forme quando non le portava. Non buttava mai via quelle che gli erano venute a noia; c'era sempre qualcuno che le poteva utilizzare, e quando le regalava non avevano mai i tacchi consumati o i buchi nelle suole.
Pass prima dal sarto. Era un cliente fisso, e il commesso che lo serviva di solito, bench fosse occupato con un'altra persona, si scus e and a stringergli la mano; sarebbe stato da lui tra un minuto. Perch intanto non dava una occhiata ai nuovi tessuti leggerissimi? Era venuto per il guardaroba estivo, vero?
Proprio per quello, conferm Ale?, ma facesse pure con comodo, non aveva fretta. Si port in fondo al salone, dove le ampie vetrine si affacciavano sulla 44ma, e cominci a curiosare tra i campioni e i rotoli di stoffa. In fatto di tessuti aveva gusti piuttosto tradizionali (conosceva degli scassinatori che si vestivano in maniera orripilante). Poco dopo lo raggiunse il commesso, ed inizi la lunga e laboriosa scelta dei colori, delle stoffe di vario peso e dei modelli. Alla fine, Alex aveva acquistato tre abiti interi e due giacche sportive, una delle quali gi confezionata e da adattare alle sue misure; al prezzo di 510 dollari l'uno i vestiti, 450 la giacca di cachemire e 360 quella di Shetland che aveva preso dalla rastrelliera.
Verso l'una usc dal negozio del sarto e arriv a piedi ad un ristorante francese che conosceva, tra la Cinquantesima Strada e la Prima Avenue, dove bevve un Martini prima di ordinare lumache e una sogliola alla mugnaia, con mezza bottiglia di Pouilly Fum. Dopo il pranzo and da Battaglia, in Park Avenue, dove compr una decina di magliette in diversi colori pastello e una camicia a maniche lunghe in fibra sintetica azzurra. Le magliette gli costarono trentasette dollari l'una, ma erano di ottima lana e quella che aveva provato gli andava a pennello. La camicia di fibra sintetica gli cost 22 dollari.
Erano quasi le tre quando entr da Gucci, sulla Quinta Avenue. Non cercava scarpe, bench fosse sempre disposto a comperarne, se erano belle. Voleva una cintura in vernice che aveva visto in vetrina qualche settimana addietro, ma dopo l'acquisto - la scelse d'un blu molto scuro - pass al reparto calzature e acquist due paia di scarpe di cuoio verniciato: un paio bianco e l'altro marrone, con il fermaglio di Gucci in verde e rosso. Poi arriv da Doubleday, sulla 57ma, dove guard qualche album di dischi; trov un Monk che non aveva e prese anche il nuovo Miles Davis, anche se la sua produzione attuale non lo interessava granch; come si fa a mescolare il jazz con il rock?
Alle quattro fece una puntatina al bar dello Sherry-Netherland, ordin un altro Martini e attacc bottone con una ragazza cinese, seduta al tavolino accanto al suo. Portava una cloche rossa che sembrava il cappello di una battona. Dalla scollatura a V della camicetta si vedeva anche una stella di David annidata tra i minuscoli seni rotondi.
La ragazza gli spieg che il pendente era solo un ornamento perch in effetti lei era cattolica. Alex port la conversazione sulla cucina cinese, disse che mangiava alla cinese tre, quattro volte la settimana, e che secondo lui era la migliore cucina del mondo. Conosceva Bo-Bo, a Chinatown? Hong Fat? O Wah Kee? Le cose filarono col vento in poppa finch un giovanotto cinese occhialuto, con un vestito di serie grigio, entr nel bar, la salut dalla porta, poi le si sedette di fronte. Alex termin il Martini e torn a casa in tass. Erano passate da poco le cinque quando entr nel suo appartamento.
Programmi per la serata... b, poteva andare a Broadway o ad Harlem per vedere se c'era qualcuno in giro. Era molto soddisfatto degli acquisti; tir fuori le magliette e le prov una per una, guardandosi allo specchio, tirando in dentro lo stomaco e gonfiando il petto. Sembrava un sollevatore di pesi, pens, o forse un omosessuale, di quelli da spiaggia; b, no, somigliava di pi a un sollevatore di pesi. Non gli davano l'aria troppo effeminata, quelle magliette? Tentenn un momento, incerto se riportarle o no al negozio, poi decise di tenerle e di mettersele. Il primo che gli avesse dato dell'invertito si sarebbe beccato una borsettata sul muso. Ridacchiando tra s, sistem le magliette in un cassetto, poi prov la cintura e le scarpe, dopo avere aperto l'anta dell'armadio per guardarsi nello specchio che vi era fissato. Gli piacevano sia l'una che le altre: vera roba da uomo. Mise le scarpe in forma e le pos accanto alle altre. Erano le sei meno venti all'orologio sul cassettone.
Pass in soggiorno, si prepar un Martini e lo sorseggi con calma mentre si cambiava. Infil una camicia nocciola con un paio di calzoni marrone, confezionati su misura, calze dello stesso colore della camicia e le scarpe marroni con il fermaglio verde e rosso. Dopo un attimo di indecisione indoss anche una giacca sportiva -non si pu mai sapere cosa pu capitare - e usc di casa.
A Broadway non vide nessuno che conosceva, allora mangi una pizza ad un chiosco della 42ma, poi si rec a un istituto per massaggi nell'Ottava Avenue e chiese di una certa Pearl, che si era gi presa cura di lui in passato. Pearl non lavorava pi l; in cambio gli mandarono una ragazza che assomigliava alla cinesina dello Sherry-Netherland. Quando arrivarono al dunque, Alex le chiese se le sarebbero andati venti dollari extra. La ragazza rispose che ce ne volevano almeno trenta. Si accordarono su venticinque. Alex rincas verso mezzanotte e si coric subito.
Si svegli nel cuore della notte, accese la luce e and a rimestare nel cassettone. Tir fuori una delle magliette nuove, l'infil sulle mutande e si rimir allo specchio. Decise di riportarle l'indomani mattina al negozio perch gli davano un'aria da invertito.
Il marted mattina, prima di andare a restituire le magliette, fece un salto al parco: Jessica non c'era. Chiss poi perch la cercava. Rest seduto al sole una mezzoretta, su una panchina, poi si spazient e and in centro con un tass. Da Battaglia disse al commesso che le magliette di lana erano troppo pesanti per l'estate e il commesso gli assicur che le avevano anche in cotone.
Non volle cambiarle e gli resero i quattrini senza fare storie: non per nulla era un cliente abituale. Erano solo le undici del mattino e Alex non sapeva cosa fare. Di solito non si sentiva irrequieto dopo un colpo, in particolare dopo un buon colpo come quello in casa Rothman: quel mattino, invece, non riusciva a stare fermo e non capiva cosa diavolo gli avesse preso.
Non si rese conto che avrebbe commesso un altro furto finch non entr in un negozio di Madison Avenue per comperare un mazzo di carte da gioco. Quando usc, tolse dal mazzo il dieci, il fante, la regina, il re e l'asso di cuori, e gett le altre carte in un cestino dei rifiuti, sul marciapiede. Non aveva con s altri strumenti, non avendo ancora rimpiazzato quelli abbandonati in casa Rothman. Non cercava niente di difficile, solo un lavoretto liscio; la scala reale che aveva in mano era l'ideale per quello che aveva in mente. Disse a se stesso che voleva tenersi in esercizio, anche se l'ultima volta che aveva lavorato risaliva a soli cinque giorni prima. Si disse inoltre che il colpo dai Rothman era stata una specie di delusione, dato che sapeva in anticipo quello che avrebbe trovato e, sia pure con l'extra che si era beccato, si era trattato di un lavoro organizzato, senza uno straccio di brivido.
Forse quello sarebbe stato il suo giorno fortunato. Forse gli sarebbe capitato il colpo unico, quello che gli avrebbe consentito di ritirarsi dall'attivit.
Non sapeva dove sarebbe andato, ma solo che voleva un lavoro facile, una porta da aprire con la scala reale. Obbedendo al proprio istinto, decise di escludere la citt. Voleva una semplice porta, non una serie di porte: una bella porta con la serratura a molla, o magari la porta di una veranda, di quelle che si aprono con un dito. Pens che in questo caso avrebbe potuto tornargli utile un cacciavite: entr in un negozio di ferramenta e lo compr. E, visto che li accanto c'era un negozio di gastronomia, entr e prese qualche stuzzicadenti da un vasetto sul banco della cassa. La cassiera lo fulmin con un'occhiata. Impiccati, cretina, le consigli mentalmente. Aveva tutto ci che gli occorreva: il cacciavite, la mano di scala reale e gli stuzzicadenti.
Con un'auto a nolo prese la West Side Highway, attravers la Cross County ed infine usc a White Plains. Era gi stato da quelle parti: ci aveva portato Kitty a vedere un film, poi aveva pernottato con lei al Roger Smith Hotel. Lavori per non ne aveva mai fatti nella zona, per cui continu a girare in macchina, cercando una zona residenziale di lusso. Non era questione di vita o di morte, per lui: se non avesse trovato nulla di promettente, avrebbe lasciato perdere. Eppure, sperava di trovare qualcosa. Voleva entrare in una casa. Voleva forzare una porta, insinuarsi dentro e mettersi a frugare. Voleva scoprire tutti i nascondigli.
Nel quartiere dove finalmente capit c'erano case che ad occhio e croce valevano dagli 80 ai 100.000 dollari, tutte ad una certa distanza dalla strada e ombreggiate da vecchi alberi non ancora in pieno rigoglio; era appena aprile. La maggior parte degli edifici erano per circondati da macchie decorative i cui sempreverdi, ormai alti, avrebbero offerto ad Alex un buon riparo per chi guardasse dalla via. Continu a girare senza fretta, cercando con gli occhi un qualsiasi segno che facesse pensare ad una casa vuota. Non si aspettava certo che qualcuno andasse in vacanza in aprile, quindi non cerc con gli occhi giornali abbandonati sulle verande, cassette delle lettere piene da scoppiare, praticelli con urgente bisogno di essere falciati, case con tutte le tende chiuse o le tapparelle abbassate, o con le luci accese di giorno alle finestre del primo piano. Vide una villetta con il garage aperto e vuoto e ne prese mentalmente nota, quindi un'altra con un biglietto attaccato alla porta; anche quella poteva andar bene. Entrambe avevano per altri edifici ai lati, mentre Alex preferiva trovare una casa d'angolo, dove le probabilit di essere notato si riducevano della met. Ad ogni modo, si scrisse i nomi segnati sulle cassette della posta, poi prosegu. E ad un tratto, ecco il colpo di fortuna.
La strada su cui si trovava formava un incrocio a T con un'altra. Alla sua destra c'era una grande villa in stile Tudor con una magnifica cortina di arbusti vicino all'ingresso principale. R. Nichols era il nome del proprietario, sulla cassetta della posta. Alla sua sinistra vide un'altra casa, con una siepe alta quasi due metri che correva intorno all'intera propriet. Al di l della traversa si stendeva un campo da golf. Ci significava che la facciata della villa Tudor guardava verso la siepe, mentre il lato destro si affacciava sul campo da golf. Alex fece marcia indietro, accost al marciapiede e dal cassetto del cruscotto tir fuori una cartina. Finse di studiarla, mentre esaminava il gruppo di pini che separava la casa Tudor da quella accanto. In effetti, la casa aveva tre lati morti. Alex allent il freno a mano e avanz di qualche metro, in modo da trovarsi di fronte al vialetto. Fu allora che la fortuna gli diede una mano.
Mentre guardava, una donna usc dalla villa, chiuse a chiave la porta, and al garage e tir su la porta: dentro c'era una sola auto. La donna vi sal, accese il motore, usc a marcia indietro, fece manovra davanti alla casa e imbocc il vialetto, lasciando il garage aperto. Alex port la macchina fino al segnale di stop, all'angolo, svolt a destra e prosegu passando davanti al campo di golf.
La casa su cui aveva messo gli occhi presentava un solo aspetto negativo, contro molti altri positivi. La donna, uscendo, aveva usato la chiave per chiudere la porta: questo voleva dire che la serratura non era a scatto, altrimenti si sarebbe semplicemente tirata dietro la porta. Probabilmente non sarebbe riuscito ad aprirla con le carte o con il cacciavite. E questo era il lato negativo. Il lato positivo consisteva nel fatto che la donna si era presa cura di chiudere a chiave. Se dentro fosse rimasta una donna di servizio non l'avrebbe fatto. Questo e l'assenza di un'altra auto stavano ad indicare che la casa era vuota. Il marito era al lavoro, la padrona di casa se n'era andata, e la casa era vuota. In pi c'erano i tre lati morti della villa. La situazione non si poteva presentare migliore di cos. Per maggior sicurezza, Alex entr in un bar-farmacia, cerc R. Nichols nella guida telefonica e trov a quell'indirizzo un Robert Nichols. Compose il numero e lasci squillare dieci volte il telefono, poi riappese e torn alla macchina.
Percorse il vialetto e lasci l'auto davanti alla villa, con il muso rivolto verso la strada. Non lo preoccupava che qualcuno notasse l'auto noleggiata, anche se aveva dovuto esibire la patente e firmare il modulo col suo nome. Se qualcuno avesse visto la targa e fosse andato a segnalarla alla polizia, lui avrebbe detto: S, certo,  la macchina che ho preso a nolo. L'avevo lasciata in strada e qualcuno ci  saltato su. L'ha riportata poco fa, esattamente nel punto dove l'avevo posteggiata. Dev'essere stato un ladro.
Spense il motore, mise in tasca le chiavi, si guard intorno e si avvicin alla porta d'ingresso. Ascolt un momento. Dentro c'era una radio accesa, ma Alex sapeva che tanta gente lo fa per tenere lontani i ladri e non se ne diede pensiero. Aveva visto la padrona di casa uscire, chiudere e prendere l'unica macchina, e inoltre aveva lasciato squillare il telefono dieci volte senza ottenere risposta. Si attacc al campanello. Se si era sbagliato, se c'era in casa una domestica, avrebbe detto che vendeva parafulmini o doppi vetri per finestre, e quella gli avrebbe risposto di ritornare quando ci fosse stata la signora.
Continu a schiacciare il pulsante; poteva sentire all'interno lo squillo sonoro del campanello, ma non venne nessuno. Controll che le finestre non fossero collegate a un sistema d'allarme, ma non scorse nessun filo. Si spost con rapidit nel garage adiacente e. sulla parete di fondo vide la porta da cui si accedeva all'abitazione. Chiss perch, c' gente che fa applicare serrature a prova di bomba a tutte le porte della casa e trascura quella di comunicazione col garage. Di solito ci si trova davanti a una modesta serratura a cilindro con cinque pioli, dotata di foro per la chiave dal lato del garage e di pulsante di bloccaggio dall'altro. Era proprio quello il tipo di serratura che Alex si trov ad affrontare e l'apr in trenta secondi con l'aiuto dell'asso di cuori. Entr e si chiuse velocemente la porta alle spalle; rest in ascolto, immobile, ma non ud che la radio.
Orientandosi su di essa, percorse uno stretto corridoio sul quale si aprivano la cucina, un bagno e un salottino per la televisione, e sbuc in un'anticamera dalla quale si passava in soggiorno. Alex vide l'impianto stereofonico in fondo alla stanza; il sintonizzatore era acceso e la radio trasmetteva a volume tanto alto da svegliare anche i morti. And alla porta d'ingresso, l'apr, spezz uno stuzzicadenti nel foro della chiave, richiuse e sal la scala verso il primo piano, dove pensava di trovare le camere da letto. Mirava a quella dei padroni di casa, perch era l che sarebbe stata custodita la roba di valore, se ce ne fosse stata. Avrebbe cercato anzitutto la cassaforte a muro, staccando quadri e specchi per ispezionare le pareti e poi aprendo gli armadi per verificare che non fosse collocata al loro interno. Se non avesse trovato la cassaforte, avrebbe frugato nei cassetti in cerca di gioielli, contanti o carte di credito. Quindi sarebbe tornato agli armadi per prendere eventuali pellicce. Se ne trovava una sola, l'avrebbe portata via tenendosela sul braccio, in caso di due o tre avrebbe cercato una valigia per cacciarvele dentro assieme agli altri oggetti di valore. I contanti erano meglio di tutto, naturalmente, perch non c'era bisogno di spartirli con nessuno: per i contanti non occorre rivolgersi a un ricettatore. Le carte di credito sono buone quasi quanto i quattrini, ma  difficile metterci sopra le mani. Anche le collezioni di monete e di francobolli vanno bene, ma non si trovano nelle camere: di solito sono in biblioteca o nel salotto. Aveva intenzione di setacciare accuratamente la casa, stanza per stanza, ma prima voleva individuare la camera dei padroni per rovistarla a dovere.
Le scale terminavano in un lungo corridoio, coperto di moquette, sul quale davano tre porte. La prima era aperta: Alex vide una camera per bambini con la tappezzeria a figure di animali, un solo letto e un cassettone laccato di giallo sul quale stava un salvadanaio a forma di porcellino. Pi tardi l'avrebbe rotto, non perch gli interessassero le monetine, ma soltanto perch qualche volta la nonna in visita ci ficca dentro un biglietto da cinque o da dieci. L'ultima porta, chiusa, doveva essere quella della camera dei padroni di casa: chiss perch, quella stanza  sempre l'ultima. Ma ce n'era un'altra, vicino a quella dei bambini. Abbass la maniglia e apr.
Dentro c'era una donna.
Rest sulla soglia, impietrito, la schiena percorsa da una sensazione di gelo. La donna - sui settantacinque ottant'anni, e coi capelli candidi - era seduta nel letto, appoggiata ad alcuni cuscini, e stava leggendo. Accanto al letto c'era un tavolino da notte con un bicchiere d'acqua, una scatola di fazzolettini di carta e una schiera di flaconi di medicinali. Era andato a cascare in una vecchia malata. Lei aveva voltato la testa nel momento in cui Alex aveva aperto la porta e ora lo fissava con gli occhi sbarrati. Per lunghi istanti nessuno dei due parl, poi Alex vide la donna aprire la bocca e cap che avrebbe gridato.
Ebbe l'impulso di scappare, ma si rese conto che non avrebbe fatto in tempo ad arrivare alla macchina prima che le urla della vecchia facessero accorrere tutto il vicinato. Muovendosi rapido, col cuore che gli batteva all'impazzata, entr nella stanza, si accost al letto - la donna aveva gli occhi spalancati e pieni di paura, e il grido stava per proromperle dalla gola - e con una mano l'afferr alla nuca mentre con l'altra le tappava la bocca.
Sent nelle narici odore di medicine, di vecchiaia. Una donna anziana, malata, in una casa che avrebbe dovuto essere vuota... perch non aveva risposto al telefono? Alex si rese conto soltanto allora che non c'era nessun apparecchio in camera: la vecchia era costretta a letto, non avrebbe potuto alzarsi a rispondere neppure se avesse voluto. Le teneva ancora la mano premuta sulla bocca e non voleva mollarla perch l'urlo sarebbe sicuramente esploso. Non poteva neppure restare l tutto il giorno con la mano sulla bocca della vecchia in quanto la figlia, la nipote o chi diavolo era, poteva tornare da un momento all'altro. Con una persona malata in casa non avrebbe tardato molto: forse aveva fatto una corsa alla farmacia per comprare qualche medicina, magari la stessa farmacia dalla quale lui aveva telefonato, cio a poche centinaia di metri di distanza. Alex cominci a sudare. Si sentiva grondare la fronte e le ascelle. Il sudore aveva l'odore della paura e, confondendosi con quello della vecchia inferma, gli dava il voltastomaco. Non desiderava che di andarsene, ma se le avesse tolto la mano dalla bocca, la vecchia avrebbe cominciato a gridare.
- Non voglio farvi del male - le disse.
Quella annu, e la mano di Alex accompagn il movimento della sua testa. Sentiva il taglio dei denti contro le dita, le labbra umide, ma non tir via la mano; continu a premere, tenendo l'altra mano sulla nuca. Lo colp il pensiero che il cranio della donna potesse cedere sotto la sua stretta e le sussurr in fretta: - Non voglio farvi del male, voglio solo andarmene via. Se tolgo la mano e voi strillate, sar costretto a farvi tacere. Mi avete sentito?
La vecchia annu ancora.
- Se tiro via la mano ed esco, e poi vi sento strillare, torno indietro anche se sono gi, anche se sono gi alla porta. Avete capito? Non toglier la mano finch non avete capito. Chiaro?
Un altro cenno di assenso. La mantellina rosa che la vecchia aveva addosso le scivol da una spalla; lei allung una mano ossuta per rimetterla a posto, ma non fece neppure il tentativo di toccarlo, di afferrargli il polso; si aggiust semplicemente la mantellina, continuando ad annuire, con gli occhi sbarrati.
- Bene, allora ci siamo capiti - disse Alex. Le allontan la mano dalla bocca, ma non si mosse dal suo fianco. I pugni contratti, aspett che gridasse, che manifestasse anche la sola intenzione di farlo, perch allora l'avrebbe picchiata. Non voleva, ma l'avrebbe picchiata se avesse urlato. Era inevitabile.
A voce bassissima, quasi un bisbiglio, la vecchia disse: - Vi prego, andatevene. - Alex gir sui tacchi e si precipit alla porta. In corridoio inciamp, cadde sulle ginocchia, si rialz di slancio, facendo leva con le mani sulla moquette del pavimento. Si aggrapp al pilastrino della balaustra in cima alle scale, vi volteggi intorno e corse gi come un pazzo, verso la porta. La radio continuava a blaterare: in quel momento, un presentatore stava reclamizzando un parco dei divertimenti del New Jersey. Spalanc il battente, raggiunse come un fulmine la sua auto e balz al volante. Tese il braccio per accendere il motore, poi ricord di avere messo in tasca le chiavi; si frug con la mano sudata e riusc a districarle da una manciata di monetine. Tremando, inser la chiavetta, la gir e avvi il motore. Schiacci l'acceleratore al massimo; la ghiaia schizz all'indietro prima che i pneumatici facessero presa, poi l'auto part di scatto. Percorse a tutta velocit il vialetto, dando appena un colpetto di freno quando sbocc sulla strada, poi svolt a destra, arriv all'angolo con lo stop, fece un'altra svolta a destra, pass davanti al campo di golf e rallent soltanto quando arriv all' incrocio successivo.
Aveva ancora il respiro affannoso quando prese la Hutch, in direzione della citt.
Attaccato con un pezzo di scotch alla porta del suo appartamento c'era un biglietto, scritto a pennarello rosso. Lo stacc e lo lesse prima d'infilare la chiave.
Caro Alex, ho cercato di telefonarti, ma il tuo numero non  sull'elenco. Verso le cinque e mezzo vengono a casa mia degli amici per fare quattro chiacchiere e bere qualcosa. Se vuoi unirti alla compagnia, sei il benvenuto. Penso che li troverai simpatici.
Jess
Apr la porta, entr e rilesse il biglietto sotto il lampadario dell'anticamera. Non aveva voglia di scendere a bere con nessuno dei suoi amici: probabilmente lavoravano tutti nell'editoria e avrebbero cominciato a parlare di libri che lui non aveva mai letto. Tuttavia, se arrivavano alle cinque e mezzo non si sarebbero trattenuti troppo, e magari lui e Jessica avrebbero potuto ricominciare da dove avevano interrotto, sabato sera. Oh, ma perch devo andare a rompermi le scatole a un cocktail? A meno che quei tali non fossero invitati anche a cena, nel qual caso sarebbero rimasti tutta la sera. Se era cos, perch Jessica non aveva invitato anche lui? No, probabilmente era solo per bere, e si sarebbero messi tutti a pontificare sugli scrittori russi, con lei che girellava senza reggiseno, mostrava le sue gambe lunghe, lo stuzzicava, e poi gli sbatteva la porta in faccia. Grazie tante, pens. Tieniti i tuoi dannati beveraggi e smettila di appiccicare biglietti alla mia porta. Vuoi che mi svaligino la casa? Vuoi che un ladro, passando nel corridoio, veda il biglietto e capisca immediatamente che dentro non c' nessuno? Oh, Cristo!
Stava preparandosi a fare la doccia quando squill il telefono. Attravers la camera in mutande, sedette sul bordo del letto e sollev il ricevitore. - Pronto?
- Alex? Sono Archie. Come va?
- Benissimo. - Non voleva dirgli della cavolata che aveva fatto a White Plains. Faceva sempre la predica ad Archie sui pericoli dei colpi notturni e immaginava che cosa gli avrebbe detto l'amico se gli avesse raccontato della vecchia. Ges, roba da farsi venire un accidenti. Cascarle addosso cos. Non riusciva a liberarsi le narici da quell'odore, dal puzzo delle medicine, dal tanfo della vecchiaia e delle lenzuola. Rientrando in citt, non era riuscito a rilassarsi finch non era arrivato al casello nord della Mosholu Parkway, dove finalmente aveva smesso di guardare nel retrovisore. Ma l'odore tenace della vecchia l'aveva perseguitato fino a casa e ce l'aveva ancora addosso.
- Che c', Archie?
- Ho una cattiva notizia.
- Cio?
- Hanno arrestato Kitty.
- Quando?
- Stamattina.
- Le  gi successo. Pagher la multa e stasera sar di nuovo sul marciapiede.
- Questa volta non  la solita retata della Buoncostume.
- Ah, no? Allora cos'?
- Droga.
- Mi aveva detto che aveva smesso.
- L'hanno arrestata perch la spacciava, Alex. Le hanno trovato addosso cinque o sei bustine. Non so quanto possano pesare, per non dovrebbe essere molta roba.
- Penso anch'io.
- B, ad ogni modo si pu beccare da un anno all'ergastolo; dipende da quanto vogliono calcare la mano. La nuova legge sulla droga non  uno scherzo.
- Ho sentito dire che ci vanno piano ad applicarla.
- S, per chi ne fa uso, ma non per chi la spaccia. Anche se Kitty esce in libert vigilata, ormai  segnata. La possono rispedire dentro in qualsiasi momento.
- Chi le ha detto di andare a smerciare la polvere?
- Ho sentito che si era messa nei guai con un mafioso perch gli aveva soffiato il portafogli. Queste sono le voci che corrono. Cercava di fare quattrini alla svelta per darli indietro a quel tizio, capisci?
- S.
- Brutta storia, eh?
- Gi.
- Che fai stasera?
- Non so ancora.
- Se hai voglia di venire da me, possiamo andarci a fare una partita a poker. Conosco un gruppetto che tutti i marted sera si riunisce per il poker, ma due dei ragazzi saranno assenti. Uno  all'ospedale con la prostata, l'altro  dovuto andare sulla Costa. Se t'interessa, posso fare un fischio.
- Come sono i piatti?
- Robetta. Al massimo puoi perdere qualche dollaro. La compagnia  buona: ci ho gi giocato una volta. C' sempre da bere a volont e alle undici si fa un intervallo con caff e paste. Ti andrebbe?
- B, non so. Ti richiamo io pi tardi.
- Non troppo tardi, per.
- Tu ci vai?
- S, pensavo di farci un salto. Se vuoi giocare, dico che siamo in due, cos il tavolo  al completo.
- Noi! so se ne avr voglia.
- B, vedi tu, per potremmo fare qualche bella mano.
- Non so che dirti, Archie; magari un'altra volta.
- Ma che cos'hai? Mi sembri gi.
- No, sono a posto.
- B, se cambi idea, dammi un colpo di telefono. Penso di chiamarli tra una mezz'ora. Se decidi di starci...
- D'accordo, Archie. E grazie per avermi detto di Kitty.
- Roba da matti, eh? - Archie riappese.
B, non  colpa mia, pens Alex. Io le ho detto che rivolevo i miei duemila dollari, non le ho detto di andare a spacciare droga per la strada. Ha fatto tutto di testa sua, ed  anche sua la responsabilit, se l'hanno arrestata. Ad ogni modo, non c'era pericolo che le infliggessero una condanna pesante. Non era mai stata arrestata, per traffico di stupefacenti prima d'allora; l'avevano messa dentro una dozzina di volte per reati contro la morale, ma mai per droga. Tutt'al pi si sarebbe beccata un anno - roba da poco per un tipo come lei -e l'avrebbero rimessa in libert dopo quattro mesi. Probabilmente l'avrebbero mandata a Bedford Hills; non era un postaccio. Tuttavia l'idea di qualcuno che finiva dentro lo turbava. Non riusciva ad immaginarsi Kitty in prigione. Le avrebbe dato di volta il cervello. B, c'era gi in prigione, proprio in quell'istante, e questo era soltanto l'inizio, anche se era sicuro che non le avrebbero dato certo l'ergastolo, non alla prima condanna. E, comunque, non era colpa sua.
Si alz dal letto, guard l'orologio sul cassettone e decise che era troppo presto per un bicchierino. Non sapeva cosa fare, quella sera. Magari avrebbe telefonato ad Archie per dirgli che sarebbe andato con lui a giocare a poker. Non che ne avesse molta voglia... Che cosa aveva voglia di fare, poi... Ges, quella vecchia gli aveva messo addosso la strizza. Chiss se si era accorta di quanto fosse spaventato. Sorrise, pensando che, se l'avesse capito, sarebbe saltata dal letto per prenderlo a martellate. Cristo, che puzza! L'aveva ancora nel naso e non vedeva l'ora di fare la doccia per levarsela di dosso. Dopo un'altra occhiata all'orologio, stabil che avrebbe fatto un lungo bagno, invece della doccia, e and ad aprire il rubinetto.
Seduto sull'orlo della vasca, guard l'acqua scorrere, pensando al biglietto di Jessica e chiedendosi se fosse il caso di andare da lei, almeno per qualche minuto. In verit, Alex leggeva dei libri e sarebbe stato in grado di parlarne se quello fosse stato l'argomento della conversazione, ma probabilmente avrebbe trovato gente che si occupava di tutt'altro genere di pubblicazioni. A lui piaceva leggere un libro dopo averne visto il film, in modo da ricostruire tutte le immagini, e quando arrivava alle pagine descrittive, perdeva la pazienza. A chi fregava qualcosa dei campi di fiori, di com'era arredata una stanza o altre idiozie del genere? Nella vita reale le persone si parlano, e anche questo gli piaceva nei libri: i dialoghi della gente. Di solito, quando arrivava a un punto in cui l'autore dava a intendere di descrivere i pensieri di uno, Alex lo saltava sempre. Come pu uno scrittore sapere quello che un tizio qualsiasi pensa? A volte capitava a lui stesso di non sapere cosa stesse pensando.
Forse avrebbe dovuto andare da Jessica, bere qualcosa e svignarsela subito. Dopo sarebbe andato ad Harlem, a giocare a poker con Archie. O magari a trovare Daisy. Non era poi un' idea da buttar via, cos poi avrebbe scritto a sua madre: Cara mamma, sai cos'ho fatto stasera?. Rise al pensiero, immaginandosi la sua faccia mentre leggeva la lettera. Poteva fermarsi per una mezz'ora, poi dirle che gli rincresceva, ma doveva andarsene perch aveva un appuntamento; piacere della conoscenza. L'avrebbe piantata in asso come lei l'aveva piantato quel sabato sera: ho passato una bellissima serata, Alex, ma si  fatto troppo tardi. Forse sarebbe andato, per il gusto di fargliela pagare.
Dopo il bagno schiacci un pisolino e quando si svegli l'orologio sul cassettone segnava le sei meno dieci. Non aveva telefonato ad Archie per il poker, e adesso era troppo tardi per farlo, quindi decise di andare da Jessica, tanto per vedere che tipi erano i suoi amici. Infil un paio di calzoni grigi e la camicia sportiva che aveva comprato da Battaglia, pi un semplice cardigan blu; poi mise calzini blu e un paio di mocassini neri. Dalla scala di servizio scese al quinto piano e stette un momento in ascolto davanti alla porta di Jessica. Sent delle voci, musica, qualcuno che rideva: era una risata femminile, ma non era di Jessica. Fu sul punto di fare marcia indietro, poi schiacci il pulsante a fianco della porta, e all'interno trill il campanello; attese, e poco dopo la porta si apr.
- Alex! - esclam Jessica, allungandosi a baciarlo sulla guancia. - Sono contenta che tu sia venuto. - Lo prese per mano e lo fece entrare, poi chiuse la porta senza curarsi di girare la chiave. Il bacio l'aveva sorpreso, e il fatto che lo tenesse per mano mentre lo guidava in soggiorno gli dava un certo imbarazzo. Tuttavia non poteva svincolarsi senza fare la figura dello stupido; cos si lasci condurre, attraverso tutto il soggiorno, fino al divano dov'erano seduti un uomo e una donna.
- Alex - disse Jessica - vorrei presentarti due miei carissimi amici: Paul e Lena Epstein. Alex Hardy.
- Piacere. - Strinse la mano a Paul, poi rest interdetto, accorgendosi che anche Lena l'aveva tesa. Diede una stretta frettolosa anche a lei, poi indietreggi d'un passo, cerc con gli occhi una sedia, e ne vide una accanto al piano. Sedette e Jessica gli domand:- Che cosa bevi, Alex?
- Scotch con ghiaccio.
Paul Epstein aveva una faccia grifagna sormontata da una calvizie incipiente che tentava di dissimulare con dei riporti. Portava spesse lenti con una pesantissima montatura nera. Indossava un abito grigio scuro, camicia bianca, cravatta blu, scarpe e calzini neri. Doveva essere venuto direttamente dall'ufficio. Lena Epstein era bruna, bassa, coi capelli a caschetto come una prostituta francese. Aveva gli occhi castani, la bocca larga e portava un golfino a girocollo, un gonnellino di renna, collant - si vedeva che erano collant perch mostrava ormai anche l'ombelico - e scarpe a tacco basso con la linguetta a frange. Anche lei doveva essere appena arrivata dall'ufficio. Aveva un'aria trasandata che una donna non avrebbe avuto se si fosse preparata apposta per andare a un invito.
- Alex sta qui sopra - spieg Jessica.
- Vorrei che stesse sopra di me - sospir Lena e mosse le sopracciglia come Groucho Marx.
- Ma la senti? - comment Paul, ridendo. - E pensare che lo dice a mezzo metro dal sottoscritto.
- Ecco qua. - Jessica porse ad Alex il bicchiere. Era senza reggiseno, naturalmente: la sua specialit. Niente reggiseno, una maglietta di cotone blu, pantaloni aderenti e sandali. Era capitato con una seduttrice inconcludente, una ragazza ebrea che faceva le imitazioni di Groucho Marx e un marito imbecille che si divertiva quando la moglie civettava con un altro. Magnifico. Aveva fatto proprio bene a venire.
-  troppo forte la musica? - chiese Jessica.
- Solo assordante - rispose Lena.
- Cos va meglio? - Jessica abbass il volume dello stereo.
- Molto meglio.
- Lena ha l'orecchio delicato - spieg Paul. - Come vi siete conosciuti, voi due? Vi siete incontrati in ascensore?
- Ci siamo conosciuti nell'atrio. - Jessica si avvicin ad Alex e appoggi una mano sullo schienale della sua sedia.
- Nell'atrio del mio palazzo si incontrano solo pervertiti e farabutti - disse Lena.
- E ogni tanto un ladro - aggiunse Paul.
- Per carit, niente storie di sangue - preg Jessica.
- Senti, se non ti va di bere... - disse Paul, rivolto ad Alex.
- Per me va benissimo.
- Volevo dire che ho portato dell'ottima erba, se la preferisci. Me l'ha data un tale in ufficio. Roba messicana. Come l'hai trovata, Lena?
- Formidabile.
- Grazie, ma non fumo. Jess, dovresti chiudere a chiave, se avete intenzione di fumare erba.
- Al giorno d'oggi i poliziotti non ci badano pi; forse la fumano anche loro... quando non se ne stanno a dormire - replic Lena.
- B, chi vuol farsi uno spinello con me? Tu, Jessica?
- Grazie, non mi va.
-  gi mezzo impasticcato e vuole fumarsene un altro borbott Lena.
- Ho avuto una giornata pesante, tesoro. - Paul sorrise e trasse di tasca una scatoletta metallica, l'apr e la pos sul tavolino: conteneva quattro sigarette confezionate con cura. Ne tir fuori una, l'accese, diede un tiro e la pass alla moglie. Lena aspir una lunga boccata e offr la sigaretta ad Alex.
- Grazie, ho lo scotch.
- Che te ne pare, eh? - domand Paul, riprendendosela.
- L'erba non mi fa nessun effetto - dichiar Lena.
- Lo dici tu, cocca.
- Proprio cos. Tu parti subito, mentre io me ne sto a guardarti.
- Ma va'. Ti fa effetto, gioia, dai retta a me.
- Non dico in quel senso.
- Quando fuma sembra un registratore rotto: non fa che ripetere tutte le battute di una conversazione, come se temesse che a qualcuno possa essere sfuggita mezza parola.
- Non  affatto vero - protest Lena.
- Allora, non ne vuoi un tiro?
- No, grazie - rispose Jessica, scuotendo la testa.
- Hai mai provato?
- S.
- Ha paura di perdere il controllo - disse Lena, con una scrollata di spalle.
- Dov' tuo figlio, Jess? - chiese Alex. - Non  in casa?
-  da mia suocera:  venuta a prenderselo oggi pomeriggio.
- Se torna, ci trova a svolazzare per la stanza - comment Paul.
- Se lo tiene fino a domani pomeriggio. Vado molto d'accordo con mia suocera.
- Chi ha detto niente? - intervenne Lena.
- Il fetente  Michael - aggiunse Jessica. - Non voglio divorziare da mia suocera, solo da Michael.
- A me piace Michael.  un ragazzo simpatico - dichiar Paul.
- Deciditi - intervenne Lena. - Hai appena detto che  un fetente.
- L'ha detto Jessica.
- Chi l'ha detto, Alex?
- Mi rincresce, ma non stavo ascoltando - rispose lui, dando un'occhiata all'orologio.
- I treni viaggiano tutti in orario, non preoccuparti - disse Lena.
- Devi prendere il treno, Alex?
- No, no, abito qui sopra.
- Una bella comodit - comment Lena.
- Che cosa fai, oltre a drogarti di continuo? - domand Paul.
- Faccio l'elettricista in teatro. - Ancora quella dannata balla.
- Io sono avvocato. Se ti capita di fulminare qualcuno in teatro, vieni da me.
- Senz'altro.
- Questa roba non mi fa nessun effetto - disse Lena.
- Ormai  partita - afferm Paul.
- Te ne devo versare ancora? - chiese Jessica ad Alex.
- No, sono a posto cos, grazie.
- Vedo tutto chiaro, con contorni nettissimi. Quando fumo l'erba, per. I particolari sono nettissimi. Ora ti vedo con estrema chiarezza, Alex.
- E come sono?
- Molto chiaro.
- L'hai gi detto - intervenne Lena. - Io invece vedo tutto come prima. Questa roba a me non fa nessun effetto.
- Sono al mozzicone - osserv Paul. - La roba buona brucia in fretta.
- Lo dici tu che la roba buona brucia in fretta.
- Sar meglio andare - decise Paul. - Sono le sei e mezzo, e ci aspettano per le sette.
- Se usciamo in questo stato ci arrestano subito - ribatt Lena.
- Macch; la polizia non arresta pi nessuno per la marijuana.
- Questo l'ho detto io. Non l'ho detto io?
- Di, di. - Paul richiuse la scatoletta di latta, si alz dal divano, si avvicin a Jessica, che stava seduta, e gliela lasci cadere in grembo. - Un regalino per te, Jessica.
- Portatela via, Paul. Io non uso quella roba.
- Si pu sapere dove dobbiamo andare? - domand Lena.
- Dai Keeling.
- Di chi  stata l'idea?
- Sei tu che hai fissato l'appuntamento.
- E chi dice niente? - Si chin a baciare Jessica sulla fronte e intanto si riprese la scatolina.
- Devi smetterla con la droga - ridacchi, appendendosi poi al braccio del marito. Jessica li accompagn alla porta e torn subito indietro.
- Uff, meno male che  finita. Scusami, Alex, erano delle persone tanto simpatiche... Ti verso ancora un po' di whisky. O hai fretta? Avevi qualche progetto?
- No, no.
- Pensavo di chiacchierare un po' - disse Jessica, prendendogli il bicchiere e andando verso il bar - ora che quei due balordi se ne sono andati.
- Certo. Di che cosa vuoi parlare?
- Sei ancora arrabbiato per sabato sera, eh?
- Io, e perch?
- B... perch me ne sono andata cos presto.
- Se dovevi andare... - Alex si strinse nelle spalle.
- Ero preoccupata per la baby-sitter.
- S, lo so.
Gli port da bere, poi and a sedersi sul divano; si chin a prendere una sigaretta dalla scatola sul tavolino, l'accese ed esal una nuvoletta di fumo. Appariva fresca, giovane, bella, ed Alex si trov all'improvviso a pensare alla vecchia di White Plains... Aveva un lungo pelo bianco che le spuntava dalla guancia, appena sopra la bocca che le aveva tappato con la mano. O se l'era immaginato? E quel tanfo. Tanfo di medicine e di vecchiaia... no, di morte. Era odore di morte quello che aveva avvertito. Guard Jessica, che si sistemava sul divano, e desider allungare la mano per toccarla, perch era convinto che, se le avesse sfiorato il viso, la pelle liscia del viso, avrebbe dimenticato di colpo la carne rugosa e incartapecorita e la puzza della vecchia. Ma rest seduto dov'era, sulla sedia, quasi all'altro capo del soggiorno, ricordando ancora con irritazione che lei l'aveva piantato in asso sabato sera e tornando a chiedersi che ci faceva in quella stanza.
Certa gente  incomprensibile. Che diritto ha di fumare marijuana, o di scherzare sui poliziotti; che cavolo sa di come stanno in realt le cose? Chiedi com' la vita a Kitty, che ne ha viste di tutti i colori e si  appena fatta arrestare per spaccio di droga. Chiedi a Kitty. E se vuoi sapere qualcosa sui poliziotti, chiedi a me, e non venirmi a raccontare fesserie sui poliziotti che fumano l'erba. Se t'interessa, i poliziotti la rubano, l'erba. Arrestano gli spacciatori, li sbattono in galera, gli fregano la merce e poi la vanno a vendere sulla strada, capito? Se comincio a parlare io degli sbirri...
-... invitati soltanto per avere una scusa per farti venire da me - stava dicendo Jessica. - Gli Epstein credono di essere molto hippies, ma...
- Perch avevi bisogno di una scusa?
- B... per via di sabato sera. Ero davvero preoccupata per la ragazza, ma non me ne sono andata solamente per quello.
- C'erano altri motivi?
- Uno, uno solo. Ho temuto che mio marito mi avesse messo un investigatore alle calcagna. Ci ho pensato mentre ero in bagno. Se ti ricordi, dopo che abbiamo ballato io sono andata in bagno...
- Ricordo.
-  stato allora che ci ho pensato. Mi  venuto in mente che poteva avermi sguinzagliato dietro un detective che ci ha tenuto sempre d'occhio: mentre cenavamo al ristorante cinese e quando siamo tornati a casa. Ho paura di perdere Peter, capisci? Ho paura che mi tolgano la custodia di mio figlio, se si dovesse arrivare ai ferri corti. Capisci quel che dico?
- Francamente, no.
- B, secondo me Michael  capacissimo di sostenere che sono una madre indegna per portarmi via il bambino. Adesso capisci?
- No.- B, vediamo come posso spiegarmi. - Jessica alz gli occhi al soffitto, sospir, poi riprese: - Se un investigatore ci avesse seguiti dal ristorante e mi avesse visto entrare nel tuo appartamento invece che nel mio, e se ci fossimo rimasti per un notevole periodo di tempo, avrebbe potuto giungere alla conclusione che... b, che non stavamo solo ascoltando del jazz o giocando a scacchi; mi sono spiegata?
- S, adesso credo di afferrare il concetto.
- Avrebbe potuto dedurre che in casa tua stava succedendo qualcosa. E se Michael avesse voluto fare la carogna avrebbe potuto dire che sono una madre indegna e togliermi mio figlio. E io non lo permetterei mai. Cos, mentre ballavamo; ho avuto la sensazione che, b, che le cose stessero andando un po' troppo in l e, quando sono andata in bagno, ho cominciato a pensare a quel che sarebbe successo se ci fosse stato un investigatore nel corridoio. L'avvocato per mi ha detto che di questi tempi  molto difficile provare l'indegnit di una madre. Sa di un caso in cui la donna faceva veramente la vita, eppure il tribunale non le ha tolto il figlio. Me l'ha raccontato quando l'ho chiamato al telefono.
Hai telefonato all'avvocato? - si stup Alex.
- S, per chiedergli se potevo avere delle amicizie maschili senza compromettere la mia posizione.
- E lui cosa ti ha detto?
- Mi ha fatto l'esempio della prostituta. Ha detto che non era il caso che mi preoccupassi per Peter, dati i tempi.
- Quando gli hai parlato?
- Ieri mattina. L'avrei fatto prima, ma c'era la domenica di mezzo. Adesso siamo arrivati al punto - concluse Jessica, con un'alzata di spalle, e schiacci il mozzicone.
- Quale punto, Jess?
- Mi piace, quando mi chiami Jess.
- Che punto, esattamente? - insistette Alex.
- Credo che tu lo sappia e che non debba dirtelo io.
Cominci con rabbia.
Pensava soltanto a punirla e umiliarla, a farle capire quanto grave fosse stata l'offesa che gli aveva arrecato il sabato precedente, anche se poteva capire il motivo per cui l'aveva piantato; un motivo valido, ma tanto stupido. Qualsiasi idiota sa che non si pu accusare qualcuno senza fotografie e testimoni, ma la Reginetta dei Prati in Fiore aveva dovuto telefonare all'avvocato per scoprirlo. Strano che non avesse chiamato anche il sindaco. Buongiorno, eccellenza,  consentito... ecco, vedete, c' questo giovanotto fantastico che abita nel mio stesso palazzo, due piani sopra di me, e mi chiedevo se... ho in corso il procedimento di divorzio, capite, e ho pensato di controllare che non ci sia nulla di male, insomma, se mi facesse delle proposte, se... b, ecco, dovrei conoscerlo un pochino meglio, ma sarebbe tutto a posto, vero, eccellenza?
Era irritato per la stupidit di Jessica e anche per il fatto che sabato sera, quand'era uscita dal bagno, non l'avesse messo al corrente dei suoi timori, non gli avesse detto cosa la impensieriva, invece di dargli ad intendere tutte quelle balle a proposito della baby-sitter; bench fosse probabilmente preoccupata anche per quello. S, quella l'aveva raccontata giusta... eppure era arrabbiato, e nella sua rabbia dimenticava che era stata lei a tentare il primo approccio quel giorno nel parco, dimenticava che subito dopo era arrossita, dimenticava che sabato avevano passato una bellissima serata, godendo della reciproca compagnia, dimenticava com'era stato tutto divertente... finch lei non se n'era andata. E questo, naturalmente, era il nocciolo della questione. Non avrebbe dovuto andarsene. Qualsiasi cosa avesse pensato, avrebbe dovuto comunicargliela, fidarsi di lui tanto da dirgli: Guarda, Alex, c' questo e quest'altro che mi preoccupa e non c'entra per niente il fatto che io ti desideri. Invece l'aveva piantato l, come un cretino. Buona notte, Jess. Buona notte, Alex. Eh no, per la miseria, lui non era il tipo al quale si pu fare tutto quello che si vuole. Era un uomo nei suoi pieni diritti, compreso quello al rispetto.
Pi tardi, Alex si mise a piangere. Le abbandon la testa sul petto e si sfog, mentre Jessica continuava a ripetere: - S, s...

Parte Terza
Era gioved sera. Alex e Archie si trovavano nell'appartamento di Daisy, tenuto scrupolosamente pulito da una donna che le veniva due volte la settimana.. La padrona di casa era appena tornata da Post Mills. Indossava una vestaglia lunga, di nylon, e quando stava in piedi non si vedeva che aveva una gamba sola. Lo si notava soltanto quando si sedeva e la vestaglia si appiattiva da un lato. Disse loro di servirsi da bere e si accomod sul divano, con Alex a fianco e Archie di fronte. Odorava di sapone.
- Prima di tutto - cominci Archie - sei entrata nella villa?
- S, non  stato facile, ma ci sono riuscita.
- Cosa  successo? Il vecchio ha puntato i piedi?
- Voleva sapere il perch. Gli ho detto che non avevo mai visto l'interno: per caso si vergognava di farmici mettere piede perch ero una prostituta con una gamba sola? E lui subito ha risposto che no, per carit, non c'entrava niente, solo non voleva che sua moglie entrandogli casa, sentisse il mio profumo.  quello che metto quando vado da lui; gli piace quella robaccia scadente Che a me d il voltastomaco. Allora gli ho detto che prima avrei fatto la doccia - ce n' una nello studio dove dipinge - cos non si sarebbe sentito pi niente. E allora lui mi fa: B, intanto fatti la doccia, poi vediamo come vanno le cose e, magari pi tardi, facciamo un salto in casa, eh?.
Il viso di Daisy si apr ad un largo sorriso di compiacimento.- Non per niente sono una prostituta: mi faccio sempre pagare prima. Cos sono andata in bagno, mi sono chiusa dentro, ho fatto la doccia, poi mi sono rivestita, e quando sono uscita lui mi ha chiesto che ci facevo con tutta quella roba addosso. Gli ho risposto che volevo vedere la casa, che lui aveva promesso di mostrarmela. E lui: possiamo vederla dopo, adesso vieni qui. Gli ho detto che mi ero sciacquata di dosso quel dannato profumo, che odoravo d'innocenza come il giorno in cui ero nata e che volevo vedere quell'accidenti di villa. A meno che non avesse paura che gliela contaminassi, nel qual caso doveva scordarsi delle mie visite settimanali. E comunque avevo il raffreddore da fieno, e tutto quel verde che stava per fiorire cominciava a farmi starnutire. Allora lui: d'accordo, d'accordo, per  soltanto una casa; e io gli ho risposto che per me era molto importante. Recitavo la parte della ragazza che vuole dal suo uomo una prova di stima, capite? - concluse Daisy con una risata.
- E cos ti ci ha portata - disse Archie.
- Esatto.
- Ci sono congegni alle finestre? - domand Alex.
- Sia alle finestre che alle porte, sui pannelli di vetro ai lati dell'ingresso padronale, sulle porte a vetri scorrevoli e su tutte le finestre intorno alla casa.
- Cosa c' scritto sui quei congegni?
- Provident Security.
- Provident Security. Ti dice qualcosa, Alex?
- Mai sentita.
- Gli ho chiesto cos'erano - intervenne Daisy - e lui mi ha risposto che erano un sistema di allarme. Gli ho chiesto, come per scherzo, se aprendo la porta si metteva a suonare qualche campanello; ha detto che era un allarme silenzioso, collegato con un certo posto. Forse con la stazione di polizia?, ho insistito io. No, perch non c' stazione di polizia a Post Mills. C' invece un tale, un certo Charlie Duncan, che ha anche un servizio di tass. Questo Duncan ha dieci o dodici case collegate col suo ufficio e corre sul posto appena un allarme entra in funzione.
- Reed non si  insospettito, con tutte quelle domande?
- No, perch io continuavo a scherzarci su, e poi gliele ho fatte mentre andavamo verso la casa:  sembrato tutto molto naturale.
- Charlie Duncan, si chiama quel tizio?
- S.
- Ed ha anche un servizio di tass, eh?
- S, il Duncan Livery Post Mills  solo un paesino, capisci: niente polizia, solo i pompieri volontari e niente altro.
- Ho capito - disse Archie. - E la casa com'?
- Stupenda.
- Descrivicela - la sollecit Alex. - Si entra...
- S, si entra e la casa... non so come dire, si divide in due ali.  modernissima, tutta vetri, pietra e legno. Guarda, Archie, darei l'altra gamba per viverci. Appena entri ti trovi su un pavimento di pietra e sei dietro il camino del soggiorno.  una stanza grande come un campo di calcio, con il camino da una parte e quelle porte a vetri scorrevoli su tutta la parete opposta, in direzione del lago.
- Hai dato un'occhiata alle porte? - domand Alex.- S, e ci sono i congegni anche,l, te l'ho gi detto.- Che tipo di serrature ci sono? I soliti trabiccoli?- Non capisco niente di serrature - rispose Daisy.- Le lastre delle porte sono di vetro o di plastica trasparente?- Non so.
- Sono fermate con delle sbarre di sicurezza?
- Non capisco cosa vuoi dire.
- Sbarre orizzontali, pressappoco all'altezza della vita, con catenella e lucchetto.
- Non ho visto niente del genere.
- Va bene, vai avanti. Dove sono le camere da letto?
- La casa  a un solo piano. Davanti all'ingresso, da cui lo divide il caminetto, c' il soggiorno, a destra, partendo dall'ingresso, ci sono tre camere da letto. Una  quella dei Reed, l'altra  per gli ospiti e la terza per la figlia, quando arriva. Ha trentaquattro anni,  zitella, e ogni tanto va da loro a passare il sabato e la domenica.
- La camera da letto dei padroni dov'?
- Dunque, prendendo il corridoio, prima si incontra la camera della figlia, poi quella degli ospiti e infine quella dei Reed. Il corridoio  grande e tutto in pietra, come l'ingresso. Anzi, tutti i pavimenti della casa sono in pietra.
- Sei entrata nella camera?
- S, mi ha mostrato tutta la villa. Prima non mi ci voleva portare, ma quando siamo stati dentro, sembrava che volesse vendermela.
- Quindi, a destra c' questo corridoio con le camere da letto, e quella dei padroni  sul fondo, giusto?
- Giusto, anche la loro stanza d sul lago.
- Partiamo dalla porta della camera - sugger Alex.
- Davanti ti trovi la parete a vetri che guarda sul lago.
- Altre porte scorrevoli?
- S, una parte, il resto  tutto finestre.
- Fuori cosa c'?
- Una terrazza lastricata con la scala che scende sul solito lago.
- Bene, adesso siamo dentro la camera. Cosa c' sulla destra?- Tutta una parete ad armadi, con ante scorrevoli.- Li ha aperti?
- Li ho aperti io.
- E dentro?
- C' il guardaroba del signor Reed. Sua moglie ha uno spogliatoio separato, tra la camera e il bagno, che  grande come questa stanza.
- Dunque sulla destra ci sono gli armadi con gli abiti di Reed. Adesso facciamo il giro della stanza, in senso antiorario.
- Antiorario?...
- Ma s: fai conto che dove entri sono le sei; la parete ad armadi  alle ore sei. Che cosa c' sulla parete che corrisponde alle ore tre?
- Il letto. Un gran letto con un quadro appeso sopra la testiera.
- Benissimo, questo  alle ore tre. E alle ore...
- C' dell'altro alle ore tre - lo interruppe Daisy.
- Cio?
- La porta dello spogliatoio della moglie.
- Va bene, ma a quello ci pensiamo dopo.
- E il cesso - aggiunse Daisy. - Dall'altra parte dello spogliatoio c' la porta del cesso.
- Ho capito; poi ci arriviamo. Alle ore dodici cos'hai visto?
- Le finestre, in alto, e sotto delle cassettiere. A sinistra delle cassettiere, la porta che d sulla terrazza.
- Bene. E alle nove?
- Una parete di legno, a pannelli di legno, e sotto un ripiano bassissimo con una pianta da una parte e una scultura dall'altra. Di Jack O'Malley.  la statua di un uomo alto e magro come un chiodo. Reed ha detto che  di Jack O'Malley.
- C' qualcosa appeso alla parete di legno?
- Niente.
- Niente quadri o roba del genere?
- No.
- Ma ci sono altri quadri nella stanza, oltre a quello sopra il letto?
- No, c' solo quello.- Specchi?
- Sopra la cassettiera, s. Tutta la parete sopra le cassettiere  un unico specchio che arriva alle finestre, quelle alte di cui ti ho gi detto.
-  avvitato al muro?
- Non ho visto viti, ma  attaccato al muro, se  questo che intendi. Non ha cornice e non  appeso.
- Benissimo, passiamo allo spogliatoio.
- Dovresti vedere la roba che ha quella tizia - disse Daisy, roteando gli occhi. - Certi vestiti...
- Fregatene dei vestiti. Ci sono pellicce?
- Sei.
- E sarebbero?
- Due visoni, di questo sono sicura. Delle altre non saprei dirti. Ho chiesto a Reed se potevo provare un visone, ma lui mi ha detto di lasciar perdere. Non ne ho mai avuto uno. Mi sarebbe tanto piaciuto provarlo.
- Ci sono specchi, l, dentro? Specchi appesi, voglio dire.
- C' uno specchio a tutta altezza, ma  attaccato alla parete, come quello in camera.
- Quadri, nello spogliatoio?
- No.
- Allora dove cavolo  la cassaforte? - sbott Archie. Uno non va a nasconderla dietro un quadro sopra il letto. Troppo complicato da arrivarci.
- Hai ragione - disse Alex. - Daisy, torniamo un momento alla camera, ti spiace? Dimmi di quella parete a pannelli. Com'?
- A pannelli, pannelli di legno - rispose Daisy, stringendosi nelle spalle.
- Verticali?
- S, da su a gi.
- Con delle giunture?
- B... s, se  questo che vuoi sapere.
- Si vede dove sono uniti i pannelli? Sono tutte tavole una vicina all'altra?
- S, larghe circa quindici centimetri.
- A cosa pensi, Alex? - domand Archie.
- Non so, potrebbe esserci un'apertura a molla. Schiacci una tavola e quella si apre. Hai visto cerniere, Daisy, su quella parete?
- Non ho visto nessuna cerniera.
- E l'armadio di Reed? Hai dato uno sguardo dietro i vestiti?
- Ne ho toccato e spostato qualcuno sulla sbarra, ma non ho visto casseforti nascoste sul fondo, se  questo che ti interessa.
- Allora dov'? - ripet Archie.
- Forse non c' per niente - comment Alex. - Credo che basti il sistema d'allarme.
- Se uno si prende la briga di installare un sistema d'allarme, nove volte su dieci ha anche la cassaforte.
-  vero.
- Dunque dov'?
- Quei cassetti lungo la parete alle ore dodici... Che aspetto avevano?
- Di comuni cassetti - rispose Daisy, stringendosi di nuovo nelle spalle. - Che aspetto dovevano avere? Sono bianchi, di formica, mi pare. Oh, insomma, Alex, ti devo descrivere dei cassetti?
- Sono tutti cassetti o c' anche qualche pannello?
- Non ci ho badato.
- Come si fa a nascondere una cassaforte in una specie di cassettone? - intervenne Archie.
- Se  per questo, a me  capitato qualcosa del genere. Una volta ne ho trovata una di sessanta, settanta chili; era tra due scaffali, dietro un pannello scorrevole che doveva simulare una fila di libri. Ho spostato il pannello, ho tirato fuori la cassaforte e me la sono portata a casa.
- Che cosa c'era dentro? - domand Archie, concedendosi una divagazione.
- Seimila dollari in contanti.  stato uno dei miei colpi pi facili. Ho portato la cassaforte a casa, l'ho aperta con comodo e ho intascato quel ben di Dio.
- Forse Reed la tiene in soggiorno - sugger Archie, tornando al punto. -  possibile, no?
- S, ma quando una donna si veste, non le va di correre in soggiorno a prendere l'anello che vuole mettere. Certo,  possibile, tutto  possibile, ma quasi tutti l'hanno in camera da letto, almeno secondo la mia esperienza. Se ne ho trovate tre nel soggiorno, in tutta la mia carriera,  gi tanto. E di solito si tratta di casseforti con dei documenti; e non in soggiorno, ma in biblioteca o in un salottino. La cassaforte con i quattrini sta in camera. Di solito, dico.
- B, magari la cassaforte non c' - disse Archie. - Daisy, hai mica aperto qualcuno dei cassetti?
- S, ho detto a Reed che volevo vedere la biancheria di sua moglie. Mi ha chiesto perch, e io gli ho risposto che mi avrebbe mandata su di giri.
- C'era qualcosa nei cassetti, oltre alla biancheria?
- Niente gioielli, se  questo che vuoi sapere, per  sicuro che in quella casa c' da fare un bel bottino.
- Come lo sai?
- Ci sono dappertutto foto della moglie che gronda brillanti. Sul ripiano della cassettiera ce n' una incorniciata, di quando  stata al matrimonio del figlio;ne hanno due di figli, questo  sposato e vive in Sud America, dove fa il dottore. B, nella foto la madre gli sta dando un bacio:  ingioiellata come la Regina d'Inghilterra, con una tiara di diamanti in testa, un collier di brillanti e braccialetti che le arrivano fino ai gomiti.  una gioielleria ambulante, quella. Ho detto a Reed: ma tua moglie dove tiene tutta quella roba? Nella camera blindata della banca?
- E lui cos'ha detto?
- Si  messo a ridere, poi mi ha domandato se volevo portarmi nel padiglione un paio di mutandine della moglie. Ormai cominciava ad avere la fregola e ho pensato che fosse meglio andare.
- Bel porco.
- No, aveva solo preso per buona la storiella che la biancheria di sua moglie mi mandava su di giri, e cos siamo tornati allo studio.
- Quanto  lontano dalla casa?
- L'ho calcolato con le grucce. Sono novantaquattro passi sul sentiero che va dalla villa al boschetto dove si trova il padiglione. Calcola pure un metro, un metro e dieci per ogni passo.
- Insomma, un centinaio di metri, pi o meno. Quando sei l, ti arrivano dei rumori? - chiese Alex.
- Solo il respiro pesante di Reed.
- Mi riferisco all'esterno. Per esempio, senti le macchine sulla strada?
- Ogni tanto s, ma lo studio  pi vicino alla strada della casa. La villa  arretrata, verso l'interno della propriet, mentre lo studio  nel bosco, ma pi vicino alla strada. Ecco perch si sentono le macchine.
- Cosa sai dei cinque domestici? Sei sicura che il gioved sono via tutti?
- Ma s! Reed mi ha portato in casa, no? E non l'avrebbe fatto se ci fosse stato qualcuno in circolazione.
-  vero, Alex.
- Bene. Ora ascolta, Daisy: abbiamo intenzione di andare a controllare la casa gioved prossimo. Non potresti portarlo da qualche altra parte?
- Non vedo come.
- Non so, potresti chiedergli di portarti a fare un giro in macchina.
- Non mi fa andare l per poi portarmi in giro con la macchina.
- A che ora arrivi, normalmente?
- Verso mezzogiorno.
- Quanto tempo rimani nello studio?
- Arrivo a mezzogiorno e riparto verso le tre. Alle due e mezzo Reed chiama un tass da Stamford.
- Si vede la casa, dallo studio? - domand Archie.
- No, per via degli alberi.
- B, fa in modo che resti nello studio mentre noi ispezioniamo la villa; tra l'una e le due, diciamo. Pensa a tenerlo occupato.
- Lascia fare a me - disse Daisy e sorrise.
- Voglio dire, se gli salta di andare alla villa per un motivo qualsiasi, tienilo inchiodato al letto.
- Non preoccuparti.
- Hai detto che quel Duncan fa servizio di tass - riprese Archie. - Chi bada agli allarmi quando lui  fuori?
- Non ne ho idea.
- Non puoi chiedere a Reed? Se riuscissimo a metter fuori combattimento Duncan, non dovremmo pi preoccuparci dell'allarme.
- Questo richiederebbe l'intervento di una terza persona obiett Alex.
- Eh s.
- Io credo che dobbiamo soltanto trovare il modo di entrare nella villa senza far scattare l'allarme disse Alex.
- E perch non andiamo addirittura a tirare Reed gi dal letto? Ci fa entrare, disinserisce l'antifurto, poi telefona a Duncan per dirgli che  tutto a posto.
- Dovremmo mostrare la faccia - obiett Alex. - Io non ne ho nessuna voglia, e tu?
- Nemmeno io, ma...
- Sar meglio che non veniate allo studio - intervenne Daisy. - Non voglio che Reed pensi che ho collaborato al colpo. Quando sar cosa fatta, vorrei continuare ad andare da lui tutti i gioved.
- Non ti preoccupare, non verremo - la rassicur Alex.
Non voglio andare in galera per qualche cretinata combinata da voi due.
- Non andrai in galera.
- Di certo la prima cosa che Reed penser sar: le ho mostrato la casa e quindi lei deve esserci immischiata. Quando sar tutto finito, gli dir che sono spaventata e che dovrebbe chiamarmi un tass prima di rivolgersi alla polizia. Dovr farlo comunque, altrimenti sua moglie scoprir che cosa fa nello studio tutti i gioved.
- Bene, cos avremo un sacco di tempo per squagliarcela prima che dia l'allarme.
- Anch'io voglio essere lontana il pi possibile.
- Certo, non preoccuparti.
- Allora voi ragazzi arrivate gioved prossimo all'una, eh? E vi trattenete un'oretta, mentre io tengo occupato Reed.
- Esatto.
- Allora siamo d'accordo. Se non c' altro, avrei un cliente che mi arriva tra un quarto d'ora.
- Hai altro, Alex?
- No.
Sul marciapiede, appena usciti, Archie domand:- Tu che ne pensi?
- Vedremo gioved venturo.
- T'interesserebbe un altro lavoretto, nel frattempo?- Cio?
- Ho per le mani un supermercato: mi occorre un socio.-  un colpo da fare di notte?
- S.
- Scordatelo.
- Mi serve qualcuno che mi stacchi l'allarme dall'interno.- Com'?
- A suoneria.
- E perch non la metti fuori uso? La suoneria  esterna, no?- S, ma  in alto sul muro, di faccia a una casa abitata. Dovrei salire con la scala, e potrebbero vedermi dalle finestre.
- Che tipo d'impianto ?
- B, in un supermercato sar un sistema a circuito misto, no? Per avrai un sacco di tempo. Ieri sera ho fatto un giretto da quelle parti. Non ci sono guardiani notturni; un'auto della polizia passa solo due volte, a mezzanotte e alle due. Fa il giro del parcheggio, illumina un momento le finestre, poi tira via.
- Quanto speri di trovarci?
- Almeno l'incasso della giornata: duemila dollari, forse di pi.
- Il tipo di cassaforte?
- Una di quelle vecchie, a un solo sportello, nell'ufficio.
- Dove dovrebbe nascondersi, il tuo socio?
- C' un locale sul retro dove ammucchiano gli scatoloni vuoti: dovrebbe intrufolarsi l dentro, prima della chiusura, e nascondersi in mezzo agli scatoloni.
- S, ma di notte...
- B, pensaci.
- Quando vorresti fare il colpo?
- Appena trovo qualcuno.
- Non fare affidamento su di me.
Il giorno dopo per, Alex si sorprese a ripensare al supermercato di Ardile. Non avrebbe mai lavorato di notte da solo; ma forse, con qualcuno alle spalle, non sarebbe stata la fine del mondo, inoltre ci sarebbe entrato di giorno o almeno mentre faceva ancora chiaro e, una volta sistemato l'allarme e aperta la porta ad Archie, lavorando in due sarebbero arrivati ai quattrini in men che non si dica. Forzare una cassaforte era solo questione di muscoli e, dandosi il cambio allo scalpello e al mazzuolo, ce l'avrebbero fatta in poche ore. Se poi erano fortunati, potevano trovare una cassaforte non troppo complicata. Archie aveva detto che si trattava di una vecchia Mosler quadrata: forse c'era qualche speranza in questo senso.
Avvertiva ancora tra le lenzuola il profumo di Jessica. Se n'era andata poco dopo la mezzanotte perch era giorno di scuola e non voleva tenere Felicia alzata fino a tardi. Avevano parlato di trascorrere il week-end insieme, ed ora Alex, senza alzarsi, fece il suo numero e le chiese se si era gi messa d'accordo con la suocera. Jessica gli rispose che era tutto combinato; fissarono l'ora dell'appuntamento, poi Alex pos il ricevitore e ricominci a pensare al colpo di Archie.
In fondo non sapeva nemmeno lui perch: aveva fatto un buon bottino non pi di qualche giorno prima e aveva in vista qualcosa di molto promettente a Post Mills, quindi perch fare altri progetti? Respinse le coperte e tir gi le gambe dal letto, ma non si alz: rest seduto sul bordo, guardando il telefono e chiedendosi se davvero voleva passare tutti i fine settimana con Jessica. Forse la sua speranza riposta era che la suocera rispondesse picche. Ma che razza di suocera era? Suo figlio stava facendo le pratiche per il divorzio e lei accettava di badare al bambino mentre Jessica andava in Massachusetts. La nuora non le aveva detto che ci andava con qualcuno, naturalmente, ma ad un certo punto si tratta di fare due pi due: era evidente che se anche ci fosse andata da sola,. non lo sarebbe rimasta troppo a lungo.
La gente per bene ha la curiosa abitudine di considerare civile il guardare dall'altra parte e far finta di niente. Vedi uno che, ballando con tua moglie, le ha piazzato una mano sul sedere? Che fai? Lo porti fuori e gli fai sputare i denti a suon di sberle? Macch! Guardi dall'altra parte e fai finta di niente. Questo  il modo civile di comportarsi della gente per bene. Tua nuora viene a dirti: senti, voglio andare via per il week-end, perch devo riflettere sulla situazione; forse decido di non divorziare da quell'imbecille di tuo figlio. Puoi tenermelo tu il bambino? Certo, figliola cara. Che roba!
Alex non sapeva dove fosse Stockbridge, non c'era mai stato e lo innervosiva che ci fosse un teatro. Gliel'aveva detto Jessica che c'era; chiss che non conoscesse qualcuno! Sai che probabilit. E se gli avesse chiesto di andare a vedere se c'era qualche attore famoso che aveva gi incontrato, che cosa avrebbe dovuto fare? Andare incontro a Cary Grant e dirgli: ehil, Cary,  un pezzo che non ci si vede!
La macchina a nolo continuava a tirare a destra: doveva esserci qualcosa che non andava nella bilanciatura o nell'allineamento delle ruote. Non aveva alcuna esperienza di automobili e lo irritava il fatto che quella continuasse a sbandare a destra per motivi che poteva soltanto supporre. E pi la cosa si ripeteva - in particolare quando schiacciava il pedale del freno - pi pensava al supermercato di Archie e alla possibilit di rimediare un po' di quattrini pasticciando con qualche filo elettrico. La campagna si ammantava di fiori, di alberi e di cespugli che Alex non conosceva affatto e, quando chiese a Jessica che cosa erano, gli secc sentirsene snocciolare i nomi con tanta disinvoltura. E per di pi c'era anche la macchina che tirava a destra... e il supermercato di Archie. La sola idea di entrarci di notte, con o senza compare, era da pazzi. No, meglio lasciare che Archie si trovasse un altro socio.
Quando arrivarono a Stockbridge, nel tardo pomeriggio, si fecero registrare come marito e moglie al Red Lion Inn, un albergo consigliatogli da Jessica. Il fattorino port in camera le loro valigie e lui gli diede un dollaro, poi si guard attorno mentre Jessica chiedeva se il teatro fosse gi aperto. No, la stagione non era ancora cominciata. Alex non apr bocca ma allung al ragazzo un altro dollaro, quasi fosse merito suo se il teatro era ancora chiuso. Jessica sugger di andare a fare una passeggiata in citt e poi a cena fuori, in un posto che conosceva lei, il cui proprietario era un pianista che insegnava accompagnamento. Era frequentato da un sacco di gente di teatro che qualche volta dava esibizioni per il pubblico: divertentissimo. Figurati lo spasso, si disse Alex, ma le assicur che per lui andava benissimo e stette a guardarla mentre si ritoccava il rossetto, pensando ancora al supermercato di Archie.
Mentre passeggiavano, un gruppo di ragazzotti con i capelli troppo lunghi si volt a guardare Jessica e uno di loro le fischi dietro. Alex avvert l'impulso di tornare sui suoi passi e mollargli una sventola sulla bocca. L'abitudine di Jessica di non portare il reggiseno cominciava a dargli sui nervi, e gli dava sui nervi anche il fatto che lei conoscesse cos bene la citt, sapesse dov'erano i vari negozi e quali manifestazioni si svolgessero anche nelle citt vicine: musica sinfonica, balletti, spettacoli sperimentali e addirittura concerti rock. Durante la stagione, naturalmente. Chiss perch, confess Jessica, era convinta che la stagione cominciasse prima. Forse il motivo stava nel fatto che ogni anno il Times cominciava a pubblicare le locandine di Tanglewood molto prima del concerto inaugurale, anche se quell'anno non le avesse ancora viste. Forse avrebbe voluto che il teatro fosse aperto, avrebbe voluto che la stagione fosse gi iniziata per parteciparvi con lui.
Entrarono in un negozio d'antiquario e notarono subito, disposti sugli scaffali, tra oggettini in vetro e ottone, medaglie e via discorrendo, dei cartoncini scritti a mano che dicevano:
Se ha intenzione di rubarlo parliamone un momento Jessica domand al padrone del negozio se i cartelli avevano contribuito a fare diminuire i taccheggi e quello rispose: Non immaginereste quanto! Era un vecchio matto con la camicia color lavanda e un panciotto a scacchi, pantalonacci di tela e mocassini senza calze. Spieg a Jessica che il taccheggio rientrava nella categoria pi ampia del furto vero e proprio, sul quale erano stati condotti degli studi approfonditi. Non voleva tediarla con una risposta chilometrica alla sua semplice domanda, quindi si limitava a dirle come si fosse appurato che i ladri hanno gli stessi stimoli delle persone oneste (Bella scoperta, comment Alex in cuor suo), come quello del denaro, dell'approvazione del proprio gruppo, dell'avventura o, in molti casi, quello di ribellarsi all'uomo in grigio, se Jessica afferrava il concetto.
- Ma  affascinante - disse Jessica. - Non lo trovi affascinante, Alex?
- S, s.
- Ora, quando in presenza di questi stimoli capita l'occasione favorevole, ognuno fa la propria scelta: vuole o non vuole rubare per soddisfare l'impulso del momento. Se ruba e la fa franca, trarr soddisfazione dal suo atto e il ciclo continuer a ripetersi: non far che continuare a rubare per appagare il suo bisogno. Cos'ho fatto io allora? - Il padrone del negozio mostr un largo sorriso. - Ho cercato di interferire nel ciclo, al momento della scelta. Uno entra col bisogno di fregare qualcosa, intravede l'occasione di farlo e si rende conto che pu soddisfare l'impulso: a questo punto deve decidere. B, i miei cartelli gli lasciano la libert della scelta. Non  obbligato a rubare, pu venire a parlarne con me.
- E lo fanno? - domand Jessica.
- E come! Qualche mese fa mi capita qui un tizio: dice che non sa cosa gli ha preso, ma deve avere quella statuetta che ha visto sullo scaffale e, sapendo di non avere i soldi per comprarla,  tentato di rubarla. B, ne parliamo e io alla fine gli consento di comprarla a rate. Mi d cinque dollari - il prezzo  di cinquanta - e io gliela lascio portare a casa. Da allora mi ha sempre mandato cinque dollari al mese.  successo in novembre, quindi per luglio dovrebbe avere finito di pagare. Sicuro, i cartelli hanno funzionato egregiamente.
- Ha avuto una buona idea, no? - fece Jessica, una volta usciti dal negozio.
- S, se per uno vuole veramente qualcosa, lo ruba e basta. Non va a parlare col padrone. Quello che  andato da lui non voleva rubare la statuetta, voleva soltanto pagarla con comodo.
- Forse hai ragione - disse Jessica, ma dal suo tono Alex intu che non lo pensava affatto.
Il posto in cui Jessica lo port fu una piacevole sorpresa. Non si era aspettato di trovare un ristorante con un'ottima cucina francese in quel buco di campagna. Per di pi, il proprietario era un ottimo pianista il quale, oltre a cantare accompagnandosi da solo, suonava del jazz di buonissima qualit. Dopo cena, seduto nel piccolo locale con il piano in un angolo, alla luce guizzante delle candele sui tavoli, avvolto dall'onda sonora della musica jazz e con un buon cognac davanti, Alex sent che la tensione lo abbandonava per la prima volta nella giornata. Pi tardi lui e Jessica fecero l'amore nel grande letto matrimoniale, all'albergo; la tenne stretta e scord il supermercato di Archie e tutto il resto, compreso il pistolotto sui ladri nel negozio dell'antiquario.
Il mattino successivo, per, mentre faceva la doccia, Alex torn a pensare al supermercato, e quando usc e vide Jessica che stava infilandosi una maglietta, l'aggred: - Ehi, ma non hai un reggipetto?
- Come?
- Non porti mai il reggiseno?
- B, s, qualche volta.
- Allora perch non lo metti?
- Non ne ho con me.
- Non li avrai mica bruciati tutti per la strada?
- Ne comprer uno, se vuoi. Cerchiamo un negozio e...
- Non me ne frega niente che lo porti o no. Se vuoi sembrare una sgualdrina, cavoli tuoi.
- Ma vedi, Alex, le ragazze giovani non...
- Non sei cos giovane. Hai ventinove anni, e poi sei anche sposata e hai un bambino.
- Non mi ero accorta che ti seccasse.
- Non  che mi secchi, puoi fare quel che vuoi.
- Comprer un reggiseno.
Tuttavia quando Jessica, dopo colazione, si compr l'indumento in un negozio della via principale e usc dal camerino indossandolo sotto la maglietta, Alex s'innervos di nuovo.
- Non sei costretta a fare tutto quello che ti dico.
- Volevo farti piacere.
- Non sono il tipo che obbliga una donna a fare qualcosa che lei non vuole.
- Lo so, Alex.
- Le donne che si comportano cos non sono che delle sgualdrine...
- Alex...
- Non parliamone pi, va bene? Puoi portare o non portare il reggiseno, fa' un po' quel che ti pare.
- B, lo porto. L'ho comprato e lo porto.
Ne prese nota con un cenno, senza fare commenti, ma era ancora irritato. Se era una per bene, perch non si vestiva di conseguenza? Chiss che ci faceva con una cos, da quelle parti; ma finch stava con lei non voleva che esibisse le sue curve come una sgualdrina. Se vai in un posto con una ragazza come Kitty, la gente capisce subito cos'. Comunque la rigiri, resta sempre quella che , per alla luce del sole. Cosa pensi che sia una ragazza che addosso ha una maglietta di cotone trasparente e niente sotto? Una  una sgualdrina o non lo : se non lo , non dovrebbe tentare di somigliarci. Quei ragazzotti di ieri... avrebbe dovuto farli correre come lepri. Eppure non era colpa loro, se s erano fatti certe idee. Strano piuttosto che non fossero andati a chiederle: Quanto? Gli scocciava che si fosse piegata a quel modo, che fosse corsa subito a comprare un reggiseno. Una dovrebbe avere le idee chiare e se non vuole portarlo, b, vada all'inferno chi ha da ridire, che si faccia i cavoli suoi. Come quell' antiquario con i suoi ridicoli cartellini: credeva davvero che impedissero a qualcuno di rubare? Gli sarebbe stato bene che qualcuno gli fosse entrato di notte nel negozio e avesse razziato ogni cosa, cartellini compresi.
Trascorsero tutto il sabato andando per antiquari. Era una bella giornata e a lui non dispiaceva girare in macchina da un negozio all'altro, ma si annoiava a morte quando vi entravano. Jessica adorava l'antiquariato avrebbe dovuto capirlo da com'era arredato il suo appartamento) mentre lui preferiva le linee sobrie ed essenziali dei mobili moderni.
Nei negozi in cui andarono a curiosare Alex non vide un solo oggetto che incontrasse i suoi gusti. Se fosse andato con l'intenzione di rubare, probabilmente non avrebbe preso nulla. Gli venne in mente la storiella di quel ladro che si era introdotto in un appartamento e, andandosene, aveva lasciato un biglietto: Razza di pidocchiosi, non avete niente che valga la pena di fregare. Nei negozi che visitarono c'erano parecchi pezzi che valeva la pena di rubare, lo si capiva dai cartellini dei prezzi, ma non era questo il punto: se fosse entrato in una casa traboccante di quella roba, non avrebbe saputo distinguere quella buona dalla paccottiglia, e le sue preferenze personali gli avrebbero consigliato di lasciare l tutto. Con i gioielli, era un altro paio di maniche. Era in grado di distinguere un fondo di bottiglia da un brillante a colpo d'occhio, senza bisogno di provarlo su un vetro. Era ansioso di andare in quella villa di Post Mills per dare un'occhiata ai brillanti della moglie di Reed, anche se non riusciva a immaginare dove poteva essere la cassaforte e sapesse che avrebbe dovuto comunque attendere di essere nella villa prima di tentarne la ricerca. Non vedeva l'ora di metterci piede anche per un altro motivo. Voleva vedere coi suoi occhi la casa. Voleva vedere che cosa si pu fare con l'arredamento moderno, di classe, quando si hanno pi quattrini, di quanti se ne possa spendere. Forse quella era la volta buona, il Colpo con la C maiuscola che aveva sempre desiderato per ritirarsi dall'attivit, comprarsi una casa, ammobiliarla con dei bei pezzi senza fronzoli e poi magari investire in azioni, o pi semplicemente depositare tutto in banca e vivere con gli interessi. Certo che uno pu ugualmente risentire la voglia di tornare un momento nel giro, di combinare qualcosa.
Il supermercato di Archie. Sembrava un lavoretto di tutto riposo: entrare, neutralizzare il sistema d'allarme, aprire la cassaforte in quattro e quattr'otto. C'era il guaio di dovere agire di notte, ma sicuramente n lui n Archie avrebbero portato un'arma, quindi non sarebbero sorti problemi a questo proposito. Era la faccenda della notte che gli metteva addosso una sensazione di disagio: bisogna lavorare con la. torcia... che crea ombre dappertutto. No, accidenti, avrebbe rifiutato la proposta.
Cenarono in un ristorante che aveva la specialit delle aragoste. Gli piaceva come Jessica mangiava. Aveva un appetito da camionista: strano che non pesasse un quintale. Durante il pasto parl pochissimo: era troppo occupata a sezionare l'aragosta e non lo degn quasi di un'occhiata, tranne quando portava alle labbra il bicchiere di Muscadet e incontrava i suoi occhi.
Quell'accidenti di ragazza aveva un sacco di cose che gli piacevano: la sua aria pulita, vivace, il modo in cui si muoveva, sia che impugnasse la forchetta o togliesse l'involucro esterno a un pacchetto di sigarette o che alzasse le braccia per slacciare il bavaglino antimacchia. Trovava piacevole anche il suo senso dell'umorismo, bench da principio l'avesse ritenuta totalmente priva di quella dote, come la maggior parte delle ragazze per bene, ma forse questo accadeva perch la maggior parte della gente del mestiere scherza su cose diverse, cose che gli altri non possono neppure sperare di capire. Jessica afferrava al volo le sue battute, come quando era entrato nel ristorante una signora con un chihuahua in un cestino rosa e Alex, dopo aver dato un'occhiata al cane, aveva sentenziato: Prima che la padrona lo lavasse era un alano e Jessica era scoppiata a ridere, la bocca piena di fragole, annaspando per afferrare il tovagliolo. Accorgendosi che rideva per qualsiasi cosa dicesse, Alex cominci ad arricchire le battute, dilatandole alle dimensioni di un aneddoto, di una vera e propria storia, creandola via via che procedeva, e pi pazza era, meglio era.
A un certo punto - avevano terminato di cenare e stavano bevendo la seconda tazza di caff - la fece ridere come una matta per cinque minuti buoni con la storia di due ladri che restano chiusi nei sotterranei blindati di una banca e si mettono a giocare a poker con i soldi della banca stessa; uno vince sei milioni di dollari e quando l'indomani il direttore apre la camera del tesoro, il ladro si  ormai convinto che i sei milioni che ha vinto sono suoi e chiede al direttore se pu aprire un conto corrente con la sua vincita e questi, sbigottito dall'entit del conto, dimentica per un attimo che i due ospiti della camera blindata sono due ladri.
Alex non sapeva da dove venisse la storiella, ma era sicuro che non era mai successa e che non gliel'aveva neppure raccontata un guardiano di Sing Sing. Gli era sbocciata in testa - prendendo lo spunto da qualcosa detto da uno di loro due - e lui era venuto gonfiandola via via, incoraggiato dalle risate di Jessica, usando lo stesso presumibile gergo dei due e poi abbandonandosi al piacere di inventare a ruota libera qualcosa che a momenti faceva ruzzolare Jessica dalla sedia, come se stessero andando entrambi su di giri senza l'aiuto della droga. Quando fin di raccontare, lei non riusciva a smettere di ridere; a un tratto si alz, pos il tovagliolo sulla tavola, disse: - Sto per farmela addosso - e si precipit verso la toilette delle signore. Gli piacque anche questo: la sua ingenua confessione. C'erano delle cose in Jessica che lo esaltavano, niente da fare.
In macchina, mentre tornavano al Red Lion, Jessica gli appoggi la testa sulla spalla e accompagn il motivo di una canzone che Sinatra stava cantando alla radio, e a un certo punto Alex si accorse che le faceva coro; cantavano entrambi, sottovoce e probabilmente stonati. Poi quella canzone ne ricord un'altra e Jessica spense la radio; continuando a cantare superarono il Red Lion, svoltarono a sinistra e intanto ogni canzone ne richiamava un'altra. Ricordi questa, Alex? - E questa, Jess? - Cominciavano a turno e l'altro seguiva, immediatamente, a volte canticchiando a bocca chiusa, quando nessuno dei due rammentava le parole. Arrivarono a Pitsfield e tornarono indietro, sempre con la testa di Jessica sulla spalla di Alex che la cingeva con un braccio. Parcheggiata l'auto davanti all'albergo, attraversarono l'atrio e salirono in camera tenendosi a braccetto. Lei si spogli, timida come una sposina, e infil una camicia da notte che si era portata: Alex non l'aveva mai vista in camicia da notte. Fuori, gli autocarri passavano rombando sulla Statale 7; di tanto in tanto si udiva una risata sulla strada sottostante e, una volta, mentre giacevano fianco a fianco nel silenzio immobile, sentirono lo scatto del semaforo appeso sopra la strada principale.
Nel cuore della notte Jessica si svegli e disse:
- Alex?
- S?
- Alex, credo di essermi innamorata di te.
Fu allora che decise di partecipare con Archie al colpo nel supermercato.
Alex and al supermercato il luned mattina, solo, e compr tanta roba da riempire un carrello; intanto si guardava intorno. Si trattava di un'impresa privata, piccola in confronto alle gigantesche catene di vendita, ma sembrava fare buoni affari anche alle dieci del mattino. Archie gli aveva detto che gli incassi giornalieri di un supermercato si aggirano sui due-tremila dollari, che di notte vengono custoditi in cassaforte perch l'orario di vendita termina quando le banche sono gi chiuse. In alcuni di essi si pu trovare fino a cinque-seimila dollari nelle sere di gioved, quando i supermercati restano aperti fino a tardi, ma Archie non voleva aspettare fino a gioved, e poi quel gioved dovevano andare a Post Mills per dare un'occhiata a casa Reed. A parte questo, il supermercato era un obiettivo da principianti e Alex intendeva agire prima che a qualcun altro venisse la brillante idea di svaligiarlo.
Decisero di passare all'azione il luned sera, sempre che Alex, dopo aver controllato, non avesse obiezioni. Discussero tutti i particolari al telefono, la sera prima. Mentre Jessica mandava la suocera a fare le valigie, Alex and a telefonare dal suo appartamento e disse ad Archie che ci stava. Jessica lo chiam mezz'ora dopo per annunciargli che la via era libera e lui la raggiunse. Prepar la cena per tutt'e due poi mise a letto il bambino e fecero l'amore; gli ripet che stava innamorandosi di lui e, poco prima che Alex salisse in casa sua, gli disse: - Ti amo - cos, senza pensarci su, di slancio.
Si trattenne nel supermercato meno di mezz'ora, trovando modo di entrare anche nell'ufficio del direttore. Stava portando un po' dei suoi effetti personali a casa della sorella e gli occorrevano degli scatoloni vuoti: poteva dargliene qualcuno? Il direttore gl'indico dov'erano e Alex disse che sarebbe tornato nel pomeriggio con la giardinetta: adesso aveva la macchina piccola. A che ora chiudeva il supermercato? Alle sei. Se ne and, salutando e ringraziando, pag la merce in contanti e la caric sulla macchina presa a nolo. Aveva speso quarantasei dollari e sessanta, ma contava di riprenderseli la sera stessa, con l'aggiunta di un piccolo interesse. La sera si sarebbero serviti di un'auto che Archie si sarebbe fatto prestare dalla sua assistente sociale ebrea, che naturalmente non avrebbe saputo che sarebbe servita per un furto; le persone per bene non sospettano mai queste cose.
Alex torn a casa, ripose la roba acquistata, quindi telefon ad Archie per dirgli che il posto era come gliel'aveva descritto e che stava gi organizzandosi per entrare nel locale dove tenevano gli scatoloni; andava tutto bene. Alle quattro e mezzo sarebbe arrivato ad Harlem e di l avrebbero proseguito insieme per il Bronx. Calcolava di entrare nel supermercato alle sei meno un quarto. Archie gli domand se non voleva raggiungerlo subito per bere un paio di birre insieme, ma Alex rifiut: aveva qualcos'altro da fare prima di sera. Era una balla, per la verit, ma preferiva affrontare un lavoro dopo essersi ben riposato; voleva schiacciare un pisolino prima di entrare in azione.
Non chiam Jessica. Le aveva detto che probabilmente sarebbe stato fuori tutto il giorno, a caccia di lavoro, e sarebbe tornato tardi: solo questo, perch sapeva che Jess avrebbe cominciato a fare domande. La gente per bene fa sempre un sacco di domande stupide. A ogni modo aveva messo bene in chiaro che non intendeva renderle conto del suo tempo: non rendeva conto a nessuno, del suo tempo. Gliel'aveva detto al telefono la mattina presto, prima di andare nel Bronx. C'era stato un lungo silenzio, poi lei aveva ripreso, a voce bassissima: Non volevo chiederti conto del tuo tempo, Alex e a questo punto lui aveva provato l'impulso di scusarsi, senza sapere per cosa. Era finita che le aveva promesso di farsi vivo appena tornato bench, le disse, uno dei posti che andava a vedere era un teatro estivo piuttosto lontano, a Long Island. Oh, quale? aveva subito domandato Jessica. Quello a Easthampton? No, non quello di Easthampton, aveva precisato prima di riappendere.
Si spogli, tir indietro le coperte, poi socchiuse la finestra per farsi cullare dal rumore lontano del traffico. Punt la sveglia sulle tre, si sdrai a fissare il soffitto, quindi chiuse gli occhi, tentando di dormire. Visto che non ci riusciva si alz e, nudo com'era, and in soggiorno a metter su un disco di Charlie Parker a pieno volume. Lo ascolt steso sul divano finch non si rese conto all'improvviso che Jessica poteva venire a vedere se era rincasato in anticipo: sentendo quel baccano, avrebbe bussato alla porta. And ad abbassare il volume, ma il jazz non si pu ascoltare a quel modo: uno deve sentirsi in mezzo all'orchestra, come se ne facesse parte. Torn a stendersi, ma riusciva a malapena ad afferrare e a godere i virtuosismi di uno dei migliori a solo di sassofono mai incisi. Perch diavolo doveva preoccuparsi se bussava? Le avrebbe aperto nudo come un verme, dicendo: Scusa, bambina, ma sono occupato. Fu tentato di alzare di nuovo il volume, ma se lei fosse venuta con la speranza di trovarlo in casa e avesse bussato?... Avrebbe dovuto farla entrare, no? Fosse soltanto per rifilarle un'altra scusa per la serata che lui ed Archie avrebbero impiegato a svaligiare un supermercato.
La scocciatura pi grossa con le ragazze serie  proprio questa. A una qualsiasi prostituta non fai che dire: Sto via per un po', bambola e lei non ti chiede dove vai e cosa fai: sa che sei un ladro e vai a rubare, punto e basta. L'altra invece vuole spiegazioni per quel certo periodo di tempo perch pensa che le hai messo le corna. Se una sgualdrina ti secca, le molli una sberla. C' abituata: non ce n' una che non abbia lavorato per uno sfruttatore almeno per un po', e i ceffoni per lei sono all'ordine del giorno. Prova a fare lo stesso con una ragazza a posto: chiama subito la polizia. La legge arriva, ma lei di nuovo tutta sorrisi, si schermisce e dice che dev'esserci un errore.
Gli sbirri se la vedono brutta con quei tipi, ma se la vedono brutta tutti, con loro. Perch aveva attaccato con una ragazza cos, e che cos'era la storia che lo amava? Ma se lo conosceva appena! Come poteva essere innamorata di lui? Era inutile cercare di dormire e anche di ascoltare il disco a un volume cos basso. Si tir su dal divano e stava andando a versarsi qualcosa da bere quando ricord che pi tardi doveva lavorare. Aveva per regola di non toccare una goccia prima di un lavoro, mai. Sapeva di ladri che avevano fatto un bottino colossale e si erano messi a festeggiare con una bottiglia di scotch di propriet della vittima. La quale era tornata a casa e aveva trovato i due imbecilli che si rotolavano sul pavimento del soggiorno, sbronzi marci. Alex non aveva mai toccato nulla - n cibo n liquori - negli appartamnti che visitava, tranne quell'unica volta in cui, sicuro che i padroni di casa fossero in vacanza, aveva deciso di farsi un sandwich, scoprendo cos i mille dollari in mezzo al pane. Sorrise al ricordo. Bei tempi quelli, quando gli capitavano inaspettati colpi di fortuna.
A ogni modo che cosa doveva fare, adesso?
B, sarebbe andato ad Harlem a chiacchierare con Archie finch non fosse venuta l'ora di recarsi al Bronx.
Non avrebbe mai immaginato di trovare Kitty da quelle parti. Prima era passato da casa di Archie ma, non avendolo trovato, si era messo a cercarlo nei bar di Lenox Avenue. Giunto al terzo locale, aveva scorto Kitty seduta su uno sgabello. A tutta prima aveva pensato di avere le allucinazioni, invece era proprio lei: stava sorseggiando una menta con ghiaccio e intanto guardava il televisore sopra il banco. Alex le si sedette accanto e la salut. - Ciao, ti credevo al fresco.
Kitty stacc gli occhi dal piccolo schermo e fece ruotare leggermente lo sgabello verso di lui, con un sorriso professionale stampato in faccia, poi lo riconobbe e il sorriso si trasform in qualcosa di pi personale. - Non mi hai mandato neppure un sacchetto di caramelle.
- Come te la passi, Kitty?
- Bene.
- Quando sei uscita?
- Stamattina. Transit mi ha pagato la cauzione.
- Ah.
Transit era uno sfruttatore bianco che aveva cercato di fare entrare Kitty nella sua scuderia fin da quando lei stava assieme ad Alex. Il suo vero nome era Travis Croft, ma anni addietro era stato un rispettabile impiegato presso la Transit Authority e quel nome gli era stato appioppato in prigione, quando tutti avevano scoperto sotto quale imputazione era finito dentro: furto aggravato. Un bel giorno aveva deciso che era stufo di starsene in quell'ufficetto tra la 86ma Strada e Lexington Avenue; dopo di che aveva rovesciato nel cestino del pranzo trecento dollari in monete da cinque, dieci e venticinque centesimi e se l'era squagliata, naturalmente senza una sola probabilit di farla franca. La classica cavolata da gente per bene.
Mentre era in prigione, tuttavia, aveva conosciuto un magnaccia negro di Schenectady che gli aveva spiegato come metter su una scuderia. Non appena tornato in libert, Transit - che scontando una pena da uno a tre anni, di tempo per imparare tutto sullo sfruttamento ne aveva avuto abbastanza - si era procurato qualche ragazza e si era messo in affari. Ora ne aveva cinque o sei, tutte negre, e si vestiva come il tipico magnaccia: cappello a falda larga, stivaletti a tacco alto, abiti vistosi e occhiali neri. Alto un metro e settantacinque e massiccio come una quercia, aveva fama di essere uno che picchiava sodo le sue ragazze quando non si portavano a letto un sufficiente numero di clienti ogni giorno della settimana. Vedendone una agli angoli della Sesta Avenue, capivi subito che era di Transit se aveva un labbro spaccato o un occhio nero; Alex ne aveva addirittura notata una che batteva con un braccio ingessato. Era una specie di stupido bue, Transit, ma faceva colpo. E adesso aveva pagato la cauzione di Kitty.
- Mi ha anche procurato un buon avvocato confid quest'ultima ad Alex. - Un certo Aronberg: lo conosci?
- No.
-  convinto che mi far ottenere la sospensione della pena.
- E tutto questo lo far per bont d'animo? - chiese Alex.
- B, abbiamo una specie di accordo.
- Perch diavolo sei andata da Transit?
-  lui che  venuto da me. S, insomma, sai che mi  sempre stato dietro.
- E adesso ti ha raggiunta.
-  una faccenda temporanea, finch potr restituirgli la somma che ha versato.
- Perch non hai pagato di tasca tua?
- Il giudice aveva fissato la cauzione in cinquemila dollari dicendo che rappresento un rischio. Io non ce la facevo a rimediare i cinquecento dollari per la percentuale del garante, cos li ha cacciati Transit.
- Come glieli ridarai?
- B, Transit ha una clientela di classe. Non far la battona da cinque dollari all'angolo della 49ma Strada, non preoccuparti. Tirer su da cento a duecento dollari per cliente.
- Si vede che fa carriera, il tuo amico.
- B, sai, ha della gente che gli viene persino da fuori citt.
- Te l'ha detto lui?
-  vero, Alex, so che  vero. A ogni modo  arrivato con la grana, mi ha procurato un buon avvocato e forse eviter la condanna, o magari me la ridurranno. Per un verso o per l'altro, sono in una botte di ferro.
- Quanto ti coster l'avvocato?
- Non so: ci pensa Transit.
- Perfetto. Ormai  il tuo padrone, no?
- Non ho nessun padrone - ribatt Kitty, guardando nel bicchiere.
Alle sei meno un quarto Alex si rec al supermercato ed entr direttamente nel locale dov'erano ammucchiati gli scatoloni. Un ragazzo che stava scopando lo guard.
- Il direttore dice che posso prendere degli scatoloni - spieg Alex.
- Per me... - rispose quello con un'alzata di spalle, e continu il suo lavoro. Alex impieg due o tre minuti a scegliere quelli che voleva, non senza notare, intanto, che ce n'erano alcuni grossi, che avevano contenuto pacchi di carta igienica e che sarebbero venuti buoni pi tardi per nascondervisi. Ne infil tre in uno pi capace e disse al ragazzo: - Torner ancora perch me ne servono degli altri. - Usc, pass davanti alle casse e raggiunse la macchina della ragazza ebrea, al parcheggio. Pos i cartoni sul sedile posteriore e diede uno sguardo all'orologio: erano le sei meno otto.
Quanto sarebbe rimasto a scopare il fattorino? Comunque non poteva perdere tempo: doveva rientrare prima che chiudessero le porte al pubblico. Prese di tasca la chiavetta d'accensione e l'infil nel quadro. Tornando verso il supermercato vide Archie che, voltato l'angolo, si dirigeva verso l'auto; l'avrebbe presa per tornare pi tardi, alle nove in punto. Per quell'ora Alex avrebbe dovuto avere gi neutralizzato l'impianto d'allarme e aperto l'ingresso posteriore. Parcheggiata la macchina e spenti i fari, Archie avrebbe tentato semplicemente la porta per vedere se era aperta; in caso negativo si sarebbe rifatto vivo mezz'ora dopo e cos via, a intervalli di mezz'ora, finch non avesse trovato via libera.
Alex pass di nuovo davanti alle casse, attravers il supermercato, super i banchi della carne ed entr nella stanza dov'erano gli scatoloni. Il ragazzo stava ancora scopando.
- Una signora ha bisogno di una mano - gli disse Alex.- Cosa? Che signora?
- Vuole che le porti dei sacchetti alla macchina.- Dov' Jerry? Tocca a lui quel lavoro.
- Non chiederlo a me. Ti sto riferendo solo quello che vuole la signora.
- Porca miseria! - brontol il fattorino, ma lasci la scopa in un angolo e usc.
Appena se ne fu andato, Alex controll rapidamente la stanza per vedere dov'era gi stata scopata, scelse un angolo lontano dalla porta e raccolse due grandi scatoloni, ne dispose uno col lato aperto verso la parete e l'altro capovolto davanti a questo. Poi ammucchi in fretta un certo numero di altre scatole sopra e intorno alle prime due. Mancavano due minuti alle sei quando pass dietro la barricata che aveva eretto e s'infil carponi nello scatolone girato verso il muro. Ci stava stretto e aveva fuori parte delle gambe, ma non si vedevano, protetto com'era dalla pila di scatoloni.
Un attimo dopo sent qualcuno che entrava, poi il fruscio della scopa sul pavimento. Qualche istante dopo venne dentro un'altra persona.
- Ehi, Jerry, hai visto una signora, fuori? - domand il fattorino.
- Che signora?
- Una signora che doveva farsi portare dei pacchetti.- Ma cosa stai dicendo?
- Un tale ha detto che bisognava portare dei sacchetti a una signora.
- Non ho visto nessuna signora. Sono le sei: finisci e andiamocene.
- Mi tieni la paletta, per favore?
Finirono di scopare. Ora nel supermercato risuonavano delle voci: erano gli impiegati che, conclusa la giornata, passavano davanti alla stanzetta nella quale era nascosto Alex. Probabilmente le entrate erano gi chiuse, ma ci sarebbe voluta ancora una mezz'ora per controllare i registri e mettere il denaro in cassaforte. E poi forse il direttore si sarebbe trattenuto pi a lungo per verificare i conti.
Alex calcolava che se ne andassero tutti per le sette, come aveva detto anche Archie, ma per sicurezza non avrebbe messo il naso fuori fino alle otto.
- Che ne dici? - domand il ragazzo.
- Eccezionale. Vuoi la medaglia al merito della scopa? Scoppiarono a ridere e uscirono insieme. Alex attese. Una voce maschile disse: -... quei quarti di bue per domani mattina.
Bisogna arrivare presto.
- S, buona notte, Sam.
- Ci vediamo domani.
Da qualche parte un rubinetto gocciolava. Alex, raggomitolato nello scatolone come un feto nel grembo materno, ascoltava quei toni morbidi e ritmici e il ticchettio del proprio orologio. Lo sbirci: soltanto le sei e un quarto; la serata sarebbe stata lunga. Aveva gi preparato la spiegazione nell'eventualit che qualcuno lo scoprisse l dentro... a meno che non fosse il direttore, che l'aveva gi visto. Avrebbe finto di essere ubriaco, un vagabondo ubriaco finito chiss come nel deposito, che si era sistemato tra i cartoni per farsi una bella dormita. Si sarebbero limitati a sbatterlo fuori a pedate, a meno che non fosse il direttore che, rammentandosi del colloquio che avevano avuto, avrebbe potuto mangiare la foglia. Anche in questo disgraziato caso, per, non si aspettava eccessive manifestazioni di intelligenza da un automa che dirigeva uno stupidissimo supermercato. Forse la commedia dello sbronzo avrebbe funzionato anche con lui Comunque, sperava che nessuno tornasse indietro. Perch avrebbero dovuto? Per esaminare un mucchio di scatole vuote? Neanche a pensarci.
Ud altre voci, fuori, ma non cap che cosa dicevano. Probabilmente erano dall'altra parte, vicino all'ufficio del direttore: forse le cassiere che gli stavano portando i sacchetti con i soldi da depositare in cassaforte. Controll l'ora: le sei e venti; erano passati soltanto cinque minuti dall'ultima volta che aveva guardato l'orologio. Alle sette, il locale in cui si trovava Alex era avvolto nella semioscurit. Il silenzio sceso nel frattempo era rotto soltanto dal ticchettio di una macchina: certamente la calcolatrice, nell'ufficio del direttore. Scendeva la sera e all'improvviso Alex ebbe freddo.
Se ne stava fermo, rannicchiato nello scatolone, le braccia incrociate sul petto, le ginocchia sotto il mento e i piedi fuori.
La calcolatrice tacque all'improvviso.
Alex tese le orecchie.
Sent chiudersi una porta: quella dell'ufficio del direttore aveva una serratura robusta, ma il pannello superiore dell'uscio era di vetro, ragion per cui la serratura valeva una cacca di mosca. Dal supermercato non giungevano pi rumori, adesso, ma Alex immagin che il direttore stesse preparandosi ad andar via. Ora avrebbe controllato che tutto fosse chiuso, quindi avrebbe inserito l'allarme. Tutti quelli che Alex aveva visto, semplici o sofisticati che fossero, erano formati da tre parti fondamentali: il circuito di protezione, la scatola di controllo e il congegno di segnalazione. Il circuito di protezione era un flusso di corrente che, se disturbato, mandava un segnale alla scatola di controllo. Questa era il cervello dell'impianto: non appena si apriva una finestra, una porta o un qualsiasi altro passaggio che interrompeva il flusso della corrente, il cervello faceva entrare immediatamente in funzione il dispositivo di allarme, costituito da una suoneria esterna, come l al supermercato, o da qualcosa che lampeggiava o suonava a distanza.
La scatola di controllo, non pi grande di una normale placca d'interruttore, si trovava appena dentro l'ingresso posteriore del supermercato e recava una spia rossa, una spia bianca e la fessura per inserire la chiave di comando. Durante il giorno, quando l'impianto non era in funzione, anche le spie erano spente, ma quando era il momento di attivarle si chiudevano tutte le porte e le finestre e allora si accendeva la luce bianca, segnalando che i locali erano protetti.
Poi si inseriva la chiave, girandola verso destra e si accendeva la spia rossa, per avvertire che l'allarme era in funzione.
Il supermercato era silenzioso.
Alex aspett fino alle otto, poi strisci fuori dallo scatolone e stiracchi le gambe, intorpidite dalla posizione scomoda. Ascolt con l'orecchio alla porta prima di uscire al buio, pass davanti al banco della carne, e si diresse verso l'ufficio del direttore. In una tasca della giacca aveva un cacciavite, un coltello, un paio di pinze, un amperometro a tenaglia, quindici centimetri di cavo elettrico e la lama di un seghetto a mano; nell'altra tasca, un diamante tagliavetro da cinquanta cent e una ventosa, nonch, infilati nella cintura dei calzoni, uno scalpello e un martello. Il seghetto lo portava attaccato alla gamba destra con del nastro adesivo. Infil i guanti, si avvicin alla scatola di controllo, a destra dell'ingresso posteriore, e sparpagli a terra i suoi attrezzi, tenendo in tasca solo il tagliavetro e la ventosa. Dovette tirar gi i calzoni per recuperare il seghetto, pensando intanto a come sarebbe stato divertente se la polizia fosse arrivata proprio in quel momento, sorprendendolo con i pantaloni calati e gli attrezzi sparsi sul pavimento. Si rassett, allacci la cintura e infil la lama nel seghetto. La spia rossa dell'allarme era accesa.
Nel suo sopralluogo della mattina non aveva notato fili esterni, segno che erano tutti incassati nel muro. Anche sulla placca della scatola di controllo non si vedevano viti, n si era aspettato di vederne. A ogni modo non aveva la minima intenzione di mettere le mani nel cervello. Era molto pi semplice mandare all'aria l'impianto. Alex sapeva che, ovunque corressero i fili, dovevano confluire nella scatola di controllo, quindi prese martello e scalpello e cominci ad attaccare l'intonaco intorno alla scatola, cercando di localizzare il tubo. Per legge, qualunque filo incassato nel muro dev'essere protetto da un tubo, vale a dire da un condotto a spirale d'acciaio. Il primo colpo lo diede a ore dodici, sopra la scatola, poi prosegu in senso orario lungo il lato finch capit sul tubo, a ore sei. Allarg un po' di pi il buco quindi afferr con le pinze il tubo metallico e cominci a lavorarci sopra col seghetto. Man mano che procedeva si fece sempre pi attento perch non voleva segare i fili contenuti nell'involucro, altrimenti il campanello si sarebbe scatenato.
Dentro il tubo c'erano quattro fili; come lui e Archie avevano previsto, si trattava di un sistema a circuito misto. In linea di massima, ci sono solo tre tipi di sistemi d'allarme: a circuito aperto, a circuito chiuso e a circuito misto. Il sistema a circuito aperto  il pi semplice da far fuori: non  nulla di pi del comunissimo campanello della porta. Il pulsante premuto chiude il circuito, la corrente passa e il campanello suona. Quando si usa lo stesso tipo d'impianto per l'allarme, il circuito si chiude ogni volta che una porta o una finestra si apre, cosa che permette il passaggio della corrente e l'entrata in funzione del campanello.
Il sistema a circuito chiuso opera esattamente al contrario. I fili sono percorsi continuamente da una debole corrente elettrica che si interrompe aprendo una porta o una finestra: ci fa scattare un rel che scatena il campanello. In altre parole, perch il campanello suoni in un impianto a circuito chiuso, il circuito dev'essere aperto, mentre nel sistema a circuito aperto, il circuito dev'essere chiuso.
Per fregarli, basta che quello aperto resti aperto e quello chiuso restichiuso. Semplice. Quanto al sistema misto, esso  esattamente ci che dice il termine: una combinazione di aperto e di chiuso. Per metterlo fuori combattimento bisogna tagliare una coppia di fili e mettere in corto circuito l'altra coppia. Molto importante era non sbagliare nel tagliare i fili, che dovevano essere quelli che non portavano la corrente, altrimenti addio.
Esegu con mosse veloci ed esperte il collegamento in corto circuito. Se era andato tutto bene, ora poteva neutralizzare l'antifurto tagliando semplicemente tutti i fili portati dal tubo metallico. Non aveva motivo di credere di aver commesso errori. Tagli il fascio di fili. La spia rossa sulla placca della scatola di controllo si spense come se avesse infilato la chiave nella fessura per disinserire l'allarme. Verific l'ora: mancavano venti minuti alle nove. Aveva cio ancora venti minuti prima che Archie si presentasse alla porta posteriore. Decise di non aprirla fino all'ora zero per timore di un poliziotto di passaggio troppo curioso. Prese invece la ventosa e il diamante tagliavetro dalla tasca della giacca.
Davanti alla porta dell'ufficio del direttore sput sulla ventosa per inumidirla, poi la premette contro il pannello di vetro nel punto pi vicino alla serratura. Prov a tirare per assicurarsi che aderisse bene, quindi tagli rapidamente tutt'intorno, ad esclusione di un breve tratto. Reggendo con la sinistra la ventosa controll che tenesse bene, quindi fin di tagliare e asport il disco di vetro. Lo pos a terra lontano dalla porta, in modo da non calpestarlo involontariamente, infil la sinistra nel foro e fece scattare la serratura. Alle nove meno tre minuti apr l'ingresso sul retro del supermercato. Archie entr alle nove spaccate con gli attrezzi pi ingombranti, necessari a forzare la cassaforte, ma scoprirono subito che bastava uno scalpello e un punzone per sbaraccare quel ferrovecchio. Ci misero meno di quattro minuti.
Il venerando aggeggio custodiva tremilacinquecento dollari in contanti.
Il marted Alex ebbe una pensata geniale: forse non era necessaria la prova generale in casa Reed. Si fece portare in tass alla Grand Central Station, dove sapeva di poter trovare la guida telefonica di Westchester-Putnam. Cerc nelle pagine gialle in fondo: Impianti Antifurto e d'Allarme e trov un inserto di un quarto di pagina che elencava le numerose attivit della
PROVIDENT ELECTRONIC
SECURITY
ALLARMI SILENZIOSI
E INVISIBILI
La societ aveva sede in Mamaroneck Avenue, a White Plains. Alex si annot il numero di telefono poi sfogli ancora le pagine gialle cercando i Servizi Tass ma non trov nulla riguardante il Duncan Livery. Controll allora sotto Servizio Berline, nell'estrema speranza che l'organizzazione di Duncan fosse particolarmente raffinata ed esclusiva, ma anche qui fece un buco nell'acqua. Chiaramente l'amico faceva del piccolissimo cabotaggio e non poteva permettersi neppure uno stelloncino sulla guida del telefono. Lo trov elencato nelle pagine normali con tre numeri: due di Langston e uno di Post Mills. I due numeri di Langston corrispondevano alla casa e all'ufficio mentre quello di Post Mills non recava indirizzo: doveva esserci solo un servizio di segreteria telefonica. Studiando la cartina della zona, in copertina, Alex stabil che le due localit - Langston e Post Mills - erano distanti circa quindici chilometri. Questo significava che se anche lui e Archie avessero fatto scattare l'allarme nella villa di Reed, Duncan avrebbe impiegato quasi dieci minuti per arrivarci, andando sui cento.
Trascrisse i tre numeri di Duncan sullo stesso foglietto su cui aveva segnato quello della Provident, poi si procur degli spiccioli al chiosco dei tabacchi prima di entrare nella pi vicina cabina telefonica. Alla Provident rispose una ragazza. Alex disse di essere interessato a un antifurto e di volerne parlare con qualcuno; pochi istanti dopo una voce maschile prese la comunicazione. - S, signore, posso esservi utile?
- Mi chiamo Cunningham. Con chi parlo, scusate?- Con D'Amato.
- Signor D'Amato, sto concludendo l'acquisto di una casa a Post Mills e l'agente immobiliare mi ha consigliato di rivolgermi a voi per un impianto antifurto. Come saprete, non c' un posto di polizia in quella localit e mi  sembrato...
- S, un impianto del genere sarebbe un saggio investimento.- Non ho capito molto bene, comunque l'agente ha detto qualcosa di un tale, un certo Charles Douglas, che ha un servizio di tass a Post Mills...
- Charles Duncan - lo corresse D'Amato.
- Giusto, Duncan: devo mettermi in contatto con lui?- No,  questo l'ufficio vendite della Provident.
- Ma non lavora per voi?
- S, certo. Abbiamo un accordo privato con lui, in base al quale sorveglia i nostri impianti.
- Un tassista sorveglia i vostri impianti?
- S.
- Capisco. B, grazie, signor D'Amato. Francamente avrei...- So che pu apparire strano, signor Cunningham - l'interruppe l'altro - ma noi ne abbiamo constatato l'efficacia. Abbiamo quattordici case collegate alla nostra rete di Post Mills e dai dati in nostro possesso...
- Ma io pensavo che foste collegati anche con la polizia, capite? L'agente immobiliare mi aveva fatto credere...
- Il fatto  che non c' un posto di polizia a Post Mills, come gi sapete. Quando facemmo i primi rilievi da quelle parti, constatammo che le possibilit d'intervento della polizia statale sono inadeguate... non che non funzioni bene,  solo che hanno un'area molto vasta da controllare, mentre il tempo di reazione  un fattore capitale in qualsiasi sistema antifurto.
- Allora, se il campanello d'allarme squilla, chi...
-  un allarme silenzioso, signor Cunningham.
- Mi spiace, ma non so nulla di antifurto. Potreste spiegarmi che cosa significa?
-  semplicissimo: se qualcuno entra in una casa collegata col nostro impianto, sempre che l'allarme sia inserito, naturalmente, squilla il telefono nell'ufficio del signor Duncan e un messaggio registrato comunica che al tale indirizzo c' un intruso. Duncan chiama immediatamente la polizia, poi si precipita a quell'indirizzo.
- Che succede se  in giro, visto che fa il tassista?
- C' sempre una persona che risponde al suo telefono. Se  fuori, il messaggio viene ricevuto da una segreteria telefonica a Post Mills.
- Cosa me ne faccio di una segreteria telefonica, se un ladro  entrato in casa mia?
- Le auto di Duncan sono tutte dotate di radio ricetrasmittente.
- E se  all'aeroporto Kennedy o da qualche altra parte?
- Ha sei conducenti alle sue dipendenze e uno di loro si trova sempre nei paraggi di Post Mills.
- Capisco. B, vorrei pensarci su. Passer un po' di tempo prima che si arrivi al contratto...
- Sentite, signor Cunningham, facciamo cos: detesto dare informazioni tanto sommarie al telefono. Non sono assolutamente sufficienti, quando  in ballo la protezione della vostra casa e dei vostri beni. State per fare un considerevole investimento a Post Mills: conosco le case di lass. Ovviamente desidero vendervi uno dei nostri impianti antifurto e sono convinto che stiamo installando i migliori della contea di Westchester. Voglio anche che vi rendiate ben conto della cosa. Se lo desiderate, possiamo fissare un appuntamento qui a White Plains, oppure, e forse  meglio, potremmo vederci alla vostra futura residenza di Post Mills, cos esaminiamo bene sia il terreno che l'interno, e possiamo discuterne pi a fondo...
- B, ne parler con mia moglie - tagli corto Alex. - Vi ringrazio molto, signor D'Amato.
Sorridendo, pos il ricevitore. Aveva saputo tutto ci che gli serviva dell'antifurto in casa Reed: era un segnalatore telefonico e non valeva un soldo bucato. Comunque funzionasse - a circuito aperto, chiuso o misto - cascandoci sopra si attivava il telefono. Anzich fare squillare un campanello, il telefono formava automaticamente il numero stabilito, di solito quello di una stazione di polizia, e in questo caso, invece, quello dell'ufficio di Duncan. La persona che rispondeva all'altro capo riceveva un messaggio registrato che comunicava l'avvenuta effrazione. Se giungeva al posto di polizia, la segnalazione forniva l'indirizz, mentre nel caso dell'allacciamento con Duncan, trattandosi di sole quattordici abitazioni, la comunicazione sarebbe stata semplicemente: Scasso in casa di Tizio o in casa di Caio. Il segnalatore telefonico era silenzioso e il ladro non si accorgeva nemmeno di aver alterato il flusso di corrente che metteva in funzione l'apparecchio. In sostanza per il dispositivo valeva poco o nulla visto che dovevano esserci i fili perch il telefono componesse il numero e questi fili dovevano pur entrare in casa da qualche parte. Quindi per mettere fuori uso l'antifurto, era sufficiente tagliare i fili. Il ladro fa scattare il sistema d'allarme... e con questo? Il telefono non pu trasmettere la richiesta d'aiuto perch i fili sono inservibili.
Si stava mettendo bene.
Si stava mettendo proprio bene.
Quando Alex ed Archie dissero a Daisy che il gioved non sarebbero andati a Post Mills, lei non cap subito.
- Bene, speravo proprio che lasciaste perdere.
- Chi ha detto che lasciamo perdere? - salt su Archie.
- Ma se mi avete appena...
Abbiamo appena detto che non c' motivo di venire fin l, quando sappiamo che tipo di allarme ha Reed:
- Ah!
- Come sarebbe ah: speravi che lasciassimo perdere? volle sapere Alex.
- Mi preoccupavo, ecco tutto. Non voglio che la colpa ricada sulle mie spalle.
- Spiegati meglio.
- Reed sa che sono stata nella casa.
- E allora? Ci saranno decine di persone che entrano ed escono dalla sua villa.
- Potrebbe pensare che l'ho organizzato io il colpo.
- Anche in questo caso sei in una botte di ferro. Non pu tirarti in ballo altrimenti la moglie scopre tutto.
- Non si sa mai - insistette Daisy. - Pu decidere improvvisamente di diventare virtuoso e di raccontare tutto alla moglie, e pu deciderlo in fretta, se gli freghi tutto.
- Non hai ragione di preoccuparti. Rilassati, eh? - le sugger Archie.
- Eppure vorrei che non ne faceste niente.
Ormai il bambino lo conosceva. - Vedi? - disse, mostrandogli il suo orsacchiotto.
- Ma che bell'orso, Peter.  grande quasi come te.
- Osso - ripet il bambino. - Osso Popi.
Era seduto nel lettino, circondato dall'animale di stoffa e da cinque o sei giocattoli. Jessica disse ad alta voce dal bagno: -  quasi ora della nanna, Peter.
- Popi va a nanna - ripet il maschietto.
- Anche tu devi andare a nanna.
- No, no, - Scosse energicamente la testa.
- Adesso dormi, cos domattina ti svegli e giochi con il tuo orso.
- No. - Peter non era affatto convinto.
- Alex, ti spiace tirar via i giocattoli e metterlo gi? - lo preg Jessica.
- Hai sentito la mamma?
- Lasciagli solo l'orso: gli fa compagnia.
- Vuoi dormire con l'orso, Peter?
- Osso Popi - cinguett il piccolo.
- Bene, adesso portiamo via tutte le altre cose, eh? E tu puoi fare la nanna con l'orso.
Prese tutti gli altri giocattoli e li appoggi sui ripiani verniciati dello scaffale. Quando torn al lettino, Peter era gi steso, con l'orso stretto al petto e il pollice in bocca.
- Non succhiarti il dito, Peter: ti vengono i dentini storti.
- Mmmh. - Continu a succhiarselo beatamente.
- Forse hai bisogno di una copertina - disse Alex. - Fa freschino. Ecco qua, adesso la rimbocchiamo bene sotto il tuo mento e quello di Popi. Va bene?
- Bene.
- Buona notte, Peter. - Fece per curvarsi a baciare il bambino, ma ci rinunci.
- 'Notte - borbott il piccolo.
- 'Notte.
- 'Notte.
Usc dalla stanza e il bambino continu a gridargli dietro 'Notte perch gli rispondesse 'Notte e via di seguito.
-  la cerimonia di tutte le sere - lo inform Jessica. Era in corridoio, avvolta in un accappatoio di spugna bianca e aveva in mano un asciugacapelli. - Se lo lasci fare continua tutta la notte.
- B,  un bambino d'oro.
- Mi potresti aggiustare quest'aggeggio?
- Cosa c' che non va?
- Che ne so? - Si strinse nelle spalle. - Sei tu l'elettricista.
Lo baci sulla guancia, gli mise in mano l'asciugacapelli ed entr nella stanza di Peter. Alex si port l'apparecchio in soggiorno, lo pos sul tavolino e sedette sul divano a scrutarlo. Proprio un asciugacapelli doveva essere, non una lampada o qualcosa del genere: un impianto semplice, con un sistema a circuito aperto. No. Doveva essere uno stramaledetto asciugacapelli. Dal corridoio gli giungeva la voce di Jessica che scambiava altre tre o quattro volte la buona notte col figlio, poi venne in soggiorno, prese una sigaretta dalla scatola sul tavolino e l'accese. Guard il piccolo apparecchio.
- Hai capito cos'ha?
- Hai un cacciavite? Devo smontarlo.
- Vado a prendertelo. Vuoi da bere? Versati qualcosa.
- Mi serve un Phillips.
- Che cos'?
-  quel cacciavite che ha il taglio a crocetta sulla cima. Mi serve per queste viti.
- Vado a vedere che cos'ho. - Quando torn, aveva in mano due cacciavite, uno dei quali era un Phillips. Glieli mise davanti, sul tavolino. -  un bambino simpatico, eh?
- Oh, s.
- Tu gli piaci molto, sai?  un periodo difficile per lui. Continua a chiedermi dov' pap, ma tu gli piaci tanto.
- Mmmh. - Alex tolse le quattro viti che tenevano insieme l'asciugacapelli. Non aveva idea di cosa ci avrebbe trovato dentro: era come forzare una cassaforte senza sapere che cosa contiene. Jessica seguiva attentamente tutte le sue mosse, come si guarda un meccanico mentre armeggia nel cofano di un'auto: non si capisce cosa stia facendo, ma la cosa  ugualmente affascinante. Era cos che Jessica l'osservava.
- Com' andata oggi? - gli domand.
- Male.
- Dove sei stato?
- Al sindacato degli elettricisti teatrali.
- Dev'essere terribile per te.
- B, avevo qualcosa da parte. So che in questo mestiere ci sono dei periodi buchi e mi premunisco. Non sono a corto di quattrini, Jess, davvero; non devi preoccuparti. Intanto aveva smontato le due parti dell'asciugacapelli e fingeva di studiare i fili all'interno.
- Non va: giro l'interruttore e non succede niente - disse Jessica.
- Gi.  di marca straniera, vero?
- Tedesca. Dovrebbe essere un ottimo apparecchio.
- Questi pezzi sono diversi dai nostri.
- Come sarebbe?
- I nostri sono fatti in un altro modo. - Cominci subito a rimontarlo. - Sar meglio che lo riporti dove l'hai comprato. Avrai la garanzia, immagino.
- S, ma cos finisce che non lo rivedo pi per un mese.
- Mi spiace di non poterti aiutare - disse Alex con un sorriso.
- Che fior di elettricista! - lo canzon lei, rendendogli il sorriso. - E io resto con i capelli bagnati. Vado a prendere un asciugamano. Intanto preparami un Martini, vuoi? Mi sento in vena di Martini, oggi.
Fin di rimettere insieme le due parti dell'asciugacapelli, poi and al bar e prepar una brocca di Martini. Quando Jessica rientr, con i capelli raccolti in un asciugamano di spugna, Alex aveva gi riempito i due, bicchieri. Lei prese il suo, disse: - Salute - e bevve, abbandonandosi poi a un sospiro di soddisfazione. - Buono. Ci sai fare meglio con i Martini che con gli asciugacapelli.
- Che cosa vuoi che ti dica? - si scus lui, sorridendo ancora.
- Felicia sar qui alle otto.
- Non sapevo che saremmo usciti.
- Credevo che avessi detto...
- Pensavo...
- Posso telefonarle di...
- No, no.
- Ma se preferisci restare a casa...
- No, usciamo.
- Credevo che avessi detto di voler andare fuori, stasera. Quando ci siamo parlati, questa mattina...
- Va bene, va bene, lascia stare.
- Se sei al verde oppure...
- Ma no, Jess, figurati.
- A ogni modo toccherebbe a me offrire: stasera ho qualcosa da festeggiare, Alex - afferm lei, sorridendo.
- Ah, s? Che cosa?
- B... - fece una pausa calcolata. - Oggi pomeriggio sono tornata da Samalson, il mio avvocato. Ti avevo detto che ci andavo, vero?
- S.
- Indovina la notizia. - Sorrideva ancora. Sembrava una bambina con un segreto tutto suo, rannicchiata sul divano, avvolta nell'accappatoio, con l'asciugamano bianco in testa. Una bambina piccola, con un grosso segreto. Alex sapeva cos'era, l'aveva capito, ma non voleva toglierle la gioia della sorpresa.
- Che cos'?
- Michael ha consentito a un accordo - disse tutto d'un fiato.
- Magnifico, davvero magnifico, Jess.
- Che ne dici, eh? - Era raggiante.
- Magnifico - ripet.
- Questo significa che una volta che avremo firmato, potr andarmene ad Haiti o nella Repubblica Dominicana e ottenere il divorzio in ventiquattr'ore.
- Sono validi, questi divorzi?
- Se sono validi? Sono validissimi! - Scoppi a ridere e ad un tratto propose: - Sbronziamoci! - And a prendere la brocca e si riemp il bicchiere. - Stasera ho voglia di ubriacarmi. Ce ne stiamo seduti qui a bere. Non usciamo. Chiamo Felicia e le dico di non venire. Ti piacerebbe sbronzarti?
- Se lo vuoi tu, certo.
- Mi piacerebbe vederti sbronzo. Sei un tipo che si controlla molto, Alex. Non so cosa darei per vederti quando sei ubriaco fradicio.
- Non arrivo mai a quel punto.
- Invece questa volta ci lasciamo andare, eh? Beviamo tanto da non capire pi niente.
- Come vuoi.
- Chiamo Felicia, eh? Pi tardi ho solo da cambiare Peter, ma posso farlo a occhi chiusi. Non pensiamo ad altro che a sbronzarci. Mi sento meravigliosamente bene... non so neppure spiegarmi. Finalmente mi libero di quel fetente, capisci? Hai idea di che cosa significa per me?
- So che lo desideravi, Jess.
- S - annu. - S. - Guard nel bicchiere, soprappensiero, e d'un tratto ridacchi. - Ges, non riesco a crederci. - And al telefono e fece il numero di Felicia; mentre aspettava che qualcuno rispondesse fece segno ad Alex di bere e gli mand un bacio sulle dita.
Alex non aveva la minima intenzione di sbronzarsi, n con lei n con altre del suo stampo; inoltre non gli andava molto l'idea che si ubriacasse. In troppe occasioni aveva visto sua madre in quelle condizioni e sapeva che una donna che ha alzato troppo il gomito non ha proprio nulla di attraente. Ascolt Jess che si scusava con la baby-sitter, e intanto programmava di andarci piano col bere e magari di farsi mandar su, pi tardi, qualcosa da mangiare: c'era un ristorante a Broadway, che faceva quel servizio. Poco dopo la telefonata, Jessica fin il second Martini, poi se ne vers subito un altro dalla brocca e riemp anche il bicchiere di Alex. C'era qualcosa di eccessivo, di nevrotico nel suo comportamento, che suggeriva ad Alex l'imminenza di un pericolo, ma poi si tranquillizz dicendosi che era padrone della situazione. Jess poteva bere fino a rotolare sotto il tavolo; lui sarebbe rimasto sobrio: aveva troppi segreti da proteggere e bere con una tizia per bene non  come bere con una del giro.
Tuttavia, malgrado la sua decisione e forse perch aveva anche lui qualcosa da festeggiare - il colpo al supermercato e la recente scoperta che l'antifurto in casa Reed poteva essere neutralizzato tagliando semplicemente i fili del telefono - o forse perch con lei si sentiva effettivamente pi a suo agio che con qualsiasi altra donna onesta di sua conoscenza, si trov a bere assieme a lei, anche se non allo stesso ritmo; si tratteneva, in modo da essere in arretrato di almeno un bicchiere rispetto a Jess, ma beveva. Quando lei cominci ad apparire brilla - dopo il quarto Martini, tanto che Alex si stava chiedendo se non avesse per caso lo stomaco foderato d'acciaio e la roba che buttava gi non le facesse assolutamente nulla -Alex si disse che era da stupidi stare con qualcuno che si scalda le vene senza imitarlo, almeno un tantino. Cos, in parte perch non gli andava di restare indietro quando comincia il divertimento, in parte perch lei continuava a pungolarlo perch recuperasse, decise che un bicchiere o due non gli avrebbero fatto alcun male, fintanto che teneva in pugno la situazione e ricordava che c'erano dei segreti da custodire; quella figliola era una per bene, non doveva mai dimenticarlo.
La cosa gli riusc un po' difficile quando fecero l'amore sul divano del soggiorno, dopo aver scolato la brocca di Martini. Le disse che era infinitamente meglio di molte delle prostitute con le quali era andato a letto. Jessica rise e chiese: Sono state tante? A migliaia, le rispose. Scoppiarono a ridere tutt'e due. Poi lui si affrett a rassicurarla: - Ti sto prendendo in giro, non sono mai stato con una prostituta.
Era piacevole fare l'amore con quella ragazza, e le aveva detto la verit (anche se in un momento di abbandono): era davvero pi bello con lei che con quelle altre. Per le loro effusioni avevano tolto lo slancio alla bella sbronza che si stavano prendendo e, quando Jessica sugger di preparare un'altra brocca di Martini, Alex si alz dal divano, and al bar e cominci a versare il gin e lei gli disse di andarci pi leggero col vermouth, questa volta. - Ne metti troppo, Alex! - Mescol, ascoltando il tintinnio dei cubetti di ghiaccio e sent la brocca che diventava sempre pi fredda al contatto della sua mano. Ricord quella volta che aveva perso i guanti - stava facendo un colpo in inverno - aveva perso i guanti e le mani gli si erano talmente intirizzite che quasi non riusciva a forzare la serratura... pens in fretta ad altro perch quello era un segreto, doveva stare molto attento a tenere per s certi segreti.
And al divano con la brocca e riemp di nuovo i bicchieri; Jessica brind a suo marito, Michael il fetente, e disse: - Ora, mio Dio, fagli firmare l'accordo. - Alex fece toccare i bicchieri e disse:- Amen. - Cos si lanciarono in una discussione su Dio, se credevano in Dio, se si ritenevano religiosi o no; una serissima discussione da ubriachi, e Jessica gli chiese se pensava che Dio fosse una donna e Alex rispose che probabilmente Dio era una donna polacca e questo ricord a Jessica l'ultima barzelletta polacca che aveva sentito. Un polacco torna a casa e trova la moglie a letto con il suo migliore amico; allora si precipita a prendere la pistola dal cassetto e se la punta alla tempia per spararsi. La moglie si mette a ridere. Lui la guarda, sempre con la pistola in pugno, e fa: Non ridere, che dopo tocca a te! Alex scoppi in una risata e le vers da bere quando lei gli allung il bicchiere, poi scol il suo e si serv di nuovo.
- Dai - lo stuzzic Jessica - raccontami un po' di tutte le tue donnacce. - Ripet che non ne conosceva, ma che un tale, un elettricista di teatro, gli aveva parlato di una prostituta con una gamba sola, su ad Harlem. L'incredibile era che tutti gli uomini le sbavavano dietro. Jessica voleva sapere come faceva, con l'impaccio delle grucce, e lui rispose chiss, non aveva mai avuto il piacere, anche se aveva fama di essere eccezionale. E io sono eccezionale?, tub Jessica e lui la rassicur che era addirittura eccezionalissima. Ma quanto? E Alex a dirle che era ultra-eccezionalissima e poi lei chiese ancora: Mi ami, Alex? Certo che ti amo. Allora raccontami delle tue donnacce.
Invece di abbordare quell'argomento si attacc di nuovo al Martini e lei gli tese il suo bicchiere per rifare il pieno. Continuarono a bere e, tutt'a un tratto, si sorprese a raccontarle che sua madre era un'alcolizzata, lo sapeva che sua madre era un'alcolizzata? No che non lo sapeva, disse Jessica, poi prese improvvisamente l'aria molto seria della sbronza e gli chiese di parlargliene, e Alex scroll le spalle e borbott: - B, un'ubriacona, lo era sin da quando ero bambino e ancora prima che mio padre ci piantasse; forse se ne and di casa per questo, perch lei beveva in continuazione. - Poi senza che nulla glielo facesse presentire, perch certo non pensava di andare a dirglielo - era completamente padrone della situazione e dopotutto non le aveva mica parlato delle prostitute, no? - sent la propria voce che le raccontava il suo primo furto. Glielo descrisse dettagliatamente: era stato un colpo terribilmente rozzo; era entrato da una finestra, salendo dalla scala di sicurezza, in una casa a circa sei isolati da quella in cui abitava allora, nel Bronx. A diciassette anni. Aveva arraffato soltanto una radiolina e trentacinque dollari in contanti; allora non sapeva niente dei ricettatori. Si era tenuto la radio in camera sua e aveva detto alla madre di averla vinta a una pesca di beneficenza della parrocchia.
Jessica non sembr scossa dalla rivelazione, non pareva nemmeno aver capito bene che lui aveva appena ammesso di avere compiuto un furto con scasso; disse anzi che da bambina rubava anche lei; entrava negli empori a prezzo fisso con un'amichetta e grattava la roba dai banchi. Poi, forse perch gli seccava che lei non avesse neppure afferrato quel che aveva detto (ma che, stava parlando al muro?) si accorse che le stava raccontando di quella volta che si era fatto arrestare, quando l'aveva preso il Falco. E ancora le disse di Sing Sing, del suo incontro con Tommy Palumbo, l nel penitenziario, e delle cose che quelli facevano in galera, anche se lui non l'avevano mai messo sotto, lui non era un invertito, non era stato debole come qualcun altro. Jessica rise e domand: Dai, in che libro l'hai letto? E Alex: Che libro? Lo potrei scrivere io un signor libro su questo argomento, altro che! E continu con il furto in casa Rothman compiuto appena due settimane prima e con quel tentativo a White Plains durante il quale si era trovato tra i piedi la vecchia. E Ges, il fetore di morte, sai com'? Conosci l'odore della morte? Jessica disse che aveva letto anche questo, era in un libro di Ernest Hemingway, dove Filar parla, della morte e dei baci alle donne nella piazza del mercato, ecco dove aveva pescato questa storia. No, insistette Alex,  successo la settimana scorsa, sono entrato ed ho visto la vecchia seduta sul letto, che quasi me la facevo nei calzoni, sul serio. Continu con il racconto del colpo al supermercato, con Archie, e di quell'altro lavoretto che stavano organizzando per il gioved successivo; un colpo facilissimo, non avevano altro da fare che tagliare i fili del telefono, per trovare la cassaforte. una volta entrati era un altro paio di maniche: non sapevano ancora dov'era. Accenn alla prostituta con una gamba sola, chiamandola per nome, questa volta, e disse: Sai, Daisy, la prostituta con una gamba sola di cui ti ho parlato; allora Jessica lo guard da sotto le palpebre socchiuse, fece un bel singhiozzo, continu a guardarlo e infine bofonchi: Oh, piantala. Lui le disse che era vero, cavolo! Doveva mentire proprio a lei? E lei ripet che si stava inventando tutto, come aveva inventato la storia dei due ladri in banca, quand'erano a Stockbridge. Si era divertita tanto quella volta... Non era stato fantastico, Alex?
Oh, era stato bellissimo, garant Alex e si scus per averla fatta correre a comprarsi un reggiseno; il fatto era che lui conosceva tante prostitute e non voleva che qualcuno pensasse che anche lei lo era. Ma che cosa fanno queste donne, chiese Jessica, dimmi che cosa fanno. Dammi un'idea. No, perch diavolo vuoi saperlo? Credi che sia bello fare la vita? Niente affatto, non  bello fare la vita. Non  bello neppure essere un ladro. Credi che sia bello essere un ladro? Dopo questo colpo dai Reed chiudo, mi compro una casa da qualche parte; sar un colpo sensazionale, Jess, dopo potr smettere di lavorare.  quello che ho sempre sognato e, a cose fatte, mi tiro fuori, ecco come andr. Benissimo, tu ti tiri fuori, io mi tiro fuori ad Haiti, e poi ne saremo tutt'e due fuori.
- Giusto - fece Alex - ne saremo tutt'e due fuori.
- Ho voglia di ballare - annunci Jessica. Si alz dal divano e cominci a ballare senza musica, aprendo e chiudendo l'accappatoio come una spogliarellista e attorcigliandoselo addosso, poi cominci a ridacchiare come una pazza. Piomb a sedere sul pavimento del soggiorno sempre ridacchiando, le gambe incrociate all'indiana sotto il corpo, e chiese ad Alex di portarle il suo bicchiere; lui glielo port, poi si accoccol vicino a lei, toccarono i bicchieri e lei brind: Alla nostra liberazione, e Alex ripet: Alla nostra liberazione, e bevvero, con solennit. Anche se non credo una parola di quello che mi hai raccontato, aggiunse lei.
Il mattino dopo Jessica ricord ogni cosa e questa volta vi credette; allora gli telefon e gemette: - Oh, caro, che facciamo?
Alex aveva la sensazione che qualcosa gli martellasse nel cervello, quando pos il ricevitore. Durante il colloquio, durato una decina di minuti, lei gli aveva dato la conferma del sospetto che l'aveva tenuto sveglio per un pezzo, quella notte: le aveva veramente raccontato tutto, non era stato un parto del suo cervello annebbiato dall'alcool, le aveva detto tutto e ora lei sapeva. Si trascin fuori dalla camera e and in bagno a lavarsi i denti, pensando: Ges, ho vuotato il sacco. Chino sul lavabo, avvert ancor pi le pulsazioni dolorose alla nuca, ma si strofin vigorosamente i denti cercando di far sparire il sapore di liquore e il ricordo dell'enorme stupidaggine che aveva fatto. Un minuto prima lei aveva singhiozzato al telefono: Ti amo, Alex, troveremo una soluzione. E gi lacrime. La soluzione del cacchio, ringhi tra s e s. Sono un ladro. Per quel che sono non ti piace.
Mentre faceva la doccia, ricord altre cosette che le aveva detto la notte prima, a proposito della conclusione della sua carriera se il colpo in casa Reed si fosse rivelato buono come prometteva. Poteva comperare una casa in qualche posto e chiedere a Jessica di andare a starci con lui. Non c'era bisogno che si sposassero, quello potevano farlo in un secondo tempo se ne avevano voglia, intanto potevano vivere assieme. Di questi tempi, c' un sacco di gente, anche tra le persone per bene, che convive. Al bambino era simpatico, gliel'aveva detto lei. Sistemarsi definitivamente, accidenti. Se il bottino da Reed era sostanzioso avrebbe avuto un bel po' di quattrini da mettere via per campare un pezzo con gli interessi; in seguito, forse, avrebbe potuto trovarsi un lavoro regolare.
Oh, Dio, su questo non ci avrebbe giurato... vestirsi come le altre scimmie ammaestrate e andare in ufficio tutti i giorni... Per uno pu fare anche altre cose; l'idea di cercarsi una casa a Miami, dove viveva sua madre, non era da scartare; poteva trovarsi un lavoro che non fosse da tavolino, all'aria aperta, magari. Il tempo laggi era eccezionale, mai visto in nessun altro posto. Ma s, e poi avrebbe potuto dire alla gente: Questa  mia moglie, Jessica, e questo  il mio figliastro; poteva farlo anche prima che fossero sposati. Starsene pancia al sole met della giornata... non gliene sarebbe fregato niente se lei fosse andata in giro senza reggiseno; a Miami  diverso,  il clima che impone il modo di vestirsi, Jessica avrebbe fatto un figurone, a Miami. Ehi, avrebbe detto: Questa  mia moglie, e tutti quei fessi le avrebbero stretto la mano: piacere, signora Hardy, desiderando di portarsela a letto, ma non ci sarebbero riusciti. Avrebbe frequentato le corse, la pelota, magari si sarebbe comprato addirittura una barca; forse era Lauderdale il posto da scegliere, con tutti i canali che ci sono; si sarebbe comperato una barchetta da ormeggiare proprio davanti a casa. Al bambino sarebbe piaciuto un mondo stare al timone della barca. Poteva fare tutto questo. Se il colpo dai Reed gli avesse fruttato quanto sperava, poteva farlo davvero.
Ne avrebbe parlato con Jessica. Appena vestito sarebbe sceso per affrontare l'argomento. B, non voleva che lei pensasse di averlo in pugno o qualcosa del genere; se dai a una ragazza l'impressione che stai facendo tutto questo per lei, la metti in una posizione di forza, e Alex non voleva assolutamente arrivare a questo risultato; tuttavia riteneva che non guastasse chiarirle le sue intenzioni. Con calma. Dirle con calma che pensava seriamente di ritirarsi dopo quest'ultimo lavoro per trovare una casa a Lauderdale e stabilircisi con lei e il bambino, e magari accompagnarla quando sarebbe andata ad Haiti per il divorzio. Senza obblighi per nessuno dei due: avrebbero semplicemente fatto una prova di un certo periodo per vedere come andava. Non avrebbe neppure accennato a un eventuale matrimonio, non ancora. E comunque Jessica, che non si era ancora lasciata alle spalle un legame, non avrebbe avuto tanta fretta di stringerne un altro. Dovevano prendersi un pochino di tempo, vedere se si trovavano bene insieme; cos bisognava fare. Una ragazza come Jessica avrebbe capito. Gli piaceva, quell'accidenti di ragazza gli... le aveva detto che l'amava? La sera prima le aveva detto: Ti amo, Jess? Supponeva di s. Supponeva di amarla.
Uscito dalla doccia prese due aspirine, poi and in cucina, bevve un bicchiere di succo di pomodoro e quindi due tazze di caff nero. Era vestito e stava per scendere da Jess quando suon il campanello. And a guardare dall'occhio magico: nel corridoio c'erano due tizi mai visti prima.
- S, che c'? - domand.
Uno dei due mostr un distintivo.
- Polizia - disse.
Il 13mo Distretto era sulla 21ma Est, tra la Seconda e la Terza Avenue. Alex conosceva gi il palazzo perch Hawkins l'aveva portato l, quando l'aveva arrestato. Era una delle sedi di pi recente costruzione, in citt: alle sue spalle sorgeva l'Accademia di Polizia, sulla 21ma Strada. Nella 21ma i negozi di armi non si contavano. Girando per Gramercy Park si aveva la sensazione di trovarsi in mezzo a un esercito nemico. L'edificio era in pietra bianca, vetro e un metallo lucido che Alex pens fosse acciaio. Anche i caratteri della scritta, a sinistra dell'ingresso, erano dello stesso metallo. Le luci verdi ad entrambi i lati del portone erano tubolari, non a globo come in alcuni dei distretti pi vecchi. La vernice sul tubo di destra era saltata via, cosicch sembrava che ci fosse una luce verde e una bianca. Sulla facciata sventolava una enorme bandiera americana.
I due agenti lo condussero direttamente all'ascensore col quale salirono al primo piano. Nessuno di due gli rivolse una parola. Usciti dalla cabina, percorsero un corridoio che Alex ricordava bene, con quell'indicazione SQUADRA INVESTIGATIVA e sotto una freccia nera tracciata a mano. I battenti blu in fondo al corridoio si aprivano sugli uffici di quello che, nel nuovo assetto della polizia, si chiamava Nucleo Investigativo del Tredicesimo Distretto. Appena dentro, un poliziotto in maniche di camicia, con la fondina della pistola sotto l'ascella, stava battendo a macchina su un tavolino pieghevole. Li guard di sfuggita.
Ad Alex la stanza sembr diversa. C'erano tre porte a destra, come anni prima, quando era stato arrestato; ora per una fila di schedari di metallo grigio divideva in due la stanza e, su uno di essi, un cartellino scritto a mano e fissato con lo scotch diceva: Prima Circoscrizione di Polizia - Squadra Omicidi. Passando davanti agli schedari, Alex vide un agente che prendeva le impronte digitali a una giovane negra e gli parve di ricordare che a lui quel lavoro l'avevano fatto in un'altra parte della stanza, quella volta che l'avevano beccato. Sembrava tutto diverso, tranne le porte dei tre uffici; ed era verso una di queste, con la targhetta Omicidi, che lo stavano conducendo. Per un attimo Alex fu preso dal panico, al pensiero che l'avessero portato l per qualche omicidio col quale non aveva nulla a che fare. Quando per vide che seduto nell'ufficio c'era Hawkins -Hawkins non apparteneva alla Squadra Omicidi - cap che l dentro dovevano avere una tale fame di spazio da servirsi di tutti gli uffici sui quali riuscivano a metter le mani. Mentre entravano, infatti, uno dei suoi accompagnatori volt un cartello appeso alla porta: dalla parte ora nascosta c'era soltanto il nome di un tenente, mentre adesso figurava la scritta a stampatello: INTERROGATORIO IN CORSO. La qual cosa significava che l non disponevano di una stanza per gli interrogatori. Qualche volta si chiedeva come diavolo riuscissero a lavorare, i poliziotti. Uno degli agenti chiuse la porta alle sue spalle.
- Siediti - disse Hawkins. - Vuoi una tazza di caff o qualcos'altro?
- Che cos' questa storia?
- Considerala una visita di cortesia.
- Una visita di cortesia con due sbirri che mi portano qui di forza?
- Volevo parlare con te.
- Allora perch non siete venuto voi da me?
- Non posso lasciare l'ufficio, Alex. Aspetto il procuratore distrettuale. Dobbiamo interrogare un tizio che ha ammazzato la moglie a colpi di scure. Ho pensato che non ti sarebbe spiaciuto venire da noi.
- Avreste potuto telefonare, chiedermi di venire, non farmi tirare gi dal letto da quei due.
- B, visto che ormai ci sei, perch non ti rilassi?
- Eh, certo. - Era ancora nero. Avrebbe giurato che non doveva arrivare nessun procuratore distrettuale: semplicemente Hawkins l'aveva voluto sul suo terreno. Classico esempio di psicologia da sbirro: uno, portato di peso alla polizia, dovrebbe mettersi a tremare come una foglia. Con lui non attaccava, e il Falco avrebbe dovuto saperlo. - Allora, di che si tratta? - domand Alex. Qualcuno ha fatto un colpo in cui non ci capite niente? Mi cercate solo quando tentate di appiopparmi la responsabilit di un colpo.
- No, Alex, nessun colpo.
- Allora?
- B, volevo parlare con te.
- Di cosa?
- Prendi una tazza di caff?
- Non voglio il caff. Ho da fare e voglio farla finita qui, di qualsiasi cosa si tratti.
- Alex, conosci una certa Daisy Williams?
- No. Chi ? - Coi poliziotti, mai ammettere di conoscere chicchessia, fosse anche tua madre. Inoltre aveva detto una mezza verit. Fino a quel momento non conosceva il cognome di Daisy.
-  una prostituta con una gamba sola, di Harlem. Sicuro di non conoscerla?  piuttosto nota da quelle parti.
- Non la conosco. Ma voi come fate a conoscerla, signor Hawkins? Ve la fate con le negrette di Harlem?
- Non ho detto che era negra.
- Ma se batte ad Harlem...
- Ci battono anche le bianche.
- B, insomma cos'ha fatto questa tizia? - chiese Alex con un'alzata di spalle. Non aveva intenzione di farsi menare per il naso da Hawkins. Gli sbirri amano sempre pensare di averti incastrato su qualche particolare. Ah, ma solo tu potevi sapere che la pistola era nascosta in giardino perch nessuno di noi ne ha parlato, e poi hai una rosa che ti spunta dal sedere. Credono che siano tutti fessi, tranne loro, naturalmente.
- Daisy ha fatto baruffa, ieri sera. Pensavo che l'avessi sentito in giro.
- Come potevo, se non la conosco?
- Gi, dimenticavo che non la conosci.
- Gi - ripet Alex con un sospiro.
- Ha accoltellato un uomo - precis Hawkins.
- Mi spiace per lei - comment in ton spigliato, ma provando una brusca sensazione d'allarme. Aveva davvero accoltellato qualcuno, o erano balle inventate da Hawkins? Perch Archie non l'aveva chiamato? Se Daisy era veramente nei guai...
- Un marinaio cercava di farle la corte, senza sapere che era una prostituta. Quando lei gli ha detto il prezzo, si  sentito offeso, le ha strappato una gruccia e ha cominciato a picchiargliela in testa. Daisy ha preso dalla borsetta un coltello e gliel'ha infilato in corpo.
Alex rest zitto. Si stava chiedendo perch Hawkins gli raccontava tutta la storia. Si comportava in modo strano; non l'aveva. mai visto cos e non riusciva a capire a cosa mirasse. Attese. Dietro quelle parole doveva esserci qualcosa di pi concreto del rapporto in triplice copia su ci che Daisy aveva fatto o non fatto.
- Si  presa una fifa del diavolo, la nostra Daisy. Ha visto il marinaio venire caricato, su un'ambulanza e lei si  trovata imbarcata su una radiomobile diretta al Ventottesimo Distretto. Ha cominciato a chiedere clemenza quando era ancora sull'auto.
- B, dato che non la conosco, non me ne frega...
- Un agente negro, del Ventottesimo, un certo Fields, si  messo a parlarle. Lei era fuori di s dalla paura, non sapeva quanto gravemente avesse ferito il marinaio, immaginava che saremmo stati severissimi. Fields ha annusato qualcosa:  un buon poliziotto. Le ha dato corda, ha detto che per lei si metteva male; conosci i trucchi, Alex: lui li ha usati tutti.
- Non capisco dove volete arrivare, signor Hawkins obiett Alex. - Non conosco questa Daisy e non me ne frega niente se si  cacciata nei guai.
- Le ha dato corda, il nostro Fields. Daisy aveva gi telefonato all'avvocato, ma lui ha continuato a darle corda, cercando di sapere pi che poteva prima che arrivasse l'avvocato. E qualcosa ha saputo, Alex.
- Cio?
- Qualche nome, tanto per cominciare.
- Quali nomi?
- Il tuo... e quello di Archie Fuller.
- Allora deve conoscere Archie, se ha fatto il suo nome...
- S, sembra che conosca Archie e sembra che conosca anche te, ma naturalmente tu non l'hai mai vista.
- Infatti.
- E pare sappia anche che tu ed Archie siete dei ladri.
- Io ero un ladro, signor Hawkins, ma  acqua passata.
- S, lo so - comment il sergente, asciutto.
- Tutto qui? Una battona ha accoltellato un marinaio e ha fatto il nome mio e di Archie, e per questo voi mi avete fatto trascinare fin qua?
- C' dell'altro, Alex. Davvero non vuoi una tazza di caff?
Lui scosse la testa. Era sui carboni accesi, adesso, e desiderava soltanto squagliarsela il pi presto possibile. Nello stesso tempo, per, voleva sapere cos'aveva spifferato Daisy allo sbirro.
- Daisy ha detto che se usavamo la mano leggera con lei, ci avrebbe rivelato tutti i particolari di un colpo che tu e Archie state progettando.
- Ma sul serio? Ne ha della fantasia, la vostra Daisy - ribatt Alex ironicamente, ma col cuore in gola.
- Nella Contea di Westchester - precis il sergente.- Pensa un po'. - Si sentiva la bocca di cartone, e la sua voce suonava strana alle sue stesse orecchie.
- Gi, cos ha detto a Fields, prima che arrivasse il suo avvocato. Quando poi quello  arrivato, ha subito chiesto se era stata informata dei suoi diritti, le ha ingiunto di non aprire pi bocca e ha minacciato di fare mettere Fields sotto accusa... sai come sono questi rompiscatole.
- Oh, certo. Se non fosse per loro, stareste ancora usando i manganelli di gomma durante gli interrogatori.
- Cosa ti fa pensare che non li usiamo pi? - domand Hawkins, sorridendo alla Burt Reynolds.
- Insomma, da quanto ho capito, una prostituta di nome Daisy Williams accoltella un marinaio in un bar, poi cerca di ammorbidirvi raccontandovi che io e Archie stiamo preparando un colpo nella Contea di Westchester. Ve la siete inventata voi, vero, signor Hawkins? Una battona con una gamba sola? Ma cosa credete, che sia nato ieri?
- Alex, se fai questo colpo, giuro che ti becco.
- Grazie per l'avvertimento, ma non so di quale colpo parliate. E poi, dov' 'sta Contea di Westchester? In Pennsylvania?
- Alex, scoprir di che zona della Contea si tratta e ti verr ad aspettare.
- Oh, ma allora non sapete neanche il posto, eh? Quindi la vostra battona con una gamba sola non ve l'ha saputo indicare.
- No, in tutta franchezza non sappiamo dov', e ti dir di pi, Alex. Questo Fields ha sentito il tuo nome ed ha controllato la tua scheda, ha scoperto che ero stato io ad arrestarti e naturalmente mi ha subito telefonato. E dire che stavo quasi per crederti, Alex, per convincermi che i miracoli esistono ancora. Vuoi vedere che un disgraziato ha finalmente messo la testa a partito e ha deciso di voltare pagina! Poi arriva la telefonata di Fields e... devo proprio dirtelo, mi  sprofondato il cuore.
- Dove sono i violini, signor Hawkins?
- Ti ho detto la pura verit - ribatt il sergente, in tono brusco.
- B, se siete amareggiato perch starei per commettere un furto nella Contea di Westchester, sprecate il vostro buon cuore. Probabilmente la vostra prostituta con una gamba sola  una drogata e si  inventata ogni cosa mentre...
- Non  una drogata. Era spaventata, Alex, e cercava di salvare la pelle.
- B, come ho detto, grazie per l'informazione. La terr da conto per il futuro...
- Capisci cosa ti sto dicendo, Alex?
- Cosa mi state dicendo, signor Hawkins?
- Non fare quel colpo.
- Non so di che colpo state parlando.
- Va bene. Fa' a modo tuo. Fa' pure il furbo. - Il sergente sospir, scosse la testa e aggiunse: - Fuori di qui, ho da fare.
Cercarono Daisy per tutto il week-end.
La sera del venerd trovarono il garante che aveva provveduto alla sua cauzione: disse che Daisy era stata rilasciata non pi di due ore prima, ma che non aveva idea di dove fosse, al momento. Ad Archie e ad Alex pareva impossibile che una prostituta con una gamba sola potesse essere svanita nel nulla, sia pure in una citt come New York, ma, la sera della domenica, erano ormai rassegnati ad arrendersi. Certo era che si nascondeva per la paura che Archie la spezzasse in due, una volta scoperto che aveva cantato.
Fu Transit a metterli sulle sue tracce.
Entr nel bar dove i due sedevano davanti ai loro bicchieri. Era mezzanotte passata da un pezzo; Archie ed Alex avevano ormai concluso che non sarebbero riusciti a rintracciarla. Archie ci aveva persino trovato lo spunto per una battuta sulla quale erano riusciti a ridere, ma nessuno dei due trovava la situazione tanto comica.
- Chi  la persona pi veloce del mondo? - aveva chiesto Archie.
- Sentiamo.
- Una battona con una gamba sola che fila verso sud sull'autostrada del nord.
Dopo una risata fiacca, avevano ordinato ancora da bere e se ne stavano seduti mogi mogi quando Transit fece il suo ingresso con un vestito che era il suo biglietto da visita e decise, bont sua, di concedere loro la sua compagnia.
- Smamma, Transit, qui abbiamo da fare - ringhi Archie.
- Che cosa? - ribatt quello, strizzandosi sul divanetto accanto ad Archie. Essendo tutt'e due ben piazzati, lo occupavano quasi completamente.
-  sordo - disse Archie, rivolto ad Alex.
- Interessa a qualcuno un bel bocconcino? Ho per le mani una vergine cinese.
Archie borbott una risposta offensiva, ma Transit fece finta di niente e prosegu: - Perch fate quelle facce da funerale? Chi  morto, Archie?
- Qualcuno morir, se non alza in fretta le chiappe - rispose Archie.
- Va bene, ho capito - disse Transit, senza muoversi. Cosa bevete, Alex?
- Piscia di cavallo.
Transit scoppi a ridere, dando una manata sul tavolo che quasi rovesciava il bicchiere di Archie.
- Su, andiamo, offro io: cosa bevete? Mi sento buono stasera. Ho una nuova ragazza che mi far milionario. Ieri sera  stato il miglior sabato dopo Capodanno. Kitty. Ti ricordi di Kitty, Alex? Cribbio, incassa una valanga di quattrini. Te la ricordi?
- Me la ricordo.
- Sai quanto ha fatto ieri sera? Indovina.
- Non saprei proprio.
- Se te lo dico non ci credi. Nemmeno Daisy voleva crederci.
- Quando hai visto Daisy? - l'interruppe Archie.
- Eh? Un paio d'ore fa. Gioved sera si  messa nei guai: ha sbudellato un marinaio. Adesso  fuori su cauzione: credo che l'accusa sia di aggressione a mano armata, ma lei insister sulla legittima difesa. Da quello che ho sentito, quel marinaio era pazzo furioso. Gliele ha suonate con una delle sue grucce, te l'immagini? Ci sono pi matti fuori che dentro.
- Dove l'hai vista? - domand Alex.
- Chi? Daisy? Sta con una delle mie ragazze. Ha paura che il marinaio la ritrovi e vuole stare al sicuro.
- Quale ragazza? - domand Archie.
- La vergine cinese di cui vi ho parlato - rispose Transit. Si mise a ridere, ma ammutol quando Archie lo afferr per la cravatta.
- Quale ragazza? - ripet Archie.
- Helen Barker... ehi, molla la cravatta!
- Dove abita?
- Nella Centododicesima. Ma sei impazzito?
- L'indirizzo.
- Numero centotrentaquattro della Centododicesima Strada.
- Grazie, Transit. - Archie lo lasci andare. - E adesso fuori di qui.
- Ma chi credi di essere, eh? - borbott l'altro, ma scivol via dal divanetto, per farlo passare.
Sulle cassette delle lettere non c'erano nomi; decisero allora di setacciare il palazzo, cominciando dal pianterreno e bussando a ogni porta man mano che salivano. Da un appartamento, uno sbronzo minacci Archie di sparargli addosso, gli disse di aspettare un momento che andava a prendere la pistola, e Archie gli consigli di tornare a dormire se non voleva farsi scaraventare gi per le scale. Cominciavano a pensare che Transit avesse mentito, ma quando bussarono all'appartamento 6A, una voce di donna rispose: Chi ? e Archie disse: Cerco Helen Barker, mi manda Transit. Gli venne subito aperto. Daisy sedeva al tavolo di cucina con un bicchiere di birra davanti. Li vide e allung la mano verso le stampelle, ma era troppo tardi; Alex ed Archie erano gi dentro.
Che storia ? - Helen, una negra sui ventidue, ventitr anni, continuava a spostare gli occhi da Daisy ai due uomini.
- Daisy, conosci questi tizi?
- Magari non li conoscessi - sospir Daisy.
- Scendi a comprare le sigarette - ordin Archie ad Helen.- Non fumo.
- Sgombra - le ingiunse Alex.
- Non vuoi che resti, Daisy?
- No, no, va' pure.
Helen la osserv con aria dubbiosa, poi prese la borsetta e usc. Nell'attimo in cui la porta si chiudeva, Archie attacc: - Come sta la nostra spiona?
- Non ho detto niente - si difese lei.
- Gli hai detto del colpo.
- Ma non dove.
- Nella Contea di Westchester, gli hai detto.
- Ma non esattamente dove.
- Brutta schifosa, hai detto che Alex e io...
- Non sanno che si tratta di Reed, non sanno niente di niente.
Ho parlato solo della Contea di Westchester.
- Per evitare guai grossi.
- Sissignore, per evitare guai grossi. L'avresti fatto anche tu, Archie. A ogni modo non sanno niente, quindi che cosa importa?- Cosa gli hai raccontato? - insistette Alex.
Disse loro tutto ci che aveva spifferato a Fields la sera del suo arresto, ripetendo suppergi le stesse cose che Hawkins aveva rinfacciato ad Alex. L'ascoltarono attentamente, cercando di decidere se il colpo aveva ancora qualche probabilit di riuscita. Si rendevano entrambi conto che la Contea di Westchester  piuttosto vasta. Se quanto il Falco e la polizia sapevano era soltanto che il colpo doveva avvenire nella Contea di Westchester, conservavano un buon margine di sicurezza.
- Sei sicura di non avergli rivelato il posto esatto? - incalz Alex.
- Sicurissima. Gliel'avrei detto solo se mi avessero fatto certe promesse che non mi hanno fatto. Cavoli, sapessi che strizza. Gli ho dato una coltellata vicino al collo, a quel marinaio, e avevo paura di avergli preso la giugulare. Perdeva sangue come un maiale sgozzato. Da come, viaggiava l'ambulanza, pensavo che mi sarei ritrovata con un'accusa di omicidio sul gobbo. Avrei detto agli sbirri che mia madre voleva assassinare il Presidente, pur di farmi lasciare andare.
Per, non gli hai detto per che giorno era fissato il colpo.
- No, no.
- N in quale citt.
- Certo che no.
- E non hai fatto il nome di Reed.
- Macch. Non crederai che voglia rinunciare al mio cliente del gioved?
- Quindi gli hai detto soltanto che io e Archie progettavamo un colpo nella contea di Westchester.
- Non una parola di pi.
-  pi che sufficiente, brutta cretina.
- Voi avreste fatto lo stesso - protest Daisy.
- Che ne pensi, Alex?
- Che valga ancora la pena di provarci - rispose lui.- Anch'io sono dell'idea.
- Ma senza di me - intervenne Daisy.
- Che cavolo vai dicendo?
- Che non voglio pi entrarci: ho gi abbastanza rogne.- L'hai sentita? - chiese Archie.
- L'ho sentita.
- Mi fa piacere che abbiate sentito tutt'e due, perch  proprio cos.
- Quante gambe buone hai, Daisy? - domand Archie in tono affabile. - Vuoi che ti spezziamo l'unica che ti resta? Che ti riduciamo a un troncone ambulante?
- Me ne frego di quello che fate, ma non potete obbligarmi a partecipare al colpo, gioved prossimo.
- Forse non hai capito bene. Senza di te non si fa il colpo. Se non porti Reed nello studio...
- A che vi serve?
- A garantirci che Reed  nello studio. Non vogliamo entrare in casa e trovarcelo tra i piedi.
- Hai capito, Daisy? - ribad Alex.
- No.
- Ma cosa c' di tanto difficile da capire? - sbuff Archie.
- Non vogliamo mostrare l faccia, non vogliamo che ci veda.- B, non voglio che quello cominci a sospettare di me. In men che non si dica mi troverei gli sbirri alla porta a chiedere questo e quest'altro, poi salterebbe fuori che sono gi nelle peste per quella storia del marinaio e... come pensate che andrebbe a finire? Scoprirebbero senza fatica che sono stata io a organizzare l'operazione. Nossignore, non ci sto.
- Non hai scelta - incalz Archie. - Se gioved non ci vai, ti rompiamo le ossa.
- Non riuscirete a farmici andare - insistette Daisy, scrollando la testa. Alex not che con una mano cincischiava la cerniera della borsetta. Non sapeva se l dentro aveva un coltello.... forse i poliziotti gliel'avevano portato via al momento dell'arresto. Ma si era trattato di gioved sera e adesso era domenica, e se Tommy era riuscito a comperarsi una specie di cannone con duecentoquaranta dollari, Daisy poteva essersi comprato un altro coltello con mezzo dollaro. Aveva pi paura dei coltelli che delle pistole. Sapeva che cosa si prova quando ci si taglia: facendosi la barba, per esempio, o affettando il pane. Con le pistole era un altro paio di maniche: le aveva viste sparare soltanto in televisione o al cinema; sapeva cosa potevano fare, ma non aveva modo di sapere cosa si prova quando ci si becca una pallottola in corpo. Bang, un colpo, e uno si accascia, morto stecchito. Quasi da non credere... ma con un coltello...
Non voleva farsi sbudellare da una prostituta con una gamba sola... e neppure da altri, naturalmente. Erano in due contro una, in quella stanza; Daisy probabilmente non avrebbe tentato scherzi, a meno che non le avessero forzato la mano. Solo, sperava che Archie bluffasse, quando parlava di farle del male; Daisy aveva evidentemente paura di andare a Post Mills quel gioved, e una persona che ha paura pu fare qualsiasi cosa. Stava per dire: Oh, al diavolo tutto, non pensiamoci pi, quando Daisy propose: - Posso procurarvi un'altra persona, se ci tenete tanto a questo colpo.
- Chi sarebbe? - chiese subito Alex.
- Un'altra ragazza. Potrei chiamare Reed e dirgli che gli mando un'altra ragazza.
- L'hai gi fatto?
- Ogni tanto. Quando ho le mie cose e una volta anche quando avevo l'influenza.
- E lui non fa obiezioni?
- Non gliene frega niente, purch la ragazza sia negra. Crede di avere convinto i tassisti che ha una domestica che va a pulirgli lo studio una volta alla settimana. Lo sanno tutti che siamo battone: una volta mi sono fatta il tassista mentre tornavo in citt. Se vuoi un'altra ragazza, te la procuro io; cos non ci saranno problemi. Se non sa chi , non potr neppure denunciarla.
- Non va - disse Archie.
- Perch no?
- Perch dovremmo fare partecipare al colpo un'estranea, Dovremmo dirle che mentre noi siamo nella villa, lei deve tenere Reed occupato nello studio. E io non voglio rischiare il collo per una battona, magari cretina.
- Perch dev'essere un'estranea? - fece Daisy.
I due uomini si guardarono, con un nome gi pronto sulle labbra. Alex esit: non voleva essere lui a pronunciarlo, non voleva che Archie pensasse che la ragione per cui pronunciava quel nome era che la ragazza gli doveva dei quattrini; con la parte che le veniva, avrebbe potuto saldare il debito con lui, avrebbe potuto liquidare sia lui che Transit.
- Kitty - disse Archie. - Perch non ci rivolgiamo a Kitty?
Il giorno del colpo pioveva.
- Pioggia schifosa - borbott Archie.
- Ci sar utile - ribatt Alex.
- E come? Ci bagner e basta, altro che utile.
- Col rumore della pioggia sul tetto, Reed non potr sentirci dal padiglione.
- Non ci sentirebbe comunque, e la pioggia porta scarogna. Avevano progettato di servirsi dell'auto dell'assistente sociale, per il viaggio, ma all'ultimo momento la ragazza aveva telefonato ad Archie che doveva andare a prendere al Kennedy suo fratello, in arrivo dalla California. Con una macchina a nolo la faccenda si faceva pi rischiosa, ma loro due avevano gi pronto un alibi nel caso che qualcuno avesse rilevato il numero della targa. L'alibi era una variante di quello ideato da Alex quel giorno a White Plains, poco prima di trovarsi davanti alla vecchia nel letto... Per carit, che non ci fossero vecchie malate nella casa di Reed. Se la polizia andava da Archie - lui aveva firmato per l'auto - avrebbe detto che gli avevano fregato la macchina, ferma davanti a casa sua, per poi riportarla tre o quattro ore dopo. Qualche ragazzo che voleva farsi una passeggiata a sbafo, sapete. Ma certo, come no!
Voleva vedere come sarebbero riusciti a provare che era stato Archie a guidare la macchina. Non ce l'avrebbero mai fatta, nemmeno a mangiarsi il fegato. Se non ti beccano dentro la casa, oppure mentre entri o esci con i ferri o con il bottino, possono anche essere in dieci ad avere letto la targa, ma pi che metterti la polizia alle calcagna non possono fare, e questo non significa che tu finisca dentro. La cosa  diversa gi la padrona indica te in un confronto con pi persone, e dice:  lui l'uomo che  entrato in casa mia. Ma la targa? Certo, sarebbe stato meglio usare la macchina dell'assistente sociale, perch in tal caso la polizia avrebbe dato la caccia a lei, e Archie avrebbe potuto asserire di non averla mai conosciuta; ma anche cos andava bene. E poi non avevano alcuna intenzione di farsi scoprire. L'unico che potesse farlo era Reed Terzo, ma lui sarebbe stato occupato con Kitty.
Il luned avevano parlato a Kitty del colpo, seduti nella cucina del suo appartamento ad Harlem. Li aveva ascoltati con la massima attenzione, poi aveva aperto in un largo sorriso le labbra tumefatte. Transit le aveva dato una battuta, aveva spiegato. L'aveva mandata a un appuntamento con un tipo strano che per lei aveva mollato su due piedi quando le sue pretese si erano fatte troppo strane, anche per una prostituta. Transit non l'aveva presa bene. O sei una professionista o non lo sei, aveva sbraitato, coprendola di botte. Kitty aveva anche mostrato una grossa ecchimosi sul seno sinistro, poi aveva maledetto Transit come soltanto una prostituta sa fare, augurandogli una ricchissima gamma di malattie veneree. Le avevano spiegato che a Daisy spettava ugualmente una parte del bottino, parte che doveva uscire dalla sua. Anche cos per, Kitty ne avrebbe sempre avuto pi che a sufficienza per saldare Transit. Le avevano detto che Daisy aveva gi telefonato a Reed e che lui l'aspettava gioved alle dodici in punto. Reed avrebbe chiamato Daisy, gioved mattina, non appena la moglie se ne fosse andata in citt, per segnalare che la via era libera. Nel frattempo Kitty doveva farsi spiegare da Daisy qual era il modo migliore di tenere occupato Reed, nello studio, mentre loro due svaligiavano la casa. Kitty aveva affermato che pareva un gioco da ragazzi.
L'auto correva sotto la pioggia; ormai conoscevano a memoria la strada per Post Mills, come cavalli che tornano alla stalla, secondo le parole di Archie. Vi si erano recati anche marted, perch ad Alex era venuto d'un tratto in mente che i fili telefonici a casa di Reed potessero essere interrati. Nella maggior parte delle costruzioni nuove, e specialmente in quelle pi moderne, la gente non vuole gli allacciamenti aerei della corrente elettrica o del telefono perch rovinano il quadro. Per questo motivo fanno correre i fili sottoterra e la scatola di derivazione viene installata all'interno della casa, anzich su un muro esterno, dove guasterebbe altrettanto. Dal palo terminale, i cavi entrano nella scatola di derivazione, da cui partono gli allacciamenti con i vari apparecchi della casa. Se i fili che servivano la villa di Reed erano interrati, significava che la scatola di derivazione si trovava probabilmente all'interno, cio in cantina nel garage. In questo caso, Alex ed Archie avrebbero dovuto entrare prima nella casa per tagliare fili, la qual cosa creava una situazione ridicola giacch il motivo per cui volevano tagliare i fili era proprio quello di poter entrare liberamente nella villa. In conclusione, se i cavi fossero stati interrati, avrebbero dato l'addio al colpo.
Avevano percorso Pembrook Road osservando i pali del telefono e quando avevano avvistato quello davanti a casa Reed, con i fili alti sopra il muro di pietra, si erano congratulati a vicenda con un sorriso. Poi, giacch c'erano, era andati su e gi diverse volte, cercando un buon posto per piazzarci l'auto l'indomani, mentre svaligiavano la casa. Non volevano andare a fermarsi davanti alla porta d'ingresso per paura che Reed Terzo li sentisse arrivare, mollasse Kitty e si attaccasse al telefono per chiamare la polizia statale. Avevano trovato una scorciatoia nel bosco, a circa un chilometro dalla villa; un vecchio sentiero invaso dalle erbacce, con due pali semifradici all'inizio, che forse era servito per dei lavori di disboscamento. Una catena arrugginita penzolava tra i due pali. Erano scesi dall'auto per esaminarla, avevano visto che la si poteva staccare facilmente e avevano deciso che avrebbero nascosto la macchina nel sentiero mentre erano al lavoro. Poi erano tornati in citt e si erano lasciati stringendosi la mano come se avessero gi in tasca mezzo milione di dollari e si stessero congratulando reciprocamente per la loro bravura.
Il moto regolare dei tergicristallo spazzava la pioggia dal parabrezza, contro il quale lo sbrinatore mandava un soffio d'aria calda. L'orologio del cruscotto segnava le undici e dieci, e avevano appena superato il casello di Greenwich; in venti minuti, mezz'ora al massimo, sarebbero stati a Post Mills. Alle nove e mezza, Reed Terzo aveva telefonato a Daisy per comunicarle che la moglie s'era tolta dai piedi e le aveva fatto un sacco di domande sulla ragazza che gli mandava. Daisy gli aveva chiesto di comportarsi bene con Kitty, dato che era una sua amica personale, oltre che un gran pezzo di figliola. Reed aveva ridacchiato e aveva consigliato a Daisy di stare in guardia, perche avrebbe potuto incapricciarsi dell'altra. C'era un rapporto particolarissimo tra quei due, quasi fossero marito e moglie. Ascoltando il fruscio ritmico dei tergicristallo, Alex pens a Reed e Daisy, poi a se stesso e Jessica, e alla lunga conversazione che avevano avuto la sera prima.
Avevano parlato soprattutto del modo di cambiare vita. Jess si sarebbe lasciata alle spalle un matrimonio fallito e lui avrebbe abbandonato un genere di vita che, doveva rendersene conto, non era di nessun profitto. Jessica aveva detto proprio cos: di nessun profitto. Lui le aveva fatto notare che dal punto di vista finanziario non era affatto cos, considerando che contava di ricavare da quel colpo sessantamila dollari. Questo se il bottino risultava sul mezzo milione. Il trenta per cento di quella cifra erano circa centocinquantamila dollari e ne avrebbero dati a Daisy diecimila per avere fornito la dritta, e altri diecimila a Kitty; il resto se lo sarebbero spartito lui e Archie. Non si poteva proprio dire che fosse di nessun profitto. S, aveva ribattuto Jessica, ma se ti prendono, Alex, cosa sar di noi? Le aveva risposto che non c'era nessun pericolo; avevano studiato a fondo il piano, e il colpo aveva tutta l'aria di essere un gioco da ragazzi. Aveva usato la stessa espressione di Kitty: un gioco da ragazzi. Se ti succedesse qualcosa ne morirei, aveva piagnucolato Jessica. Se ti beccano e ti mettono in prigione, io muoio. E lui aveva ripetuto che non c'era nessun pericolo che lo prendessero.
Ora per ci fece su un pensierino. Nel chiuso dell'abitacolo velato di vapore in cui gli unici rumori erano il fruscio leggero e costante dei tergicristallo, il rombo attutito del motore e il sibilo dei pneumatici sull'asfalto bagnato, si chiese se ci fosse la sia pur minima possibilit di farsi beccare. Kitty stava gi viaggiando verso Post Mills: era partita appena Daisy l'aveva chiamata per dirle che tutto era a posto. Si erano accordati con Vito Bolognese per le pellicce e con Henry Green per i gioielli. Avevano spiegato ad Henry che non sapevano esattamente quanto avrebbero rimediato, ma che dalla descrizione delle foto fatta da Daisy, sarebbe stato un malloppo considerevole. Henry aveva voluto sapere che cosa intendevano per considerevole: gli avevano risposto che contavano su mezzo milione di dollari. Una cifra evidentemente campata per aria, valutata sulla base delle fotografie, eppure ci credevano. Avevano parlato tanto di quel colpo che adesso i cinquecentomila dollari sembravano reali a tutt'e due. Cinquecentomila dollari. Il colpo eccezionale che avevano entrambi sognato; ora il sogno era a portata di mano e non l'avrebbero sciupato ridimensionandone le proporzioni. Scuotendo la testa, Henry aveva detto che sarebbe riuscito a rimediare settantacinquemila dollari per gioved pomeriggio, ma che per il saldo avrebbero dovuto attendere i primi giorni della settimana successiva, se per loro andava bene. Avevano concluso l'accordo con una stretta di mano, promettendo di portargli la roba il gioved pomeriggio.
Questa parte dell'affare era sistemata. Non rischiavano di trovarsi sul gobbo merce che scottava: se ne sarebbero sbarazzati al momento del ritorno in citt, il pomeriggio stesso. E poi conoscevano la fama di Henry: non avrebbe fatto scherzi, avrebbe saldato tutto ai primi della settimana seguente, come promesso. D'altra parte uno non pu avere tutto quel liquido sottomano. Non correvano neppure il rischio di entrare in una casa piena di gente, perch Reed sarebbe stato nello studio con Kitty e inoltre avevano gi in mente di suonare alla porta prima di tagliare i fili del telefono. Se qualcuno avesse aperto, avrebbero detto di essere in cerca di abbonamenti per una qualche rivista. E si sarebbero anche guardati intorno per, accertarsi che non ci fosse nessuno a falciare il prato o a verniciare gli scuri. Nulla doveva essere affidato al caso: se avessero notato qualcosa di insolito... arrivederci e piacere della conoscenza. Per Kitty si sarebbe risolta con un centone per il disturbo e il ritorno gratis intass, e loro due sarebbero tornati a casa a versare lacrime su un bicchiere di birra. No, non vedeva nulla di sbagliato nella preparazione del colpo e neppure nel sistema con cui si sarebbero sbarazzati del bottino.
Quanto al Falco, Alex doveva ammettere che l'aveva preoccupato parecchio negli ultimi giorni, specialmente da quando, il marted, tornando dall'ispezione a Post Mills, aveva trovato le autopompe dei vigili del fuoco davanti a casa e tra i curiosi, sul marciapiede, aveva visto alcuni degli inquilini del suo stesso palazzo. Sapeva che qualche volta la polizia lancia un allarme fasullo per una bomba o un incendio, in modo da attirare un tizio fuori dal suo appartamento e mettergli una spia al telefono. Di solito, per, lo fanno quando ci sono in ballo cose grosse, come il controllo dei movimenti di un mafioso o il sospetto che stia per avvenire una rapina in grande stile. Dopo tutto, costa una barca di quattrini mettere in moto i pompieri semplicemente per fare entrare in casa un tecnico della polizia. Non aveva mai avuto paura per qualcosa che aveva detto al telefono, perch sapeva che la polizia non sarebbe mai arrivata a quei limiti con un ladro. Checch se ne dica, i poliziotti rispettano i ladri, non li considerano dei comuni delinquenti, e Alex non aveva mai sentito di un ladro cui avessero messo sotto controllo il telefono. Quelle autopompe, tuttavia, gli avevano messo addosso una certa strizza: aveva cominciato a pensare che magari Hawkins si era davvero preso la briga di fare ascoltare le sue conversazioni e cos quella sera, parlando al telefono con Archie, gli aveva detto di andarci piano; Archie aveva capito al volo ed era passato a conversare del tempo anzich del colpo da Reed. Questo era successo dopo che Jessica gli aveva detto che c'era stato effettivamente un incendio nello stabile, quel giorno. Tuttavia, era rimasto nervoso.
E se il Falco avesse fatto portare Daisy al 13mo e avesse cominciato a bombardarla di domande?... Era terrorizzata, con quell'accusa di aggressione a mano armata che si trovava sospesa sulla testa. E se le avesse proposto un patto, se le avesse promesso di dire una parolina all'orecchio del procuratore distrettuale - le solite balle da sbirro - in modo di farle alleggerire l'accusa o magari anche annullargliela, purch lei gli avesse spiattellato dove e quando i suoi amici avrebbero tentato il colpo nella contea di Westchester? B, non credeva che Daisy avrebbe cantato, anche se Hawkins le prometteva la luna, perch dopo tutto a lei venivano dieci bigliettoni da mille e non capita tutti i giorni a una battona di mettere le mani su dieci bigliettoni da mille. Doveva farsene di clienti, per metterli insieme. No, Daisy non avrebbe rivelato niente di pi di quanto avesse gi fatto.
Non vedeva la possibilit che li beccassero, eppure c'era qualcosa che lo teneva in apprensione e non sapeva perch. Continuava a ripetersi che sarebbe stato un gioco da ragazzi, il colpo fenomenale nel quale sperava dal giorno in cui aveva rotto quella finestra nel Bronx e si era portato via la radiolina e i trenta dollari. E se davvero i risultati fossero stati quelli che si attendeva, b, allora avrebbe naturalmente comprato la famosa casa a Lauderdale e ci avrebbe portato Jessica e il bambino. Ges, che bellezza! Gliel'aveva detto la sera prima. Le aveva promesso che sarebbe stata l'ultimissima volta, anche se fossero rimasti a becco asciutto, anche se avessero trovato soltanto un salvadanaio e un sacchetto di patatine. Basta. Sarebbero andati a sud, a qualsiasi costo, e si sarebbero cercati un lavoro: Ti do la mia parola, Jess, le aveva detto, questa  l'ultima volta. E prima di lasciarlo andar via, lei gli aveva fatto promettere di telefonarle il giorno successivo, prima di partire per Post Mills. E quella mattina gli aveva detto al telefono che l'amava, lo aveva implorato di essere prudente, gli aveva fatto giurare di chiamarla appena rientrato in citt. Sarebbe stata in ansia tutto il tempo: doveva accontentarla. Mi ami, Alex?, gli aveva chiesto. S, ti amo. Ti telefono appena torno. Ti amo, Jess.
- Siamo quasi arrivati - annunci Archie.
Alex gett un'occhiata all'orologio del cruscotto: le dodici meno un quarto.
- Non voglio arrivare prima delle dodici e un quarto - disse. - Dobbiamo dare a Kitty il tempo di cominciare.
- Va bene. Vuoi fermarti a bere un caff?
- Sar meglio. Archie?
- S?
- Sei preoccupato?
- No.
- Nemmeno io.
Si fermarono a una tavola calda di Langston, di fronte alla banca, continuando a tenere un occhio sul traffico che si svolgeva nella via. Pioveva un po' meno, ma il grosso delle operazioni della banca continuava ad essere svolto allo sportello che dava direttamente sulla strada e dove si fermavano gli automobilisti. Bevendo il caff rifletterono che una rapina in banca, in un buco come quello, sarebbe stata una fesseria per uno con una pistola e un po' di fegato... come Tommy Palumbo. Quando le lancette dell'orologio si sovrapposero sulle dodici, Archie ed Alex pagarono, risalirono in macchina e partirono verso Post Mills. Archie sembrava calmo e rilassato. Quanto a s, Alex sapeva che sarebbe entrato in tensione solo al momento di aprire la porta della villa. Avrebbe cominciato a sentire l'eccitazione appena avesse toccato la serratura. I ferri che servivano erano in una borsa, nel portabagagli dell'auto. Per la strada, Archie aveva osservato tutti i limiti di velocit e ora guidava lentamente e con prudenza. Nessuno dei due parlava. Alex stava pensando che di l a due ore sarebbero stati pi ricchi di sessantamila bigliettoni o forse pi. Giunti a Post Mills presero per Pembrook Road fino alla scorciatoia scoperta il marted. Alex scese, stacc la catena e si fece di lato, sotto la pioggerella, mentre Archie si addentrava il pi possibile con l'auto, finch gli alberi non la nascosero quasi completamente. Prese dal baule la sacca dei ferri e raggiunse Alex che lo aspettava sul ciglio della strada.
- Pioggia schifosa - imprec.
Insieme arrivarono al muro di cinta e lo scavalcarono. Mossero verso la casa, tra le goccioline che picchiavano leggere sulle fronde e la bruma sottile che saliva dal terreno. Giunti al vialetto, puntarono decisamente verso la porta principale. Non si vedeva anima viva. Archie suon il campanello. Si sent lo squillo all'interno, ma nessuno rispose, nessuno venne ad aprire. Archie torn a premere pi volte il pulsante.
- Che ne dici? - bisbigli.
- Aspettiamo ancora un po'.
- Non vorrei farmi sentire da Reed, laggi nel suo padiglione.
- A questo ci pensa Kitty, non preoccuparti.
Archie suon ancora, ma oltre agli squilli e al picchiettio della pioggia non si ud nulla.
- Allora? - incalz Archie.
- Cominciamo.
La sera, in casa di Daisy, festeggiarono con whisky, birra e tante cosette appetitose che si erano fatti mandare da una rosticceria. Mangiarono e bevvero a crepapelle, ma soprattutto continuarono a ripetersi a vicenda ci che era accaduto il pomeriggio nella villa di Reed, dicendo le stesse cose due o tre volte e ridendoci immancabilmente sopra. Sembravano una compagnia di filodrammatici alla festa dopo il debutto: i loro racconti erano aneddotici; insomma, si trovavano l pi per rivivere i momenti salienti del colpo che per informare Daisy sul suo svolgimento. Spesso si rubavano la parola l'un con l'altro, e, mentre Kitty riferiva qualcosa avvenuto nello studio, Archie s'intrometteva con un episodio accaduto a lui, che per non riusciva a terminare perch Alex l'interrompeva a sua volta. Daisy, seduta sul divano, si limitava ad ascoltare. Era truccata con ombretto verde e un rossetto scarlatto. Sembrava una splendida cortigiana dell'antico Egitto, con quei suoi occhi da gatta che si spostavano da un viso all'altro e con le labbra atteggiate a un leggero sorriso.
-... non saremmo mai riusciti a trovare quella maledetta cassaforte - afferm Archie.
-  la prima volta che me ne capita una cos - aggiunse Alex.
- Mi piace quel tuo amichetto - confid Kitty a Daisy.  un signore.
- Oh, puoi ben dirlo. - Nel porgere ad Alex il bicchiere da riempire, Daisy spost il proprio peso sul divano e la gonna le sal sull'unica gamba. Colse l'occhiata di Alex, inarc le sopracciglia, sorpresa, poi lo fiss con i suoi occhi da gatta, occhi da cortigiana egiziana, mentre lui le versava da bere.
- Cavoli! - esclam Archie, scoppiando a ridere. - Quando hai fatto cadere quel vaso ho creduto che mi venisse un colpo. Daisy, non avevo mai sentito un fracasso simile. Quando ha toccato il pavimento di pietra,  sembrato che fosse esplosa una bomba.
- Pensa che nello studio non abbiamo sentito niente - intervenne Kitty. - Reed  il tipo che ha una sola idea nella mente. Credo che se fosse scoppiata la terza Guerra Mondiale, lui non se ne sarebbe nemmeno accorto.
- Aspetta che veda la camera - comment Archie, ridendo.
- A quest'ora l'avr gi vista - disse Alex.
- Ci abbiamo fatto una baraonda indescrivibile. Altro che terza Guerra Mondiale, Kitty. Abbiamo messo quella stanza sottosopra per cercare la cassaforte. E sai dov'era?
- Ce l'hai gi detto - l'interruppe Kitty.
- Nel pavimento - proclam Archie come stesse rivelando un segreto. - Era sotto una lastra di pietra del pavimento, e Alex l'ha trovata.
- No, l'hai trovata tu, Archie.
- No, io ti ho detto solo di stare attento, che una lastra si muoveva.
- E cos mi hai dato l'ispirazione. Di' un po': avevi mai visto una cassaforte incassata nel pavimento?
- Mai.
- E non era neppure la solita scatola di sardine.
- Mi sono fatto i muscoli, per aprirla - conferm Archie.
- Credevo che non ci saremmo mai riusciti - osserv Alex.
- Com' che non conosci le pellicce? - domand Archie a Daisy.
- Conosco il visone e basta.
- Quello era un black diamond, lungo fino ai piedi.
- Col collo di zibellino - soggiunse Alex.
- Valeva da solo seimila dollari - precis Archie. - E sai quanto valevano tutte le pellicce? Strano che tu non sappia niente di pellicce, Daisy. Diciassettemila dollari, valevano. Vito le ha guardate, ha fatto di s con la testa, poi ha detto: Proprio belle, ragazzi. Sai chi mi pareva? Un professore.
- Esatto, un professore - rise Alex.
- Proprio belle, ragazzi; poi ci allunga cinquemila dollari e dice che arrotonda. Cosa arrotondi, furbone, gli fa Alex. Queste pellicce valgono diciassettemila dollari e noi vogliamo cinquemilacento dollari, altro che arrotondare. Capito il nostro Vito? Voleva fregarci un centone.
- Per ce lo siamo preso - intervenne Alex. - E tu come vai, Daisy? Ne vuoi ancora un po'?
- Certo - e gli tese il bicchiere. Alex si alz e si avvicin al divano con la bottiglia in mano. Si curv su di lei per versarle da bere, mentre lei lo scrutava con i suoi lunghi occhi felini; poi gli disse: - Piano, ragazzo. Se mi fai sbronzare non potr essere gentile con te.
- Vuoi essere gentile con me?
- Dipende. - Non si sbilanci, ma sorrise.
- Aperta la cassaforte per poco non ci restavo secco - disse Archie in quel momento. - Che cosa non c'era dentro! Bisogna avere il cervello bacato per tenere tutta quella roba in casa.
- B, e dove dovrebbe tenerla? - intervenne Alex. - Se la moglie vuole mettersi un braccialetto, che cosa fa? Corre alla banca?
- Quel braccialetto... credevo che fosse un'allucinazione: largo pi di due centimetri, e dovevano esserci almeno cinquecento brillantini...
- Sono i brillanti a marquise che danno il valore - spieg Alex.
- Cribbio, sessantacinquemila dollari! - esclam Archie, con una manata sulla coscia.
- Gi, c'erano brillanti a marquise per un totale di ventisette carati.
- Valeva la pena di fare il colpo solo per quel braccialetto.
- Per il braccialetto e l'anello. Quei due pezzi soltanto erano gi un capitale.
- Avresti dovuto vedere l'anello, Kitty - si entusiasm Archie. - Con tre brillanti: roba di fidanzamento. Due a forma di pera, di due carati ciascuno. Alex, non ha detto cos Henry? Circa due carati ciascuno?
- Pi o meno.
- E quello grosso rotondo che stava nel mezzo, quanti carati ha detto che era?
- Diciotto.
- Accidenti!
- Sai quanto vale quell'anello? - chiese Alex a Daisy.- Quanto, gioia?
- Settantacinquemila dollari. Avrebbero rappresentato una fortuna anche da soli.
- Il pi grosso colpo che abbia fatto in vita mia, anche spartendo il malloppo. Una vera enormit. Hai mai fatto un colpo pi grosso, Alex?
- No.
- Voi ragazze potrete mettervi a riposo, con quello che ci ricavate.
- Oh, s, senz'altro - lo beffeggi Kitty.
- Credi che scherzi? Sai quanto ci siamo portati via da quella casa?
- Quanto?
- I gioielli da soli superavano i quattrocentomila dollari, aggiungici i diciassettemila delle pellicce...
- In totale ci ha reso quattrocentoventiduemila dollari - intervenne Alex. - Quasi la cifra che avevamo calcolato noi, Archie.
- Quattrocentoventiduemila, esatto. Il trenta per cento cosa fa?
- Circa centoventisettemila dollari.
- Giusto, e voi ragazze vi dividete il quindici per cento di questa...
- Mi sembrava che avessi detto il dieci per cento a testa s'affrett a dire Daisy.
- Se fosse stato mezzo milione - precis Archie.
- Facevo conto su diecimila dollari.
- Se era mezzo milione, s; ma sono soltanto quattrocentoventiduemila, calcolati esattamente, e noi non siamo gente che frega come quel porco di Vito. Quant' il quindici per cento del malloppo, Alex?
- Dagli diecimila - sugger Alex.
- Perch?
- Dovrebbero dividersi circa diciannovemila dollari. Dagliene dieci a testa e cos facciamo cifra tonda; quante storie!
- Come sei generoso, con i miei quattrini - obiett Archie.
- Ti succhiano il sangue, eh? - trill Kitty.
- Ma s, hai ragione, diamogliene dieci a testa - rise Archie.-  il colpo pi grosso che abbia mai fatto. E abbiamo lavorato tutti, no? Quante storie!
Chiacchierarono e bevvero fin quasi a mezzanotte, poi Kitty chiese se poteva avere la sua parte o almeno la sua quota dell'anticipo che avevano incassato, perch non vedeva l'ora di trovare Transit per saldargli il debito e dirgli che se le ronzava ancora vicino, lo faceva arrestare per molestia. Alex e Archie avevano ricevuto cinquemilacento dollari da Vito e settantacinquemila da Henry: fatto qualche conto risult che potevano dare subito seimila dollari a ciascuna ragazza; gli altri quattromila, appena Henry avesse saldato. Kitty cont i biglietti e pass immediatamente duemila dollari ad Alex.
- Ora siamo pari, giusto?
- Giusto.
- Adesso devo correre da Transit a dirgli quel che penso di lui.
- Vengo con te. Ho voglia di andare a cercare la mia assistente sociale.
- Io resto ancora un po', a bere un altro goccio - annunci Alex. - Per te va bene, Daisy?
Daisy si alz, con l'aiuto delle grucce, per accompagnare alla porta Kitty e Archie, lasciando i suoi quattrini sul tavolino. Chiuse la porta alle spalle dei due e mise il paletto.
Archie grid qualcosa dalle scale, ma non capirono che cosa avesse detto. Pochi istanti dopo sentirono Kitty ridere, sul marciapiedi.
- Sar meglio metterli via, altrimenti mi rapini - scherz Daisy, prendendo i suoi soldi. Si avvi zoppicando verso la camera da letto, sulla soglia si ferm e si volt verso Alex. - Cos vorresti bere un altro bicchierino in compagnia di Daisy, eh?
-  quello che avevo in mente.
- Mmh. - Sorrise. - Preparane uno anche per me, arrivo subito.
And di l, e Alex sent un cassetto aprirsi e chiudersi. Daisy si mise a canticchiare un motivo che lui non riconobbe. Vers da bere, mentre l'ascoltava, poi sedette sul divano ad aspettarla. Rientr in soggiorno indossando una lunga vestaglia di seta, allacciata in vita, e gli sedette vicino. - Sei stato carino ad arrotondare a diecimila dollari, Alex.
- B, ci abbiamo lavorato tutti.
- Cosa farai con la tua parte?
- Chi lo sa? Non dura mai abbastanza.
-  vero, non dura mai abbastanza.
-  stato un bel colpo, ma non era quello che ho sempre sognato. Non era un malloppo che ti possa permettere di andare in pensione. E poi io divento nervoso; quando sto troppo tempo senza far niente, divento nervoso.
- Mmh - mormor Daisy. - Dammi qui la mano.
Alle due del mattino si svegli nel letto di Daisy e per un attimo non cap dove si trovasse. Si tir su, con la schiena appoggiata ai cuscini, e si guard attorno con occhi assonnati, cercando di distinguere qualcosa nell'oscurit; poi vide le grucce di Daisy ai piedi del letto e ricord dov'era. Ricord anche che aveva promesso a Jessica di telefonarle appena tornato in citt.
Doveva alzarsi dal letto, andare in soggiorno, dov'era l'apparecchio, chiamarla, dirle che era capitata una cosa importante, che...
Al diavolo anche lei, pens, e torn ad adagiarsi accanto a Daisy.
...
.
...
FINE.